Ma adesso dovevamo continuare a vivere. E ricominciammo a fare l'amore...
17. Liberato dalle catene.
Il giorno dopo, di buon mattino, mi ripresentai a casa come se nulla fosse... Sapevo che sarebbe successo il finimondo, e infatti così fu. Ma ormai ero deciso a percorrere fino in fondo la strada che mi avrebbe portato a ricongiungermi per sempre con Tati. Silvana, ormai non era più la mia priorità.
Quando mi vide, non si mostrò affatto preoccupata per me, ma letteralmente inferocita, anche perché le avevano riferito che per tutta la notte dalla casa di mia "cugina" si era sentita la mia voce e grida "sospette"... Mi chiese: - "Che avete fatto?". Adesso non avevo più paura di sbatterle in faccia la realtà, e perciò risposi sostenendo con fierezza il suo sguardo: - "Quello che non posso fare con te... Blanca sa essere gemella, amante, femmina... E stanotte è stata per me tutto questo insieme... Sì, abbiamo scopato, così come facciamo dall'età di 15 anni... Se ho una colpa nei tuoi confronti, è quella di non averti parlato prima del nostro legame profondo fin da bambini, ma non avresti potuto capire... Nessuno ci ha capiti, anzi...". - "Ma sai che si dice di lei?", sparò con crudezza Silvana, "Te lo dico io, così finalmente aprirai gli occhi... Che fa la puttana a casa sua!".
Era la seconda volta in quel paese che udii quella parola infamante attribuita a Tati, e divenni una furia come non ero mai stato: - "Ti proibisco di chiamarla così... Lo sapevo benissimo, ma tu che ne sai di noi? Sei come tutti gli altri... Blanca l'hanno massacrata per essersi procurata il pane in un modo diciamo inconsueto... Insieme ne abbiamo passate così tante che non te lo immagini neanche... Perciò, non provare a giudicarla, a metterti in mezzo, non ci fermeremo davanti a niente e a nessuno! E poi dici che fa quella cosa? Ma non bestemmia e dice parolacce dalla mattina alla sera come fai te; non tiene la casa come un porcile e non va a distruggere la casa degli altri come invece mi stai facendo da otto anni... Tati è una vera donna!". Ma non era finita... Qualche minuto più tardi arrivò tutta trafelata mia suocera per il "secondo round"... Mi domandò: - "Ma chi è, quella biondina che passa sempre sotto casa mia con un cagnolino? Una volta si è fermata e mi ha detto che era separata... Non mi piace per niente, è cattiva...".
Tutti questi fatti – insieme al nostro "sentire" che ci aveva condotti a non avere più bisogno di telefonarci per sapere cosa accadeva all'altro o all'altra, nel bene e soprattutto nel male – mi spinsero a raccontare a madre e figlia un aneddoto che mi era accaduto pochi giorni prima e di cui non avevo parlato ancora a nessuno, nemmeno alla diretta interessata. Non che sperassi di ricomporre quella frattura ormai insanabile – era chiaro che ora volevo "riprendermi" definitivamente lei, la mia gemella – ma per tentare di dimostrare come fossimo realmente una cosa sola... Dissi, rivolto a Silvana: - "Ricordi l'altra notte, quando mi sono alzato che erano le cinque del mattino per andare in bagno? Beh, quando sono tornato a letto, cominciai a girarmi e rigirarmi sotto le lenzuola, mi sentivo agitato, sentivo che c'era qualcosa che non andava ma lì per lì non riuscivo a capire cosa... A un certo punto, sentii che quel qualcosa riguardava Blanca... Senza esitare ulteriormente mi alzai e mi vestii di corsa... Stavo per uscire di casa quando, all'ultimo momento, afferrai il telefono... Però non lo guardai subito. Era successo che avevamo passato tutta la sera prima a chattare, ma a un certo punto io mi addormentai e non lessi l'ultimo messaggio di gemella. Dentro avevo come una sensazione che le stava succedendo qualcosa di brutto, e percorsi quel centinaio di metri scarsi che separano le nostre case quasi volando. Giunto più o meno a metà strada, mi bloccai come se mi avessero messo dei piombi ai piedi... Istintivamente, presi il cellulare e trovai quel messaggio. C'era scritto: Tato, ho l'influenza!. Ecco cos'era quello stato di inquietudine che mi aveva portato da lei! Ora capisci? Ti risparmio il resto perché sono cose troppo personali, ma ti dico che quei cosiddetti "amici" non le hanno fatto nemmeno una telefonata... Insomma, essere "gemelli" è una "maledizione" che dura per tutta la vita e che non dipende soltanto da noi... Fare sesso è solo l'esplicitazione fisica di quel legame che parte dalla testa...".
