un braccio sulle spalle e trarla verso di se poggiando il viso al suo. La
più decisa rotazione del bacino le consentì di avvicinare ancor più le
gambe allo sconosciuto. Quale paradosso stava vivendo! Maurizio la teneva
stretta e lei aveva l'arditezza di farsi accarezzare le cosce da uno
sconosciuto nella semioscurità di una sala cinematografica. Sentì la mano
dell'uomo guadagnare qualche centimetro ancora. Era talmente eccitata di
essere certa che sarebbe bastato fosse giunto a toccarle le mutandine e
muovere un po' le dita su esse per provocarle un orgasmo parossistico.
Sarebbe riuscita a reprimere i gemiti se fosse accaduto? Doveva ritrarsi.
Stava per farlo quando udì Maurizio borbottare. Fu colta da un brivido di
apprensione al pensiero che avesse scoperto tutto.
-Accidenti, Milena, credo di avere lasciato l'auto aperta. -
-Ne sei sicuro, Maurizio? – domando’ lei traendo un sospiro liberatorio.
- No ma nel cruscotto ci sono i documenti. Non posso stare con questo dubbio fino alla fine del film. -
- Dovrai uscire dal cinema. -
- Avvertirò la cassiera, mi farà rientrare. -
- Perderai le scene più interessanti. L'auto è un po' distante. -
- Patente e libretto di circolazione sono più importanti del film. È meglio che vada non posso rimanere con questo dubbio. -
Lei lo seguì mentre, con modi affrettati ma cortesi, Maurizio chiedeva
alla coppietta di farlo passare. - E adesso? - pensò. Sentì la mano dello
sconosciuto risalire fino a toccarle le mutandine. Avvertì lo stimolo
dell'orgasmo avvicinarsi. Tremò al pensiero che non sarebbe riuscita a
contenere i gemiti. Lei era una di quelle donne dotate di un clitoride
sensibilissimo che le consentiva di raggiungere l'orgasmo prima di suo
marito sebbene non fosse un campione di resistenza. Pensò di occupare il
posto lasciato libero lui. Fece la mossa di spostarsi ma la mano dello
sconosciuto premette sulla pelle delle cosce come per farle capire che se
aveva osato tanto, col suo uomo accanto, con maggiore ragione doveva
starci adesso. Si voltò verso di lui guardandolo in faccia più a lungo.
Aveva un pizzo curatissimo. Lo vide rivolgergli uno sguardo supplicante
poi chiederle sottovoce:
- Signora, non si sposti, per favore. -
Quelle parole la inchiodarono sulla poltroncina. Il viso le scottava.
Sentì la mano dell'uomo cercare di trarle la gonna verso l'alto.
Impulsivamente si sollevò un po' per alleggerire la pressione inferiore
delle cosce sul sedile e permettere alla stoffa di scorrere più
facilmente. Sotto i giacconi adesso aveva le cosce abbondantemente
scoperte e divaricate. La mano dell'uomo insisteva ad accarezzarla con un
tocco delicatissimo. Adesso le dita dello sconosciuto erano giunte a
tastarle con più decisione le mutandine. Lo osservò ancora. Notò che i
suoi occhi avevano acquistato lo sguardo del sorriso. Sicuramente si era
accorto quanto si fosse eccitata perché era certa che i suoi umori
avessero trapassato il sottile indumento. Sentì le dita dello sconosciuto
infilarsi sotto, accarezzarle la peluria, esplorarle la parte esterna
della vulva come volesse accertarsi quanto fosse esteso il suo vello,
Sentì un dito posarsi sul clitoride e quando lo sconosciuto iniziò a titillarglielo, si sentì
struggere dal languore. Chiuse gli occhi, strinse i denti per non gemere
alla sferzata di piacere che stava per avvolgerla, si aggrappo forte con le mani ai braccioli delle poltroncina e poi la petit mort le conquistò la fica, tutta la fica, dal clitoride all'utero. Un orgasmo,come mai aveva provato prima, le mozzò il respiro e tutto in lei si trasformò nel fantomatico punto G. L'orgasmo seguitava, come non avesse voluto darle tregua, si attenuò, poi riesplose, quindi avvertì un altro orgasmo, questa volta più somigliate a una scarica elettrica che a un piacere armonioso.
