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La signora Franca: MILF esibizionista
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Racconto18 min di lettura

La signora Franca: MILF esibizionista

(Vedi i precedenti racconti per una miglior comprensione) Una MILF seducente ed esibizionista, un giovane segaiolo: un mix esplosivo!

apollinaire
1 anno fa · 2.5k letture · 4

Ero lì, davanti alla libreria con il libro in una mano e il cazzo nell’altra quando sentii la voce della signora Franca:

- Eccomi, scusa se mi sono fatta aspettare

Riuscii a malapena a togliere la mano dall’uccello, ma il libro mi restò in mano. Mi girai muto verso la signora Franca che, dopo aver visto il libro che avevo in mano, mi disse con voce suadente:

- Hai trovato qualcosa che ti interessa? Se vuoi puoi prenderlo, a me è piaciuto…

Per l’ennesima volta la signora Franca mi lasciò senza parole. Rimasi lì, con la bocca aperta, il libro in mano, incapace di dire o fare qualunque cosa.

Fu ancora lei a togliermi d’imbarazzo:

- Non restare lì impalato, vieni qui e siediti. Non ti sarai scandalizzato per un libro, no?

- No, no, certo… - balbettai mentre raggiungevo il divano e, ancora con il libro aperto tra le mani, mi misi a sedere.

- Vuoi che ne leggiamo insieme qualche pagina? - mi disse con voce carezzevole e seducente.

Non credevo alle mie orecchie e rimasi muto come un pesce.

- Mi sono accorta di come mi guardavi l’altro giorno, sai? - proseguì lei - e anche sulle scale, quando mi spiavi mentre mi sistemavo le calze

- Ma no, signora, cosa dice…?

- Dico, dico - insistette lei - dico e ridico - e così dicendo mi appoggiò una mano sulla patta tastandomi il cazzo duro sotto i calzoni.

- Hai un bell’affare qui sotto, o sbaglio?

A quel punto mi risvegliai dallo stordimento e lasciando cadere il libro le infilai una mano sotto la gonna accarezzandole le cosce.

Le per allargare le gambe quando sentimmo una voce da una stanza interna:

- Franca, dove sei?

- Mia madre! Sta venendo qui! - sussurrò la signora Franca tirandosi giù la gonna rapidamente e andandole incontro - Sono qui mamma - prosegui a voce alta - sono qui con quel giovanotto della porta accanto, ma se ne stava andando… - concluse guardandomi dritto negli occhi.

Compresi al volo e mi diressi verso il corridoio. La signora Franca raccolse il libro da terra, me lo mise in mano, sussurrando:

- Leggilo e poi ne parliamo!

Mi divorai il libro durante la notte e mi feci non so quante seghe. Il libro raccontava di tutto:  orge, incesti, amori saffici, ammucchiate, bisessuali… (e anche un paio di violenze, ma a me non piacquero per nulla) il tutto con un linguaggio molto diretto e descrittivo. Io non avevo mai letto nulla di così esplicito in fatto di sesso, forse qualche raccontino pubblicato sulle rare riviste porno che riuscivo talvolta a vedere (“Caballero” ad esempio), ma leggere un libro così… sapevo che esistevano, ma non potevo immaginare che la signora Franca ne avesse una collezione e me ne proponesse uno da leggere.

Il giorno dopo non andai all’università e rimasi a spiare dalla porta per incrociarla all’uscita di casa. Mi feci trovare “casualmente” davanti all’ascensore e scendemmo insieme.

- Allora, hai cominciato a leggerlo il libro? - mi chiese non appena le porte dell’ascensore si chiusero.

- Si, l’ho finito - risposi pronto.

- Caspita, che velocità! - sorrise sorniona - Ne parliamo un po’ insieme oggi pomeriggio, ti va?

- Con grande piacere, a che ora? - chiesi impaziente.

- Vieni verso le due. Mia madre a quell’ora dorme di sicuro e nessuno ci disturberà - aggiunse maliziosamente.

- Certo, certo - balbettai io - arrivederci

- Ciao, a dopo! - mi salutò lei.

Rientrato in casa non sapevo come far passare il tempo fino alle due. Cercai di studiare, ma non ci riuscii e l’unica possibilità fu prendere in mano il libro della signora Franca e farmi un paio di seghe.