Spiegare tutte quelle cose così intime non servì a nulla, e le offese che continuarono a vomitare su Blanca erano davvero troppe. Perciò, decisi di essere volutamente duro così come loro erano state dure con lei, e conclusi: - "Silvana, credo che noi non abbiamo più nulla da dirci... Avrai capito che voglio Tati e non cercare di dissuadermi perché ormai ho deciso... Addio e buona fortuna". E me ne andai sbattendo la porta...
18. Doccia fredda.
Uscii di casa con l'intenzione di andare da lei a raccontarle tutto quello che era accaduto, quando – giunto sulla piazza, nei pressi della fontana – vidi un'auto dalla quale stava scendendo un ragazzo. Ebbi un terribile presentimento, e un brivido mi corse lungo la schiena... Rallentai volutamente il passo per fare in modo che mi passasse avanti, e vidi anche ciò che non avrei mai voluto vedere: stava parlando al telefono a voce alta in modo tale che fu impossibile non attirare la mia attenzione, e senza alcun ritegno per la mia presenza entrò da gemella... Per l'ennesima volta mi crollò il mondo addosso e mi si chiuse lo stomaco. Non so se era gelosia, ma certamente era amore, difficile da spiegare. Un amore – perdonami Tati – per una "puttana"... Amore, tenerezza e senso di protezione insieme. Contrariamente al mio solito, continuai a girare nei paraggi, ascoltando – ad ogni passaggio – la sua musica ad alto volume, finché la musica cessò, il portoncino si aprì, e quel "bastardo" lasciò la sua casa. Avevo gli occhi annebbiati dal pianto, e non ebbi il coraggio di affrontarlo, tanto ormai il "danno" era fatto, ma mi veniva il voltastomaco... - “Non sei un uomo, anche se l'hai scopata, ma un verme... Che tu possa andare a fottere tua madre!”, pensai… Rimasi ancora un pò li sotto, non la volevo abbandonare: e se avesse avuto bisogno? Era tutta la mia vita, ed io mi sentivo attaccato a lei come un naufrago a un relitto. Feci un respiro profondo, mi asciugai gli occhi e bussai... Forse aspettava un altro "amico", perché quando mi vide rimase un attimo sorpresa. Ma subito si accorse che avevo gli occhi rossi e si allarmò: - "Tato, ma che succede?". La fissai senza dire niente, interrogandola con il solo sguardo. Poi le domandai: - "Chi era quello?", e indicai la porta... Blanca capì che avevo visto qualcosa, e fu franca: - "Voglio essere sincera con te, Cla: non ce l'ho fatta a smettere, perdonami...". E una lacrima solitaria tornò a rigare il mio volto. Abbassai lo sguardo a terra, mi voltai e feci per andarmene... Allora gemella mi prese per un braccio e mi fermò dicendomi: - "Eri venuto per dirmi qualcosa?". E io: - "Tati, ti rendi conto che mi stai facendo impazzire?". Non attesi la sua risposta e me ne andai... La notte non chiusi occhio, mi arrovellai il cervello e cercai di trovare una via d'uscita, ma senza esito. Poi mi addormentai... E fu allora che mi giunse il trillo di un sms: era lei. Mi diceva: - "Tatone, ti prego: non abbandonarmi... Sono confusa, dammi un pò di tempo... So che ti ho fatto male, ma tu aiutami lo stesso... Saremo sempre gemelli, nonostante tutto..".
