Fece un passo in avanti Virginia, circospetta, incerta sotto il suo sguardo così intenso. Poi prese coraggio e lentamente lo raggiunse. Era alto, non più l’uomo curvo e spento che aveva appoggiato la testa al suo petto in cerca di consolazione. Ora era lei a sfiorare coi capelli la sua guancia.
Virginia si accostò a lui senza toccarlo, le mani stringevano la sua camicia da notte. Invece appoggiò delicatamente la fronte alla sua guancia, chiudendo gli occhi. Simon li chiuse a sua volta, immobile, solo un lieve sospiro lasciò trasparire la sua commozione.
Si guardarono.
“Sei qui”.
“Ma certo” rispose lui in sussurro.
Virginia portò una mano al suo volto, lui chiuse nuovamente gli occhi e chinò la testa da un lato per offrirle la guancia e permettere al calore di quel corpo vivo di penetrare nella sua pelle. Lei assaporò la sensazione della pelle ispida sul suo palmo, il lieve raspio delle sue unghie nella sua barba l’unico suono sopra il suo respiro. Si avvicinò sfiorando col seno il suo petto e lasciando scivolare una mano sul suo farsetto fino al suo cuore fermo. D’un tratto le mani di Simon coprirono le sue e le sue labbra sfiorarono il centro del suo palmo, mentre lei studiava la sua espressione. Lui riaprì lentamente gli occhi e, senza mai abbandonare i suoi, lasciò scivolare la mano dalle dita che tenevano il suo volto lungo l’avambraccio di Virginia per fermarsi esitante a sfiorare il suo fianco, in una richiesta silenziosa, che lei concedette, andando a intrecciare invece le sue dita nei capelli dietro al suo collo.
Rimasero così a lungo, premuti appena l’uno all’altra, le fronti ad un soffio dall’appoggiarsi, mentre ondeggiavano dolcemente sul posto al suono dell’arpa da lui incantata.
“Non hai dimenticato quello che ti dissi allora. Mi hai aspettato.”
“Non mi dicesti veramente tutto però, non è così? Persino allora, così giovane, sapevo che celavi parte della verità”.
“E’ così, ma proprio perché così giovane, io, in cuor mio, non ho potuto dirti tutto”.
“Perché?”.
“Perché io ero morto e tu avevi il diritto alla possibilità di essere felice in questa vita, con un uomo che ti amasse e che ti desse tutto ciò che a mio tempo ho avuto anch’io. Non potevo legarti a qualcosa che non aveva un futuro e tu così acerba avresti permesso, che ciò che ti ho nascosto, ti condizionasse per tutta la vita, senza darti l’opportunità di vivere questo mondo. Dopotutto, il tempo di sperimentare la morte e ciò che ne consegue arriva sempre ed è molto più di quello che ci è concesso su questa Terra”.
Simon tacque per un po’, concentrato a raccogliere i pensieri e un’ombra di rammarico passò sul suo volto.
“Hai potuto sperimentare un matrimonio pieno d’amore e la gioia di essere madre. Non merito questo privilegio e tu non meriti le conseguenze di ciò che devo dirti, ma sono debole e sono riuscito a concederti solo questi miseri dieci anni”.
“Mio caro Simon, sono pronta alle conseguenze, ti prego, ti prego ora, non tacermi più la verità, poiché non sono più una fragile ragazzina! Non dopo ciò che ho veduto”.
Le lacrime minacciavano di sgorgare da quegli occhi supplichevoli e Sir Simon non l’avrebbe sopportato. Poggiò infine la sua fronte a quella di Virginia, le palpebre serrate, la fronte corrugata, la mano che stringeva quella sul suo petto come per darsi forza.
“Per tutto il tempo durante il quale mi stetti accanto dieci anni fa, non facevo altro che pensare di averti già incontrata ed era così! Dio solo sa come ho potuto dimenticare il volto della donna cui feci il torto più grande, ma col passare dei secoli il suo ricordo si affievoliva insieme alla mia speranza e così non ti riconobbi, finché non giungemmo nell’aldilà. Solo allora compresi davvero, che per tutto quel tempo tu mi avevi ricordato Eleanor, perché tu eri Eleanor! Nella mia impazienza di ricongiungermi con lei nell’altro mondo per poterle chiedere perdono, non mi resi conto che lei era già tornata, già accanto a me e mi aveva perdonato. Capisci ora perché tacqui? Come avrei potuto legarti a me con una tale rivelazione e privarti di una vita vera e piena?”. La sua voce tremava, il suo contegno spezzato.
Virginia lo guardava mentre le lacrime solcavano le sue guance.
“Oh Simon” disse in un sussurro meravigliato.
“Non ho alcun diritto, alcun diritto di…”. Un dito si posò sulle labbra di Simon.
“Credevo di esser pazza ad amare un fantasma, ma ora tutto ha senso”.
“Virginia…”.
“E’ tutto a posto Simon. E’ tutto a posto, va bene. Ho sempre desiderato la tua pace amore mio e se questa notte te la donerà infine, sarò tua. Amo Cecil, voglio vivere questa vita fino in fondo e resterò con lui fino al giorno della nostra dipartita. Ma quando quel giorno arriverà spero che ricambierai il favore e sarai dall’altra parte ad attendermi per recuperare il tempo perduto. Come hai detto tu, allora ne avremo in abbondanza”.
“Mia cara Virginia, lascia che questa notte ti dimostri l’amore che non ho saputo darti secoli orsono. Porterò questo ricordo con me finché non sarà giunto il momento e quando lascerai questo mondo sarò lì ad accoglierti”.
Simon si chinò piano su di lei e sfiorò le sue labbra; dopo qualche istante si incontrarono infine in un casto bacio carico di emozione. Si fermarono un istante per assaporare il primo contatto e guardarsi negli occhi sorridendo, poi lui le circondò la vita e la schiena con le forti braccia e la attirò a sé, lasciandola in punta di piedi, mentre lei affondava le mani nei suoi capelli per avvicinare il volto al suo. Il secondo bacio fu pieno di passione, lento e liberatorio, i due amanti si stringevano, riversando in quel bacio dieci anni di attesa, separandosi appena per riprendere fiato prima di rituffarsi l’uno sulle labbra dell’altro.
Si fermarono infine, ansimanti, sebbene lui non necessitasse di respirare. Il calore di lei aveva cominciato a riscaldare il suo corpo freddo sotto gli abiti e a ricordargli l’ardore della vita. La sollevò da terra, attraversò la stanza e la depose sulla chaise longue vittoriana di un chiaro indaco, i bruni capelli di lei si mischiavano nel buio tra i ricami neri. La adagiò sul velluto e la coprì col suo corpo mentre continuava a baciarla. Scese sul collo, sulla clavicola, in mezzo ai suoi seni, mentre le mani vagavano sui fianchi sotto la candida camicia da notte. Le gambe di Virginia si schiusero per cullarlo nel suo grembo e le sue dita cominciarono ad aprire i bottini del suo farsetto. L’indumento cadde a terra insieme agli stivali e Simon rimase in pantaloni e camicia bianca con un profondo scollo a v che lasciava intravedere il petto muscoloso. Vi pose le mani Virginia, finalmente a contatto con la pelle appena tiepida, per poi risalire lungo il collo e nei suoi capelli, mentre lui reclinava il capo all’indietro con gli occhi chiusi ad assaporare il suo tocco. Si chinò a baciarla di nuovo e in un istante di impazienza sollevò l’abito da notte e glielo sfilò, lasciandola nuda sotto di lui. La ammirò alla fioca luce lunare, la pelle candida e le gote rosee, i seni pieni, i fianchi torniti dalla maternità e le curve morbide.
