Quando ebbe finito di raccontare, si alzò e venne verso di me a occhi bassi. E io non ce la feci a tenerle il broncio tanto era l'amore che stava riaffiorando nel mio cuore per quella creatura così bella dentro... La feci sedere sulle mie ginocchia e me la strinsi al petto, perché volevo che lei non avesse dubbi sui miei sentimenti. Dopo un pò in questo stato, sentivo di avere di nuovo tra le mani la "mia" Tati... Non che quel peso di cui si era scaricata l'anima si fosse cancellato come per incanto, ma sentivo che stava per succedere qualcosa di grande... Qualcosa che avrebbe riportato le lancette dell'orologio indietro di quasi quindici anni. E infatti, voltò la testa fino ad incontrare il mio sguardo e mi disse: - "Ti voglio, ma non come mi vogliono quelli... Voglio essere tua... Voglio essere posseduta dal mio vero uomo... A proposito, come vanno le cose con la tua compagna? Mi dicevi che non va proprio benissimo...". Le parlai che in breve tempo il nostro rapporto si era “spento”, che di fatto non avevamo mai fatto l'amore, con la scusa che – nonostante i metodi contraccettivi – non voleva avere figli per questioni economiche... Blanca si rattristò per me, perché noi avevamo sempre concepito la manifestazione d'affetto più alta con una appagante penetrazione, possibilmente con venuta dentro, senza preoccupazioni.
Pensò qualche istante e poi mi condusse verso la sua stanza da letto... o "da lavoro"... Mi mise le mani sulle spalle e mi disse, con un velo di tristezza: - "Ecco... Qui mi guadagno il pane... Ora, però, qui tu e io lo faremo per amore... Solo per amore. Alla faccia di chi non ti vuole dentro di sé...". Le risposi: - "Va bene, ma prima tu devi metterti quel completino che mi piace tanto... Ricordi la maglietta e i calzoncini rossi?".
15. Cos'è la felicità.
A questo punto, gemella indossò la maglietta perfettamente aderente e gli shorts proprio come le avevo chiesto, e in più vi aggiunse un tocco estremamente sexy: non indossò il reggiseno, tanto che si vedevano i suoi capezzoli "spingere" prepotentemente attraverso il tessuto, mentre sotto uno splendido "zoccolo di cammello" disegnava i contorni grassocci della fica... Blanca sapeva sempre come fare per "accendermi", ed io non persi tempo e principiai a sollevarle quella maglietta di cui percepii tutta l’inadeguata inutilità; salii su, sempre più su, fino a giungere alle imponenti rotondità delle sue mammelle perfettamente fasciate da quell'indumento. Lì trovai un intoppo complicato da superare, e dovetti forzare un poco il “passaggio”, superato il quale le grosse tette rimbalzarono pesantemente verso il basso, e i suoi chiodoni carnosi si mostrarono in tutta la loro incantevole bellezza. Tastai una prima volta quello splendore, e poi le sfilai la maglietta, e finalmente mi potei struggere nella visione assoluta e sublime del suo busto nudo di giovane donna. Fiutai come un segugio sulle tracce della sua preda, e le mie narici si saturarono di quella fragranza naturale che ben conoscevo e che non avevo assolutamente dimenticato in tutti quegli anni... Passai da una tetta all'altra, per poi tornare sulla prima e quindi discendere sul suo ventre fino all'ombelico, che "accarezzai" con un delicato tocco di lingua. Ma non mi bastava questa ricognizione già di per sé così appassionata. Mi tolsi anch’io la camicia, e solo allora mi sentii follemente libero di "giocare" con lei: il mio torace sul suo, il suo petto su di me, e cominciammo a fare petting... Tornai ancora una volta sui capezzoli... Dio quanto erano grossi!, e invidiai quegli "amici" che si erano succeduti a titillarli. Li strizzai leggermente, in modo da non lasciarmeli scappare, piano piano e poi sempre più forte, prima l'uno e poi l'altro, e la mia voglia di Blanca aumentava. Stringevo quella porzione di carne con veemenza, quasi – senza volerlo, preso solo dall'eccitazione – a farle male, ma la cosa straordinaria era che lei non manifestava nessun dolore, ma solo piacere come me, tanto piacere... Facevo roteare i suoi capezzoli tra il pollice e l'indice della mano destra, in un senso e poi nell'altro, li schiacciavo quasi volessi farli rientrare nella tetta, e infine li tiravo verso di me. Insomma, sapendo quanto fossero sensibili e quanto la mia gemella amava sentirseli quasi "scoppiare" in petto, feci di tutto per farli diventare duri come il ferro... Mi era mancata così tanto che indugiai a lungo, quasi soffocando in mezzo alle sue colline: una ormai sesta misura di cui non si vedeva l'inizio ne la fine, soffice quanto "impegnativa". E mentre io ero assorto in quel gioco, Blanca mi fece trasalire, dicendomi tra un sospiro e l'altro: - "Tato, non me le ha mai toccate nessuno come te... Vedi, non devi essere geloso, guarda come riconoscono le tue mani...". A quel suono melodioso della sua voce, sollevai lo sguardo... Avevo una pace incredibile dentro e le sorrisi con tenerezza, poi le risposi: - "Le ho sognate così a lungo che adesso non mi sembra vero di sentirle palpitare per me...". Poco dopo le "abbandonai", ma solo per scendere un pò più giù sui suoi fianchi pieni e lussuriosi, ben torniti, con due serie sovrapposte di rotolini di morbida ciccetta che dire stupendi è poco. Vedendo che mi dilungavo troppo per i suoi gusti, Tati – con le mani che mi carezzavano il capo – si mise a canticchiare allegramente: - "Amor se mi vuoi bene, più giù tu devi andar...". Finalmente, eravamo di nuovo sereni, anche se sapevamo bene che ciò sarebbe stato per la breve durata della scopata. E intanto il tempo passava senza che ce ne accorgessimo...
Comunque, ascoltai il consiglio della mia cuginetta, ma non volevo "bruciare" tutto banalmente in pochi istanti; così, pigliai quel calzoncino con due dita per ciascun lato, e lentamente ma inesorabilmente lo scesi. Scoprii completamente il suo pancino, il quale destò in me un profondo turbamento interiore e risvegliò una inquietudine e uno stato d'animo fonte di molteplici emozioni. Lo baciai – come fa il prete baciando l'altare, e in effetti quella donna era per me davvero sacra – sfiorandolo appena con le labbra, e lo bagnai di saliva che presi a spandere sulla dolce asperità usando la mia lingua come fosse un pennello... Calai la stoffa un altro pò fino all'inguine, leccando con avidità e precisione proprio la dove le cosce si uniscono alla cavità pelvica. Tati non aveva le mutandine, era chiaro, e questa scoperta mi diede una botta di adrenalina tale che non potei più tenere sotto controllo il mio pacco... Non ci volle molto perché se ne accorgesse anche lei; lo tastò per bene e mi disse, quasi fosse un ordine: - "Alzati, anch'io voglio la mia parte di Paradiso!".
Come una bimba intenta a scartare il suo regalo, Blanca mi slacciò con concitazione la cintura dei pantaloni, li sbottonò e me li abbassò fino ai piedi... Poi, non perse tempo, e risalendo fino ai fianchi compì la stessa manovra con lo slip. Il mio cazzo era già in completa erezione dinanzi a lei, e mi rimbalzò sul ventre... Allora gemella si fermò ad ammirare, estasiata, il mio "gioiello" che non vedeva da molto e che per l’emozione non dava cenno di volersi risvegliare. Ero imbarazzatissimo, ma lei non ci fece caso, era abituata con alcuni suoi "amici" più emotivi... Mi sussurrò: - "E' fantastico... Sai Tato, non ti offendere... Ne ho visti tanti più grandi, ma il tuo lo amo follemente! Lui ama Patatina, lui è quello che mi ha fatta donna... È il MIO cazzo". Lo disse calcando sulla parola "MIO", e questo mi rese un uomo felice...
Si rialzò, e io – come su una immaginaria altalena – mi abbassai di nuovo davanti a lei, finendo di spogliarla. Il mio olfatto fu colpito piacevolmente dall'odoroso effluvio proveniente dalla sua micia completamente rasata. - "Ohhhh", esclamai sorpreso non riuscendo a trattenere la mia delusione mista a meraviglia, "così nuda, indifesa, sembra quella di una bambina che ancora non ha conosciuto un maschio...". E lei: - "Lo so, tu la vorresti bella capellona, ma quelli che pagano la vogliono così, dicono che è la moda... Che altrimenti gli restano i peli in bocca e non va bene". Come una freccia scagliata nel mio cuore, quelle tre parole – "quelli-che- pagano" – mi diedero la consapevolezza che nell'immaginario collettivo la mia Tati era in vendita e si poteva comprare; bastava pagare... Pensai: - "È una cosa orribile, io non pagherei mai per comprare il suo corpo, l'amore è dono gratuito... Ma forse quello non é ciò che ai suoi "amici" interessa... A loro interessa solo poter fare ciò che è invece proibito tra le mura domestiche...".
Ma ora dovevamo lasciare da parte ogni altra cosa e pensare solo a noi stessi... Eravamo tutti e due in uno stato di completa "verità", nudi, e mi sentii come trasportato con lei alle nostre origini... Blanca e Claudio erano di nuovo insieme! Ci buttammo sul letto dimenticando tutti i nostri problemi: la luce soffusa, la musica ad alto volume per non farci sentire dai vicini, eravamo due corpi l'uno sopra l'altra, e cominciammo a giocare sotto le lenzuola. Eravamo come schegge impazzite, la sentii tremare come una foglia, ed io ero emozionato quasi come la prima volta, quando avevamo 15 anni... Quanto tempo era passato da quando quello strano scherzo del destino ci aveva fatti passare da cugini a gemelli-amanti!
