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Appesa e abusata
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Racconto18 min di lettura

Appesa e abusata

“Chi sei? Cosa vuoi da me? Perché mi hai rapita? Cosa vuoi farmi?”, le domande sempre più incalzanti di Laura non ricevevano nessuna risposta.

sesso italiano
1 anno fa · 3.9k letture · 1

Gli occhi le si gonfiarono di lacrime e diruppe in un pianto non più trattenuto. Era più la vergogna di essere completamente nuda ed oscenamente esposta agli occhi di quello sconosciuto oppure il terrore di quello che quell'uomo le avrebbe fatto?

“Ti prego… ti prego, non farmi del male… farò tutto quello che vuoi, ma non farmi male…”. Marco si sorprese dell’eccitazione che le suppliche e la paura manifestata da Laura suscitavano in lui. Non resistendo oltre al desiderio di possederla, afferrò da dietro la schiena i suoi seni ed iniziò ad impastarli con forza tra le sue grandi mani, provando piacere del disagio che quella rude manipolazione di parti così intime e sensibili del suo corpo provocava in Laura, soprattutto quando lui le pizzicava le areole e le torceva i capezzoli. “AAAAAH… mi fai male… AAAAAH… basta, basta, ti prego basta…”.

“Questo è soltanto l’inizio Laura. Abbiamo tante ore da passare insieme io e te…”.

“Io ti conosco! Io conosco la tua voce…”. Marco liberò i seni di Laura dalla dolorosa morsa nei quali li aveva imprigionati e si portò di fronte a lei, mostrandole il suo volto.

“Marco! Sei impazzito? Perché mi stai facendo questo? Lasciami andare”.

“Laura, non si può fermare il dado una volta che è stato lanciato. Ho iniziato questo gioco e adesso devo giocarlo fino alla fine”.

“Cosa stai dicendo Marco? Perché mi hai rapita?”

“In realtà non sono stato io a rapirti. Ho affidato l’incarico a tre ragazzi del Niger, tre disperati giunti in Italia due mesi fa su barcone. È da tanto tempo che non gustano il corpo di una femmina, quindi come ricompensa del loro lavoro gli ho promesso che quando io avrò finito di divertirmi con te, ti avranno a loro completa disposizione e potranno scoparti come più gli piace. E adesso fammi gustare il sapore di queste meravigliose mammelle. Voglio succhiarti e morsicarti i capezzoli fino a farteli sanguinare”, e così dicendo si avventò famelico sui seni di Laura che urlava, piangeva e tentava invano di fuggire a quella brutale aggressione. “NOOO… ti prego fermati, mi stai facendo male…”. Marco si stava accanendo sui seni di Laura con una voracità tale che non era in grado di contenere. Le sue mani impastavano con insistenza i morbidi seni della donna che, immobilizzata dalle corde, non era in grado di opporre alcuna resistenza a quella violenta aggressione. Con le dita, Marco le strizzava i capezzoli per poi succhiarli avidamente e stringerli tra i denti con morsi sempre più dolorosi. Quando fu sazio dello spietato tormento inferto ai seni di Laura, si allontanò qualche passo da lei per ammirare la sensualità di quella donna nuda, legata e in lacrime.

“Perché mi stai facendo questo? Ti prego, lasciami tornare a casa. Non dirò niente a nessuno di quello che mi hai fatto, ma ti prego lasciami andare…”.

“TACI, LURIDA PUTTANA!”. Il ceffone che violento e inaspettato la colpì al volto le provocò un’emorragia dal naso, da cui iniziò a sgorgare sangue vivo che dopo averle rigato il volto le colava sul petto e gocciolava poi sul pavimento.

“Adesso, lurida troia, fammi sentire quanto è bagnata la tua figa”, e così dicendo con una mano iniziò ad accarezzarle il pube insinuandosi con le dita tra le labbra umide della sua vagina. “La tua figa ha proprio un buon odore… mmmm, un odore di cerbiatta selvatica”, diceva a Laura mentre annusava con bramosia la mano bagnata degli umori delle sue intimità.

“Basta, basta… ti prego…”.

“Smettila di supplicare, troia. Non capisci che le tue lacrime non fanno altro che farmi venire ancora più voglia di scoparti? Adesso voglio sentirti strillare… Non sei mai stata frustata, vero? So che ti piace andare a ballare. Adesso ti farò ballare a suon di frustate tra le corde a cui sei appesa”, le disse con un ghigno malvagio.

Marco si allontanò da lei di alcuni passi e dopo aver impugnato una frusta da equitazione, di quelle che si usano per domare i cavalli, iniziò a colpirla ferocemente su tutto il corpo, insistendo particolarmente dove le donne sono più sensibili al dolore: nella parte bassa della schiena, sui glutei, all’interno delle cosce, sui seni, sotto le ascelle, sui fianchi, sull’addome, sul pube… Laura urlava, piangeva, si dimenava, supplicava… Avrebbe desiderato svenire per sottrarsi a quel terribile supplizio, ma nemmeno un minuto di quel tormento le fu risparmiato. Quando le frustate cessarono finalmente di colpirla, il suo corpo era madido di sudore e segnato ovunque da linee rosse e a tratti sanguinanti.

Marco le liberò le caviglie ed i polsi, calandola lentamente a terra. Laura era talmente esausta e stravolta che non era nemmeno in grado di reggersi in piedi, figurarsi tentare di fuggire o opporre qualche resistenza.

“Adesso sgualdrina mettiti in ginocchio carponi, come una cagna. Voglio giocare un po’ con il tuo merdoso buco del culo. Scommetto che lì sei ancora vergine, non è vero? Nessuno ti ha ancora inculata, puttana?”, e così dicendo iniziò a tastarle con le dita la tenera rosetta di carne marrone che incornicia lo sfintere anale. Laura gemeva e mugugnava, ma non aveva né la forza di opporsi a quella umiliante palpazione. Ormai l’unico suo pensiero era che quell’incubo finisse presto.

Marco accostò la sua bocca all’ano di Laura e lo leccò avidamente, percependone il gusto amarognolo ed assaporando l’odore pungente proveniente da quella regione così intima del corpo della donna che da molte ore non aveva più avuto modo di lavarsi. Dopo averglielo lubrificato con la sua saliva, le inserì il dito medio in profondità nell’orifizio anale.

“AAAH… AAAH… NOOOO… ti prego, così mi fai male…”. Ma Marco non aveva nessuna intenzione di fermarsi. Il suo scopo era quello di forzare a sufficienza l’apertura del buco ancora vergine di Laura per poi sodomizzarla con il suo pene. E infatti, quando fu soddisfatto di come le pareti dell’orifizio anale di Laura avevano ceduto alle sue penetrazioni e manipolazioni sempre più brutali, Marco si calò i pantaloni e le mutande ed infilò il suo pene già da tempo in erezione nell’ano dilatato di Laura.

“AAAAAAAAAH…”, un urlo straziante, quasi disumano, squarciò il silenzio del bosco, ma Marco continuò senza alcuna pietà ad affondare il suo pene nelle viscere di Laura, fino a quando un copioso getto del suo sperma non le irrorò il retto, traboccando poi dall’orifizio anale ancora dilatato dopo quella violenta penetrazione.

Laura si accasciò come esanime sul pavimento freddo di pietra. Marco la rivoltò sulla schiena e come atto estremo di umiliazione, messosi in piedi sopra di lei la innaffiò con l’abbondante getto della sua urina.

“E adesso, lurida troia, voglio scoparti la figa come nessun altro maiale che ti ha scopato prima ha mai fatto”.

Marco le divaricò le gambe e gliele ripiegò sul petto, in modo che le piccole labbra vaginali si dischiudessero, lasciando intravvedere le membrane umide del vestibolo vaginale. Non ci volle molto che il suo pene ritornasse turgido, e dopo averlo sfregato ripetutamente sul pube di Laura, glielo affondò nella vagina con una forza ed una brutalità tali che la fecero ancora una volta urlare per il dolore.

Mentre affondava dentro di lei, Marco sentiva la vagina umida e calda di Laura che si avvolgeva riluttante attorno al suo pene, che si insinuava sempre di più dentro di lei, fino a raggiungerle la cervice dell’utero. Al termine di una monta di diversi minuti, un copioso getto del suo sperma irrorò le viscere di Laura, la quale non aveva più neppure la forza di piangere.

“Sei stata proprio brava Laura. Me l'hai fatta attendere per tanti anni, ma questa scopata che oggi mi hai voluto regalare è stata davvero eccezionale…”, rise sarcastico, mentre lei teneva gli occhi chiusi, apparentemente esanime.

“Mi spiace informarti però che questa giornata per te non è ancora finita. Là fuori ci sono tre giovani stalloni negri che nelle prossime ore ti scoperanno così brutalmente che ti faranno rimpiangere tutto quello che ti ho fatto io finora”.

Laura giaceva a terra distesa sulla schiena in una pozza di urina, le braccia distese lungo il corpo e le gambe leggermente aperte. Con il capo reclinato di lato e gli occhi chiusi, sembrava priva di sensi.

Prima di andare avanti…

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