Ormai è fatta, ho preso il coraggio a quattro mani ed avviato la mia attività in proprio.Per 15 anni ho lavorato per gli altri, impegnandomi a percorrere tutti gradini della scala da venditore a direttore commerciale e finalmente sono riuscito a realizzare il mio sogno: “Una ditta nella quale mettere a frutto tutta l’esperienza maturata negli anni, per fare il miglioramento in termini di qualità della vita e di ritorno economico cui ho sempre aspirato”.Gli ultimi mesi sono stati i più duri della mia vita, con imprevisti e difficoltà non valutabile, che mi hanno portato più volte alla disperazione, ma gli anni d’esperienza e la determinazione di non farmi sconfiggere proprio ora, mi hanno permesso di superare tutto.Ora, solo nel mio nuovo ufficio, la sera prima dell’inaugurazione e mi sto davvero godendo con gli occhi quanto sono riuscito a realizzare.Ad un tratto suona il campanello dell’ingresso e nel monitor vedo una sagoma femminile.Sorpreso per la visita apro il portoncino e vado ad accoglierla.
“Ciao Antonella, a cosa devo l’improvvisata?” –
Lei mi risponde rapida: – “Ho accompagnato Giovanni in palestra ed ero qui in giro. Siccome hai detto a mia sorella di aver completato tutto, ho pensato di venire a vedere l’azienda in anteprima, ma se disturbo vado via” – ed aggiunge con un sorriso malizioso – “magari sei già appartato con la segretaria e non vorrei interrompere l’inaugurazione privata”
– “In realtà la segretaria è l’unica persona che non ho ancora assunto” – le dico – “anzi probabilmente lo farà Paola. Almeno per mezza giornata mi ha assicurato che sarebbe felice di aiutarmi lei, ed in questo momento sinceramente evitare uno stipendio mi farebbe comodo”.
La vedo improvvisamente rabbuiarsi in viso, come se si fosse smontato il piano che aveva in mente.
– “Dai vieni” – continuo – “ti faccio fare un giro, così approfitto del tuo buon gusto e mi dai qualche consiglio sulla sistemazione degli arredi”
L’abbraccio alla vita ed inizio a girare per lo stabilimento mostrandole i macchinari, le varie funzioni delle attrezzature e pavoneggiandomi anche un po’ per le tecnologie impiegate. A poco a poco la sento rilassarsi sul mio fianco, e andando da soli in giro per il capannone mi sento sempre più su di giri.Antonella è la sorella di mia moglie, più piccola di qualche anno e completamente diversa da lei. Una moretta alta 1,60 tutta pepe fisicamente e caratterialmente, tanto che più di una volta siamo arrivati ai ferri corti.E’ sempre stata molto arrivista e quando si è sposata in molti abbiamo pensato che la sua scelta fosse dettata più dal patrimonio dello sposo che da altro. D’altronde la figura pingue, bassa e prematuramente intaccata dalla calvizie, unita all’ottima posizione dell’azienda di famiglia dello sposo non giocava a favore di quanti volevano immaginarla innamorata del marito. In ogni caso alla distanza la sua scelta si era rivelata davvero infelice, non appena acquisita la titolarità dell’azienda, il marito si era contraddistinto per una serie di scelte imbecilli che l’avevano portato nel giro di pochi anni a dover vendere l’attività per evitare il fallimento ed ora faceva l’impiegato in quella che era stata l’azienda di famiglia.La voglia di lusso ed i suoi sogni di gloria erano quindi accantonati nell’attesa di tempi migliori, e Antonella si trovava esattamente nella situazione che aveva sempre disprezzato: un marito impiegato e lei casalinga con uno stipendio da gestire per mandare avanti la casa e crescere il figlio.Questa sera è in pieno tiro, con un vestito estivo che pone l’accento sulla sua ancora splendida figura, i capelli neri appena acconciati ed un trucco che esalta i lineamenti da egiziana ed i suoi incredibili occhi cerulei.
