1. Introduzione.
Era una giornata di inizio autunno quando, verso mezzogiorno, in una clinica romana, avvenne qualcosa che avrebbe segnato per sempre la vita di due indifese creaturine. La sala parto era un via vai di medici e paramedici, indaffarati attorno a due donne in travaglio, due cognate che si apprestavano a dare alla luce i loro bambini... Ed ecco che, finalmente, il primo – un maschietto – si annunciò rumorosamente con un pianto disperato. Venne attentamente ripulito, e poi deposto tra le braccia della mamma: - "Signora, auguri... E' un bel maschietto! Chissà a quante ragazzine farà perdere la testa...". Giusto il tempo di far abituare la puerpera a quella nuova situazione che il piccolo fu condotto nel nido, e – poiché un pò sottopeso – messo in una incubatrice. L'altra donna, intanto, una colombiana, stava ritardando, ma non passò neanche un quarto d'ora che una vocina stridula e tutta risentita attirò l'attenzione dei presenti. Una bellissima femminuccia era arrivata ad allietare un'altra famiglia... Anche per lei, l'infermiera di turno volle rallegrarsi con la donna che aveva appena partorito: - "È una signorinella... Le darà grandi soddisfazioni...". Ma la donna, che evidentemente si augurava con tutte le sue forze che fosse un maschio anche il suo bambino, si lasciò sfuggire un poco elegante: - "Sì, proprio una soddisfazione... Cominciamo bene!". Ad ogni modo, anche per la piccola – prematura – si rese necessaria una terapia in incubatrice... Ma non ce n'erano più disponibili... E allora, cosa fare? Fu la caposala ad avere l'idea che avrebbe risolto il "problema". Allungò lo sguardo verso le madri, e quindi disse agli altri inservienti del reparto: - "Beh, visto che i bimbi sono cuginetti, potremo metterli insieme! Che c'è di male?". E così fu fatto, e quando i due giovani papà furono ammessi per la prima volta a vedere la loro prole, si trovarono sulle prime spiazzati ma compiaciuti di trovarli assieme... Inoltre, il maschietto giaceva a pancia in giù e la femminuccia gli era sopra, aggrappata con un ginocchio sollevato... Sembravano veramente due gemelli, tanto che erano diventati l'attrazione principale per tutto il personale della clinica, il quale nel tempo libero si accompagnava lì dicendo: - "Andiamo a vedere i gemellini...".
Passarono alcuni mesi, e i bimbi parvero trovare comoda e "naturale" quella posizione. Intanto, i genitori li avevano registrati all'anagrafe, e quelle creature presero rispettivamente i nomi di Blanca e Claudio...
2. Prime esperienze.
Questo fu il "fortunato" esordio su questo mondo per me e mia cugina Blanca. Fu la prima creatura che vidi quando aprii gli occhi, e da quel momento non ci lasciammo mai più, almeno finché la nostra volontà non si andò ad infrangere – ripetutamente – contro le scelte di chi non sapeva che il nostro destino ci stava portando a grandi passi l'uno verso l'altro...
Usciti dall'ospedale, infatti, non ci allontanammo di molto, poiché mio padre – "che era insegnante e ingegnere – aveva costruito un villino bifamiliare su due piani per la sua famiglia e per quella del fratello. Io, andai a vivere con i miei genitori al piano di sopra, mentre Blanca si ritrovò al pianterreno con i suoi. Ogni giorno, le nostre mamme si ritrovavano in casa dell'una o dell'altra a parlare del più e del meno, e noi eravamo sempre con loro. Non avendo ancora altri fratelli, cominciammo a giocare insieme, e in breve tempo diventammo inseparabili: ogni volta che la mia famiglia cercava me, mi trovava con lei e viceversa...
Tutto andò avanti in questo modo fino al nostro sesto compleanno, che come i precedenti festeggiammo insieme, e che segnò il nostro ingresso nella scuola dell'obbligo. Inoltre, a quell'epoca le nostre genitrici erano entrambe nuovamente in dolce attesa, e potevano dedicarci sempre meno tempo. Ma a noi poco importava quella ovvia mancanza di attenzioni, o forse non ce ne rendevamo conto fino in fondo, poiché eravamo sempre più visceralmente legati, al punto che il sopraggiungere delle vacanze estive – con la momentanea separazione delle famiglie per lidi diversi – fu da noi vissuta come una tragedia di immani proporzioni. Una volta, Blanca arrivò a dirmi: - "Credo che non potrò sopravvivere... Addio Claudio... Se non ci vediamo più, non guardare le altre femmine!".
