una sedicenne infoiata

sandra
3 hours ago

Mi chiamo Valentina , adesso ho 16 anni e frequento la terza liceo classico a scuola tanti mi fanno il filo, ma non sono interessata ai ragazzini, la mia pima volta è stata in prima liceo, a 14 anni, sono stata sverginata da un ragazzo di 23 anni che stava facendo dei lavori nella mia scuola, avevano messo un container per l’attrezzatura in cortile ed un giorno, alla fine delle lezioni, invece di uscire dalla scuola ero andata lì con lui, dopo un pompino che avevo imparato a fare fin dai primi giorni delle superiori, mi aveva scopato alla pecorina sopra un pannello di polistirolo messo per terra, nei due mesi successivi, sempre nel container, aveva avuto anche il mio culetto, a parte i pompini facevamo sempre attenzione ed indossava il preservativo, meglio non correre rischi, diceva, però mi piaceva sentire il suo cazzo tra le labbra ed ingoiare la sua sborra calda, anche per evitare di sporcarmi i vestiti.

Da allora ho sviluppato un’inguaribile passione per il cazzo, ma per i miei compagni di scuola, anche quelli delle classi maggiori ero off limits, non mi interessavano e, quindi mi rivolgevo al di fuori della scuola, tanto che al liceo mi consideravano bella, impossibile e, probabilmente lesbica., i ragazzi tendono a dare un’etichetta alle persone.

I miei genitori erano impiegati e, nonostante non mi facessero mancare nulla del necessario, non avevano grandi possibilità e allora pensai di mettere a frutto la mia passione facendomi pagare ed andando anche con uomini molto più grandi di me, molto eccitati dal fatto di avere a disposizione una ragazzina.

Il primo, non avevo ancora 16 anni, fu il padrone del bar dove andavo al mattino, prima di entrare a scuola, a fare colazione, nel retro del locale aveva una branda ed io spesso, in quel periodo, entravo alla seconda ora, mi piaceva come mi leccava la fighetta prima di scoparmi e, oltre a non pagare mai la colazione, recuperavo una cinquantina di euro ogni volta, non molto, ma dovevo ancora imparare.

Ho cominciato a prendere lezioni di pianoforte da quando avevo 6 anni, mi è sempre piaciuto, adesso ho un nuovo insegnante privato, un ex professore del conservatorio di Bergamo, mi si siede sempre vicino, avrà una sessantina d’anni e spesso “sbaglia” appoggiando la mano sulla mia coscia quasi senza accorgersene; un giorno gli ho detto che avrei dovuto smettere di andare a lezione perché non potevamo più permettercelo e che, anzi, avrei dovuto trovare un lavoretto al  pomeriggio per aiutare i miei a casa, chiaramente non era vero ma fu la leva che gli consentì di dirmi che avrebbe fatto lezione gratis e che, anzi, mi avrebbe aiutato economicamente lui, cominciai a fare lezione senza vestiti addosso, la cosa lo eccitava moltissimo poi gli piaceva suonarmi qualcosa mentre in ginocchio sotto il pianoforte gli facevo un pompino finchè non mi veniva in bocca, invece di una volta a settimana cominciai ad andare da lui due volte, disse al telefono ai miei di non preoccuparsi per il costo perché ero la sua allieva migliore e per lui era un piacere “insegnarmi” e i miei continuavano a pagare sempre la solita cifra.

Ma a parte queste situazioni di “routine” il vero piacere e la reale soddisfazione anche economica la trovavo con i rapporti occasionali, arrivavo a prendere anche 500 euro ogni volta anche se per un “servizio” completo che comprendeva anche il mio culetto e almeno un paio d’ore di lavoro se non di più.

Internet e le chat sono la soluzione perfetta per organizzare i miei incontri.

