Vai al contenuto
Erotika
Elisabetta
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto33 min di lettura

Elisabetta

come riuscii lasciarmi il passato alle spalle

sandra
1 anno fa · 1k letture · 0

Mi rivestii e senza neppure guardarlo uscii dalla tenda, poi ci ripensai, rientrai e gettai la lampada accesa per terra dove il tappeto cominciò a bruciare, risalì sul mio motorino e ripresi la strada di casa, mi dovetti fermare dopo circa un kilometro per vomitare, poi ritornai a casa, mi infilai sotto la doccia e poi nella vasca ad idromassaggio e mi addormentai, mi svegliò l’acqua ormai fredda allora mi asciugai e mi misi a letto, dormii senza sogni.

Nei giorni successivi la televisione parlò dell’omicidio e dell’incendio, parlarono di un probabile regolamento di conti tra la delinquenza pugliese e gli immigrati irregolari, dopo un paio di giorni smisero di parlarne, io e Ahmed non ne parlammo mai, ora ne erano rimasti 4 !!

18 anni, i noni volevano facessi una festa nell’aia con i miei compagni di scuola ma io non avevo legato particolarmente con nessuno e non volevo attirare l’attenzione, dissi loro che volevo festeggiare solo con loro e che mi sarei dovuta preparare per andare a Milano, i miei 18 anni prevedevano una serie di adempimenti che dovevo svolgere dal notaio, in banca ecc, c’era anche da pensare all’ex negozio e laboratorio di mamma perché la prima parte del contratto con i nuovi futuri proprietari era in scadenza.

Il nonno voleva accompagnarmi ma gli dissi, molto gentilmente, facendo fatica a non sembrare scortese che ormai avrei dovuto occuparmi da sola, della mia vita perché ero maggiorenne, comunque ci fu la nostra festicciola casalinga, seguita da un’altra nel mio rifugio con Ahmed, mi portò anche un regalo, un braccialetto di rame che aveva fatto lui in officina insieme ad un enorme mazzo di fiori di campo che aveva raccolto lui stesso, fu carinissimo, mi sarebbe spiaciuto, alla fine, lasciarlo.

Prima di andare a Milano dovette passare qualche mese, avevo gli esami e non tutti i documenti erano pronti, approfittai per prendere la patente, in effetti sapevo già guidare grazie al nonno e alla sua Lancia, fu praticamente una passeggiata e, intanto, mi era venuta un’altra idea.

Andai a Miano in treno ed anche in Svizzera chiamavo i nonni ed Ahmed tutti i giorni, ce ne vollero 10 per fare tutto, compresa, chiaramente, una visita al cimitero monumentale dai miei genitori, quando tornai lo feci strombazzando con il clacson della mia auto nuova, veramente d’occasione, che avevo comprato a Milano, un Fiat Punto cabrio gialla, al nonno piacque molto, la nonna l’avesse saputo prima, mi disse, si sarebbe preoccupata per tutto il tempo finchè non fossi arrivata, la notte festeggiai il mio ritorno con Ahmed.

