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Corrispondenze Carnali - Capitolo 11 - Convergenze Carnali
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Racconto30 min di lettura

Corrispondenze Carnali - Capitolo 11 - Convergenze Carnali

Dago, Roberta e Francesca cercano di trovare un nuovo equilibrio per la loro relazione, sentendosi liberi di vivere le proprie fantasie sessuali

Dago Heron
1 anno fa · 376 letture · 0

Dago mangiucchiava pezzetti di torte, sorseggiava il caffè, giocava con le briciole, mentre le due donne lo osservavano in silenzio.

“È una proposta interessante e pericolosa. Sarà come maneggiare nitroglicerina, soprattutto all’inizio.” Osservava le due donne che in qualche modo si riconnettevano, coccolavano, davanti a lui senza nascondersi o vergognarsi “Dovremo trovare un modo di comunicare tra di noi in maniera aperta, trasparente.” Allungò una mano, tirando a sé Roberta sorridendo a Francesca, rispondendo alla sua provocazione in modo scherzoso.

“Tu non ti sei ancora espressa” chiese infilando le mani sotto la camicia di Roberta cercando i suoi seni. Francesca lo osservava sorridendo, avendo colto in quei gesti quella provocazione positiva che avrebbe potuto essere spesso condimento delle loro serate a tre. “Ho trovato molto piacevole il tempo che abbiamo passato assieme e anche a me piacerebbe esplorare di più tutte le cose che potrebbero succedere tra di noi. Posso mettere a disposizione la mia casa e …” si alzò avvicinandosi ai due, baciando prima Roberta, dolcemente, poi Dago, succhiandogli il labbro inferiore. “… la mia esperienza, il mio impegno a evitare di essere un problema tra voi due.”

Restarono li, vicini, a scambiarsi semplici effusioni, baci, carezze, con una perfetta sincronia, senza sovrapporsi ma integrandosi.

Fu Francesca a interrompere quell’idillio.  “Credo che sia giusto che ci prendiamo un po’ di tempo per pensarci sopra. Posso farvi accompagnare alla macchina dal mio autista e ci diamo appuntamento per cena tra due o tre giorni. Che ne dite?”

La parte pragmatica di Dago non poté fare altro che essere d’accordo. Roberta fece solo dei piccoli capricci, ma anche lei dovette convenire che era la cosa migliore. E poi aveva bisogno di riprendersi dato che il giorno dopo il lavoro la attendeva e sarebbe stata una giornata impegnativa.

Finirono di mangiare, chiacchierando e ridendo, scherzando e provocandosi, poi lentamente, quasi svogliatamente, si prepararono, salutarono. Francesca li salutò per l’ultima volta sulla porta, mentre l’autista imboccava il cancello.

Dago e Roberta restarono in silenzio, tenendosi per mano e coccolandosi, sia nella macchina di Francesca che mentre lui la accompagnava a casa. Arrivati sotto casa Roberta gli chiese di salire da lei. Entrati in casa, lo spinse contro la porta baciandolo con passione. Una passione diversa, una voglia calda, che ti avvolge come un liquido denso. Lo guidò in camera da letto dove si spogliarono senza interrompere quel bacio, e sempre senza arrestare quella dichiarazione di appartenenza scivolarono nel letto iniziando ad amarsi, fare sesso, scoparsi con una lentezza che, fino ad allora, era stata lontana dal loro essere. Si avvinghiavano, si accarezzavano come fossero centimani, continuavano a baciarsi ovunque le loro bocce potessero arrivare in quel momento. Continuavano a cambiare posizioni, ma rapidamente tornavano alle due posizioni che permetteva loro di avere maggiore contatto fisico: lui sopra di lei o lei sopra di lui. Un rapporto tantrico che fungeva da sigillo della loro sintonia, della loro coppia.

Nessuno dei due aveva controllato per quanto avessero fatto l’amore, ma entrambi, senza dirlo all’altro, erano convinti fossero andati avanti per un’eternità a giocare con il reciproco piacere. L’orgasmo fu intenso, simultaneo, di quelli che il cervello memorizza tra i ricordi più belli. E rimanendo avvinghiati, scivolarono nel sonno.

Quando Dago si svegliò oramai era quasi sera. Scivolò fuori dal letto senza svegliare Roberta, recuperò i vestiti e si diresse verso casa. Aveva bisogno di un bagno caldo, di riposo e di raccogliere i pensieri.

Entrato in casa aveva accesso Spotify, selezionato una compilation di soft jazz, Poi era andato in bagno e aveva aperto l’acqua per riempire la vasca. Si era spogliato e nudo era andato in cucina, scelto una buona bottiglia di vino rosso, l’aveva aperta, riempito un ballon, sorseggiato per valutare che non sapesse di tappo e poi aveva porato il tutto in bagno ed era entrato nella vasca.

