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La curiosa storia di due “gemelli” speciali - II
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Racconto51 min di lettura

La curiosa storia di due “gemelli” speciali - II

La II parte della storia precedente

I racconti di Pollicino
1 anno fa · 740 letture · 0

Ma come spesso accade, nei piccoli paesi le malelingue abbondano, e così la "storia dei gemelli", la nostra "vicinanza", fu male interpretata, tanto che fummo costretti a diradare le nostre frequentazioni, mantenendo i contatti solo tramite messaggi e interminabili chat... Però, fu solo una parentesi, non resistemmo a lungo, e ben presto tutto ricominciò come prima… Quando poi un giorno che stavamo in cucina parlando del più e del meno, all'improvviso Blanca crollò a terra come un sacco vuoto, che pareva fulminata. Mi precipitai a soccorrerla, e fui costretto ad aprire drammaticamente gli occhi sulla realtà, mi spaventai a morte e la chiamai ripetutamente: - "Tati, gemella mia, che ti succede? Ti  prego, rispondimi!". Per fortuna, si trattò "solo" di un calo di pressione, risolto con un bicchiere di acqua e zucchero... Passato lo spavento, la mia cuginetta adorata mi raccontò tutta la verità: - "Tato, non volevo farti preoccupare ulteriormente, angustiandoti con i miei problemi, ma la ragione di questo svenimento è un'altra... Sono tre giorni che non mangio. Non ho più soldi, e quando va bene mangio mezzo panino al giorno...". La ascoltai in silenzio, fino in fondo e senza interromperla; non sapevo cosa fare, dove andare a sbattere la testa, anche perché la mia situazione economica stava peggiorando, e di molto. Tutto quello che riuscivo a mettere da parte, lo passavo di nascosto dalla mia compagna a lei, ma evidentemente era ancora troppo poco... La abbracciai emozionato per confermarle quanto era importante per me, e guardandola negli occhi presi l'iniziativa: - "Se siamo gemelli, dobbiamo dividere tutto, poco o tanto che sia...".

Mi sorrise, ma non ci fu niente da fare, Tati non volle accettare il mio aiuto...

14. La finestra sul balcone.

Quello stato di insicurezza vissuto da sola, benché sapesse che ormai io c'ero di nuovo, le fece fare la "pazzia" più estrema.

Da quel momento, contrariamente a quello che mi sarei aspettato, divenne "fredda" nei confronti miei e di suo padre. Ogni volta che le scrivevo (forse era un presentimento, il mio, di ciò che poi avrei constatato?) che sarei andato a trovarla, accampava  una scusa, e passavano intere settimane senza che mi permettesse di vederci. La finestra sul suo balcone cominciò ad essere sempre più spesso con le persiane chiuse, e sulla ringhiera comparve uno "strano" asciugamano tipo mare: a volte era ben steso, altre era buttato a terra. Ma inizialmente non gli diedi peso più di tanto... Soprattutto la sera, quando passavo  con il mio cane davanti al suo portone verso le nove, udivo delle voci maschili – e non si trattava di quella di suo padre –, a volte anche più di una insieme, e se la chiamavo non mi rispondeva. Così, principiai ad uscire con il mio volpino fino a tre, quattro volte al giorno, una sorta di "ronda" inconscia per tenere sotto controllo la situazione; a volte, trovai il portone semiaperto, e a volte mi incrociai persino – faccia a faccia – con uno  che quatto quatto ma con sfrontatezza varcò l'uscio per salire da lei. Altre volte, per giorni interi, tutte le sue finestre rimanevano chiuse, di giorno e di notte, e la luce spenta. Tutto questo strano "traffico", però, era fatto con discrezione, e in paese non se ne sentiva voce. Finché, una sera d'estate mi stavo godendo tranquillamente un pò di frescura sulla piazza della fontana centrale. Come tante altre sere, mi ero seduto sulla panchina sperando di vederla passare, anche se a distanza da me, e ogni sera quel desiderio e quella “necessità” erano sempre più pressanti. E quando finalmente sfilò sotto i miei occhi, dovetti apprendere da alcune persone – soprattutto donne, le più “brave” a condannare senza appello – cose di lei che non sapevo, tra cui il significato di quell’asciugamani e cosa avveniva realmente in quella casa… Per la prima volta, sentii associata la parola "puttana" alla mia gemella, e il cuore mi si spaccò. Avrei voluto prendere le sue difese come facevo da piccolo quando qualcuno la attaccava ingiustamente, ma capii che in quel momento avrei ottenuto l’effetto contrario. Così, con una scusa più o meno credibile, mi allontanai da quelle "persone" che mi avevano addolorato così tanto, e me ne tornai a casa con gli occhi rossi. Non potevo, non volevo crederci!, pensavo che mi stavo facendo un film, ma lentamente tutto cominciava a quadrare.

