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Erotika
Immagini dalla sessualità
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Racconto34 min di lettura

Immagini dalla sessualità

Un viaggio dentro se stessi alla ricerca di qualcosa che si sa di avere ma difficilmente si riesce a vedere chiramente. Un uomo fermamente convinto della sua concretezza sessuale si trova a specchiarsi nell'ampia fluidità che la sessualità ci offre. Scoprirà di essere un essere nuovo, soprattutto davanti ai suoi stessi occhi.

Drew75
1 anno fa · 464 letture · 0

“Rilassati così.” tornò a dire “Bravo!” e le dita nel mio culo divennero prima due e poi tre per preparare la strada a qualcosa di più grosso e soddisfacente. Sentii una grossa cappella appoggiarsi al mio ano dilatato e la spinta gentile di Diana che lo faceva lentamente entrare. “Ci siamo quasi.” e percepii le palle di quel grosso uccello di plastica sfiorare le mie. “Lo prendi bene. Sembra quasi che tu ne sia abituato.” evitai di rivelarle che negli anni successivi alla mia esperienza con Edo mi ero allenato in quella pratica. Mi lasciai scopare con voluttà, accogliendo il suo dildo e godendo del suo movimento rotondo e profondo. Cercai di raggiungere il mio fallo per darmi maggior piacere ma Diana se ne accorse e allontanò la mia mano. “Non farlo. Non ora. Non è il momento.” Tornai ad abbandonarmi come avevo fatto quella prima sera, senza pensare a nulla, ai sensi di colpa, alla vergogna, alla mia virilità messa in discussione, al mio machismo ormai seppellito in fondo al mio ego. Sapevo che i sensi e la sensualità non andavano inibite, che ogni esperienza è un accrescimento interiore, che se quello era il piacere che cercavo, bé, non avrei dovuto fuggirlo. 

Diana sfilò il dildo e una brutta sensazione di vuoto mi pervase. Mi fece girare e vidi che teneva in mano il fallo artificiale traslucido con cui mi aveva chiavato. Adesso, sdraiato sulla schiena, troneggiava su di me in tutta la sua altezza e faceva ondeggiare il bacino attrezzato di cintura strap-on su cui era montato un bel dildo nero. “Vieni qui!” disse afferrandomi le gambe e tirandomi a lei, verso il bordo del letto, “Il bello deve ancora venire. E quel bello, sei tu!” rise, lubrificò il suo attrezzo e me lo spinse nel culo, culo che era elasticamente pronto dopo tutto il lavoro preparatorio che aveva fatto e accolse quel membro siliconico fino in fondo. Le cinsi le gambe alla vita e Diana iniziò a scoparmi, io lo sentivo dentro stimolarmi una gran varietà di punti e regalarmi sensazioni in ogni parte di me. Diana mi afferrò l’uccello, lasciò cadere della saliva e mi masturbò al ritmo della cavalcata. Mi abbandonai completamente a lei, lasciando che fosse lei a dominarmi, a possedermi, a farmi godere di un piacere che non avevo mai provato. Ritrassi le gambe e me le portai al petto, stringendomele con le braccia; se possibile la penetrazione fu ancora più profonda, me lo sentii arrivare fin quasi in gola. A occhi semichiusi gemevo come un gattino e, sfocata, vedevo lei che rideva e sputava sul mio cazzo per segarmi meglio. 

“Sto per venire.” ansimai. Diana affondò fino alle palle artificiali del suo dildo e tirò la pelle del mio uccello fino alla radice. Esplosi come un vulcano inondandomi la pancia di sperma caldo. 

Diana rallentò il ritmo e prese a massaggiare lentamente il mio uccello che andava ammosciandosi. Una supernova di emozioni contrastanti aveva completamente riempito il mio universo interiore, mi sentivo fluttuare in un mare siderale di gelatina multicolore, non sapevo più chi fossi né tantomeno cosa fossi. Ero un uomo? Ero gay? Ero un cazzo di frocio, come tanti intorno a me chiamavano gli omosessuali? Eppure ero attratto dalle donne, l’incontro con Diana lo dimostrava, però mi piaceva prenderlo nel culo in senso strettamente letterale dell’espressione; avere qualcosa di grosso e duro che mi spinge nelle viscere non faceva altro che amplificare a dismisura il mio piacere. Quindi ero bisex. Ma quanto attivo? quanto passivo? quanto omo? e quanto etero? Alla fine di ogni orgasmo i dubbi tornavano ad assalirmi come un branco di lupi famelici, non potevo godere del mio piacere perché i miei sensi di colpa, di vergogna, di perbenismo e di conformismo mi latravano contro. Non poteva bastarmi di aver goduto? Sembrava di no, sembrava che dovessi lacerarmi ad ogni rapporto sessuale che mi regalava un piacere immenso, e quello con Diana aveva toccato apici gloriosi 

Diana sfilò lo strapon dal mio culo e la solita, triste, sensazione di vuoto tornò a dilagare in me. Avrei voluto che non finisse mai. 

