Per "I SELEZIONATI" riportiamo da AP un racconto mozzafiato di @MarkShaghan, titolo originale: Laura - l'atroce vendetta.
Giovanna.
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Avvertenza:
In questo racconto sono riportati episodi di violenza estrema che possono urtare la sensibilità di molti lettori.
In alcune scene sono coinvolti uomini africani. Con l’esclusivo intento di rendere la drammaticità degli eventi narrati, nella descrizione di tali scene si è fatto ricorso ad alcuni stereotipi riconducibili alla cultura razzista che non è condivisa e non appartiene in alcun modo all’autore.
Se vorrete proseguire nella lettura, sarei lieto di ricevere vostri commenti e suggerimenti all'indirizzo e-mail: [email protected]
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Quando Laura si risvegliò si accorse di non riuscire a muovere né le braccia né le gambe. Era frastornata e le girava la testa, e le ci volle un po’ di tempo per prendere coscienza della situazione in cui si trovava. Con suo grande sgomento si rese conto di essere legata e appesa con le braccia aperte ad una trave del soffitto di una casa che non conosceva. Anche le caviglie erano legate con delle corde a degli anelli fissati al pavimento, in modo da tenerla immobilizzata con le gambe divaricate. I muscoli le dolevano per quella innaturale posizione in cui era costretta chissà da quanto tempo, ma ancor di più le dolevano i polsi e le caviglie a causa delle ruvide corde che la trattenevano e che per la tensione e lo sfregamento le stavano lacerando la carne, tanto che ogni piccolo movimento le procurava dei dolori lancinanti.
Era ancora vestita come quando era scesa dall’auto e si era incamminata nel bosco con l’intenzione di fare una lunga passeggiata da sola, lontana dal mondo e dallo stress dello studio di commercialista in cui lavorava: una minuscola canottiera bianca attillata che le lasciava scoperto l’ombelico e dei pantaloncini da running, anche questi molto succinti, che rimarcavano le forme perfette dei suoi glutei e l'abbronzatura naturale delle sue gambe. A 36 anni il suo fisico era ancora tonico ed il suo viso molto attraente. Sebbene fosse una donna riservata e non le piacesse mostrarsi, era certamente compiaciuta nel notare che gli uomini apprezzavano la sua bellezza, soprattutto quando faceva sport e gli indumenti che indossava sottolineavano le forme sinuose del suo corpo, lasciando poco spazio alla fantasia di immaginare quello che coprissero. Si accorse però di essere scalza: le sneakers e le calze di cotone le erano state tolte, ed i suoi piedi nudi sfioravano appena con la punta delle dita il pavimento di pietra, non consentendole di appoggiarsi come avrebbe desiderato per scaricare parte del suo peso che invece gravava quasi completamente sui polsi feriti.
Il silenzio della stanza interrotto soltanto dal fruscio delle foglie degli alberi proveniente dalla finestra spalancata le fece intuire che la casa in cui era prigioniera doveva trovarsi in mezzo al bosco, probabilmente molto lontano dalla strada e da altre abitazioni. Più passavano i minuti, più cresceva il suo terrore: come era finita lì? chi l’aveva rapida e portata in quella casa? perché era stata legata in quel modo? cosa volevano farle?… Le domande si accavallavano in una tempesta di pensieri che affollavano la sua mente confusa, facendole crescere sempre di più il senso di panico.
Ricordava di essersi avventurata nel bosco e di avere camminato lungo un sentiero in salita per diversi chilometri. Sebbene il percorso fosse quasi tutto all’ombra, il caldo e l’umidità la facevano sudare copiosamente, e spesse volte si era dovuta fermare per bere dalla borraccia che portava nello zaino, esaurendo in poche ore la sua riserva di acqua.
Lungo tutto il cammino non aveva incontrato nessuno, fino a quando le sembrò di vedere in lontananza alcuni uomini che armeggiavano dietro i cespugli. Sì fermò guardinga ed osservò meglio, avendo l’impressione che fossero degli uomini di colore (molto strano in un luogo così distante dalla città, frequentato solo da pochissimi escursionisti locali e qualche pastore), ma rimessasi in cammino e percorsi ancora alcuni metri quegli strani uomini erano spariti, e così Laura si tranquillizzò convincendosi di esserseli immaginati. Ricordava di avere camminato ancora per diverso tempo dopo quello strano episodio, ma poi nella sua mente c’era il buio più assoluto. Fino a quando non si è risvegliata in quella stanza, legata e appesa in quel modo.
