Riprendo fiato per qualche minuto e poi gli dico che vado in bagno, quando torno in camera è lui a servirsene e torna con un asciugamano intorno alla vita si sdraia al mio fianco e io lo abbraccio mettendogli la testa su una spalla ed una gamba sulle sue, rimaniamo così per un po’ dormicchiando sotto il piumone, la stanza adesso è bella calda, gli accarezzo l’uccello che ricomincia ad indurirsi, non pensavo, allora mi alzo e appoggiando le mani alla pediera del letto lo invito a raggiungermi, si mette dietro di me, allargo leggermente le gambe e gli prendo l’uccello in mano guidandolo nella mai fighetta, mi scopa così in piedi, da dietro, stringendomi con le mani il seno, non ci avevo pensato ma si è infilato da solo il preservativo prima di raggiungermi, per fortuna, questa volta veniamo insieme, mi lascio andare in avanti sul letto e poi strisciando mi infilo ancora sotto il piumone, mi raggiunge poco dopo, sono quasi le quattro, glielo faccio notare ma mi spinge ancora la testa verso il suo inguine e gli faccio un altro pompino, questa volta fino a quando non mi scarica in bocca la sua sborra, poi gli chiedo scusa e vado in bagno di nuovo, mentre faccio una doccia faccio anche la pipì, poi mi asciugo e torno in camera a vestirmi, lui l’ha già fatto e mi aspetta in soggiorno, torniamo a Milano dove arriviamo verso le sei e mezza, mi faccio lasciare ad un paio di fermate di tram da casa, un bel pomeriggio.
Dovevo trovarmi con Alessandro nel parcheggio del centro commerciale a Rozzano, ci arrivo con il mio scooter, lui è lì in camper, quando saliamo, però, ci trovo anche Mario, un suo amico
- Siete in due
- È un problema per te?
- Spero di no
- Sul tavolo ci sono i soldi
Li conto, 700 euro, finiscono subito nella mia borsa
- Vanno bene?
- Credo di si, vedremo poi
Sul camper c’è un letto matrimoniale alla francese, ci spogliamo tutti e tre, il fatto che indossino gli slip non mi entusiasma, li ho subito addosso, le loro mani dappertutto, poi io stesa sul letto e loro due ai miei fianchi mi porgono i loro cazzi perchè li lecchi e li succhi, ne prendo uno per mano e comincio a lavorare mentre loro con le mani continuano a palparmi, Mario è attratto soprattutto dai miei capezzoli che comincia a maltrattare, sono ormai duri come il marmo, sono molto eccitata e il leggero dolore mi eccita ancora di più,
Mario si sdraia sul letto e mette un preservativo , io lo cavalco infilandomi nella fighetta il suo grosso cazzo, prima però che potessi iniziare a muovermi mi prende per il collo e mi tira verso di sé, sento Alessandro salire sul letto e mettersi dietro di me strisciando la punta del suo uccello senza protezione sul buchino del mio culetto e poi spingere, la sua cappella riesce ad entrare e poi inizia con il resto del cazzo, sono incastrata tra i due uomini, quando cominciano a muoversi il mio piacere esplode, non capisco più nulla, le decine di terminazioni nervose della mia vagina e del mio sfintere confondono il mio cervello, è la mia prima volta con due uomini contemporaneamente, chissà cosa si sente all’esterno del camper oltre la musica tecno a palla che i due uomini hanno messo.
Qualche minuto è sufficiente perché abbia un primo orgasmo che dopo un’altra decina si ripete violento insieme a quelli dei due uomini, sono anche tutta sudata e ho la pelle d’oca, ci metto un po’ a riprendere il ritmo regolare del mio respiro
- Ragazza sembravi invasata, non lo fai solo per soldi, ti piace proprio
- È vero, avete ragione, non potrei farlo altrimenti
- Beh, meglio per noi
- Anche per me, garantisco
- Sicura di avere solo 16 anni?
- Vuoi vedere il documento?
- No, mi fido voglio solo rifarlo
- Anch’io
Alessandro ed io facciamo una scappatina in bagno a turno e poi ci rimettiamo sul letto dove ci aspetta Mario, mi metto cavalcioni sulla sua faccia e comincia a leccarmi il buchino del culo e la figa mentre io mi chino in avanti per fargli un pompino, Alessandro ci guarda menandosi l’uccello, con una delle mie mani lo aiuto, voglio riaverli presto dentro di me, questa volta si scambiano i ruoli, è Mario a godersi il mio culetto, il fatto di avere il cazzo più grosso crea qualche piccolo problema all’inizio ma poi tutto si risolve, piacevolmente, la storia di prima si ripete con lo stesso accompagnamento musicale, il resto del pomeriggio passa perché i due uomini decidono di incularmi di nuovo a turno mentre faccio un pompino con ingoio all’altro, quando me ne vado sul mio scooter lo faccio con qualche problema per sedermi sul sellino, il culetto mi brucia un po’, a casa provvedo con una lavanda anale e della pomata, poi, subito dopo cena me ne vado a letto.
Dicembre è un mese che ho sempre adorato, a parte la lunga vacanza da scuola che il Natale, l’ultimo dell’anno ed il 28 è il mio compleanno, anche i miei sono a casa dal lavoro e partiamo tutti insieme andando dai nonni in Calabria, in effetti sono i nonni paterni perché quelli materni sono in Lombardia in un paese vicino Pavia e li vediamo abbastanza spesso, andiamo in provincia di Catanzaro, a Sant’Andrea Apostolo, sul mare, lì non ho il mio scooter ma uso la bicicletta dl nonno per andare in giro, mi piace pedalare e, anche se non si può fare il bagno, mi piace andare sulla spiaggia.
D’inverno non c’è nessuno, mi sembra di essere tornata bambina e mi metto a giocare con la sabbia umida; sul pezzo di spiaggia libera che culmina con una serie di scogli da un lato c
c’è un vecchio capanno fatto di legno e canne, per curiosare ci arrivo portando la bici a mano ma non entro, vado dove ci sono gli scogli, mi piace guardare l’acqua che ribolle intorno alle rocce, lì i resti di un barchino in legno, probabilmente qualche immigrato clandestino è arrivato sulla spiaggia abbandonando il suo mezzo di trasporto.
È ora di pranzo, mi sono portata dei panini e torno alla mia bici fuori dal capanno, si è alzato un po’ di vento, meglio entrare, dentro trovo delle coperte stese ed i resti di un fuoco, quasi quasi lo riaccendo, comincio ad avere freddo, poi dopo mangiato torno a casa; mentre sto mangiando i miei panini vicino al piccolo fuoco che ho acceso si apre all’improvviso la porta, entrano quattro ragazzi di colore con degli zainetti e dei tascapane in spalla, probabilmente le coperte sono le loro, cerco di parlargli con il mio inglese e francese scolastico, non ho avuto paura, mi sembrano malmessi, capisco solo che sono del Ghana, il fatto che siano mussulmani lo capisco del fatto che dopo qualche minuto si mettono in ginocchio tuti rivolti dalla stessa parte e cominciano a pregare nella loro lingua, resto immobile per non disturbarli e smetto anche di mangiare.

