Vai al contenuto
Erotika
Immagini dalla sessualità
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto34 min di lettura

Immagini dalla sessualità

Un viaggio dentro se stessi alla ricerca di qualcosa che si sa di avere ma difficilmente si riesce a vedere chiramente. Un uomo fermamente convinto della sua concretezza sessuale si trova a specchiarsi nell'ampia fluidità che la sessualità ci offre. Scoprirà di essere un essere nuovo, soprattutto davanti ai suoi stessi occhi.

Drew75
1 anno fa · 464 letture · 0

Il suo orgasmo, abbinato al suo getto caldo su di me, ebbe il risultato di risvegliare di nuovo la mia eccitazione. Edo, sebbene spossato dal godimento, se ne accorse e, da samurai con la spada sollevata, si tramutò in geisha dalle sensuali movenze. Si accoccolò tra le mie gambe e si prese cura del mio uccello tornato di nuovo baldanzoso; lavorando di bocca, di mano e sul buco del mio culo ancora lubrificato, spingendo un dito dentro al mio io profondo, mi condusse sino ad unire il mio seme con il suo, ben prima che questo si seccasse sulla mia pelle. 

PARTE 4 

Rividi Edo un paio d’altre volte ma non ci fu l’occasione per tornare a incontrarci come quel pomeriggio della mostra d’arte. Ogni volta che capitava di trovarci insieme mi chiedevo se anche lui ricordasse con piacere quel giorno o se fossi stato semplicemente una delle sue tante conquiste, uno di quei ragazzi di cui sempre era circondato; avevano tutti un’aria di profonda venerazione nei confronti di Edo che, lo notai solo nei mesi successivi al nostro rendez-vous amoroso, si comportava come quegli artisti cui tutti pendono dalle labbra, quegli artisti che possono cacare in un vasetto della marmellata e il mondo intero è pronto a dire che si tratta di un’opera d’arte. Ero invidioso di Edo? Ero invidioso degli artisti che cacano nei vasetti? Forse sì ma forse anche no. Per defecare ho sempre preferito la tazza del cesso. 

Non mi trattava con sufficienza e io non ero il tipo da andare a leccare i piedi a chi non aveva voglia di parlare con me, però non sentii più quel calore che mi aveva trasmesso mentre mi raccontava le storie dietro ai quadri in mostra; non sentii più nemmeno quella passione che lo aveva mosso a sbattermi contro il muro appena dietro la porta del suo appartamento. Sicuramente avevo frainteso io, che non volevo sicuramente una storia seria, un fidanzamento, un ménage; semplicemente m’era parso che avrebbe potuto aiutarmi a far chiarezza in quello che mi stava ribollendo dentro e, senza dubbio, insegnarmi a fare del buon sesso omosessuale. Il fatto di non essere riuscito a farmi penetrare e a non godere di quello, mi rodeva dentro. A casa cercavo di comprendere come potermi rilassare e aprire per accogliere un eventuale partner, idealizzavo per questo un compagno meno dotato di Edo, ma nelle mie sedute solitarie mi rendevo conto di riuscire a ospitare giocattoli ben voluminosi. Mi convinsi quindi che era una questione di testa, una buona predisposizione mentale avrebbe permesso al mio culo di gradire la visita di un bel arnese infoiato. 

Alcune sere cercai la mia strada in qualche bar gay ma mi resi conto subito che non era il mio ambiente e non era quel che cercavo. Gli approcci, brutali e diretti, provenivano troppo spesso da bocche impastate che biascicavano ciò che gli occhi acquosi poco sopra faticavano a mettere a fuoco. Inoltre compresi che non ero prettamente attratto dai maschi, quando ne vedevo qualcuno che mi piaceva pensavo subito al suo cazzo, a come sarebbe stato averlo tra le mani e in bocca e anche di dietro. Mi trovai spesso a chiedermi come fosse quello degli uomini che mi trovavo davanti nelle più disparate situazioni; in alcuni casi sentii anche il violento impulso di baciare colui che mi stava vicino, magari in macchina oppure sul volo aereo. Eppure non avevo perso la forte attrazione che avevo sempre provato per il genere femminile. Mi trovavo spesso estasiato dalla visione di un bel viso circondato da lunghi capelli, da labbra carnose sormontate da un nasino irriverente, da mani aggraziate con lunghe unghie curate, mi immaginavo cosa quelle mani, quelle unghie, quella bocca, avrebbero potuto fare sulle mie zone erogene; sognavo, e a volte mettevo in pratica, ciò che io avrei fatto quando quel corpo sinuoso, quelle gambe fasciate di nylon, quel seno che spuntava sbarazzino dalla camicetta, sarebbero stati in mio possesso. Non potevo esimermi dal guardare le donne. Nel contempo non potevo astenermi dal fantasticare sugli uomini e sui loro cazzi. Solo sui cazzi, perché difficilmente pensavo d’inculare un altro uomo; il mio desiderio era di succhiare, segare e farmi fottere, oltre che di strofinare i nostri cazzi uno sull’altro fino a venire contemporaneamente. 

