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Corrispondenze Carnali - 1
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Corrispondenze Carnali - 1

Incontri Magnetici: il primo capitolo di Corrispondenze Carnali. Una cena tra amici diventa l'inizio di un'attrazione irresistibile tra Dago e Roberta, culminando in un incontro passionale che cambierà le loro vite. Contenuto esplicito per adulti.

Dago Heron
1 anno fa · 4.574 parole · 20 min
521 letture

Lasciò scivolare le dita tra le sue cosce bagnate, andando a sfiorare il buchino dell'ano, quell'apertura nascosta che prometteva altri piaceri, prima di infilarle lentamente dentro di lei, penetrandola con precisione e controllo, sentendola vibrare di piacere attorno alle sue falangi.

Allora, con teatrale lentezza, prolungando quell'attesa che è parte del piacere, le alzò la gonna fino alla vita, scoprendo quel tesoro che le sue mani avevano già esplorato, e iniziò a leccarla, tuffando il viso in quella fonte di piacere come un uomo assetato che trova un'oasi. Roberta, in bilico sul lavandino, si teneva con una mano al bordo freddo della ceramica, usando l'altra per premere la sua testa con forza sul suo sesso, guidandolo dove più desiderava essere toccata e leccata.

Dago alternava veloci colpi di lingua sul clitoride, saette elettriche che la facevano sussultare ogni volta, a lunghe e lente leccate che coprivano tutta la vulva, un movimento ascendente che raccoglieva ogni goccia di piacere, senza dimenticarsi di affondare spesso la lingua dentro di lei, mimando con quest'organo morbido e duttile ciò che il suo sesso avrebbe fatto presto.

Aveva una gran voglia di farla godere così, di sentirla tremare e sciogliersi sulla sua lingua, ma anche una terribile voglia di possederla, di affondarsi in lei fino a perdere la cognizione di dove finiva il suo corpo e iniziava il proprio. Il desiderio era diventato una creatura autonoma, qualcosa che abitava in entrambi e li guidava verso il suo stesso appagamento.

Si alzò in piedi, dominandola con la sua altezza, e con movimenti rapidi e precisi le sfilò la maglia e il reggiseno quasi freneticamente, impaziente di scoprire quel corpo che aveva solo intuito. Le accarezzò poco delicatamente i seni – mani da uomo su carne da donna, un contrasto che conteneva l'essenza del desiderio, le strinse i capezzoli, duri, che sembravano rispondere al suo tocco indurendo ancora di più. Lei lo avvinghiò con le gambe, tirandolo a sé con un'urgenza che parlava di un desiderio troppo a lungo contenuto. I loro sessi si strofinavano l'uno contro l'altro, si cercavano come magneti di polarità opposta, inevitabilmente attratti.

Dago impugnò il suo membro, guidandolo con decisione e precisione verso quell'apertura che lo chiamava, e con una spinta decisa entrò dentro di lei, sentendo la carne calda avvolgerlo, accoglierlo, stringerlo. Si aggrappò alle sue tette, usandole come punti di appoggio, e iniziò muoversi, cercando di dare intensità e ardore alle sue spinte, ma la posizione non sembrava delle migliori, limitava il movimento, impediva quella profondità che entrambi cercavano. Allora, guidato dall'istinto più che dal pensiero, la prese in braccio con un unico movimento fluido, senza uscire da lei. Roberta si aggrappò a lui con le braccia e con le gambe, come una naufraga che trova l'unico appiglio possibile, fondendo i loro corpi in una scultura di carne e desiderio. Lui, facendo forza con le braccia, sostenendola con una facilità che in altri momenti l'avrebbe sorpresa, cercava di muoverla più velocemente possibile su e giù lungo la sua asta, cercando, ad ogni colpo, di penetrarla sempre più profondamente, di toccare quel punto segreto dentro di lei che avrebbe portato il piacere oltre i confini conosciuti.

"Vengo... sto venendo..." La voce di lei, rotta dal piacere, era poco più di un sussurro rauco, ma per Dago fu come un comando imperioso. Sentendo queste parole, percependo il corpo di lei che iniziava a irrigidirsi nei primi spasmi dell'orgasmo, cercò di accelerare ancora di più il ritmo, spingendo in lei con tutta la forza che riusciva a radunare. Le braccia gli dolevano dallo sforzo, i muscoli bruciavano protestando, ma l'intensità dell'orgasmo di lei, che sentiva crescere e espandersi come un'onda, lo riempiva di energie rinnovate, di una forza che non credeva di possedere. Non smise di muoverla lungo il suo cazzo per tutto l'orgasmo, continuando a penetrarla mentre lei si scioglieva in spasmi sempre più intensi, godendo dei suoi umori che gli colavano sulle palle, una doccia di femminilità che era la ricompensa più dolce.

Roberta si stringeva a lui convulsamente, il cuore che martellava contro il suo petto, il respiro che usciva in piccoli ansimi caldi contro il suo collo. Restando fermo dentro di lei la teneva stretta a sé, le mani che le accarezzavano la schiena sudata, le labbra che le sfioravano la tempia. In quel momento di quiete post-orgasmica, i loro corpi sembravano fusi in un'unica creatura pulsante.

"Tu non sei venuto..." gli disse con un filo di voce che era più una promessa che un'accusa.

"Vorrà dire che vengo tra poco." Le rispose con voce roca, il desiderio che già riprendeva a scorrergli nelle vene come lava.

