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Erotika
una futura sposa nervosa
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Racconto21 min di lettura

una futura sposa nervosa

la paura di una vita monotona

sandra
1 anno fa · 978 letture · 0

Il week end successivo Carlo volle provare il camper e lo passammo a Verona, trovammo un camping subito fuori dalla città e con le  bici, l’avevo detto che era attrezzatissimo, andammo in centro vicino all’arena, Oscar avrebbe preferito stessimo in campagna ma, con il guinzaglio lungo, corse con noi; prima disavventura, proprio in centro, due extracomunitari provarono a portarci via le bici, ci pensò Oscar scattando da dove era vicino alla mia sedia, quasi facendomi cadere a terra a causa del guinzaglio fissato alla sedia, scapparono a piedi e, anche se lo richiamai e si fermò, continuarono a correre; la situazione di questa immigrazione incontrollata sta diventando impossibile un po’ dappertutto ma la sinistra italiana minimizza, sono a caccia di voti che, ormai, gli Italiani non vogliono dargli più e si rivolgono a “cani e porci” per sopravvivere usando anche il supporto di certa magistratura ideologizzata, sono d’accordo con papà.

La sera prepariamo un barbecue e rimaniamo in campeggio infilandoci poi sotto il piumino, era almeno una decina di giorni che io e Carlo non passavamo una notte in intimità, tra il lavoro e gli impegni per il matrimonio era stata quasi sempre a casa dei miei e mi era mancata la dolcezza di Carlo.

In settimana recuperai le bomboniere e spedimmo le partecipazioni e organizzai la pensione per Oscar durante il nostro viaggio di nozze, sarebbe stato nel canile dove l’avevo preso e che, con me volontaria, continuava a frequentare, era ben tenuto, non come tanti che sembravano dei lager, gli ospiti erano pochi ed erano seguiti con amore ed i miei sarebbero andati a trovarlo almeno tre o quattro volte in quelle due settimane.

Anche il vestito è stato finito e consegnato, sia mia mamma che la mia futura suocera approvarono e questo eliminò qualsiasi remora avessi avuto circa l’abito, era pronto anche quello che avrei usato al ricevimento dopo la cerimonia, la mia testimone stava organizzando il mio addio al nubilato e quello di Carlo la sua festa di addio al celibato, sia io che lui avevamo chiesto di non esagerare e l’avremmo fatto non la sera prima ma un paio di giorni prima della cerimonia; adesso mancavano due mesi esatti all’evento, lo stress e la fibrillazione aumentavano, e se all’ultimo momento non me la fossi sentita? o peggio non se la fosse sentita lui? Mamma mi tranquillizzava dicendo che anche lei aveva avuto gli stessi dubbi ma poi era andato tutto bene, sì, ma io non ero lei.

Presi l’abitudine di uscire presto con papà, andavo in ditta con lui e Oscar, prendevo il camper e andavo a correre, al ritorno, parcheggiato di nuovo il mio “Vagamondo”, l’avevo battezzato così, con tanto di bottiglia di spumante e adesivo con la scritta “Carlo, Silvia ed Oscar a bordo”, uno degli autisti di papà ci accompagnava a casa.

Andavo spesso sulla collinetta di San Siro, il Monte Stella e mi fermavo in cima a guardare Milano, quando era sereno si vedevano anche le montagne in lontananza, da lì la città mi sembrava di nuovo bella come una volta, prima dell’avvento disgraziato della Giunta si Sala e “compagni”, l’unica cosa positiva del suo insediamento, diceva papà, è che il valore del nostro appartamento era triplicato, anche se lui pensava si trattasse di una bolla che si sarebbe sgonfiata prima o poi, anche grazie al grosso problema della sicurezza che, in città, era diventato davvero ingestibile. Anche l’appartamentino che avevamo comprato io e Carlo, in un anno e mezzo era aumentato di valore di un buon 20% e, a proposito, stavo finendo di arredarlo, mancavano gli ultimi pezzi, praticamente tutta la zona notte, cabina armadio, letto ed accessori vari. L’appuntamento è giovedì mattina presto, niente corsetta con Oscar,  arrivano in tre, ci vuole più di un ora per scaricare, prima di cominciare il montaggio faccio un caffè, come con tutti gli altri fornitori che sono venuti a casa mi faccio passare per l’arredatrice, non per la padrona di casa, un accorgimento che mi ha consigliato Carlo per non sbandierare i fatti nostri e non far capire che io abito lì a gente che non conosciamo e poi, se hanno qualche cosa da dire circa il nostro acquisto posso dare la colpa alla padrona che ha operato la scelta e si sentono più liberi di dare un loro parere quando sanno che non sono stata io a scegliere, anche se non è vero e sono più sciolti nel comportamento.