L’idea di essere principalmente passivo cozzava con l’idea di macho che avevo sempre avuto di me, eppure queste erano le mie fantasie e, dopo il turbamento iniziale che avevo provato, avevo evitato di mettere un freno a queste mie idee bizzarre, semplicemente le lasciavo libere di nascere e crescere senza intervenire in alcun modo. 

Fu proprio una di loro, una donna, ad aprirmi la strada, e non solo, ai veri piaceri anali. La frequentai qualche tempo e con lei scoprii fin dove avrei potuto arrivare, fin dove il mio corpo avrebbe provato e fatto provare piacere; riuscii a scoprire sensazioni che mai avrei immaginato, abbandonandomi alla voluttà in ogni suo aspetto e, è proprio il caso di dirlo, angolazione. Fin dal primo incontro mi mostrò la sua collezione di strumenti di piacere. Rimasi estasiato dalla quantità, dalla varietà e dalle diverse dimensioni di quegli attrezzi. Ce n’erano di piccoli che, mi spiegò Diana, rimanevano inseriti nell’ano per tutta la durata dell’amplesso, in modo da amplificare al massimo il godimento sia nell’uomo che nella donna. 

“Puoi essere il mio gattino.” disse mostrandomi un plug con una morbida coda bianca e nera, “oppure io la tua tigre.” estraendone dal cassetto un altro con del pelo fulvo. “Molti amano tenerli per tutto il giorno. Personalmente mi infastidiscono al di fuori del letto e penso che certe pratiche siano un pochino deviate.” 

Ero affascinato dai mille colori che vedevo sparsi sul grande letto ma quelli che più m’incantavano erano i trasparenti. La mia mente immaginò questi oggetti cristallini penetrare la carne eccitata, umida e calda, come fossero il sesso degli angeli, che nelle loro invisibilità riuscivano comunque a regalare il più grande dei piaceri. 

“E questi mi servono quando il mio partner o la mia partner mi chiedono di switchare.” erano delle cinghie da indossare come brache, che sul davanti avevano l’innesto per i dildo. “Posso diventare il tuo fidanzato.” continuò portandosi un grosso fallo nero davanti al curato ciuffo di peli che sovrastava la sua vagina, mimando l’atto della copula. Dentro di me sentii esplodere l’eccitazione, quello che in amore si chiama le farfalle nello stomaco, in quel momento in me si levò in volo uno sciame di calabroni che faceva vibrare ogni mia singola terminazione nervosa, scatenando sensazioni mai provate. Una sensazione che si dovette palesare anche laggiù, dove custodivo la mia virilità. Diana se ne accorse e “Ti ho beccato!” disse schiaffeggiandomi l’uccello che si stava drizzando, “Sei un gran bel porcellino! Ma stai attento che io potrei essere il grande lupo cattivo... oppure il fattore che lo riconduce al recinto dopo essersi smarrito. In entrambi i casi finisci in padella.” e rise di gusto. 

“Adesso girati.” mi impartì. 

Appena fui a quattro zampe, con le chiappe ben in mostra, sciaff, una sberla a mano aperta mi colpì sulla natica destra. Così come quando mi aveva schiaffeggiato il pene, anche in quel momento il piacere dilagò come una marea elettrica dentro di me. Non avevo mai considerato queste pratiche parte di me, io vedevo l’amore come condivisione del piacere e anche se a volte avevo fottuto con grande impeto, pensando che il mio cazzo stesse spaccando in due la mia compagna, mai avrei usato violenza, fisica e tanto meno verbale, nei suoi confronti. La voluttà che mi pervase mi lasciò senza fiato tanto che dovetti abbandonarmi ad un gemito, che rallegrò Diana: “Andiamo bene!” continuò mentre un liquido caldo e oleoso colava nella fessura tra le mie chiappe, una mano iniziò a spalmarlo intorno al buco, che sentivo agitarsi sotto i tocchi della donna, fino a raggiungere lo scroto e l’asta, ormai tanto turgida da farmi quasi male. Il suo lavoro era calmo e meticoloso, preciso in ogni lembo di pelle che toccava; man mano che il tempo passava Diana si soffermava maggiormente sulla mia rosellina trepidante; sentii spingere e un dito, penso l’indice, si fece largo tra le mie carni. 

La sensazione di essere a culo in aria, voltato di schiena, in totale balia del proprio partner è parecchio remissivo e in alcuni momenti mi chiesi fin quanto avrei accondisceso a quell’assoggettamento. Fu un completo abbandonarsi, regalare fiducia a quella donna che, per sua stessa ammissione avrebbe potuto essere lupo o allevatore e io avrei comunque fatto una brutta fine. Decisi che mi sarei fidato fino in fondo, che non avevo motivo di dubitare di lei, che anch’ella aveva come obbiettivo il piacere di entrambi. Mi gustai ogni istante di quei movimenti decisi e delicati al contempo, con il dito che entrava e usciva da me, che stuzzicava punti che non sapevo di avere mentre il mio cazzo era sottoposto a stimoli che non aveva mai conosciuto e continuava a rimbalzare nella sua brama contro la mia pancia. 

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 5 senza votare
Pagina 4 di 5 · 0%

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista