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Erotika
una brava moglie?
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Racconto17 min di lettura

una brava moglie?

come uscire da una situazione complicata? ma ne vale la pena?

sandra
1 anno fa · 826 letture · 1

E passarono altri 15 giorni, solita trafila, solito cortile, Jeff era da solo al tavolo, il capo ed i suoi due scagnozzi seduti ad un altro, avevo indossato un vestitino corto che, quando camminavo si vedeva l’orlo delle mutandine, come sovraprezzo avevo messo delle scarpe con tacco 10 e la scollatura dell’abito scendeva profondamente tra i miei seni oltre al fatto che avevo la schiena scoperta, salutai Jeff con un bacio poi mi diressi verso il tavolo del capo e lui

-          buongiorno, Senhora, molto bello il suo vestito, venga a sedere quì vicino a me

gli altri due si alzarono e mi fecero posto mettendosi di fronte. Lui mi strinse alla vita tirandomi verso di se, poi mi mise una mano su una gamba e risali’ fino ad arrivare alle mie mutandine,

-          ho un problema e tu, sicuramente, puoi risolverlo

e senza attendere una mia risposta

-          alcune guardie, le stesse che mi servono a proteggere tuo marito, sono diventate un po’ troppo, come dire avide, non posso permettermi di pagare quello che chiedono, sarebbe un precedente e non va bene

intanto la sua mano andava avanti e indietro sulla mia fighetta attraverso il pizzo delle mutandine

-          oggi non sono qui, sono di riposo, dovresti andare a trovarle nel loro bar e convincerli a ridimensionare le loro richieste

-          ma come posso fare io a ……..

-          parla con loro, vedrai che li convinci, li ho già avvisati della tua visita, ti stanno aspettando, non è lontano, pochi kilometri sulla statale verso San Paolo, fuori dal locale c’è un Hummer giallo, è di uno di loro, dai un bacio al tuo maritino e vai

dette una strizzata con la mano alla mia fighetta e mi fece alzare, dovevo andare subito, raggiunsi Jeff al quale dissi che dovevo fare una commissione, lo baciai e me ne andai, mi sembrò sollevato del fatto che non fossi entrata da quella porticina con la guardia nel cortile.

Trovai subito il locale, sulla porta a vetri c’era un cartello che diceva che era chiuso, bussai e, dopo qualche minuto un uomo basso e tarchiato venne ad aprire,

-           quem é ela? estamos fechados

-          Mi mandano dal carcere , dovrei vedere delle persone

-          -ah sim, estávamos esperando por issa (la stavamo aspettando)

Mi fece entrare e richiuse la porta dietro di me, in fondo al locale c’era una scala che scendeva e mi fece segno di prenderla, arrivata al piano inferiore tre uomini intorno ad un biliardo, probabilmente avevo interrotto una partita,

-          ela é a mulher do engenheiro, o da célula 324, eles estavam certos, é muito bonita, você fala português?

L’ultima frase era rivolta a me, risposi di si anche se non benissimo ma capirono

-          você pode jogar bilhar? Senhora?

-          No mai giocato

-          ainda assim eles nos disseram que ela sabe lidar com bolas e tacos

ecco, che stupida, altro che parlare, il vestito sexy, ero io il pagamento per le guardie, come si poteva essere tanto ingenue,

-          Senhora, você tem um lindo vestido, porque ele não sobe na mesa de sinuca e nos mostrar o que está por baixo?

Uno di loro andò vicino al juke box e selezionò qualche disco, volevano uno spogliarello, tramite una sedia mi aiutarono a salire sul biliardo mentre le palle finivano nelle buche, ormai c’ero e dovevo ballare, la sicurezza di Jeff era sempre una mia responsabilità, cominciai a spogliarmi ondeggiando al ritmo della musica, in effetti non avevo molto addosso e ci misi poco ma, anche loro ci misero lo stesso tempo, mi fecero stendere sul biliardo, avevo solo le scarpe addosso, le loro mani frugavano il mio corpo, ogni piega, ogni anfratto veniva esaminato, come se mi stessero perquisendo, intanto con la mano libera si menavano gli uccelli, uno mi passò uno dei loro manganelli di legno con l’anima d’acciaio mettendone la punta vicino alla mia fighetta, voleva che mi masturbassi con quello, cominciai allora a leccarlo per insalivarlo bene, non avevo mai usato un dildo di quelle dimensioni, da ragazza a Torino, nella mia cameretta avevo usato di tutto, perfino una zucchina ma mai uno così, comunque lo feci usandone solo la punta e strofinandola sulle mie grandi labbra e sfiorando la mia clitoride, vidi che loro si stavano eccitando, il primo a salire sul biliardo era bianco, assolutamente normale, con un po’ di pancia, mi venne sopra, lo guidai io nella mia vagina ma, dopo pochi minuti sporcò il panno del biliardo, venne subito sostituito da un mulatto, più giovane ed in forma, ma si mise sotto di me scopandomi con forza, ancora non avevo avuto un orgasmo, lui mi venne dentro, non feci in tempo a spostarmi che un terzo , bianco, mi prese da dietro prendendo nella mia figa il posto dell'altro, nulla di fatto anche qui, il quarto, l’altro mulatto era più strutturato fisicamente, con lui durò più a lungo ed ebbi il mio primo orgasmo, ora mi avevano scopato tutti e quattro mettendoci in totale circa mezz’ora, pensai di essermela cavata così ma volevano godermi completamente, usai mani, bocca e lingua su tutti e quattro, mi riempirono da soli o insieme figa, culo e gola, quando avevo un buco libero il manganello faceva il loro lavoro e lo manovravano loro stessi, in una loro pausa ne avevo anche uno nel culetto, mi sparsero della birra sul corpo e usarono le lingue per pulirmelo, ad un certo punto mi legarono anche contro la sponda del biliardo per incularmi meglio, finivano in fretta ma si riprendevano anche in fretta, poi capii su un tavolino c’erano blister di pillole blu ed uno specchio con sopra delle strisce di cocaina, ero entrata lì alle undici di mattina ne uscii alle sei di pomeriggio distrutta, arrivai a casa e nella mia vasca da bagno a fatica, e li mi addormentai dolorante.

Passò una settimana, ancora sette giorni e sarei dovuta tornare in carcere, da un lato la voglia di rivedere Jeff, dall’altro il timore di quello che avrei dovuto fare, era lunedì, ancora sei giorni, suonarono il campanello della porta, andai ad aprire com’ero, minigonna di jeans, canottiera e piedi scalzi, aperta la porta mi trovai davanti un armadio, occupava tutto lo spazio della porta, superava sicuramente i due metri di altezza, aveva spalle larghe, e indossava una divisa come quelle che usavano le guardie in carcere, mi fece vedere un tesserino e si presentò come il comandante delle guardie del carcere dove era trattenuto Jeff, lo feci accomodare scusandomi del disordine, mi informò che c’era un problema nella sua struttura, mi disse che aveva saputo alcune cose circa l’uso inappropriato delle celle per gli incontri tra marito e moglie, di situazioni poco piacevoli che riguardavano, soprattutto, le mogli di alcuni detenuti, situazioni nelle quali lui sarebbe dovuto intervenire.

Prima di andare avanti…

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