Vai al contenuto
Erotika
La curiosa storia di due “gemelli” speciali - I
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto37 min di lettura

La curiosa storia di due “gemelli” speciali - I

Storia vera di un ragazzo e una ragazza, cugini e amanti

I racconti di Pollicino
1 anno fa · 1.3k letture · 0

3. Il "battesimo dei Tati".

Prima di andare avanti, c'è una cosa che voglio dirvi per spiegare bene a che punto era arrivato il nostro "folle" legane... Fin dai primi anni di vita, non si sa bene perché, a Blanca venne affibbiato dal padre un nomignolo  che poco aveva a che vedere con il suo vero e bellissimo nome, un nomignolo breve, conciso e quasi "neutro". Zio, cominciò infatti a chiamarla "Tati", e anch'io – per non essere da meno – presi a usarlo, anche perché effettivamente risultava più confidenziale, sia in casa che fuori, soprattutto quando volevo marcare con "gli altri" questa intimità senza però dare spiegazioni... Ebbene, Blanca restò "Tati" fino al giorno d'oggi, quando – ormai grande – solo io continuo a chiamarla in questo modo.

Detto ciò, a quei tempi, un giorno che stavamo scherzando tra di noi, a un certo punto la mia gemella si rabbuiò in volto e mi chiese: - "Ma, se io sono Tati... Tu chi sei?". Non mi ero mai posto, prima, questo "problema", anche perché tutti mi avevano fino ad allora chiamato con il mio nome di battesimo per intero... Avevo le sue mani strette sul mio petto quando sentii uno strano calore emanare da lei, e istintivamente mi venne di fissarla negli occhi come facevamo sempre nei momenti in cui necessitavamo di quello scambio di energia che proveniva dal di dentro. Furono pochi istanti, ma a me parvero  un tempo infinito... E alla fine Blanca, con fare ieratico di una sacerdotessa, mi mise le mani sulla testa e proclamò solennemente: - "Va bene... Te lo do io un nome: ti  chiamerai Tato!". Ci abbracciammo di nuovo, poiché sentimmo che questi nuovi nomi ci avrebbero proiettato in una dimensione al di sopra e al di fuori del tempo, in una dimensione tutta nostra.

Ma proprio in quel frangente così solenne sopraggiunse Maria Grazia, un'altra cugina con cui ci stavamo affezionando, sebbene a un livello inferiore rispetto al nostro pathos. Rimase in silenzio a guardarci, battendo nervosamente a terra il piede destro, fino a quando non riuscì più a trattenersi ed esplose in una ingenua domanda: - "E io? Come mi chiamo?". Di scatto, ci voltammo nella direzione da cui proveniva quella vocina e la vedemmo a braccia conserte che attendeva una parola da noi... Allora, sciogliemmo l'abbraccio in cui eravamo ancora avviluppati per formare una sorta di catena con la nuova arrivata, mentre Blanca la "battezzo'": - "Sarai Tata! D'ora in poi, noi tre saremo i Tati!".

Ho raccontato questo aneddoto, perché più avanti questa cugina, più piccola di noi, sarebbe divenuta l'unica depositaria – insieme a me – di una notizia incredibile.

4. Giochi "preliminari".

Nei capitoli precedenti ho accennato come io e Tati stavamo crescendo senza il benché minimo senso della vergogna e del pudore, e così all'età di quasi 15 anni accadde ciò che prima o poi accade sempre tra un uomo e una donna...

Eravamo a casa degli zii, in una afosa giornata estiva. Avevamo giocato in giardino, quando a un certo punto arrivò la zia che ci disse: - "Forza, andate a lavarvi... Fatevi il bagno, che sembrate dei maiali...". Quel momento era sempre stato per noi fonte di giochi e – come ho già detto – di continue scoperte. I nostri corpi cominciavano a prendere quelle sembianze che presto ci avrebbero permesso di  spiccare il volo verso emozioni a noi ancora sconosciute. Il mio membro si mostrava in tiro sempre più spesso, mentre Tati stava sviluppando due tette deliziose e sulla sua bella fichetta ancora vergine stava prendendo corpo una peluria che attirava la mia attenzione. Lei, sarebbe stata – da allora in avanti – il mio cliché di femmina perfetta...

Purtroppo, però, con il crescere si era manifestata in me una forma non troppo severa di fimosi, e – visto che ci dicevamo tutto – Blanca ovviamente lo sapeva. Allora, non c'era internet, e quindi non potevamo documentarci bene sul da farsi. I nostri familiari cominciavano a parlare di circoncisione, ma capitava  spesso che la mia "gemella" (a cui mi appoggiavo) si facesse valere: - "A me piace tantissimo così! Guai a chi lo tocca!".