Aveva una quarantina d’anni, si chiamava Giorgio, non era decisamente un bell’uomo ma mi aveva dato 200 euro di anticipo solo per salire in macchina con lui, facciamo una piccola gita sul lago di Como, gli ho detto che devo essere a casa per cena ma sono solo le due del pomeriggio, entriamo in auto nel campeggio, è aperto tutto l’anno, ha un bungalow in legno lì attaccato ad una roulotte, l’ambiente è carino, un po’ spartano e a Novembre non fa molto caldo, accende un radiatore elettrico appena entriamo, faccio un giro, nella roulotte ha un bagno, la cucina, la zona pranzo e due letti a castello, nella parte in legno un soggiorno e la camera matrimoniale oltre alla veranda esterna, mi dice di mettermi comoda e se voglio bere qualcosa

-          Si una coca se ce l’hai

-          Certo, la prendo in frigo

Lui si versa della vodka

-          Allora Valentina cosa mi dici di te?

-          Niente di che, studio, liceo classico e ho bisogno di soldi

-          Uhh certo, hai ragione, scusa

Mi mette in mano altri 250 euro

-          Va bene così?

-          Si certo, grazie

-          Hai visto dov’è la camera, puoi spogliarti direttamente lì

-          Ok, dammi 5 minuti

Vado in camera, sul letto c’è un piumino a fiori, tolgo il giaccone, il maglione e la canottierina che ho sotto, non porto reggiseno, poi gli stivaletti con i calzettoni ed i jeans, gli slip e mi metto a letto sotto il piumone, poi lo chiamo

-          Giorgio ?

-          Arrivo

Entra in camera e si spoglia anche lui, è molto magro, in po’ ingobbito, viene a letto con i boxer e, facendolo, mi scopre

-          Bellissima, sei un fiore

Non gli rispondo e gli metto una mano nei boxer impugnandogli il cazzo che comincia a gonfiarsi, guardandolo negli occhi comincio a leccarglielo e me lo metto in bocca

-          Oh Dio, sì

Lui intanto mi accarezza dappertutto, il suo uccello cresce e si indurisce contro il mio palato, è notevole, non avrei mai creduto, nodoso, leggermente piegato verso l’alto, sul comodino una scatola di preservativi, ne scarto uno e glielo metto poi mi viene sopra, mi penetra e comincia a scoparmi lentamente, mi piace come si muove dentro di me, i miei gemiti non sono una finzione, cambia il ritmo accellerando e, dopo un po’ ho il mio primo orgasmo, lui continua ancora per qualche minuto prima di riempire il preservativo poi esce da me, glielo tolgo facendo attenzione e lo butto in un cestino a fianco del letto poi, mentre lui è steso sul letto comincio a baciarlo sul petto scendendo verso il suo uccello che poi ripulisco con la lingua prima di rimettermelo in bocca, lui, con gli occhi chiusi mi lascia fare, ci vuole parecchio prima che sia pronto di nuovo, dandogli la schiena lo cavalco penetrandomi da sola nel culetto sul suo cazzo che svetta verso l’alto, un brivido mi percorre tutto il corpo quando arriva in fondo, i suoi coglioni sbattono sulle mie chiappe mentre faccio su e giù, lui mi tiene per i fianchi, il piacere mi assale poco dopo, mi chino leggermente in avanti mettendo le mani sulle sue ginocchia ossute ma dopo un po’ mi sento tirare per i capelli e riportare indietro, il suo sperma caldo invade il mio sfintere colandogli poi sul ventre.

Riprendo fiato per qualche minuto e poi gli dico che vado in bagno, quando torno in camera è lui a servirsene e torna con un asciugamano intorno alla vita si sdraia al mio fianco e io lo abbraccio mettendogli la testa su una spalla ed una gamba sulle sue, rimaniamo così per un po’ dormicchiando sotto il piumone, la stanza adesso è bella calda, gli accarezzo l’uccello che ricomincia ad indurirsi, non pensavo, allora mi alzo e appoggiando le mani alla pediera del letto lo invito a raggiungermi, si mette dietro di me, allargo leggermente le gambe e gli prendo l’uccello in mano guidandolo nella mai fighetta, mi scopa così in piedi, da dietro, stringendomi con le mani il seno, non ci avevo pensato ma si è infilato da solo il preservativo prima di raggiungermi, per fortuna, questa volta veniamo insieme, mi lascio andare in avanti sul letto e poi strisciando mi infilo ancora sotto il piumone, mi raggiunge poco dopo, sono quasi le quattro, glielo faccio notare ma mi spinge ancora la testa verso il suo inguine e gli faccio un altro pompino, questa volta fino a quando non mi scarica in bocca la sua sborra, poi gli chiedo scusa e vado in bagno di nuovo, mentre faccio una doccia faccio anche la pipì, poi mi asciugo e torno in camera a vestirmi, lui l’ha già fatto e mi aspetta in soggiorno, torniamo a Milano dove arriviamo verso le sei e mezza, mi faccio lasciare ad un paio di fermate di tram da casa, un bel pomeriggio.

Dovevo trovarmi con Alessandro nel parcheggio del centro commerciale a Rozzano, ci arrivo con il mio scooter, lui è lì in camper, quando saliamo, però, ci trovo anche Mario, un suo amico

-          Siete in due

-          È un problema per te?

-          Spero di no

-          Sul tavolo ci sono i soldi

Li conto, 700 euro, finiscono subito nella mia borsa

-          Vanno bene?

-          Credo di si, vedremo poi

Sul camper c’è un letto matrimoniale alla francese, ci spogliamo tutti e tre, il fatto che indossino gli slip non mi entusiasma, li ho subito addosso, le loro mani dappertutto, poi io stesa sul letto e loro due ai miei fianchi mi porgono i loro cazzi perchè li lecchi e li succhi, ne prendo uno per mano e comincio a lavorare mentre loro con le mani continuano a palparmi, Mario è attratto soprattutto dai miei capezzoli che comincia a maltrattare, sono ormai duri come il marmo, sono molto eccitata e il leggero dolore mi eccita ancora di più,

Mario si sdraia sul letto e mette un preservativo , io lo cavalco infilandomi nella fighetta il suo grosso cazzo, prima però che potessi iniziare a muovermi mi prende per il collo e mi tira verso di sé, sento Alessandro salire sul letto e mettersi dietro di me strisciando la punta del suo uccello senza protezione sul buchino del mio culetto e poi spingere, la sua cappella riesce ad entrare e poi inizia con il resto del cazzo, sono incastrata tra i due uomini, quando cominciano a muoversi il mio piacere esplode, non capisco più nulla, le decine di terminazioni nervose della mia vagina e del mio sfintere confondono il mio cervello, è la mia prima volta con due uomini contemporaneamente, chissà cosa si sente all’esterno del camper oltre la musica tecno a palla che i due uomini hanno messo.

Qualche minuto è sufficiente perché abbia un primo orgasmo che dopo un’altra decina si ripete violento insieme a quelli dei due uomini, sono anche tutta sudata e ho la pelle d’oca, ci metto un po’ a riprendere il ritmo regolare del mio respiro

-          Ragazza sembravi invasata, non lo fai solo per soldi, ti piace proprio

-          È vero, avete ragione, non potrei farlo altrimenti

-          Beh, meglio per noi

-          Anche per me, garantisco

-          Sicura di avere solo 16 anni?

-          Vuoi vedere il documento?

-          No, mi fido voglio solo rifarlo

-          Anch’io

Alessandro ed io facciamo una scappatina in bagno a turno e poi ci rimettiamo sul letto dove ci aspetta Mario, mi metto cavalcioni sulla sua faccia e comincia a leccarmi il buchino del culo e la figa mentre io mi chino in avanti per fargli un pompino, Alessandro ci guarda menandosi l’uccello, con una delle mie mani lo aiuto, voglio riaverli presto dentro di me, questa volta si scambiano i ruoli, è Mario a godersi il mio culetto, il fatto di avere il cazzo più grosso crea qualche piccolo problema all’inizio ma poi tutto si risolve, piacevolmente, la storia di prima si ripete con lo stesso accompagnamento musicale, il resto del pomeriggio passa perché i due uomini decidono di incularmi di nuovo a turno mentre faccio un pompino con ingoio all’altro, quando me ne vado sul mio scooter lo faccio con qualche problema per sedermi sul sellino, il culetto mi brucia un po’, a casa provvedo con una lavanda anale e della pomata, poi, subito dopo cena me ne vado a letto.

Dicembre è un mese che ho sempre adorato, a parte la lunga vacanza da scuola che il Natale, l’ultimo dell’anno ed il 28 è il mio compleanno, anche i miei sono a casa dal lavoro e partiamo tutti insieme andando dai nonni in Calabria, in effetti sono i nonni paterni perché quelli materni sono in Lombardia in un paese vicino Pavia e li vediamo abbastanza spesso, andiamo in provincia di Catanzaro, a Sant’Andrea Apostolo, sul mare, lì non ho il mio scooter ma uso la bicicletta dl nonno per andare in giro, mi piace pedalare e, anche se non si può fare il bagno, mi piace andare sulla spiaggia.

D’inverno non c’è nessuno, mi sembra di essere tornata bambina e mi metto a giocare con la sabbia umida; sul pezzo di spiaggia libera che culmina con una serie di scogli da un lato c

c’è un vecchio capanno fatto di legno e canne, per curiosare ci arrivo portando la bici a mano ma non entro, vado dove ci sono gli scogli, mi piace guardare l’acqua che ribolle intorno alle rocce, lì i resti di un barchino in legno, probabilmente qualche immigrato clandestino è arrivato sulla spiaggia abbandonando il suo mezzo di trasporto.

È ora di pranzo, mi sono portata dei panini e torno alla mia bici fuori dal capanno, si è alzato un po’ di vento, meglio entrare, dentro trovo delle coperte stese ed i resti di un fuoco, quasi quasi lo riaccendo, comincio ad avere freddo, poi dopo mangiato torno a casa; mentre sto mangiando i miei panini vicino al piccolo fuoco che ho acceso si apre all’improvviso la porta, entrano quattro ragazzi  di colore con degli zainetti e dei tascapane in spalla, probabilmente le coperte sono le loro, cerco di parlargli con il mio inglese e francese scolastico, non ho avuto paura, mi sembrano malmessi, capisco solo che sono del Ghana, il fatto che siano mussulmani lo capisco del fatto che dopo qualche minuto si mettono in ginocchio tuti rivolti dalla stessa parte e cominciano a pregare nella loro lingua, resto immobile per non disturbarli e smetto anche di mangiare.

A prima vista sembravano molto giovani ma guardandoli meglio mi rendo conto che sono decisamente maggiorenni, soprattutto uno dei quattro che sembra anche essere il capo del gruppo; pensandoci credo sia meglio andarmene, non si sa mai, adesso sono tutti seduti a gambe incrociate intorno al fuoco che ho riacceso e mi guardano parlando e ridendo tra di loro, quando faccio per alzarmi uno mi prende per un polso e mi fa risiedere di colpo, l’atmosfera cambia, li ho tutti intorno, mi tirano da tutte le parti, il primo  a partire è il mio giaccone di montone, il regalo dei miei per Natale e, mentre cerco di divincolarmi anche il resto fa la stessa fine, mi trovo sdraiata sulla sabbia con solo le mutandine ed il reggiseno addosso con i quattro in piedi intorno a me che mi guardano dall’alto,

faccio per alzarmi di nuovo da terra ma in due mi prendono le braccia sghignazzando mentre quello che ritengo il capo si inginocchia al mio fianco, ha un coltello in mano, mi taglia il reggiseno dal davanti e poi mi stringe uno dei seni con la mano, poi taglia anche l’elastico delle mutandine, divincolo le gambe ma mi mette con forza una mano tra le cosce e poi mi infila un dito nella fighetta facendomi male, si rialza guardandomi e si toglie i pantaloni mezzi strappati, il suo pene nero è già rigido, ha la cappella più chiara, lui sorride, i denti bianchissimi, poi cala su di me, con una gamba mi tiene le mie aperte, il suo cazzo punta alla mia fighetta e ci si infila di colpo, mi manca il fiato, poi comincia a scoparmi sempre guardandomi in faccia e sorridendo, i suoi affondi sono lenti e profondi, il suo uccello è grosso ma scivola agevolemente nella mmia vagina lubrificata dai miei umori, mi tiene le braccia aperte e contro la sabbia, non ha più bisogno dell’aiuto dei suoi, non posso fare a meno di godere e lui stavolta ride mentre continua il suo movimento però più velocemente ma sempre in profondità, una cascata invade la mia vagina, il suo sperma caldo sembra non finire mai , quando si solleva da me qualche goccia mi cade ancora addosso mentre una parte cola dalle mie cosce alla sabbia, non mi danno tregua però, un altro mi monta sopra infilando il suo pene nella mia figa e cominciando a scoparmi furiosamente, come non ci fosse un domani, credo sia il più giovane ed inesperto perché viene sulla mia pancia dopo pochi minuti, quando si alza cerco di sollevarmi puntando i gomiti sulla sabbia, uno dei quattro si scopre, ha un cazzo che mi fa paura, non per la grandezza ma per la lunghezza, mani mi prendono e fanno girare due mani mi allargano le chiappe con forza, un cazzo cerca di entrare nel mio buchino del culo e lo fa con violenza, credo sia proprio quello con l’uccello lungo, lo sento dentro di me, ad ogni colpo mi fa sbattere il corpo per terra, mentre lo fa un altro mi prende per i capelli sollevandomi la testa e mettendomi il suo cazzo nero in bocca. Lo succhio respirando con il naso, lo spinge anche lui fino alla mia gola, respiro a fatica, quando me lo tira fuori ho quasi un conato di vomito ma riprendo aria, poi ce lo rimette, intanto nel mio culetto l’altro si scarica inondando il mio sfintere con la sua sborra mentre l’altro si scarica nella mia gola, poi mi lasciano così a pancia sotto sulla sabbia, qualcuno vuole ancora usare il mio corpo, credo sia il capo perché sento, nonostante la recente penetrazione, qualcosa di più grosso entrare nel mio culetto, non è violento come l’altro ma non posso fare a meno di gemere per il dolore ed il piacere che provo insieme, per il resto del pomeriggio vengo ancora scopata ed inculata, sono tutta sporca dei miei umori e del loro sperma, sono sudata e sfinita, ma nella baracca non si sente più alcun rumore, devonoessere andati via tutti, faccio fatica ad alzarrmi, i miei vestiti in un angolo a terra, striscio  i piedi fino al bagnasciuga, lacqua è gelata ma mi scuote e mi lava, non mi posso rendere conto bene ma c’è sicuramente del sangue che viene lavato via insieme al resto, torno nella baracca e mi avvolgo in una coperta, ci sono ancora le braci del fuoco e aggiungo un paio di pezzi dei legna che si accendono quasi subito, mi accorgo anche che la mia bicicletta non c’è più, dispiacerà al nonnoriesco lentamente a rivestirmi senza la baincheria che è stata tagliata e ho la gradita sorpresa di trovatre sotto il mucchio di vestiti e di coperte il mio giaccone nuovo, in tasca il mio portamonete, mi avvio lentamente verso casa, non dirò a nessuno della violenza, il Paese è piccolo ed i nonni sarebbero stati sulla bocca di tutti, dirò solo che mi hanno rubato la bici mentre ero in spiaggia.

Arrivo a casa ormai al tramonto, stavo cominciando a preoccuparsi, si tranquillizzano vedendomi e gli racconto della bici ma il nonno mi dice che non importa, salgo in camera a fare una doccia e a cambiarmi, i miei vestiti finiscono nella spazzatura a parte il giaccone, mi fa male un po’ dappertutto e, invece che a tavola mi siedo su una soffice poltrona davanti alla tv per mangiare.

I giorni successivi esco poco, mi servono per riprendermi, appena a Milano farò una visita ginecologica completa e spero di non avere malattie o essere rimasta incinta. Per l’epifania siamo a casa e la visita ginecologica va bene grazie a Dio, ho comprato una e-bike per il nonno, ho fatto credere ai miai di averla vinta on line, papà ha pensato alla spedizione. Io mi sono presa un paio di mesi di riposo dalla mia “attività”, ho ricominciato solo in primavera con rinnovato vigore, ormai guadagno ogni mese più dello stipendio dei miei genitori messi insieme e, anche a scuola vado bene, cosa voglio di più?