Ero pronta per l’ultima parte del mio piano, avrei dovuto fare tutto in una notte per evitare che i superstiti si spaventassero e scappassero, vivevano in due baracche vicine che,  grazie ad Ahmed e ai miei appostamenti avevo individuato, anche loro adesso avevano delle auto, una Panda ed una BMW, tutte le sere andavano in paese, si trovavano con altra gente della loro risma, bevevano qualche birra, ma per i musulmani non era vietato?, poi se ne andavano, chi in bicicletta, chi in motorino chi, come loro in auto. Sarebbe stata una notte impegnativa ed anche un po’ rischiosa, probabilmente avrei anche dovuto sacrificarmi ma non ero riuscita a pensare a nulla di diverso; quel sabato dissi ad Ahmed che dovevo andare ad una cena con i miei ex compagni di scuola a Peschici per festeggiare i diplomi, ci saremmo rivisti la sera dopo, avevo tutto quello che mi sarebbe servito per la prima parte del piano in una borsa molto capiente, misi un paio di mutandine di pizzo nero un vestitino da discoteca di lamé color argento, molto corto, allacciato dietro al collo con allacciature laterali che lasciavano scoperti tratti di pelle e due spacchi, ero praticamente nuda, un paio di sandali sempre argento con tacco 10 e salii in macchina, mi appostai al buio in un vicolo in paese in modo da vedere il bar e gli immigrati, a mezzanotte la maggior parte se ne andò con i propri mezzi diversi, poi partirono i due con la panda, gli altri due erano ancora seduti al tavolino fuori dal bar, allora partii e andai a mettermi sulla strada provinciale che avrebbero dovuto fare per tornare alla tendopoli, parcheggiai in modo che l’auto non desso fastidio ,a a bordo strada, poi alzai il cofano anteriore e attesi, prudentemente ero abbastanza illuminata dalla luce di un lampione, quando vidi le luci dei fari in lontananza mi misi a fianco della macchina chinandomi in avanti con la testa sotto il cofano mettendo così in mostra il mio culetto grazie anche ai tacchi alti dei sandali, sentii il rumore di un auto che passava, poi il rumore del freno e della retromarcia, mi sollevai, erano di fianco alla mia auto, uno dei due “bisogno di aiuto?” – non so cos’abbia, si è fermata e non va più, ho anche il telefono scarico e non posso chiamare il carro attrezzi, accidenti, stavo andando in discoteca e sono bloccata qui” – “ i telefoni comunque qui non prendono, non c’è campo, se vuole l’accompagniamo, più avanti c’è un distributore, sapevano perfettamente, come me che a quell’ora era chiuso, buttai il telefono in auto, tirai giù il cofano e, presa la borsa salii sulla loro auto,£” che borsa grande” – quando vado in discoteca mi porto sempre qualche cambio, grazie per il passaggio” il piazzale del distributore era illuminato ma il distributore , come previsto, era chiuso, inoltre lì c’erano le telecamere non avrebbero fatto nulla ed io neppure, l’autista, indicando più avanti disse “vede quelle luci? È la statale, lì sicuramente ci sarà qualcuno aperto, la portiamo lì” dissi che andava bene e che non avrei voluto dare loro tanto disturbo, dopo poco un bivio ed imboccarono una strada sterrata “ di qui in pochi minuti arriviamo alla statale”, ecco dovevo stare pronta, appena ci fossimo fermati, mi spostai leggermente in modo da essere dietro al sedile dell’autista e misi la mano nella borsa, impugnai la pistola, quando si fermarono sparai nella nuca del passeggero e poi in testa all’autista che si stava girando, scesi dall’auto e poi raccolsi i bossoli che erano sul sedile, mi spostai di una decina di metri, mi spogliai e tirai fuori dalla borsa la tuta e le scarpette che mi ero portata, poi mi avvicinai di nuovo alla macchina e, per sicurezza, da fuori sparai ancora un colpo per uno sempre in  testa, raccolsi anche quei bossoli poi feci a pezzi il mio vestitino e ne misi uno nel tappo del serbatoio, dalla mia borsa presi una bomboletta di benzina ci quelle che si usano per caricare gli accendini della Zippo, ne bagnai bene bene lo straccio, poi spensi le luci della macchina, mi misi la borsa a tracolla e detti fuoco allo straccio e mi misi a correre, avevo calcolato che, in linea d’aria la mia auto si trovava a 5/6 km da lì ci arrivai un po’ ansimante dopo 20 minuti, ci saltai sopra, misi in moto e tornai a casa, adesso la parte più difficile, ormai era l’una passata, feci una doccia veloce, mi sistemai il trucco misi un vestitino corto con le spalline ed un altro paio di sandali con il tacco non altissimo, poi la borsetta piccola a tracolla con il telefono e la pistola, avevo preso un altro caricatore, salii sul motorino e mi diressi verso la tendopoli, sperando che fossero ancora svegli gli altri due.

Arrivata alla tendopoli vidi che nella loro baracca c’era ancora una piccola luce accesa, stringendo la borsetta in mano salii i tre gradini e bussai alla porta, mi aprirono, uno dei due in slip mi guardò e disse “cosa vuoi entra così ti vedo” in effetti fuori era buio, mi feci forza ed entrai, l’altro era sdraiato su un materasso per terra, la luce a gas su un tavolo “scusate, una mia amica mi ha invitato ad una festa qui dal suo ragazzo ma devo aver sbagliato a seguire le sue indicazioni e non ho trovato il posto, magari voi potete aiutarmi”- quello sdraiato, anche lui in slip si alzò e disse all’altro, “dev’essere uno di quelli nuovi che si è messo con una puttanella bianca”, l’altro accese una luce più forte e spense quella piccola guardandomi, sempre quello che si era appena alzato, poi, riprese “comunque hai fatto bene a venire qui, ti indichiamo  oi la festa” – l’altro si era spostato ed era dietro di me appoggiato con le spalle alla porta dalla quale ero entrata, fu lui a continuare “sei già arrivata, la facciamo qui la festa” mi girai dicendo” scusate non voglio problemi, vado via subito” – “noo, ormai sei qui ti preghiamo, resta” e si misero a ridere e poi ancora, mostrandomi i genitali “ visto? C’è tutto quello che serve per fare festa” mi appoggiai al tavolo e risposi” ho capito, ho capito, lasciatemi andare via per favore” – “beh signorina se vuoi andare via va bene ma prima facciamo festa” mi prese per i fianchi e mi sollevò facendomi sedere sul tavolo, così facendo il vestito andò un po’ su scoprendo le mutandine avevo capito che dovevo sopportare era il rischio che avevo pensato di correre, avrei dovuto sacrificarmi. “ragazzi va bene dai ho capito, faccio quello che volete ma non fatemi del male” – “oh brava, una ragazza ragionevole, avevamo capito che eri una troietta, comincia a spogliarti”:

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 5 senza votare
Pagina 4 di 5 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista