“Ti sei fatta una donna splendida mia cara”.
Ricominciò a baciarla, venerando quel corpo come un idolo sacro. Un bacio sul petto, un tenero morso sulla spalla, la lingua su un capezzolo. Lei sospirava ad ogni tocco, guaiva ad ogni morso e intanto trascinava le unghie sulla sua schiena portando con sé la camicia, sfilandogliela. Nel frattempo Simon era giunto all’inguine e scendeva verso l’interno della sua coscia; la mordicchiò con un sorriso mentre lei rideva per il solletico, poi si spostò tra le pieghe del suo sesso e il riso divenne un gemito quando la sua lingua dischiuse le sue labbra. La sua lingua risalì lentamente fino al clitoride e cominciò a leccarlo lentamente, alternando brevi colpetti a lunghi movimenti circolari. Le sollevò le gambe sulle spalle e continuò così, implacabile, senza accelerare, finché non la sentì tremare tra le sue braccia. Una mano afferrava quasi dolorosamente i suoi capelli e l’altra era sulla sua bocca per fermare i gemiti che minacciavano di scappare ed essere uditi dagli ospiti, solo a qualche porta di distanza. La sua schiena era inarcata, le lacrime intrappolate nella ciglia mentre lui continuava il suo assalto e poi, all’improvviso, Simon infilò due dita dentro di lei e Virginia rilasciò un lungo gemito sommesso e venne sulle sue labbra a lungo e dolcemente, finché con la mano spinse delicatamente lontano da sé il capo di Simon.
Simon la appoggiò nuovamente al cuscino e ammirò il suo lavoro. Quando il cuore di Virginia si calmò, fu scossa da un brivido, l’aria della notte fredda sulla sua pelle sudata. Lui avrebbe voluto possederla subito, in quel preciso istante, ma ancora attendeva il suo consenso, nonostante fosse evidente il gonfiore sotto il cuoio dei pantaloni. Virginia tese una mano verso di lui, Simon la attirò a sé, si mise in ginocchio sulla sedia e la appoggiò sulle sue gambe. La morbidezza umida tra le sue gambe si poggiò sul membro ancora ingabbiato di Simon e quest’ultimo trasalì al contatto. Lei lo baciò ancora allora, trascinando il suo sesso sul cuoio ruvido in corrispondenza del gonfiore. Sospirava Simon ad ogni contatto, poi le mani di Virginia andarono ai lacci dei suoi pantaloni, li allentarono e una mano scivolò all’interno, stringendolo tra le dita. Lui ebbe un sussulto a quelle carezze delicate ma decise. Non poteva più resistere. Si alzò e si sfilò i pantaloni. Rimase nudo davanti a lei, mentre Virginia ammirava la sua figura innaturale alla luce fioca. Un altro brivido la scosse e Simon si affrettò a coprirla col suo corpo. Lei si sdraiò sulla sedia e lo accolse tra le sue braccia. Rimasero così per un po’, mentre lui spingeva ritmicamente il membro contro il suo clitoride.
“Ti prego…”.
Lei annuì semplicemente nell’incavo della sua spalla.
Un braccio si fece strada in mezzo ai loro corpi, lui si prese in mano e si guidò alla sua entrata. Con un movimento fluido, ma controllato, entrò un poco e si fermò quando incontrò resistenza, tornò indietro e affondò di nuovo, sempre più a fondo, finché non fu completamente circondato da lei. La sua fronte ricadde sul bracciolo della sedia. Da quanto tempo, da quanti secoli non provava una simile sensazione. Un tremito e un singhiozzo sfuggirono al suo corpo, mentre le mani di Virginia accarezzavano i suoi capelli e la sua schiena nel tentativo di confortarlo. Dopo alcuni istanti Simon cominciò a muoversi, piano, poi con affondi sempre più lunghi per assaporare ogni centimetro. Virginia lo accoglieva malleabile. Continuarono così per un tempo che parve infinito, godendo semplicemente della vicinanza dell’altro, finché non furono completamente bagnati in mezzo alle gambe. D’un tratto Simon cominciò ad aumentare il ritmo; il suo respiro affannoso, artefatto da un antico riflesso, si posava freddo sulla guancia di Virginia. La prendeva con vigore ora, lei lo sentiva toccarla in profondità e accendere il suo desiderio sempre di più. Le sue mani torturavano i suoi seni. Acuti gemiti sfuggivano dalle labbra di Virginia e Simon li ingoiò, baciandola con fervore. Ancora qualche spinta e Virginia venne tremando, avvinghiata lui, il sangue che le pulsava nei timpani. Una volta che si fu accasciata sulla sedia, Simon fece per fermarsi, ma lei lo tenne stretto a sé.
“Continua amore mio”.
A Simon sfuggì un lamento sconfitto, appoggiò un piede a terra per avere una leva migliore e riprese a muoversi dentro di lei. Venne poco dopo, tremando, stringendola a sé e attutendo i suoi gemiti nel cuscino. Rimase così alcuni minuti crogiolandosi nelle carezze di Virginia finché il suo respiro non scomparve di nuovo. Si girò allora, si sdraiò sulla sedia e appoggiò Virginia la suo petto. Rimasero così, nel silenzio, per diverso tempo, accarezzandosi.
Lo fecero ancora in seguito quella notte, l’unica che gli fosse concessa.
***
Il cielo iniziò a tingersi languidamente dei colori dell’aurora. Simon sospirò.
“Il mio tempo su questa Terra è finito. Devo andare, presto mi richiameranno al luogo cui appartengo”.
Virginia accarezzava il suo petto senza dire niente. Cercava solo di fissare nella memoria ogni dettaglio.
Col sorgere del sole Simon diveniva sempre più evanescente. La baciò un’ultima volta.
“Aspettami”.
“Arrivederci mia cara Virginia”.
I primi raggi del sole lambirono la chaise longue e Simon scomparve per sempre da Canterville Chase.
***
Virginia tornò nella sua stanza. Lord Cecil era ancora addormentato. Si infilò a letto.
“Come mai ti sei alzata tesoro?” disse Cecil con voce roca.
“Avevo freddo, ho preso un’altra coperta”.
“Cielo, sei congelata davvero e per di più te ne sei andata in giro scalza. Vieni ti riscaldo io”.
Virginia si accoccolò tra le braccia del marito.
“Perdonami, non me ne andrò più d’ora in poi, promesso”.
“Via via, non intendevo certo sgridarti per una cosa così banale, non è necessaria tanta contrizione”.
Virginia sorrise. Non aveva compreso. Naturalmente non aveva compreso, ma lei avrebbe mantenuto comunque la sua promessa.
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