Sento schiudersi le cosce e le infilo deciso la mano fino alle mutandine, la trovo calda ed umida e Antonella socchiude gli occhi con un gemito. L’abbraccio e tirandola verso di me le affondo il viso tra i seni e le dico con aria di sfida: -“Facciamo un precolloquio e vediamo se sei disponibile e professionale come sostieni” -.
Si mette seduta sul piano della scrivania appoggiando i piedi sui braccioli della poltrona e piegandosi in avanti, con un movimento incredibilmente fluido, mi libera l’uccello da pantaloni e boxer.
-“Se questo deve essere il mio attrezzo da lavoro, occorre che ci familiarizzi e vediamo se ti convinco” – con un piegamento da contorsionista si avvicina e lo prende in bocca, inizia a giocarci con la lingua impugnandolo con una mano ed accarezzandomi le palle con l’altra, s’impegna e le piace, dimostrandosi davvero brava.
– “Brava la mia cognatina” le dico appoggiandole la mano sui capelli e spingendole il cazzo fino in fondo alla gola -“vediamo se riesci a prenderlo tutto in gola”.
Dopo la prima sorpresa per l’inaspettata ed improvvisa intrusione a forzarle la gola, la sento ansimare e spingere fino a farsi davvero riempire con il naso attaccato ai peli, non ha nessuna intenzione di sfigurare e tiratolo fuori inizia a incitarmi.
-“Adesso vediamo chi è meglio tra me e mia sorella. Forza sborrami in gola, lo so che ti sono sempre piaciuta, allora adesso che aspetti, te ne faccio spruzzare così tanta che ti faranno male le palle dopo” – se lo rimette in bocca veloce, poi prende in bocca solo la cappella ed inizia a segarlo velocissima con la mano facendo dentro e fuori con la lingua a frizionare il frenulo, quindi se lo ingoia di nuovo fino alle palle e la sento massaggiarmi il cazzo con la gola in piena apnea, insomma un vero pompino da professionista.Non voglio venire subito in bocca, la faccio alzare ed inizio a masturbarla con le dita. Ha la figa completamente depilata ed è un lago. Spingo prima uno poi due dita infine tre in fondo e lei, ancora seduta sulla scrivania con i piedi sui braccioli della poltrona, si lascia andare all’indietro mugolando: – “Sì, dai scopami la fica – le mie dita non le danno tregua e con il pollice stuzzico la clitoride che si erge.
E’ in completo delirio, ha dimenticato perché è venuta qua decisa a darmela ed io decido di scoparmela come una troia.
– “Allora lo sapevi che mi facevi tirare il cazzo” – fermo la mano dentro ed inizio a leccarle il clitoride, poi riprendo a masturbarla ruotando le dita al suo interno, leccando clitoride e labbra, finché la sento tremare ed infine esplodere un orgasmo liberatorio.
– “Dai continua, ohhh non sapevo di poter venire così forte, continua, non smettere” – le sfilo piano la mano lasciandole chiudere le gambe e la giro a pancia sotto, a novanta gradi sul piano della scrivania.
E’ completamente andata ed il buchetto posteriore che continua a contrarsi sotto l’effetto dell’orgasmo appena avuto mi attrae irresistibilmente. Le appoggio la cappella sull’ano e lei alza la testa, si gira e con uno sguardo innocente negli occhi.
– “Questo vale il posto?”
– “Intanto me lo prendo, del posto ne riparliamo dopo” – e le forzo il culo strappandole un grido di dolore.
Il leggero dolore che anche io provo per la penetrazione senza alcuna preparazione e l’assenza di lubrificazione non mi dà alcuna voglia di venire subito e continuo a penetrarla con un ritmo lento e profondo, la sentivo gemere e non capivo se era per il dolore o per il piacere, ma in fondo non me ne importava nulla. Prendermi il suo culo era una soddisfazione troppo grande; anni di atteggiamenti altezzosi, di figa fatta annusare per il piacere di eccitarmi e di sapermi frustrato, ed ora l’avevo sotto, che m’implorava ora di smettere ed ora di spaccarla in due.Il mio orgasmo si è allontanato, dissolto in un piacere più grande, voglio farla diventare la mia puttana ed umiliarla profondamente. Mentre penso a come umiliarla mi rendo conto che Antonella sta continuando a godere e a venire in continuazione.
– “Sono la tua puttana, la tua troia, oddio come sto godendo, mi stai spaccando il culo ma mi piace, mi piace troppo” – “Ma tu non vieni mai, come è duro, ancora, ancora”-
Altro che umiliarla, sta prendendo ancora una volta il sopravvento, più glielo sbatto forte e più lei gode, ormai nella testa ho solo la voglia di vederla piangere, lo tiro fuori e: -“Adesso me lo succhi per bene” – le dico facendola inginocchiare per terra – “ed attenta a non sporcarmi il parquet nuovo”.
Accenna ad un moto di disgusto poi, con la mia mano che le stringe la nuca, inizia a succhiarmi. Sono seduto sulla mia poltrona e la visione di Antonella in ginocchio, con la gonna alzata sulle natiche, e la bocca piena del mio cazzo mi sta facendo andare in orbita. Continuo a provocarla, le sposto i capelli di lato per vederla bene in faccia e lei mi guarda e mi sorride a bocca piena.
-“Vuoi vedermi mentre ti succhio eh, allora guardami, guarda tua cognata com’è brava” – mi parla continuando a mungermi il cazzo, leccandomi le palle e l’asta, strusciando la cappella sulla lingua.
– “Ti piace così? Fammi vedere quanto, forza sborrami in bocca” – mi alzo in piedi e la spingo, sempre in ginocchio, contro la parete. Inizio a scoparle la bocca, infilandoglielo a forza in fondo e tenendole la testa tra le mani.
Ha dei conati di vomito, riesce a divincolarsi e mi guarda impaurita, con gli occhi di fuori: – “Così no, mi soffochi, fai più piano che non riesco a respirare” .
Glielo ficco di nuovo in bocca e continuo a scoparla più forte ed ancora più in fondo, le vedo gonfiarsi la gola ad ogni affondo, e grosse lacrime iniziano a scenderle lungo il viso .
-“Forza, fammi vedere se sei davvero la professionista che dici, non me ne fotte niente se non respiri, voglio goderti in fondo alla gola”-
Sento le sue mani accarezzarmi le palle, la vedo inumidirsi un dito nella figa e poi ne sento la punta affacciarsi al mio ano. Le affondo le dita tra i capelli, il suo dito entra in me, sento l’orgasmo salire imponente ed inizio finalmente a venire. Riverso una quantità di sborra che mi sembra non finire mai nella sua gola, tenendole ferma la testa con il suo naso tra i miei peli. Quando le scariche elettriche che mi attraversano iniziano a fermarsi la lascio andare, ha la sborra che le cola dal naso e la faccia stravolta. Mi accascio sulla poltrona e la lascio per terra a riprendere fiato.Si alza in ginocchio e mi viene vicino, inaspettatamente mi riprende il cazzo in bocca e me lo lecca pulendo anche le più piccole tracce di sperma, mi appoggia la testa sulle cosce e si lascia accarezzare i capelli.
-“Adesso devo andare, non vorrei che Giovanni avesse finito e mi stia aspettando. Ci vediamo domani all’inaugurazione, e per il posto lascia stare, magari vengo la sera ogni tanto a darti una mano…”-
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