Si vede subito che il capo è quello più vecchio, avrà una sessantina d’anni, poi c’è quello bravo che ne avrà una trentina e l’apprendista manovale più giovane di me che è quello più imbranato, ora di sera hanno montato la cabina armadio ed il letto, l’effetto è quello che avevo programmato, è proprio bello, ormai è tardi ma ci sono ancora alcune piccole cose da sistemare, soprattutto la regolazione degli sportelli e la luce interna, quello bravo che si chiama Arnaldo dice che potrebbe tornare lunedì a sistemare il tutto, ci vorranno un paio d’ore, io insisto il giorno dopo ma gli altri due sono impegnati in Azienda e allora accetta di venire lui però verso le 10 del mattino, prima è impossibile, per me va bene lo stesso, passerò prima a ritirare la biancheria da letto dal fornitore a cui l’abbiamo ordinata.

Arnaldo arrivò puntuale ed io preparai il solito caffè, sarà stato lo stress ma io in quel periodo ne bevevo anche 10 al giorno, ci mise davvero un paio d’ore a finire tutto, adesso era tutto perfetto, visto l’orario pensai di fermarmi lì e farmi portare una pizza e, chiaramente, chiesi ad Arnaldo se voleva mangiarla con me o se preferisse qualcos’altro, per lui ordinai un calzone e birra, per me una pizza al salamino piccante e coca cola, ragazzo simpatico, anche spiritoso, mi fece i complimenti per l’arredamento ma gli dissi che avrebbe dovuto vedere la casa quando avessi aggiunto gli ultimi complementi, lampade, tappeti, quadri, tende ecc., mi raccontò di essere sposato da poco e che aspettavano un bambino, cancellai dalla mia mente un pensierino che me l’aveva attraversata per un istante e finimmo di mangiare tranquillamente salutandoci cordialmente dopo, mi lasciò anche il suo numero personale nel caso avessi avuto qualche problema con i mobili.

Durante la settimana,  al pomeriggio, giravo i mercatini dell’usato per i complementi di arredo, cose nelle, simpatiche, strane, che mi piacevano insomma, il tappezziere venne a mettere le tende, i tappeti li presi da Ikea come la biancheria da bagno ed il pentolame e le stoviglie, Carlo aveva pensato a fare una cassetta dei ferri con l’essenziale e a prendere le lampadine di scorta, la prima cosa per cui la utilizzammo furono i quadri e la targhetta con i cognomi sulla porta oltre ad una seconda targhetta con la scritta Oscar e l’impronta di una sua zampa. Praticamente, ad una settimana dal matrimonio era tutto pronto, a parte i nostri cestiti e le nostre cose personali che avremmo trasferito al ritorno dal viaggio di nozze.

La tensione era al massimo, anche Carlo era un po’ nervoso, io approfittai di una festa a casa di una compagna di università che aveva dato la Tesi; al mattino, quando mi svegliai sul suo divano letto, non ricordavo molto ma, tenendo conto che ero completamente nuda e che sul letto con me c’erano due ragazzi di cui non conoscevo, o almeno non ricordavo, il nome e che mi sentivo abbastanza sazia e rilassata, direi che avevo raggiunto lo scopo, inoltre, andando in bagno mi resi subito conto di aver bisogno di una doccia.

Trucco e acconciatura iniziarono alle 7,30, dopo la doccia, il giorno prima avevo provveduto a ceretta, massaggio, ecc., ci vollero più di 2 ore oltre le soste per i caffè, avevo ancora un’ ora per vestirmi, zio e papà erano andati dal fioraio ad addobbare la macchina, appena vestita mamma andò in chiesa con la zia, telefonarono appena arrivate per dirmi che Carlo era già lì, beh almeno non era scappato, io ci avevo pensato, ci avvisarono ancora quando tutti erano in chiesa e mancavano 10 minuti, la chiesa, del resto, era davanti a casa, con lo zio e papà al mio fianco in macchina facemmo un giro dell’isolato prima di presentarci davanti alla scalinata e papà i aiutò a scendere dall’auto e la zia, uscita dalla chiesa, mi aggiustò lo strascico, ci eravamo, la marcia nuziale suonata dall’organista della parrocchia accompagnò il mio percorso, al braccio di papà, fino all’altare dove Carlo mi aspettava, mi baciò sulla guancia e diede la mano a papà che si ritirò andando a mettersi di fianco a mamma che già piangeva. Tempo dopo dovetti guardare il video e le foto del matrimonio per ricordare e rendermi conto di quello che era successo, la durata della cerimonia e i momenti salienti li vidi nel dvd, ero completamente in bambola, sbagliai anche il dito al quale mettere l’anello a Carlo, mi sembrava, uscita dalla chiesa, di aver trattenuto il fiato per tutto il tempo, ricominciai a respirare quando, saliti in auto, ci allontanammo dalla piazza con l’auto del fotografo che ci precedeva, intanto il pullman caricava gli invitati senza auto che, con gli altri, ci avrebbero preceduti al ristorante.

Ci fermammo i 4 location a fere foto e video e poi, anche noi andammo al locale sul lago, dopo un video d’insieme con tutti gli invitati, finalmente, andammo in camera a cambiarci, belli gli abiti da sposi ma, decisamente scomodi per farci dentro altre 4/5 ore della durata della festa.

Prima di andare avanti…

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