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Erotika
Immagini dalla sessualita - 2
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Racconto20 min di lettura

Immagini dalla sessualita - 2

Un viaggio dentro se stessi alla ricerca di qualcosa che si sa di avere ma difficilmente si riesce a vedere chiaramente. Un uomo fermamente convinto della sua concretezza sessuale si trova a specchiarsi nell'ampia fluidità che la sessualità ci offre. Scoprirà di essere un essere nuovo, soprattutto davanti ai suoi stessi occhi.

Drew75
1 anno fa · 466 letture · 0

Eludendo impegni lavorativi e di famiglia, riuscimmo a organizzare un weekend nella loro casa di villeggiatura sul lago soltanto alcuni mesi dopo. Nel frattempo avevamo intessuto un vivace e continuo scambio di messaggi in cui imparai a conoscerlo meglio, fin dal primo momento mi diede l’impressione di essere un amico di lunga data. Con lui riuscii a esprimere tutti i dubbi che mi attanagliavano, tutte le preoccupazioni che mi opprimevano, gli descrissi i miei momenti di angoscia e di frustrazione davanti ai problemi che la vita ogni giorno mi metteva di fronte, la voglia di mollare tutto e fuggire in un luogo sconosciuto in cui essere libero, ma libero davvero. Mi sentivo sempre soggiogato da tutto ciò che mi ruotava intorno, dai sensi di colpa ma soprattutto dal senso del dovere; dover essere sempre all’altezza, non avere mai un momento di tranquillità, riuscire a ritagliare i propri spazi sempre a discapito di qualcosa d’altro, trovarsi sempre qualcosa o qualcuno in ostacolo tra me e me stesso. Lo so che lo trattai come uno psicologo, ma il rapporto fu reciproco. Anche Davide si aprì; mi narrò delle sue ansie e di quel senso di inadeguatezza che provava tuttora ma che in gioventù l’aveva fatto soffrire, il suo rapporto con il proprio corpo che non riusciva ad apprezzare (nonostante io lo trovassi attraente e anche molto curato) e che durante l’adolescenza era stato causa di attacchi da parte dei bulli e di quelli che, anche se non erano bulli, riversavano sugli altri, sui diversi, sui più grassi, sui più bassi, sui meno attraenti, le loro frustrazioni e quello stesso senso di inadeguatezza che albergava in loro ma che non riuscivano ad esprimere diversamente se non con l’aggressione verbale, e certe volte non solo verbale. Io mi ritenevo fortunato, anche se avevo avuto i miei scazzi con diversi compagni di giochi e di scuola, avevo sempre vissuto “dalla parte giusta”, ero bianco, etero, snello, atletico e, se mi ci mettevo, anche simpatico. Chi mi attaccava, forse, era perché m’invidiava, non di certo perché ero un diverso, uno da cacciare, uno da eliminare, uno che non si sarebbe mai e poi mai voluto vedere. Entrando in contatto con Davide capii che le vite delle persone sono spesso complicate, molto più di quello che ho sempre creduto fosse la mia; capii che lo scherno di un bambino al compagno più grasso, non è solo una smargiassata ma è lo specchio della società umana che, per quanto evoluta essa diventi, non abbandonerà mai il meccanismo di esclusione verso chi non rispecchia i canoni della società stessa. La società umana non si basa sul dogma di camminare al passo del più lento; tutto il contrario, il lento, il diverso, il meno forte viene abbandonato e se avanza la pretesa di qualche diritto si cerca di eliminarlo. Mi chiesi quanti, nel passato ma anche nel presente, abbiano ingoiato i loro pensieri, le loro inclinazioni, i loro desideri pur di non venire messi alla berlina, giudicati e condannati da qualcuno che si arrogava il diritto di farlo solo perché omologato. 