Stetti con gli occhi fissi su quelle parole a domandarmi cosa fare. Mi chiedeva aiuto, e io come potevo negarglielo? Eravamo stati sempre così visceralmente uniti contro ogni avversità, e adesso? Mi sentivo tradito ma non riuscivo a voltarle le spalle. Risposi: - "Scusami se sono stato un pò duro ieri sera... Ma l'ho fatto perché ti voglio bene. Abbi cura di te, io ci sarò sempre...".
19. All'inferno e in paradiso.
Vivevamo vicini, ma come eravamo lontani in quei giorni! Così, per sfogarmi, decisi di concedermi una passeggiata a Roma, la mia città natale, dove avvenne l’impensabile.
Era una serata estiva e mi trovavo in una Piazza Navona affollatissima, seduto su una panchina, solo e triste tra la gente. A un certo punto, il mio sguardo andò a fissarsi in quello di una ragazza che si trovava al lato opposto della piazza. Tra la confusione, non so come feci a scovarla, ma mi venne spontaneo di urlare: - "Tatiiii". Era assurdo che lei potesse sentirmi, benché continuava a fissarmi con insistenza... Un tuffo al cuore, e una nuova lacrima amara scese sul mio viso. Ero sicuro di averla riconosciuta, ma sembrava non avessimo il coraggio di affrontarci, di fare il primo passo. Poi mi accorsi che lei stava con delle persone che dall'abbigliamento dovevano essere benestanti, ma ecco che si allontanò immediatamente da loro. Ero incredulo, al punto che non pensavo volesse raggiungermi. Correva, correva, correva sempre di più tra la folla, avanzando e scansando tutti come se stesse nuotando, finché fu a portata delle mie braccia. Ci stringemmo l'uno all'altra, come era accaduto migliaia di volte, ci baciammo da perdere il fiato, dopo di che io le chiesi diretto: - "Lavori ancora, vero?". Mi pentii immediatamente di averle fatto quella domanda, e pensai fosse meglio non attendere risposta. Perciò, cambiai discorso e la aggiornai sulla mia situazione sentimentale. Le dissi: - "Tati, ho lasciato Silvana!". Gemella sembrò pensierosa, poi rispose con un velo di humor che l'aveva sempre contraddistinta: - "Si vede che noi siamo proprio sfortunati...". Ma io mi affrettai a replicare: - "Dipende... Adesso possiamo pensare solo a noi stessi... Tati, ti prego, non dirmi che non puoi... Ora o mai più...". Mi rispose: - "Tato, tu non sei normale... Noi non siamo normali!". E tenendomi le mie mani nelle sue si mise a ridacchiare come una bimba dispettosa... Poi, si fece di nuovo seria e mi pregò: - "Aspettami qui, torno subito". Mi voltò le spalle e con passo deciso andò verso le persone con cui l'avevo vista poco prima... Erano i soliti "amici", che l'avrebbero di lì a poco portata in un hotel di lusso del centro per "divertirsi" con lei. Ma gemella aveva preso la sua decisione... Gli disse: - "Ragazzi, scusatemi, ma è finita... Cambio vita!". Li lasciò sorpresi e arrabbiati per quel repentino ripensamento e per avergli fatto sfumare una scopata, e tornò da me finalmente più leggera per essersi tolta quel peso che la opprimeva da troppo tempo. Sospirò: - "E’ stata dura ma ce l’ho fatta… Ho chiuso con quella vita... Tu sei il mio passato, il mio presente, e sarai il mio domani... Siamo l'uno il destino dell'altra... Portami via...".