Rilassandosi e sorseggiando vino, la sua mente aveva lasciato scorrere il rullino dei ricordi. Dalla famosa sera della cena, la partenza di Roberta, il suo cambio di vita, il primo incontro con Francesca, le varie clienti che chiedevano servizi extra, il naturale avvicinamento al BDSM. Poi il rientro di Roberta, la passione riaccesa, fino ad arrivare alla sera appena passata, il ristorante, la casa di Francesca.

Con il secondo bicchiere di vino le riflessioni si spostarono sulla proposta delle due donne. Quella di Roberta di allargare la loro relazione includendo Francesca. Quella di Francesca, di allargare l’attività al BDSM, rendendolo una parte più importante della propria vita e della propria attività. Era quello che voleva? Che desiderava?

Mentre il suo cervello cercava di ascoltare tutti i pro e i contro che si agitavano dentro di lui, scivolò fuori dalla vasca, si asciugò grossolanamente, avvolse l’asciugamano attorno alla vita e con il bicchiere e la bottiglia si diresse in cucina. Il bagno lo aveva rilassato e la fame si era fatta strada tra le esigenze. Aveva appoggiato bottiglia e bicchiere sul bancone della penisola, acceso solo i faretti della cucina, aperto il frigorifero. La mente non riusciva a restare focalizzata sul contenuto dell’elettrodomestica, decidere cosa tirare fuori da mangiare. Una collana di salamini. Del formaggio spalmabile. Senape, maionese, ketchup. Olive.  Piano piano il piano del bancone era stato riempito di ogni tipo di cibo spazzatura che lui possedesse.

— O —

Francesca li aveva guardati andare via, era salita in camera sua e aveva ripercorso mentalmente le ultime ore. La cena al ristorante, osservando Dago e Roberta. Il mix di invidia ed eccitazione provata, per la complicità, per come lui guardava lei, era tanto tempo che nessuno la guardava così. Vedere lei sparire sotto il tavolo e quello sguardo tra di loro che aveva fatto scattare qualcosa di inaspettato.

Francesca aveva reagito di pancia. Si era alzata ed era andata al tavolo a presentarsi. Non sapeva cosa si sarebbe dovuta aspettare. Tra lei e Roberta quella tensione appena accennata a sguardi era cresciuta esponenzialmente con l’aiuto del vino. L’ultima provocazione, portarli nel suo parco giochi segreto, l’inaspettata reazione di Roberta e tutto il resto.

Mentre la mente tornava a quei momenti, una mano era scivolata tra le sue cosce. Le dita avevano schiuso il sesso e iniziato a giocare unicamente con la clitoride. Voleva ricreare quel piacere, restare in quel piacere, perdersi in quel piacere, senza arrivare a consumarlo. Voleva nutrirsi di quel piacere per rigenerarsi.

Era stata in quel limbo di piacere e ricordi per un tempo che faticava a quantificare. Poi una decisione si materializzò chiara nella mente. Si alzò dal letto, spogliandosi completamente mentre spalancava il guardaroba per cercare qualcosa di particolare che aveva in mente. Si era truccata con cura. Si era vestita, indossando sopra a tutto uno spolverino che la copriva completamente, poi era scesa, aveva preso le chiavi dell’utilitaria e aveva puntato in direzione della casa di Dago.

— O —

Il suono del campanello lo sorprese durante la sua cena improvvisata. Si pulì frettolosamente le mani e senza chiedere o controllare dallo spioncino chi fosse aprì la porta trovandosi di fronte Francesca.

Rimase a fissarla per qualche secondo, poi Francesca si mosse con quella decisione che era tra le sue caratteristiche. “Pensavo che fosse il caso di abbozzare meglio l’idea per lo studio.” Mentre camminava lungo il corridoio che portava alla cucina a vista slacciò lo spolverino estivo lasciandolo cadere a terra, mostrandogli quello che aveva scelto di indossare: harness.

Delle semplici strisce di cuoio adornavano il suo corpo, sottolineando alcune parti, sostenendo discretamente altre, lasciando comunque accesso ad ogni punto che un uomo, che un dominante desiderasse avere accesso.

“Ed era qualcosa di così urgente che non poteva aspettare domani?” chiese tornando al bancone, sbocconcellando altro cibo. Francesca gli si avvicinò. “Beh, c’erano anche altre cose di cui magari avevo un po’ più di urgenza … “. Scivolò ancora un po’ più vicino a lui, infilando un dito nel barattolo della maionese, sporcando un capezzolo per poi succhiare maliziosamente il dito. Poi prese il bicchiere di Dago bevendo un sorso di vino rosso.

Era risaputo che Dago non era mai stato indifferente al fascino di Francesca. Aveva avuto donne di ogni genere, anche molto più giovani e sfrontate di lei, ma lei aveva qualcosa di diverso, la capacità di provocare e soddisfare i suoi desideri più nascosti, cosa che rendeva sempre interessanti i loro incontri.

Prima di andare avanti…

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