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Erotika
stupratore seriale
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stupratore seriale

un uomo apparentemente normale

sandra
1 anno fa · 4.303 parole · 19 min
1.3k letture

-          Ci vediamo tra poco

E spegnendo la luce se ne va, le corde sono troppo strette non riesco a liberarmi, quando torna ha una sedia in mano ed una borsa, ne tira fuori una bottiglia di plastica piena d’acqua ed una scatoletta di medicine, si spoglia con calma, evito di guardarlo, mi si avvicina, gli piace percorrere il mio corpo con la punta del coltello provocandomi dei brividi mentre lo fa e se ne accorge, poi si stende dietro di me, il suo cazzo si infila tra le mie cosce al di sotto della mia fighetta e le sue mani attorno al mio busto raggiungono i mie seni, con le dita giocherella con i miei capezzoli intanto fa scorrere il suo cazzo tra le mie cosce quasi facendosi una sega con le stesse, poi una mano lascia i miei seno e la sento infilarsi tra le mie grandi labbra, il suo cazzo si tira un attimo indietro e poi penetra nella mia fighetta vergine, un unico movimento, un unico affondo, un piccolo urlo mentre straccia il mio imene e resta fermo con il cazzo dentro fino in fondo, poi comincia a muoverlo come un forsennato dentro di me, mi scopa con forza, quasi violenza mi fa male mentre il suo grosso uccello striscia sulle pareti della mia vagina mai violata prima ma all’improvviso monta il piacere ed ho, involontariamente ,un orgasmo improvviso e violento, anche lui con un paio di ultimi affondi mi dona il suo sperma, restiamo così fermi, lui dentro di me che non accenna ad uscire che mi tiene stretta tra le braccia, quando esce sento il suo respiro pesante sul mio collo, si alza e beve un po’ acqua prendendo  una pastiglia, si inginocchia davanti a me questa volta passando le mani su tutto il mio corpo e poi ancora con le dita perlustra la mia fighetta che ha appena violato

-          È ancora bella stretta, è davvero un piacere sai? Anche per te immagino, ho sentito quando sei venuta, beh abbiamo tempo, quasi tutta la notte,

con una mano prende la scatoletta di pillole dalla sedia mostrandomela

-          Mi sono organizzato

Stavolta dal davanti il suo cazzo preme di nuovo per entrare nella mia fughetta, il suo ritmo adesso è più lento ma i colpi sono profondi e mi guarda in faccia mentre mi scopa per vedere la reazione dei mio viso, un sorriso stampato sulla faccia che si allarga quando mi vede chiudere gli occhi e godere di un momento di piacere e poi continua a scoparmi fino all’orgasmo, con le cosce strette così lo sento ancora meglio, esce da me prima di eiaculare, non senza sforzo riesce a girarmi quasi del tutto a pancia sotto, i lacci si fanno un attimo più stretti, poi mi scarica il suo sperma sul sedere allargandomi bene le natiche con le mani, ancora  a cavallo delle mie gambe armeggia con le mie natiche e poi comincia ad infilarmi le sue tozze dita nel culetto facendole andare avanti e indietro e roteare, ne sparge dentro e fuori la sborra scaricata prima e sento anche che ci sputa sopra, il momento arriva ed il suo largo uccello comincia a spingere per allargare il io sfintere, procede  a scatti e mi fa davvero male mentre entra e di più mentre mi scopa lentamente arrivando fino in fondo ogni volta

-          Hai un culetto magnifico, due belle chiappette sode e un buchino magnifico, sento come mi stringe il cazzo mentre ti scopo

Non immaginavo si potesse godere così prendendolo nel culetto, ma, probabilmente anche il dolore amplifica il piacere, ma guarda cosa cazzo vado a pensare.

Ora quelle pastiglie facevano davvero effetto perché mi scopò ancora altre volte da tutte e due le parti e per finire volle un altro pompino per scaricarmi in gola il resto della sua sborra che, stavolta era mischiato al suo piscio e la cosa lo fece ridere. Poi mi passò la bottiglia dell’acqua per farmi bere e se ne andò.

Tornò dopo un paio d’ore con lenzuolo in mano, me lo legò intorno al corpo e, sempre legata mi prese in braccio e mi portò al furgoncino, non viaggiammo per molto, forse una quindicina di minuti, era quasi l’alba, svolse il lenzuolo che rimase sotto di me e gambe e braccia vennero rifissate a picchetti infissi nel terreno del nastro adesivo sopra la bocca ed una croce disegnata su di me con una bomboletta e della vernice rossa, si allontanò, mi avrebbe lasciata così, invece tornò, aveva due paletti in legno in mano, ne bagnò uno e poi me lo infilò nel culetto facendomi male, , con l’altro fece altrettanto mettendomelo nella fighetta,  poi,Dio mio NO aveva un lungo paletto d’acciaio con la punta, il dolore fu incredibile mentre me lo ficcava nello stomaco fino ad impiantarsi per terra sotto di me, poi il nulla.

-          Questa volta non l’ha tenuta più di due giorni prima di ucciderla

-          Chissà perchè ha accellerato i tempi

-          Mah speriamo non diventi un abitudine

-          Questa quanti anni aveva

-          18

-          Accidenti quasi una bambina

-          Dalle telecamere niente?

-          No nada de nada.

Avevo proprio bisogno di qualche giorno di vacanza, tornare nel paesino dove ero cresciuto mi rilassava, la vecchia casa dei miei era ancora in piedi anche se agibile solo in parte, ma per tre o quattro giorni sarebbe stato sufficiente, ora non era più come allora, il Paese si era ampliato verso il mare, c’erano molte più case e locali, anche un paio di discoteche anche se aperte solo in estate ed  io, alla mia età non ero più un frequentatore di quei locali ma era appena iniziata la stagione e c’era parecchia vita in giro di sera.

Per venire qui avevo optato per la Bmw 323 cabrio che usavo poco, mi piaceva guidare con il vento tra i capelli, anche se cominciavano a diradarsi un po’ sulle tempie. Il secondo giorno la sera andai a mangiare una pizza in uno dei nuovi locali, poi mi sedetti in macchina vicino alla spiaggia godendomi l’aria della notte e la musica di sottofondo che usciva da una discoteca vicina, era passata mezzanotte quando sul marciapiede sul lungomare due ragazze, camminavano barcollando leggermente e ridendo, non parlavano in italiano, arrivarono vicino alla mia macchina e si avvicinarono per chiedere se avevo sigarette, me lo chiesero in inglese, risposi che non ne avevo ma potevo accompagnarle da un tabaccaio, erano molto carine e poco vestite, ridendo mi risposero di si, una nuova sfida mi attendeva; si appisolarono un po’ mentre percorrevo la strada, davanti alla mia casa tirai fuori dal cassettino porta documenti la siringa che portavo sempre con me, anche se erano in due sarebbe bastata.

Le portai una per volta nella vecchia cantina dove i mie avevano le damigiane per il vino, erano tante le corde appese ai vecchi ganci sul muro inventai qualcosa di nuovo spogliandole e legandole una sopra l’altra come fossero abbracciate con le braccia e le gambe ben aperte, devo ammettere che ero eccitato mentre lo facevo mi veniva voglia di scoparle subito misi anche una tavoletta di legno a separare i loro bei seni pieni e sodi. Quando terminai presi le loro borse con i documenti, erano olandesi, 18 e 19 anni, fresche e morbide.

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