Una ragazzina che parlava di cose così "scabrose" e troppo più grandi di lei, faceva sorridere, ma insomma quel giorno seguimmo il suggerimento di zia. Tati riempì la vasca da bagno, e in un  baleno ci spogliammo. Ci immergemmo entrambi, uno da un capo e l'altra dall'altro, in un tepore fantastico, e quel calduccio fece crescere la mia virilità, che emerse dal pelo dell'acqua come un periscopio di carne. Peccato che il glande restò prigioniero e tutto ricoperto dalla pelle che lo strozzava letteralmente... Per la prima volta, davanti a Blanca estasiata, mi vergognai come un ladro, e cercai di coprirmi con le mani, mentre lei sghignazzava con quel risolino che mi ammaliava: - "Ma che fai, ti vergogni di me? Lascialo stare... Piuttosto, non credi che sia arrivato il momento di risolvere il problema?", mi disse...

La guardai, e la sensazione di imbarazzo si trasformò presto in estrema fiducia, ed ebbi chiara l'impressione che sul mio basso ventre – nascosto da una coltre di sapone – si fosse posato qualcosa che mi dava un insolito piacere... La lasciai fare, finché non vidi la punta delle dita dei suoi piedini emergere dalla schiuma. Capii che mi stava massaggiando lo scroto, giocherellava con i testicoli, fino a che si gonfiarono tanto che  iniziò a farmi male tutto... Poi mi disse: - "Sai, ho deciso di prendermi cura di lui... Meglio io che quei macellai che ti vogliono fare la circoncisione, non ti pare?". E detto questo abbrancò l'asta con le sue estremità e cominciò a scoprire lentamente il glande. Era bravissima, e – grazie anche all'effetto lubrificante del sapone – inizialmente non sentii alcun dolore, ma poi – quando la pelle giunse al punto più largo della cappella che si era ingrossata incredibilmente – si "incastrò". La Tati non demorse, e continuò a tirare verso il basso facendo molta attenzione... La pelle, infatti, era tesa allo spasimo, io strinsi i denti per non dirle che mi stava facendo male, e poi giunti a quel punto volevo risolvere una volta per tutte la questione... Quando finalmente il prepuzio scavallò la corona del glande provai come una sensazione di qualcosa che tirava, e Blanca – con i piedi sempre ben serrati attorno all'asta – mi disse: - "Non muoverti, aspettiamo un poco che si abitua...". E così facemmo; poi, riprese a muoversi scorrendo verso l'alto, forzando di nuovo il "blocco" fino a ricoprire completamente, questa volta, la cappella... Sapeva bene quale sarebbe stata la mia risposta, ma volle sentirmelo dire... Quindi, mi chiese: - "Ti ho fatto male?". Non era sadismo, ma ci conoscevamo alla perfezione tanto che sapevo che la mia "sentenza" sarebbe stata per lei una sensazione mentale difficile da descrivere... Perciò, risposi: - “Fa un male cane, ma di te mi fido... Assolutamente!". Visibilmente soddisfatta, non replicò, ma riprese il suo lavoro... Tornò a scendere lentamente, e stavolta la pelle sembrò più elastica, tanto da superare l'ostacolo abbastanza agilmente. Continuò a tirare verso il basso, fino a scoprire la carne viva e a mettere in evidenza il frenulo che sembrava lì lì per cedere. E infatti le urlai, spaventato: - "Tati, così lo rompi... Per carità!". Si fermò, un pò spaventata anche lei, ma siccome non volevo crearle un trauma (lo aveva fatto per me, ed era la prima volta che "giocava" con un cazzo) e le ero assolutamente riconoscente, le presi le mani e la tirai a me. Lei flettè le ginocchia portando le gambe attorno ai miei fianchi, e solo allora le sussurrai: - "Gemellina, non so come hai fatto ma sei stata bravissima...". Ora toccava a me fare qualcosa per lei... Affondai il mio pollice sott'acqua alla ricerca della sua primizia, e quando  individuai la fessurina sentii Blanca che spontaneamente mi allargò le cosce... Presi a spingere leggermente, ma avvertii una resistenza che – nella mia inesperienza – non mi aspettavo... La guardai negli occhi in modo interrogativo, come a domandare spiegazioni, e lei con estrema semplicità mi spiegò: - "Noi femminucce siamo fatte così... Sono ancora vergine... Ma non temere, quando sarà il momento sarai tu a entrarci per primo... Ci apparteniamo, ricordi?". E, come avevamo fatto tante altre volte, ci "accontentammo" di giocare come bimbi curiosi. Ma ormai eravamo pronti al grande passo...

5. Da fanciulli a uomo e donna.

Ancora una volta, Blanca ed io ci eravamo aiutati in una cosa così importante, ma il "bello" doveva ancora venire... E arrivò dopo qualche mese.

Era il giorno del nostro quindicesimo compleanno, il solito bagno insieme alla mia gemella dalla zia, quando stavamo finendo di asciugarci ed eravamo faccia a faccia. Il mio membro – ormai libero da quella "gabbia" fisica e mentale – rimaneva stranamente in tiro, tosto, e puntava deciso e "minaccioso" verso la Tati. D'altra parte, quel giorno anche lei provava un particolare desiderio che la faceva bagnare tra le gambe, e così decise di rompere gli indugi...

Pagina 2 di 6 · 0%
0

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista