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Marika
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Racconto36 min di lettura

Marika

una moglie decisamente infedele

sandra
11 mesi fa · 1k letture · 0

Mi fanno i complimenti per la casa, non è grande in effetti ma abbastanza elegante, sono simpatici, mi fanno ridere e questo, per me, in un uomo è positivo, hanno una trentina d’anni uno e poco di più l’altro, quello più grande è quello che comanda ma in modo propositivo, non imperativo, almeno così vedo io adesso, magari sul lavoro è diverso, anche perché mi dice che deve gestire 42 padroncini con i furgoni e quasi 1.000 arrivi e partenze al giorno tra buste e pacchi.

Ho sentito Mauro, è in hotel, gli ho detto io tutto bene, i ragazzi sono ancora da me, il caffè lo stanno preparando loro con la moka.

Quello più grande, con le sue battute, ogni tanto è un po’ allusivo, ma mai volgare, devo dire che non mi dispiace, l’altro è più silenzioso, ma ogni tanto mi sbircia la scollatura della vestaglia, l’ho beccato.

Caffè meglio che al bar, il più grande ha origini napoletane, dice che da loro il caffè è quasi una religione, non imparerò mai a farlo così.

Gli racconto un po’ di me e del fatto che Mauro è spesso in giro per lavoro, siamo passati ormai al tu,

-          E non ti pesa? Non ti senti mai sola?

-          Ogni tanto, ma che devo fare

-          Mah non lo so, trovare il modo si svagarti

-          Si si, dovrei trovarmi un amante ahahah

-          Magari non fisso, occasionale ahahah

-          O magari 2 no?

-          Beh approfitta di noi quanto vuoi, siamo sulla piazza

-          Magari ci penso ahahah

-          A volte invece di pensare bisogna agire

-          Uhhh diventato serio?

-          Perché no, sei sola, siamo soli, nessuno ci obbliga a fare nulla, ma se vogliamo farlo, siamo liberi, certo, noi siam in due ma, sicuramente una ragazza come te saprebbe tenerci a bada

Li guardo in silenzio, sono ancora seduti sul divano, poi gli dico

-          Ho un box doccia molto grande,

 lascio cadere a terra la vestaglia rimanendo solo con le mie pantofoline, ed il mio completo intimo di pizzo, mi giro e mi avvio verso il bagno che porta anche alla mia camera, mi seguono iniziando a togliersi, lo sento dal fruscìo, i vestiti, arrivano che ho già aperto l’acqua e tolta la biancheria, si vede che lavorano, i muscoli li hanno, ci insaponiamo accarezzandoci mentre mi baciano e scoprono i mie capezzoli succhiandoli, che sensazione, ne ho uno per capezzolo, le mie mani scendono a saggiare le loro virilità, sono capitata alla grande.

Li porto nella seconda camera matrimoniale, non quella che uso con Mauro, qui c’è un gande letto in ferro battuto che era dei miei, ancora mezzi  bagnati siamo sulle lenzuola che finiscono di asciugarci, già avvinghiati con i loro cazzi che strisciano sulla mia pelle, il più vecchio si trova sotto di me e ha già trovato l’entrata della mia patatina, bella sensazione riceverlo, il più giovani è ancora in ginocchio dietro di me ma con un dito sta saggiando il mio buchino del culo, poi si sdraia sopra di me penetrandomi, Dio mio sono  in un panino farcito ma non riesco a stare ferma, mi stanno facendo godere come una pazza, non so più dove o a cosa aggrapparmi, non deve essere la prima volta per loro, sembrano viaggiare all’unisono, quando mi riempiono di sperma ne raccolgo un po’ con le dita, di quella che cola tra le mie cosce e poi le succhio, buon sapore, ridiamo continuando ad accarezzarci, poi andiamo avanti con tutto quello che abbiamo, ho apprezzato quando il giovane dopo avermi ben inculato è andato a farsi un bidet, un ragazzo molto pulito, anche l’altro, dopo, ha fatto lo stesso, sono le 6, mi hanno portato il caffè a letto, sono già pronti per andarsene, iniziano molto presto a lavorare, mi baciano entrambi e se ne vanno, comunque ho il loro biglietto da visita sul comodino.

Mauro non viene a casa ma è a Milano da mezzogiorno, mi dice che per la macchina era una sciocchezza, una scheda elettronica impazzita, ma una sciocchezza da 600 euro, lui e le sue macchine, io mi sono spostata nella nostra camera e sono ancora a letto, ho lasciato un biglietto per la donna di pulire e rifare il letto nell’altra camera e di fare una lavatrice con le lenzuola.

Una sera Mauro mi dice che ha chiuso un buon contratto, e che ha invitato a cena il suo cliente, un arabo saudita, gli dico

-          Ed io cosa devo fare? Cosa mangiano gli arabi? E per il vino?

-          Tranquilla, organizzo io con un catering e lui non è mussulmano, beve come noi, occupati solo dell’apparecchiatura della tavola, poi arriva tutto solo da scaldare con le istruzioni per ogni piatto, poi fatti solo bella come sempre

La sera delle cena, ho tutto pronto, ho optato per il tavolo rotondo perché siamo solo in tre, non credo staremo troppo stretti, mi sembra tutto ben ordinato, una bella tovaglia che arriva a terra, un coprimacchia sempre rotondo e in tinta che , invece, arriva a metà tovaglia, posateria in acciaio ma di quella bella, coltelli che tagliano, bicchiere per l’acqua e due calici per il vino, piattino in argento per il pane, sottopiatto, piccolo centro tavola con tre candele profumate, anche se non è da accendere, i piatti tutti pronti in cucina solo da assemblare e su un tavolino di servizio vicino posate e tovaglioli e bicchieri sostitutivi oltre ad apri bottiglia.

Ora, ero convinta di aver visto uomini brutti ma questo è il massimo, fisicamente niente da dire, a parte le mani grandi, ma il viso, naso aquilino, occhi nerissimi ma troppo vicini tra di loro, labbra sottili con pizzetto e baffetti, ma la pelle sembrava conciata dal sole, comunque lo accolgo con il sorriso anche se deve sembrare falso; io non ho voluto esagerare, per cui ho messo un miniabito in lana grigio fumo di Londra, aderente ma con lo scollo a scialle, il mio reggiseno non si vede ma il mio corpo è ben delineato, calze velate grigie autoreggenti e scarpe nere con un tacco 6, non troppo alte per la biancheria, anche se non si vede, ho scelto sempre il nero con reggiseno a balconcino e mini slip molto sgambate in pizzo e seta, capelli acconciati in modo semplice che mi ricadono sulle spalle e solo la fede e due orecchini in oro rosso, due semplici piccoli cerchietti, nel complesso mi piaccio abbastanza così, Mauro riceve anche i complimenti per la moglie, cioè io.

Il suo italiano è impreciso ma con Mauro parlano inglese, però ha l’accortezza di rivolgersi a me nella mia lingua anche se in modo approssimativo, serviti gli antipasti freddi oltre ad un tortino di ricotta e spinaci invece caldo, passiamo a due assaggi di primo, pappardelle al ragù di cinghiale e tortelloni al burro con erba cipollina, per i secondi devo usare il tagliere per l’arrosto e ho le patate al forno, per farlo devo stare in piedi vicino al tavolo e il nostro ospite, spostando i tovagliolo, inavvertitamente mi tocca una gamba all’altezza della coscia, una volta servita la carne mi siedo prima dell’altro secondo, la conversazione tra mio marito e l’arabo è fitta fitta, magari conoscessi l’inglese coma Mauro; ora però non è successo inavvertitamente, ho una mano sul ginocchio destro e non è di Mauro, lui è dall’altra parte, l’arabo mi sorride e dice solo

-          Ottimo

Probabilmente non si riferisce all’arrosto perché la mano continua a salire fino ad arrivare al bordo del mio vestito, per fortuna devo sparecchiare e servire l’altro secondo e, quindi mi alzo ma la mano mi abbandona solo all’ultimo momento, quando torno con lo spezzatino e mi risiedo la mano torna subito dov’era mentre lui mi guarda con un sorrisino beffardo, sembra voglia dire “io posso”, Mauro non si è accorto di nulla ma io si perché adesso la mano è arrivata quasi alla fine delle mie calze ed è passata dalla mia gamba all’interno della mia coscia facendomi quasi una carezza ogni volta che si muove; abbiamo finito anche i secondi e passiamo finalmente ai formaggi, altro momento di tregua tra la mano e la mia coscia ma appena mi risiedo ricomincia a salire, adesso ha superato l’elastico delle mie autoreggenti e, ormai è quasi all’incrocio delle mie cosce, cerco di stringere le gambe ma la mano è forte e, comunque resta quasi bloccata tra le cosce, quando mi alzo per la frutta e il dolce quasi inciampo per la fretta di alzarmi e Mauro non si accorge sempre di niente, ha in testa solo il suo cazzo di contratto, adesso mi siedo ed accavallo le gambe, lo blocco per il tempo del dolce, ma mi devo rialzare per il caffè ed i liquori e, quando mi risiedo non faccio in tempo ad accavallarle di nuovo, la mano è più veloce e, anzi, mi prende e stringe la coscia destra, sembra una morsa, le sue dita ormai si sono infilate sotto le mie mutandine, anche non volendo sono bagnata, sarà la situazione, il suo sorrisino è quasi un ghigno, le sue dita sembrano artigli che si infilano nella mia patatina e la maltrattano, ogni  tanto ho un sussulto, mi verrebbe voglia di urlare a Mauro :”svegliati” ma quelle dita mi stanno portando all’orgasmo, nascondo la smorfia nel tovagliolo con un colpo di tosse, ecco finalmente Mauro

Prima di andare avanti…

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