Sopraffatta dalla paura e dall’angoscia di quello che le sarebbe accaduto, stava per mettersi a piangere, quando sentì una porta aprirsi e dei passi sopraggiungere alle sue spalle.
“Chi è? Liberatemi subito o appena andrò via di qua finirete in un mare di guai”. Laura tentava di voltarsi per guardare chi fosse entrato nella stanza, ma la posizione in cui era stata legata le consentiva di girare la testa soltanto a destra e a sinistra. Le sue domande e le sue minacce non ottennero alcuna risposta, ma poco dopo sentì la presenza dietro di lei di una persona, presumibilmente un uomo, che stava ad osservarla a pochi centimetri di distanza, tanto che poteva percepirne il respiro tiepido sulla sua pelle, e la sua paura si accrebbe ulteriormente.
Da quanto tempo Marco attendeva questo momento? Quante volte aveva immaginato di avere il corpo di Laura a sua completa disposizione? Qualche anno fa avrebbe desiderato che fosse lei a concedersi per sua scelta, perché lo amava, ma ora non gli importava più niente di quell’amore negato. Quello che ora voleva più di ogni altra cosa era possederla e godere del suo corpo a suo piacimento. Anzi, il fatto che non fosse riuscito ad ottenere il suo amore aveva generato in lui un senso di rabbia che, col passare del tempo, si era trasformata in desiderio di vendetta. Laura meritava di essere punita senza alcuna pietà per quello che gli aveva fatto.
“Chi sei? Cosa vuoi da me? Perché mi hai rapita? Cosa vuoi farmi?”, le domande sempre più incalzanti di Laura non ricevevano nessuna risposta. Tentava di voltarsi per guardare in faccia chi fosse quell’uomo, ma tutto quello che poteva fare era ruotare invano la testa a destra e a sinistra.
Marco era col viso a pochi centimetri da lei e poteva percepire distintamente il profumo dei suoi capelli raccolti in una coda di cavallo e l’odore sensuale emanato dal suo corpo poco vestito e sudato. Osservava le sue curve e i muscoli delle sue braccia e delle sue gambe in tensione che venivano scossi da frequenti tremori per la posizione in cui era legata. Pregustava il piacere di vederla completamente nuda, accarezzare la sua pelle vellutata, affondare le sue mani in quei seni morbidi, gustare i sapori e assaporare gli odori di quel corpo così generosamente offerto. Ammirava i suoi piedi nudi e osservava con eccitazione le dita che tentavano inutilmente di appoggiarsi al pavimento, e tutto questo accresceva in lui quella vena sadica che ormai non tentava più di reprimere.
Marco estrasse una forbice da un cassetto e si avvicinò di nuovo a Laura. Questa ebbe un sussulto quando sentì la lama fredda della forbice che toccava il centro della sua schiena, nella parte inferiore della canottiera, ed il suo timore si trasformò in terrore quando sentì che questa veniva tagliata. “Cosa stai facendo? Nooo… ti prego, ti scongiuro, lasciami andare. Ti prometto che non racconterò niente a nessuno di quello che è successo…”, ma le forbici, inesorabili, tagliarono la canottiera per tutta la sua lunghezza, dal centro della schiena fino all'altezza delle scapole, per poi tagliare anche le spalline e farla precipitare sul pavimento.
Marco proseguì a tagliare con la forbice i pantaloncini, facendo cadere anche questi a terra e lasciando Laura con indosso soltanto il reggiseno ed il perizoma bianchi. I suoi glutei sporgevano provocanti sotto l'inarcamento della schiena e le loro curve erano messe ancor più in evidenza dal perizoma che si insinuava spudoratamente nell’avvallamento del sedere. I seni erano trattenuti dalle coppe del reggiseno che li spingevano sfacciatamente in alto e facevano trasparire il rosa scuro delle areole e dei capezzoli turgidi attraverso i ricami di pizzo.
Marco rimase ad ammirarla alcuni minuti in silenzio, ma ora desiderava vederla completamente nuda. Aprì l’allacciatura del reggiseno dietro la schiena e con la forbice ne tagliò le spalline. Il reggiseno cadde a terra, raggiungendo gli altri brandelli dei vestiti di Laura. Quindi tagliò i lembi di tessuto a destra e a sinistra del perizoma. La parte anteriore cadde mettendo in mostra il pube ricoperto da una folta peluria scura, dopo di che Marco liberò il lembo posteriore che era ancora trattenuto nell’avvallamento del sedere in modo che anche il perizoma cadde sul pavimento, lasciando Laura completamente nuda.