“Va bene allora vado, magari Roberto finisce prima stasera” – mi dice accennando ad andarsene, io la trattengo.
– “Ma come già vai via, non hai ancora visto gli uffici che sono la parte dove veramente vorrei che mi dicessi la tua” – si lascia condurre nella reception ed io continuo – “sai qui ho lasciato mano libera all’architetto e non vorrei che fosse un po’ eccessivo” – le indico la sala riunioni e faccio un rapido giro per le stanze fino ad arrivare al mio ufficio.
Vedo nel suo viso lo stupore per gli arredi e le finiture che sono veramente uno splendido colpo d’occhio. Il suo sguardo si sofferma sul fermacarte in ebano, di forma decisamente fallica, che ho preso come souvenir in un mio viaggio in Kenya e che ho sempre sulla scrivania perché sono convinto che mi porti fortuna. Mi siedo alla mia poltrona e lei, poggiandosi appena sul bordo della scrivania, si lascia andare ai complimenti.
– “Davvero non pensavo che fosse tutto così elegante, ti sarà costato una fortuna ma è veramente bellissimo, i clienti ne rimarranno entusiasti”-
Io mi schermisco: – “Adesso però bisognerà produrre e vendere, quindi le rogne vere inizieranno solo da domani, tutto l’orgoglio che provo da stamattina sta iniziando a scemare di fronte alle difficoltà che mi aspettano ed inizia a tornarmi l’ansia”.
– Lei mi guarda con un velo di tristezza e rabbia negli occhi e mi poggia una mano sulla gamba.
– “Tu hai dimostrato già di essere in gamba e sono certa che così come hai messo in piedi tutto questo riuscirai sicuramente a mandarlo avanti, non come… vabbé mi hai capito” poi cambia completamente atteggiamento e continua – “comunque te lo confesso, avevo pensato di poterti esserti utile, come segretaria per esempio, ma se mi dici che hai già Paola non fa niente, vuol dire che mi ero costruita un castello in aria e dovrò cercare altrove” – la gonna le è salita sulla coscia lasciando intravedere il pizzo delle autoreggenti – “ma sai, ho sentito dire che nei colloqui di lavoro spesso usano degli approcci pesanti ed avevo pensato…” – la guardo senza proferire parole né staccare gli occhi dalla coscia sempre più scoperta – “che magari se devo sottostare alle voglie di un titolare, me lo scelgo come piace a me” – la gonna è ormai abbondantemente oltre il bordo dell’autoreggente e lei continua a tenere la mano sulla mia coscia con noncuranza, come se non si accorgesse del bozzo causato dalla mia erezione a pochi centimetri dalle sue dita.
Esito brevemente, mille pensieri per la testa, il sangue mi sta andando in ebollizione, e poi mi decido. Le metto una mano all’interno della coscia e guardandola fisso negli occhi le dico: -“Sai, io la segretaria prima o poi devo comunque assumerla, magari non domani, ma se la prendo deve sicuramente essere una persona di fiducia ed inoltre deve garantirmi piena disponibilità, io non so quanto potrei aspettarmi da te, non hai mai lavorato ed io ho bisogno di una professionista” –
Lei non fa cenno di spostarsi davanti alla mia mano che risale lungo la coscia fino ad accarezzarla oltre la linea della calza e risponde: – “Dipende dal tipo di disponibilità e di professionalità che cerchi. Io sono piena di risorse più di quanto tu creda, e sono certa di riuscire a soddisfare tutte le tue aspettative; per di più sono la sorella di tua moglie e non potresti riporre la tua fiducia in qualcuno che più di me ci terrebbe alla riservatezza, non trovi?” – la sua mano ha iniziato una leggera carezza sulle palle e lei è ormai quasi sdraiata sul fianco, con i seni ad un soffio dal mio viso.