 

Davide mi aprì la porta in accappatoio dal quale spuntavano due gambe muscolose e pelose che affondavano in ciabatte di gomma bianca di ultima generazione. Capii subito le sue intenzioni, da un lato me ne rallegrai, avevo una gran voglia di tornare a provare un uomo dopo parecchio tempo, da un altro mi sentii intimidito da quell’atteggiamento che non ammetteva repliche o tentennamenti. In cuor mio, mentre compivo il primo passo per attraversare la soglia di casa loro, sperai di non essere capitato in un antro di maniaci che avrebbero abusato del mio corpo indifeso e ridotto a brandelli. Fortunatamente ho sempre avuto un buon sesto senso nell’affidarmi alle persone; capivo a pelle se chi avevo dinanzi avrebbe potuto essere pericoloso o meno; era una qualità di cui mi congratulavo sempre con me stesso, mi dicevo sempre che, nonostante le numerose avventure, le numerose persone conosciute, le numerose situazioni in cui m’ero venuto a trovare, questa mia sensibilità nel valutare il mio interlocutore mi aveva salvato la vita. Pregai i miei santi che anche in questo frangente avessi azzeccato il giudizio. 

Enrico, suo marito, era seduto sul divano, gambe accavallate, anche lui in accappatoio. Quando feci il mio ingresso, si alzò e venne a salutarmi. Aveva una stretta di mano vigorosa e uno sguardo intenso, barba folta ma, a differenza di Davide, testa completamente rasata. Incuteva una certa autorità e immaginai che fosse lui il top della famiglia, sperai che l’attrezzo che nascondeva sotto la spugna bianca non fosse temibile come la sua stazza poteva far intendere. Mi fecero sedere sul grande divano con penisola in modo che davanti a me, oltre l’ampia vetrata, potessi ammirare il paesaggio lacustre delimitato dalle prealpi dietro le quali il sole si apprestava a tramontare. Davide stappò uno spumante e brindammo al nostro incontro e al nostro weekend. Non sapevo spiegarmi quel timore che provavo, come se mi sentissi una preda di due belve feroci, eppure i due uomini che avevo di fronte facevano di tutto per mettermi a mio agio. 

“L’hai mai fato in tre?” Enrico ruppe gl’indugi. 

Io scrollai la testa. “Non sono nemmeno molto avvezzo al sesso omo.” ammisi candidamente. “Ho avuto qualche esperienza ma l’ho preso solo da una donna, ed era di plastica.” risi, forse un po’ nervosamente. Riuscii a notare lo sguardo che si scambiarono i due. Mi parve che Enrico chiedesse a Davide chi gli avesse mai portato?, un novellino?, uno che sarebbe scappato appena la faccenda si fosse infiammata? Non volevo dare quell’impressione; avevo voglia di lasciarmi andare completamente, lasciarmi trascinare dal momento e dalla situazione. “Se sono qui è perché ne ho voglia.” Dissi ai miei ospiti. “Non voglio fare lo sborone e…” 

“Magari quello potresti farlo!” rise a bocca aperta Enrico che riuscì a sciogliere il gelo che si stava formando tra noi. “Vieni.” Continuò alzandosi dal divano e dirigendosi verso quella che immaginai fosse la zona notte. Davide mi sorrise e mi prese per mano. Sicuramente voleva infondermi un po’ di coraggio per quella situazione a me completamente nuova; riuscì a donarmi un po’ di tranquillità e il mio desiderio di scoprirmi ancora di più fece il resto. Mentre guardavo le loro schiene percorrere il breve corridoio, sentivo crescere in me l’eccitazione di star vivendo un’esperienza rara, che il mio sentiero era ormai segnato, che io l’avevo marcato e lo stavo percorrendo senza più alcun timore e varcai la soglia della camera da letto smanioso di vedere cosa i due orsi avevano in serbo.

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Drew75

Cinquantenne amante della letteratura, erotica e non solo. Mi piace scoprire la profondità dell'essere oltre che del sesso. Orientato verso l'universo, mi trovo a mio agio sia con uomini che con donne.

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