“Bravo Porcellino!” disse la mia compagna “Te lo sei gustato per bene.” e mi schiaffeggiò il cazzo con il dildo appena estratto. Lo sentii ancora caldo e umido dei miei umori. “Il bagno è la prima porta a destra. C’è un asciugamano pulito appeso.” Fedelmente seguii le istruzioni e mi feci una doccia. Pulendomi l’ano lo sentii dilatato e lasco, come m’era capitato anche durante le mie solitarie evoluzioni. Sapevo che me lo sarei tenuto per qualche giorno al massimo, ma ne valeva la pena. Avrei dovuto soltanto stare attento a petare. Ridacchiai tra me e ritornai in camera per gustarmi un po’ di riposo dopo quell’amplesso. Trovai Diana a gambe divaricate sui braccioli della poltrona, si stava passando una mano sulla vagina accuratamente rasata e pettinata. Sul ciuffetto che decorava il monte di Venere brillava qualche goccia che sembrava argento liquido. 

“È il tuo turno, Porcellino.” 

Mi guardai l’affare penzolante e molle. Non ero mai stato un grande doppiettatore. 

“Non preoccuparti.” mi rassicurò lei, “Baciami fino in fondo.” 

Capii cosa desiderava. M'inginocchiai davanti alla poltrona e mi ritrovai nella posizione dell’uomo all’albergo. Dovevo darmi da fare con le mani e con la bocca. Cercai di percepire quale parte le era più sensibile, quale movimento la faceva sussultare di più, cercai di ricordare quello che le altre mie amanti mi avevo detto o soltanto fatto capire, cancellai dalla memoria tutte le immagini viste nei porno perché quello non era far godere una donna. Iniziai delicatamente, baciandole le grandi labbra che pian piano si aprirono sotto i colpi della mia lingua e mi regalarono lo sbocciare del clitoride, che si erse nella sua maestosità davanti ai miei occhi. Lo carezzai e la sentii gemere mentre con una mano mi graffiava il cuoio capelluto. Lavorai il clitoride con le dita mentre con la lingua mi spingevo all’interno della vagina aperta, che emanava un afrore selvatico di bosco nel pieno della stagione amorosa. Leccai e leccai come se non esistesse null’altro attorno a me, mi spostai a succhiare quel piccolo pene che le spuntava tra le carni così rosee che si stavano trasformando in un mare in movimento. Per restituirle il piacere che aveva fatto a me, spostai una mano verso il suo deretano, le aprii leggermente le natiche e raggiunsi il suo fiore ascosto. Quando lo sfiorai Diana mi spinse la testa contro il suo sesso eccitato, mi teneva così forte che temetti di soffocare perché anche il naso era immerso in quella umida caverna calda. Mi stringeva la testa, e io boccheggiavo in cerca d’aria, che per fortuna riuscivo a trovare, e spingeva il bacino avanti e indietro per assecondare e migliorare i miei movimenti. Continuò a lungo, e io le spingevo sempre più il dito nel culo, chiuse le gambe mentre un lungo lamento accompagnò il suo orgasmo che m’inondò completamente di caldo liquido appiccicoso. 

Finalmente riuscii a respirare a fondo. Diana mi allontanò e caddi sul pavimento. In preda all’estasi mi mise i piedi sul petto e poi in viso. Non potei fare altro che iniziare a leccarli. So che è una fantasia molto comune ma è una fantasia che mi ha sempre accompagnato, cercavo sempre, in ogni mio amplesso di avere i piedi della mia compagna vicino a viso, a un tiro di lingua potremmo dire, adoravo leccarli e succhiare le dita mentre le penetravo. Il gesto di Diana, che mi mise a disposizione le sue estremità, ravvivò il mio desiderio e mentre veneravo i suoi bei piedi, il mio uccello tornò a farsi baldanzoso. 

(continua)

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Drew75

Cinquantenne amante della letteratura, erotica e non solo. Mi piace scoprire la profondità dell'essere oltre che del sesso. Orientato verso l'universo, mi trovo a mio agio sia con uomini che con donne.

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