La sfilò da sé e la fece girare con un movimento deciso, quasi brusco. La spinse in avanti, obbligandola ad appoggiare le mani al lavandino. Nel buio, la curva della sua schiena era una tentazione irresistibile.

Quasi le strappò la gonna nella foga di spogliarla del tutto, rivelando il suo fantastico culo - una visione che gli fece pulsare il cazzo con rinnovato vigore. Estasiato, si fermò ad accarezzarglielo, a baciarglielo, i denti che lasciavano piccoli segni sulla carne morbida. Con le mani le allargò le chiappe, lasciando che la sua lingua si insinuasse a cercare quel buchino stretto e invitante. Lo leccò con dedizione, bagnandolo, riempiendolo di saliva, mentre la mano scivolava tra le sue cosce ad accarezzare, stuzzicare, torturare il clitoride ancora sensibile.

Allontanò un poco il viso per ammirare lo spettacolo delle sue dita che scivolavano dentro la sua fica. L'oscenità di quella visione, i suoni bagnati dei suoi movimenti, il modo in cui lei si spingeva contro la sua mano - tutto contribuiva a farlo impazzire di desiderio. Sentiva il respiro di Roberta farsi di nuovo affannoso, pesante. Lasciò che il dito scivolasse dalla sua figa all'ano. Spingendo piano, lo sentì schiudersi, accogliere il dito, pulsare di eccitazione.

In quel momento, il suo stesso cazzo era così duro da far male. Sfilò il dito e si posizionò dietro di lei. Roberta allargò le gambe, spingendo il sedere verso di lui - un invito che non poteva ignorare.

Puntò il glande contro il suo ani e, nonostante il desiderio fosse quello di spingersi dentro con tutte le forze, si impose un ultimo momento di controllo. La penetrò lentamente, sentendola trattenere il respiro per un istante prima di spingersi indietro contro di lui, accogliendolo tutto dentro fino alla radice. Restò immobile dentro di lei per qualche secondo, poi lo sfilò fuori con altrettanta lentezza. Il gemito di protesta di Roberta si trasformò in uno di piacere quando la riempì di nuovo, questa volta con più vigore. Ma ancora una volta Dago si ritrasse. Il gioco la stava frustrando ed eccitando allo stesso tempo.

Quando sentì di nuovo il glande premere per farsi strada, le mani di lui le afferrarono i fianchi con una presa che avrebbe lasciato lividi. Questa volta la penetrazione fu quasi brutale - le spinse dentro il cazzo tutto in un colpo solo. Il grido di Roberta fu un misto perfetto di dolore e piacere.

Dago le diede il tempo di adattarsi, poi iniziò a scoparla con un ritmo che cresceva inesorabilmente. Erano entrambi vicini al limite. Lei si spingeva contro di lui come se volesse essere spaccata in due, chiedendo sempre di più. Lui si aggrappò alle sue tette e lasciò che il "selvaggio" che aveva dentro prendesse il controllo, spingendo con tutte le forze, lasciandola senza fiato ad ogni colpo.

"Voglio sentirti venire ancora," le grugnì senza smettere di muoversi dentro il suo culo.

"Sto per venire... sto per venire..."

Un formicolio familiare pervase il corpo di Dago, quasi un capogiro. Raccolse le ultime forze, spingendo ancora più forte, e solo quando la sentì iniziare a tremare si lasciò travolgere dal proprio orgasmo, schizzandole dentro tutto il suo caldo piacere.

L'orgasmo fu così violento e travolgente che, visto il poco spazio a disposizione, si ritrovarono seduti sulla tazza del cesso. Passarono lunghissimi minuti a baciarsi e accarezzarsi, cercando di riprendere il controllo delle menti e dei corpi. Quando finalmente si guardarono, scoppiarono a ridere - una risata complice, intima, che sapeva di promesse future.

"E adesso che diciamo agli altri? Sicuramente avranno notato la nostra assenza."

"Non gli diciamo nulla, al massimo diciamo che avevamo voglia di parlare un po' da soli."

Fu difficile rivestirsi resistendo alla tentazione di ricominciare a giocare l'uno con il corpo dell'altro. Ogni bottone che si chiudeva era una piccola tortura, ogni lembo di pelle che scompariva sotto i vestiti un piccolo rimpianto.

Rientrarono nel locale e subito si accorsero che qualcuno era già andato via. Tra questi anche Massimo.

"Che stronzo, e adesso come torno a casa?" Il commento adirato di Roberta conteneva una nota di divertimento, come se già sapesse che la serata era tutt'altro che finita.

Fine
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Scritto da
Dago Heron
Sono un uomo di 57 anni nato sotto il segno del Capricorno. La mia personalità ENFJ plasma inevitabilmente la mia scrittura. Come Protagonista, sono naturalmente attratto dalle dinamiche umane, dalla complessità emotiva degli incontri, dalla tensione che si crea tra vulnerabilità e potere. Chi mi conosce nella sfera dell’intimità mi identifica come Daddy Dom, un ruolo che filtra nella mia scrittura sotto la superficie delle mie storie. Scrivo da quando, venticinque anni fa, una pagina di Stephen King fece tremare qualcosa dentro di me che non sapevo esistesse. La letteratura erotica è il mio campo d’elezione, la mia dichiarazione d’intenti più autentica.
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