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Erotika
Silvia e le stelle
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Silvia e le stelle

ua ragazza intraprendente

sandra
1 anno fa · 4.363 parole · 19 min
700 letture

-          Ecco, non posso parlarne a mamma e papà

-          Come mai?

-          Beh è molto personale e mi vergogno  un po’ ma lei è grande può darmi dei consigli

-          Beh vediamo se posso

-          Allora c’è un ragazzo a scuola

-          Le storie alla tua età cominciano sempre così

-          Già appunto, allora, stiamo insieme da un mesetto e lui vorrebbe……

-          Vorrebbe?

-          Lui vorrebbe, insomma, fare l’amore ma io non l’ho  mai fatto e ho un po’ di paura

-          Non devi avere paura ma devi essere davvero convinta, è la prima volta

-          Appunto, oltre alla paura che mi faccia male non sono molto convinta

-          Allora l’unica è dirgli di no

-          Ma mi piace, certo se l’avessi già fatto con qualcun altro avrei meno problemi

-          E qui è il gatto che si morde la coda, fatto con qualcun altro significa che tu sia convinta che sia giusto farlo con quest’altra persona

-          Mah io sono convinta che dovrei farlo con qualcuno più grande, con più esperienza, sarei molto più tranquilla e non avrei paura

-          Vero, però l’amore? Sarebbe solo sesso

-          Beh a me andrebbe bene, l’amore è per il mio ragazzo e dopo posso dimostrarglielo

-          - un bel dilemma Silvia, secondo me dovresti ragionarci ancora prima di prendere una decisione, e adesso però torniamo  alla matematica, ti va?

-          Certo si, grazie

Fatta la lezione tornai a casa e la mamma uscì, ormai sapevo dove andava, anche se non succedeva dopo ogni lezione.

Il martedì ci sono solo io, l’altra ragazza non ci va e mamma va dalla parrucchiera.

-          Mamma io vado

-          Le hai le chiavi?

-          Si si certo tranquilla

Salgo dal professore, stavolta non ha la vestaglia, ci sediamo  al tavolo ed apro il libro, poi mi fermo

-          Le lo farebbe con me?

Sorpreso

-          Cosa?

-          Ne abbiamo parlato la settimana scorsa

-          Beh non sei troppo piccola per me?

-          Ho quasi 17 anni

-          Beh non sarebbe una cosa……

-          Non sono abbastanza carina?

-          No no, sei molto bella

-          E allora? Non lo direi a nessuno

Gli metto una mano sulla gamba

-          Beh certo, non sarebbe il caso

-          Qualcosa so fare

Faccio risalire la mano  sulla coscia e faccio lo stesso con l’altra, sta cedendo, facendo forza con le mani mi alzo e poi mi inginocchio, gli tiro giù la zip e ci metto una mano dentro afferrandogli il cazzo ed estraendolo, poi  comincio a leccarlo e a succhiarlo mettendomelo  in bocca, sento le sue mai sulla testa, ormai è fatta

-          È grosso

-          Eh sì abbastanza ma, non troppo

-          Mi farai male?

-          Farò piano.

-          , alzati andiamo di là

Andiamo in camera da letto, finisce di spogliarsi mentre io faccio altrettanto, ho le mutandine umide, adesso ho un po' di paura, mi accompagna sul letto e mi tocca i capezzoli che reagiscono subito, mi allarga le grandi labbra con due dita infilandoci la lingua, sento che mi piace molto, poi mi rimette il cazzo in bocca dicendomi di insalivarlo bene e, infine si piazza tra le  mie gambe, sento le mie grandi labbra aprirsi naturalmente dietro la spinta della sua cappella, continua ad entrare piano dandomi il tempo di abituarmi, che sensazione, poi si ferma, mi bacia sulle labbra, un bacio leggero, appena sfiorato, poi una spinta, un leggero dolore, mi sento piena, chiudo gli occhi con un forte sospiro, poi comincia a muoversi

-          Si, si oh si

-          Stai bene?

-          Si per favore siiiii

Ho le sua mani e la sua bocca sulle mie tettine, non voglio si fermi, vorrei continuare per sempre, gli cingo la schiena con le gambe, come per trattenerlo dentro di me,  lui, per fortuna continua, alterna il ritmo dei suoi colpi come la loro profondità, ho già goduto dopo pochi minuti, lui ancora no, sto per avere un altro orgasmo, questa volta violento, lui da le ultime due spinte arrivando in fondo poi esce da me come se togliesse velocemente un tappo, la mia gola esprime tutto il  mio piacere mentre il suo sperma caldo inonda il mio pancino.