Ad ogni modo, abitando praticamente insieme, fummo iscritti nello stesso Istituto scolastico. Ci ritrovammo nella medesima classe, e – forse per compiacere i nostri genitori – la maestra ci assegnò lo stesso banco. Ricordo ancora come ci tenevamo per mano per tutto il tempo, e ciò destò l'attenzione dell'insegnante che ne parlò alle nostre famiglie, le quali però non diedero peso alla cosa pensando che il fatto fosse dovuto a una carenza di affetto. In realtà, proprio in quei momenti, stava nascendo qualcosa di straordinario, di grandioso, che con innocenza noi non esitavamo a mostrare sfacciatamente agli altri bambini. E anche a scuola venimmo additati da tutti – forse come presa in giro, o forse in tono commiseratorio – come "i gemelli", fatto che noi tenevamo a puntualizzare ad ogni circostanza. Dicevamo, come una cantilena, a giustificare ogni comportamento: - Noi-siamo-gemelliiiii".
Avevamo sei anni, dunque, ma facevamo ancora il bagno insieme, soprattutto quando ci trovavamo a casa di mia zia, la quale – essendo di più larghe vedute rispetto a mia madre – ci diceva che non c'era nulla di male e di cui vergognarsi a vedere "come siamo fatti". Giravamo nudi per casa, e cominciavamo a toccarci a vicenda nelle parti intime scoprendo le diversità dei nostri corpi: lei chiamava il mio pisellino "dan-dan", e io la sua fichetta "patatina". Ma tutto finiva sempre con una gran risata... Anno dopo anno, i nostri fisici cambiarono, ma non cambiò quell'attrazione – anche fisica – che provavamo l'uno per l'altra, anzi quel sentimento cresceva ogni giorno di più.
Dalle scuole elementari passammo alle scuole medie, e lì dovemmo affrontare per la prima volta il "mondo avverso": il primo giorno, furono sorteggiate le classi, e noi due ci ritrovammo in sezioni differenti... Ci guardammo atterriti, e ci abbracciammo per impedire a chiunque di dividerci, e infine scoppiammo a piangere. Poi, serio, le dissi sottovoce in un orecchio: - "Non ti preoccupare, dovranno ammazzarci per separarci... E io non ti mollo! Dammi la mano e stringi forte...". Per i primi tempi non ci fu niente da fare, fummo separati e il nostro profitto scolastico divenne un disastro, tanto che mio zio – più accondiscendente di mio padre – capì la situazione e pregò la preside di trovarci un posto nella stessa classe...
A casa, però, le cose precipitarono improvvisamente: mia sorella e suo fratello, che ormai avevano circa sette anni, si fecero prendere dalla gelosia e fecero di tutto per mettersi contro, volevano a tutti i costi la nostra attenzione e coinvolsero i genitori. Risultato: io e la mia "gemella", ormai tredicenni, ci sentimmo "minacciati", e ci legammo ancora di più... escludendo, involontariamente, loro dalla nostra infinita tenera storia.
Piano piano, le nostre giovani vite stavano giungendo al culmine della carriera scolastica... Le scuole superiori. Mi iscrissero a una scuola tipicamente maschile, dove su duemila ragazzi c'erano solo quattro femmine. E una di queste era Blanca... Sì, perché a 14 anni mia cugina non avrebbe accettato per nessuna ragione di spezzare quel "patto d'acciaio" che anch'io consideravo imprescindibile.
Insomma, ancora una volta ci ritrovammo fianco a fianco, a scuola e a casa, ma mentre tra le mura domestiche nessuno insidiava più il nostro essere una cosa sola, a scuola Blanca era diventata una preda ambita da molti. Così, accadde che mentre lei non se ne curava, io fui costretto – per la prima volta in vita mia – a "marcare il territorio"... Financo ad alzare le mani. Non so sé da "femmina navigata" mi lasciò fare per constatare quanto l'amavo (lo sapeva, ma come ogni donna le piaceva sentirselo dire...), ad ogni modo il mio "avversario" ebbe la peggio. Lo aggredii, prima soltanto verbalmente: - "Se sei così stupido che ancora non l'hai capito, devi lasciar perdere la mia gemella; se hai certi pruriti, cercatene un'altra... Blanca non è roba per te...". Ma quello, ignorando il rischio che stava correndo, insisteva... E replicò: - "Che ti credi, guarda che ce l'ha come tutte le altre... E poi le piace il calippo!". E tutti gli altri compagni scoppiarono a ridere... A quel punto non ci vidi più, e dalla rabbia stavo quasi per sentirmi male; quel maleducato stava mettendo in dubbio l'onore di mia cugina, e questo non potevo permetterlo. Gli sferrai un cazzotto proprio a metà naso, rompendogli il setto nasale e facendogli uscire una gran quantità di sangue. Infine lo guardai mentre piagnucolava impaurito e gli urlai: - "Stai lontano da Blanca o te ne pentirai!". E mia cugina, ripreso coraggio, intervenne in prima persona, confermando a muso duro quanto già io avevo messo in chiaro: - "Non provarci mai più... Noi siamo gemelli, e voi mocciosi non avete nessuna speranza...". Restai a bocca aperta e non riuscii a dire altro, ma mi sentii davvero orgoglioso di essere suo... Soltanto suo!