Alle due, puntuale, suonai al campanello della signora Franca con il libro tra le mani. Mi aprì subito, mi sorrise invitandomi ad entrare e il suo profumo mi avvolse inebriandomi come al solito. Mi fece strada verso il salotto e io ebbi modo di godermi lo spettacolo del suo corpo che si muoveva con grazia davanti a me. Una gonna nera due dita sopra il ginocchio, calze grigie, camicetta bianca sotto la quale si intravedeva, sulla schiena, il segno del reggiseno, un leggero ancheggiare… le avrei messo subito le mani sul culo, ma mi trattenni lasciando a lei la prima mossa.

Mi invitò a sedermi sul divano e lei si accomodò su una grande e soffice poltrona davanti a me. Accavallò le gambe lentamente, lasciando che la gonna le salisse un pochino lungo le gambe, mi fissò in viso e mi chiese:

- Dunque, cosa ne pensi del grande Henry Miller e del suo Opus Pistorum?

- Mi è piaciuto moltissimo signora. - risposi subito

- E cosa ti è piaciuto di più?

Cazzo! A questa domanda non ero preparato! “Che pirla!” mi dissi “è una prof… ci potevi pensare che ti avrebbe ‘interrogato’… e adesso cosa le dico?”

- Mah… un po’ tutto - provai a tergiversare io - è tutto molto ben scritto. - “Ma allora sei scemo!” mi dissi subito dopo aver chiuso la bocca “è un libro porno e tu le dici ‘ben scritto’? Ma che figura stai facendo?”

- Ah! È ‘ben scritto’? - mi chiese ironica - È tutto quello che sai dirmi? - proseguì con voce bassa e seducente - Non lo hai trovato… “eccitante”…? - e lasciò la frase in sospeso.

- Beh certo che sì! - mi feci coraggio e mi buttai: - Anzi mi piacerebbe fare molte delle cose raccontate… - “con lei!” pensai o forse dissi sottovoce. E feci come per alzarmi.

Lei mi gelò:

- Resta fermo dove sei! - intimò con voce bassa, ma dura.

Mi bloccai immediatamente, stupefatto. 

Lei proseguì con la voce tornata seducente:

- Mi sembra che tu corra un po’ troppo! Devi imparare ad avere pazienza e ad aspettare. Adesso tu resti fermo su quel divano e non ti muovi finché io non te lo dico.

Non era una richiesta, era un ordine.

Assentii con il capo e mi appoggiai allo schienale intimorito.

Lei scavallò e riaccavallò le gambe, lentissima, lasciando che la gonna risalisse ancor di più lungo le gambe.

- Goditi lo spettacolo e resta fermo lì - sussurrò la signora Franca.

Non me lo feci ripetere due volte e mi accomodai come al cinema.

Lei continuò a far risalire la gonna lungo le cosce fino ad arrivare a scoprire la fine delle calze e lasciar intravedere il laccetto bianco del reggicalze. Poi, dopo essersi accarezzata l’esterno della coscia fino quasi al culo, scavallò le gambe e aprì lentamente le cosce.

Io non ce la facevo più e mi toccai il cazzo durissimo sotto la patta dei calzoni.

Mi fulminò con un gelido:

- Non ti azzardare a toccarti!

Mi bloccai e la guardai stupito e interrogativo. Ma lei proseguì suadente:

- Devi imparare ad avere pazienza… non toccarti finché non te lo dirò io. Sarà più bello, fidati.

Non riuscii neppure a dirle di sì, mi limitai ad assentire con il capo e misi le mani sui cuscini accanto a me per impedirmi di toccarmi.

Lei riprese ad allargare le gambe, si vedevano le cosce, la fine delle calze e si indovinavano gli slip bianchi. Apriva e chiudeva le gambe, lentamente, maliziosamente, sorridendomi. Socchiuse le labbra e si passò languida la lingua sulle labbra. Era irresistibile, quanto di più erotico avessi mai visto nella mia vita. E dire che praticamente non stavo vedendo nulla o quasi.

Dopo qualche minuto si portò le mani sul petto e si slacciò i bottoni della camicetta ad uno ad uno, lasciando però i lembi chiusi. Si infilò la destra sotto il lembo sinistro e si accarezzò il seno. Poi, piano piano, aprì la camicetta e potei vederle il reggiseno bianco, di un tessuto semitrasparente, sembrava tulle ricamato a grandi fiori. Si vedevano le areole, grandi, scure e i capezzoli schiacciati dalla stoffa leggera. Man mano che si accarezzava il seno però, i capezzoli si ergevano e sporgevano dal tulle in modo provocante.

Prima di andare avanti…

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