-          Silvia tutto ok? Hai dolore?

-          No no sto benissimo, è sangue?

-          Un pochino, è normale, non sempre succede

-          Ah è il mio non il tuo

Ne avevo visto sul suo uccello

-          Ahaah, si è il tuo

Glielo prendo  in mano e poi comincio a passarci sopra la lingua, mi piace il suo sapore misto al mio, poi lo prendo di nuovo tutto in bocca guardandolo negli occhi,

-          Sono stata brava?

-          Bravissima

-          Possiamo farlo ancora?

-          Adesso intendi?

-          Si per favore,

-          ok riposiamoci un po’

Io intanto continuo con la bocca e la lingua, dopo un po’ lui prende una scatoletta dal comodino, ne tira fuori un preservativo, sta per infilarlo ma intervengo

-          Posso farlo io?

Mi aiuta e glielo infilo, poi mi dice che facciamo in un altro modo e mi fa girare sul letto, mi penetra da dietro, la mia fighettina, appena violata lo accoglie con gioia, mi sembra di sentirlo meglio dentro di me, adesso mi scopa un po’ più forte, mi tiene le mani sulle natiche e sulla schiena

-          Così mi piace, siiii

Qualche affondo anche più forte, un pomeriggio così me lo ricorderò, adesso capisco la mamma, perché io mugolo come una gatta mentre mi scopa, resta dentro di me mentre godiamo insieme scaricandosi nel preservativo.

Dopo mi porta in bagno, ha una doccia grande, la facciamo insieme, poi lui infila un accappatoio mentre mi asciuga dappertutto con due grossi teli da bagno, mi rivesto e torniamo in soggiorno,

-          Cosa dici? Studiamo un po’?

-          Si ma poco poi torno a casa ad sciugarmi i capelli

-          Va bene, giusto un paio di equazioni

Quando la  mamma torna mi sto asciugando i capelli in camera molto soddisfatta.

Continuano  le lezioni intervallate da qualche scopata e poi esco con la storia del culetto, voglio che mi svergini anche quello, un po’ restio prima, molto eccitato dopo, dovemmo aspettare un'altra visita di mamma dalla parrucchiera, fu una cosa abbastanza lunga, usò la lingua, le dita ed il lubrificante in abbondanza, quando mi penetrò, all’inizio mi sembrava mi squartasse ma passò presto, una volta dentro restò fermo per qualche minuto, il tempo mi sembrò interminabile, intanto  il mio sfintere si abituava all’ospite, poi cominciarono gli orgasmi appena cominciò davvero a scoparmi, mamma mia che storia, godevo forse anche di più che quando scopava la mia figa, anche se era molto bravo, cominciò quindi a scoparmi anche nel culetto ogni volta che lo facevamo, purtroppo non era mai una cosa fatta con tranquillità prendendocela comoda, il tempo era limitato, riuscimmo  solo con uno stratagemma a passare una notte insieme, cominciai io a dire qualcosa a mamma buttandola lì, poi una sera scese che c’era anche papà e disse che aveva organizzato un week end di studio in una casa che aveva in montagna con un gruppo di suoi studenti e che se volevo andare sarei stata del gruppo, in effetti lui aveva un pulmino Volkswagen  ed io e lui andammo via insieme con quello dicendo che saremmo andati a prendere gli altri, cosa, chiaramente, non vera, purtroppo fu l’unica occasione.

Ormai avevo 17 anni, il  mio seno era davvero cresciuto, adesso era una buona terza, io e mamma continuavamo a vederci con il professore, senza che lei, chiaramente sapesse di noi ma io non avevo dimenticato la coppia dall’altra parte del cortile ed ogni tanto davo qualche sbirciatina col telescopio, lui l’avevo ritrovato sul tram, quasi sempre con uno che doveva essere un suo collega perché nel tram affollato si stava tutti vicini e li sentivo parlare di lavoro, siccome sono anche un po’ stronza, non disdegnavo strusciare il mio culetto contro il suo pacco o quello dell’amico mentre ci si muoveva sul tram e un paio di volte scesi alla loro fermata che non era la mia e andai nello stesso bar dove facevano  colazione loro e una volta notai che, mentre parlavano, ogni tanto, mi lanciavano  uno sguardo, finhè una volta, fu l’altro ad attaccare discorso

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