Probabilmente dipese dalla situazione di pericolo e di trasgressione ma addirittura fu costretta a fermare la mano dello sconosciuto per concedere tregua a una mente che non poteva più sopportare quella sorta di
elettroshock vaginale, ma era riuscita a trattenere quei gemiti che avrebbero sicuramente attratto l'attenzione degli spettatori. Sentì l'uomo ritrarre il braccio e ricomporsi. Trasse la gonna verso ginocchia, poi
rimase in uno stato di rapimento per qualche minuto.
Nemmeno le sembrava vero ciò che aveva vissuto ma lo sconosciuto la riportò alla realtà.
La mano dell'uomo cerco la sua e cominciò a trarla verso di lui. Milena capì che voleva essere ricambiato. Lo sconosciuto non la stava forzando,
si limitava a condurla con leggerezza. Si lasciò trasportare. Sentì che le
toccava l'anulare sinistro, poi tastarle l'anello come volesse capire se
portasse una fedina o la vera matrimoniale. Subito dopo sentì che le
mormorava:
- Signora, lei è sposata. -
- Sì - rispose Milena con un tono di voce tremolante per il turbamento. Ma
era proprio il rimescolamento di sensazioni provocatele da quella domanda,che le rammentava quanto fosse puttana una donna sposata che si comportava tanto oscenamente con uno sconosciuto, che la portava a un eccitamento parossistico.
- Mio marito è uscito per verificare se avesse chiuso la macchina. –
Subito dopo si domandò perche gli avesse risposto con quella frase. Forse perché inconsciamente la faceva sentire ancora più troia? Sì, forse era così. Forse voleva sentirsi una maiala. -
- Ho sentito che glielo diceva, Signora - le rispose lo sconosciuto e ho sentito pure che diceva di avere posteggiato piuttosto distante da qui. -
- Sì ... -
- Quindi avremo un po' di tempo da dedicare a noi? Almeno un quarto d'ora?
-Forse di più - rispose lei.
- Allora, mia bellissima signora, me lo prenda in mano.
I nostri soprabiti sono un buon riparo e il fatto che lei sia sposata mi rende ancora più
conturbante ciò che facciamo. -
Milena aveva una gran voglia di cedere. La mano dell'uomo aumentava la
trazione mentre la sua resistenza diminuiva. Infine gli disse:
- Signore, mi promette che subito dopo se ne andrà? -
- Parola d'onore, Signora. -
Milena, docilmente, lasciò che lo sconosciuto terminasse di accompagnarle
la mano sotto il giaccone all'altezza del pube. Tastò il rigonfiamento che
premeva contro un morbido tessuto a coste che giudicò velluto. Sotto
premeva un gran bozzo. Armeggiò sulla cerniera, trasse in basso lo zip e
si rese conto che l'uomo non indossava intimo perché si ritrovò il suo
cazzo in mano senza la necessità di scostare nulla. Respirò profondamente
e strinse l'asta. Era un cazzo di dimensioni leggermente maggiori rispetto a quello di
Maurizio, ma aveva una forma singolare: era arcuato verso l'alto come per una sorta di deformazione anatomica che la fece pensare alla curvatura delle banane e
aveva il glande più grosso dell'asta. Lo scappellò completamente e fece
scorrere la mano verso il basso. Si accorse che l'uomo si radeva perché
non sentì peluria, né sul pube né sullo scroto. Scoprì pure che i suoi
testicoli più grossi rispetto a quelli di Maurizio. Incominciò a
masturbarlo senza pensare che se lo avesse fatto eiaculare si sarebbe
sporcata la fodera del giaccone.Si lascio’ trasportare da quella situazione “zozza” ma che le dava una enorme eccitazione non solo fisica ma ancge mentale. Adeguò il movimento della mano alla curvatura del grosso pene e cominciò una volta impugnatolo ad menarlo meglio che poteva. L'eccitazione che provava era tale da superare il timore di masturbare uno sconosciuto all'interno di una sala cinematografica. Quant'era caldo e duro e morbido, quel grosso bastone di carne pulsante! Seguito a masturbare l'uomo con la sensazione che lostomaco le fosse divenuto liquido, talmente se lo sentiva pervaso dal languore. Vide lo sconosciuto serrare le mascelle e socchiudere gli occhi.
