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Appesa e abusata
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Racconto18 min di lettura

Appesa e abusata

“Chi sei? Cosa vuoi da me? Perché mi hai rapita? Cosa vuoi farmi?”, le domande sempre più incalzanti di Laura non ricevevano nessuna risposta.

sesso italiano
1 anno fa · 3.9k letture · 1

Marco osservava il suo corpo nudo e inerme. Bagnata di sudore, di lacrime e di piscio, la pelle segnata da linee rosse in rilievo, a tratti imperlate da gocce di sangue, segni inequivocabili delle frustate che le aveva a lungo inferto, la vagina impiastricciata del suo sperma che le colava anche dalla fessura del sedere, le mammelle rosse e tumefatte, con i capezzoli infiammati dalle brutali manipolazioni subite, i capelli non più raccolti in una coda ma arruffati e sporchi anch’essi di urina e di sperma, gli occhi e gli zigomi gonfi, il naso ancora sanguinante. Pur così massacrata, Laura gli appariva bella e sensuale. Avrebbe goduto ancora del suo corpo, ma adesso voleva assistere allo scempio che avrebbero fatto di lei i tre negri che l’avevano rapita e a cui lui l’aveva promessa in premio.

Uscì dalla baita e con il movimento del braccio chiamò i tre uomini che stavano appostati di guardia tra i cespugli del bosco, in attesa di poter godere del loro premio. Anton aveva vent’anni ed era il leader del gruppo. Jason e Josh erano più giovani, avendo compiuto da poco i 18 anni. Tutti e tre erano fuggiti da un centro di accoglienza e vivevano di espedienti e di piccoli crimini. Marco li aveva conosciuti alla stazione, avendoli notati mentre si aggiravano tra i viaggiatori alla ricerca di qualcosa da poter rubare (portafogli, telefoni, orologi,…). Gli aveva proposto l’affare: oltre ad una ricompensa in denaro, avrebbero potuto scomparsi Laura. Considerando che erano mesi che non toccavano una donna e l’esuberanza sessuale della loro giovane età, quest’ultima proposta gli aveva reso l'accordo ancora più interessante di quanto non avesse fatto l’idea di guadagnare qualche soldo.

Quando i tre negri entrarono nella baita, Laura aprì gli occhi e li vide. Il terrore che l’assalì in quel momento le consentì di ricorrere alle poche energie che le erano rimaste per tentare di fuggire. Cercò di mettersi in piedi, ma Anton le sferrò un poderoso calcio nell’addome che la fece accasciare a terra, dolorante e incapace di respirare per il violento colpo ricevuto.

“Tu putana dove pensi scapare?”. Poi si misero a parlare tra loro in una lingua incomprensibile e si spogliarono nudi, mettendo in mostra dei falli enormi, che Marco pensava potessero vedersi soltanto nei video porno, dove si usano degli effetti speciali.

“NOOOO… vi prego, non avvicinatevi… lasciatemi stare!”. Laura era in preda al panico e strisciava nuda sul pavimento per tentare di allontanarsi dai tre negri che inesorabilmente le si avvicinavano. Tutto fu inutile: in un attimo Jason e Josh l’afferrarono per i polsi e le caviglie e la rigirarono sulla schiena, tenendola bloccata sul pavimento con le braccia e le gambe divaricate, come crocifissa. Anton si sdraiò sopra di lei e senza esitare le impalò la vagina con tutta la sua forza, affondandole dentro il suo enorme fallo.

“AAAAAAAAH…”, un urlo disumano uscì dalla gola di Laura quando sentì l’enorme membro dilaniarle l’antro vaginale e poi penetrare inesorabile dentro di lei, quasi trapassandole le viscere. Non aveva mai provato un dolore così atroce in tutta la sua vita, un dolore che poteva forse essere paragonato soltanto a quello del parto. Ma nel parto il dolore cresce lentamente ed è comunque qualcosa di fisiologico, tollerato dal corpo di una donna per espellere un dall’interno del suo utero verso l’esterno. In questo caso invece il dolore era provocato da un corpo estraneo, di dimensioni enormi, che penetrava nella sua vagina senza alcuna preparazione preliminare e con tutta la brutalità di un giovane selvaggio costretto da mesi a trattenere le sue pulsioni sessuali.

Raggiunta con il glande la testa dell’utero, il negro iniziò a spingere il suo enorme fallo avanti e indietro, lacerando sempre di più l’antro vaginale di Laura e sfregando dolorosamente contro le pareti non abbastanza umide del suo vestibolo.

“AAAAAH… NOOOO… basta, basta…”. Laura urlava, piangeva e si dimenava con tutte le sue forze, tanto che Jason e Josh dovettero caricare tutto il loro peso sulle sue braccia e sulle sue gambe per riuscire a tenerla ferma mentre il loro compagno la violentava.

Anton continuò a impalarla per diversi minuti, prima di emettere un grugno animale e scaricare dentro di lei un copioso fiotto di sperma. Quando finalmente estrasse il suo pene ancora in erezione dalla vagina brutalizzata di Laura, questo continuava a spillare sperma che Anton le fece gocciolare addosso, sporcandole l’addome, i seni ed il costato.

Anton prese il posto di Jason per immobilizzare le braccia di Laura. Si parlarono ancora tra loro nella loro lingua incomprensibile. Probabilmente si stavano dando reciprocamente indicazioni su come tenere ferma la loro preda, perché Josh, che la teneva ferma dalle caviglie, le forzò ancora di più l’apertura delle gambe per divaricargliele ulteriormente.

Il pene già turgido di Jason non era meno gigantesco di quello del compagno più anziano che l’aveva preceduto, e trovando il canale vaginale di Laura già dilatato e lubrificato dalla precedente aggressione, non ebbe alcuna difficoltà ad affondarci dentro.

“AAAAAAAAAH….”, l’urlo di Laura donna non fu meno acuto di quelli che aveva emesso durante il precedente impalamento, ed il dolore provocatole da quella seconda penetrazione non fu meno atroce. Anche il secondo negro andò avanti per diversi minuti ad impalare Laura, prima di sgorgare nelle profondità delle sue viscere un abbondante fiotto di sperma caldo e viscoso. Anche lui si divertì ad umiliarla ulteriormente imbrattandole l’addome ed i seni con il liquido seminale che continuava a fluire dal suo pene anche una volta estratto dalla vagina violata.

"Pensa dona bianca che belo viene fuori da te dopo questa scopata”, le disse Jason ridendo sguaiatamente.

Josh, il terzo negro, pur essendo il più giovane di quel trio di bastardi, era forse quello più pervertito. Diede indicazione ai due compagni perché sollevassero le gambe di Laura e le portassero all’indietro, verso le spalle, e le tenessero ferme e ben divaricate, in modo da rendere perfettamente accessibile la sua vagina. In quella posizione così indecente, le sue piccole labbra erano forzate ad aprirsi, dilatando l’antro vaginale già lacerato dalle precedenti intrusioni. Josh sputò sulla vagina di Laura e la sua saliva andò a mescolarsi con lo sperma dei due compagni che da lì ancora defluiva. Sfruttando questo disgustoso miscuglio lubrificante, Josh iniziò ad inserire le dita all’interno della vagina di Laura, e subito dopo vi si insinuò con l’intera mano chiusa a pugno, facendola affondare fino al polso.

“AAAAAAAAH… NOOOOOO… fa male, fa male, ti prego tirala fuori…”, ma il negro, anziché cessare quel supplizio, iniziò a stantuffarla avanti e indietro, avanti e indietro, incurante delle suppliche e delle urla di dolore della donna.

Dopo un tempo che a Laura sembrò infinito, il negro estrasse finalmente dalla sua vagina la mano grondante dei suoi umori. Marco notò che era sporca anche di sangue, indizio delle ferite che quella spietata tortura aveva provocato sulle delicate e sensibili mucose vaginali di Laura.

Non sazio di quella penetrazione innaturale, anche Josh volle godere con il suo enorme fallo della vagina che aveva così crudelmente straziato, ed il terzo stupro di Laura non fu meno brutale, doloroso ed umiliante dei precedenti.

Come era prevedibile, i tre negri non si accontentarono di stuprare Laura una sola volta ciascuno, ma andarono avanti a violentarla per molte ore, fino a ridurla ad un corpo sudicio e sanguinante, senza più alcuna reazione.

Prima di abbandonarla, per oltraggiarla ancora di più di quanto non avessero già fatto, la costrinsero a mettersi in ginocchio, seduta sui talloni e con le mani incrociate dietro la nuca. Quindi, postisi in cerchio attorno a lei, le pisciarono addosso tutti e tre contemporaneamente, non risparmiando di bagnarle di urina i capelli ed il viso...

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Il sesso è come qualsiasi gioco che ci diverte da piccoli, la differenza è che noi adulti più ci divertiamo e più ce ne vergogniamo.

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