Quella che era la mia gelosia nei confronti del marito si trasformò in qualcosa di diverso: qui non c'entravano i sentimenti, se le cose stavano come avevo sentito dire era puro commercio, sesso e basta, ma non riuscivo comunque a farmene una ragione. Non riuscivo a capire. Mi chiedevo, senza trovare una risposta: - "Ma perché Tati? Perche?". Piansi per tutta la notte, e pensai... Non potevo chiedere aiuto a zio, o parlarne a Silvana a cui non volevo raccontare cosa era avvenuto quella sera: ormai, non mi fidavo più di nessuno, se non di Blanca, che non potevo tradire…

Rivedevo tutte quelle "immagini" dei giorni precedenti e mi si gelò il sangue... Soprattutto, mi vennero mille cattivi pensieri. Immaginai che quando era tutto chiuso, andava da qualcuno di questi "amici", magari gli stessi che poi sarebbero tornati da moglie e figli e che la domenica andavano in chiesa con tutta la famigliola a battersi il petto. Se così fosse stato, se le fosse stato fatto qualcosa di male in quei frangenti, non avrei nemmeno potuto accorrere ad aiutarla. E stetti ancora più male… Mi domandai, ma con la certezza che non avrei avuto risposta: - "Chi sono questi benefattori? Sono del paese o vengono da fuori? Come ha fatto a trovare questa gente?". Così, i giorni e le sere successive presi a passare con regolarità sotto le sue finestre, augurandomi da una parte che fosse tutto tranquillo e dall’altra di poter ancora vedere in faccia quei “maschi” che cercavano solo uno sfogo, o di riuscire (lo pensai, ingenuamente) con la mia presenza costante, a “boicottare” quegli incontri… Ero “curioso” di leggere nei loro occhi il motivo percui oltraggiavano la mia gemella.

Ma quando trovai ancora una volta quel portoncino socchiuso non resistetti ed entrai... Ormai non potevamo più nasconderci, e nel momento in cui Tati mi vide, si mise una mano sulla bocca per non gridare dallo sgomento. Poi si affrettò a sprangare l'entrata e ce ne andammo, come facevamo sempre, in cucina. Non la riconoscevo più, ma era più forte di me e non riuscivo a starle lontano. Finalmente apri bocca: - "Tu sei pazzo", mi disse, "o forse, come sempre, lo siamo tutti e due...". Non c'era bisogno di altre parole, ci intendevamo così bene soltanto fissando lo sguardo reciprocamente dentro di noi. Era come se i nostri cuori si fossero uniti in un solo ed eterno battito. Era tornata la mia gemella. Allora presi coraggio, le baciai le mani e cominciai: - "Cosa succede, Tati? È vero quello che ho sentito in giro? Dimmelo, ti prego, perché sto impazzendo...". Tacqui, e in quella piccola stanza ci fu un lungo silenzio: oscuro, pesante, ma come sempre carico di affetto reciproco. E nel bel mezzo di queste emozioni, Blanca – con un fil di voce – mi confermò i miei timori: - "È tutto vero, Cla, ho cercato di fare attenzione ma evidentemente non sono stata abbastanza prudente. Mi vergogno, soprattutto di averti fatto male... Ma credimi, non è una passeggiata... i soldi non bastano mai. Ho cominciato così, lo so che è sbagliato, ma ho bussato a tante porte e nessuno mi ha aiutata. E tu hai già abbastanza problemi... Non avevo altra scelta. Credimi, non ho mai provato piacere ad avere quei rapporti, anche più volte al giorno, con uomini diversi; anzi è una sofferenza orrenda e profonda essere trattata come merce. Fin dal primo giorno ho capito cosa mi aspettava: dover accettare di fare di tutto, perché mi pagavano... Non dovevo parlare, dovevo fare solo  quello che mi chiedevano... Mentalmente non ero con loro, c'era solo il mio corpo. Ma ho sofferto lo stesso al solo pensiero delle nostre promesse, che i nostri corpi sarebbero dovuti appartenersi in esclusiva..". Si fermò per riprendere fiato, e io ne approfittai perché – nonostante la fatica di accettare la sua scelta – volevo che sapesse che per me era sempre la mia gemella, "pura" e generosa. Le dissi: - "Tati, con me non ti devi giustificare, e poi nessuno è da disprezzare, tutti sono da rispettare, a meno che non facciamo del male al prossimo. E tu non lo stai facendo... Condividerti con quei porci maiali, non posso dirti che mi fa stare bene, ma ti capisco... Io sarò sempre dalla tua parte…". Questa volta fu lei a interrompermi di nuovo: - "No, aspetta, voglio che tu sappia tutto... Non ci devono essere segreti tra noi, o cose che comunque non ti ho detto. Dicevo che la prima volta ho messo un annuncio su quei siti; mi ero fatta delle foto "speciali" e questo mi aiutò a trovare la persona giusta. Mi procurai un telefono che avrei usato solo per quel lavoro, e quando mi chiamò gli diedi appuntamento qua da me. Avevo fatto un bagno tonificante per presentarmi nella miglior forma possibile, ma ero così imbarazzata e preoccupata di non essere all’altezza che mi tremavano le gambe. Per fortuna tutto andò bene, ma sapessi che ansia... Non lo guardai nemmeno in faccia dallo schifo che quel gesto mi faceva... Poi, un pò per volta, mi sono abituata... se così si può dire! Abituata a quella sorta di stupro interiore. Ogni volta che andavano via, mi lavavo e rilavavo centomila volte... Altro che quando lo facevamo io e te!".

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