«Sfondami, magnifico toro! Dai più forte, fino in fondo!»
Li ho osservati estasiato, anche se, dentro di me, nutrivo una certa paura che lo stesso trattamento avrebbe potuto esser riservato anche il mio culo. Ma Luca si è girato e mi ha invitato a sedermi davanti a lui, sulla scrivania.
«Dai siediti, che voglio succhiarti cazzo».
Era fantastico! Giovanni gli sfondava il culo, Luca me lo succhiava divinamente, ed io ero prossimo al piacere, quando Giovanni mi ha fatto cenno di sollevarmi e, avvicinata la sua faccia alla mia, mi ha baciato intensamente, mentre continuava a pompare Luca. Per me è stato troppo; un piacere così grande ed inaspettato mi ha portato all’orgasmo, sborrando copiosamente in bocca a Luca, che ha ingoiato tutto avidamente. Poi è stata la volta di Giovanni che, con un lungo gemito, gli ha inondato il culo. Lo ha spinto fino in fondo e gli ha scaricato dentro tutta la sua crema. Dopo si è sfilato lentamente e Luca, prontamente, si è inginocchiato davanti a lui ed ha leccato, ripulito, quel membro ancora bello turgido. Poi ci siamo ricomposti.
«Luca deve fare l’inventario e tu, da oggi, gli darai una mano; questo, fino al lavoro finito, sarà il tuo nuovo incarico», è stato quanto mi ha detto Giovanni con un sorriso, per poi andarsene.
Abbiamo cominciato a fare l’inventario; un lavoro che, al massimo, sarebbero bastati tre giorni, noi ne abbiamo impiegati venti. Luca si è rivelato un amico simpatico, che aveva scoperto, all’età di quindici anni, di esser gay e, una volta arruolato, aveva trovato in Giovanni il suo toro da monta, il suo magnifico stallone, cui si era subito offerto, volontariamente, per ricevere in cambio quello splendido cazzo che lui gli infilava nel culo. Giovanni durante i venti giorni è venuto a trovarci spesso e, ogni volta, il nostro gioco a tre era sempre più interessante, coinvolgente e finiva sempre con copiose sborrate nella mia e nella bocca di Luca. Devo ammettere che la cosa mi riempiva di un piacere sottile e perverso; era stupendo succhiare e leccare il cazzo di Giovanni, oppure quello di Luca, indistintamente, in quanto anche lui era decisamente messo abbastanza bene, come me d’altronde. Quella pratica era quasi diventata una cosa cui era difficile rinunciare; bastavano appena due giorni di astinenza e, subito, ne sentivo forte il desiderio. Dopo quel lavoro, ho ricevuto una settimana di licenza premio e ne ho approfittato per tornare a casa, dalla mia fidanzata ed alla vita di tutti i giorni. Stranamente non sentivo per niente alcuna mancanza: ero perfettamente a mio agio fra i miei amici e le persone che mi conoscevano. Quando stavo con la mia fidanzata, mi sentivo perfettamente etero. Poi, la prima volta che lei mi ha succhiato di nuovo il cazzo, ho compreso perfettamente quale gioia o piacere lei provava e, quando le sono venuto in bocca, l'ho attirata verso di me e l’ho baciata intensamente, condividendo con lei il mio succo ancora nella sua bocca, facendola decisamente stupire. Quando mi ha chiesto perché l’avevo fatto, convinta che avrebbe dovuto darmi fastidio, o che mi potesse far schifo, le ho risposto che non vi era niente di schifoso, poiché se lei lo faceva a me, a mia volta potevo farlo anch’io con lei. Mi ha guardato e, sorridendo, mi ha detto che ero un magnifico porco e che quella cosa non la disturbava, ma, anzi, la riempiva di gioia. Pur sapendo, dentro di me, che non era esattamente quella la verità, volli ancora condividere con lei il sapore della sborra in bocca. Finita la licenza, quando sono rientrato in caserma, ho trovato un’amara sorpresa: c’era stato assegnato un nuovo ufficiale che comandava il plotone. Era un giovane tenente, tutto ordine e regolamento, appena uscito dall’Accademia e convinto che si poteva comandare un plotone, anche senza l’esperienza, ma con il solo ausilio del regolamento. Era talmente pieno di sé, che era subito diventato antipatico anche a Giovanni, il quale, nonostante avesse molta esperienza, non veniva quasi preso in considerazione dall’ufficiale, anzi, sembrava come se il tenente avesse paura che il sergente fosse più esperto di lui, cosa che, in fondo, era vero. Seguirono due mesi veramente duri con quel rompi coglioni, sempre tra i piedi, impedendo anche che potessimo divertirci con i nostri giochi a tre: infatti si erano diradati proprio per la costante presenza del tenente. Poi, una notte, ero appena smontato dalla guardia e, prima di mettermi a dormire, avevo bisogno di urinare, così mi diressi verso il bagno. Mentre mi stavo lavando le mani, dopo aver espletato la minzione, la mia attenzione fu richiamata dalla luce che usciva dalla finestra dell’alloggio del nostro integerrimo ufficiale: cosa molto insolita in considerazione che erano le due del mattino e che, a quell’ora, lui avrebbe dovuto dormire. Incuriosito, sono uscito dalla porta posteriore e, nascosto dietro un arbusto di oleandro, ho spiato, attraverso la finestra, quello che l’ufficiale stava facendo. Il nostro caro tenente si stava preparando una magnifica canna, anzi, per esser più precisi, un vero cannone, che poi ha dovuto fumare fuori, onde evitare che l'odore ristagnasse all’interno del suo alloggiamento. L’indomani l’ho raccontato a Giovanni che, quando ne è venuto a conoscenza di quella cosa, gli si è illuminato il volto, quasi gli avessi detto che l’avevano promosso generale.
«Adesso lo abbiamo in pugno!»
In quel momento non ho capito bene a cosa si riferisse, ma, due notti dopo, siamo tornati insieme, dietro la finestra, e lui era munito di una piccola macchina fotografica, con la quale ha ripreso ogni momento della preparazione della cospicua canna e relativa fumata del nostro tenente. Poi ce ne siamo andati a dormire. Tre giorni dopo, ci ha detto di andare con lui e, insieme, siamo andati dal tenente; Giovanni lo ha pregato di seguirlo nel magazzino. dove c’era una cosa che il nostro ufficiale avrebbe dovuto sapere. Una volta entrati nel magazzino, Luca ha chiuso silenziosamente la porta dietro di noi; entrati nell’ufficio, Giovanni ha ordinato al tenente di sedersi e questi si è ribellato con un atteggiamento palesemente irritato.
«Come si permette di dare degli ordini a me, che sono un suo superiore? Lei sta rischiando di essere degradato!»
Giovanni lo ha guardato con calma, poi ha guardato noi, ed ha messo il braccio sinistro sulla spalla del tenente, costringendolo a sedersi perché più forte, mentre l’ufficiale lo guardava con espressione sbalordita.
«Chiudi quella fogna di bocca, salvo poi riaprirla per farci entrare questo».
Aveva proferito quelle parole con fare calmo, mentre con la mano aveva aperto i pantaloni ed aveva estratto il suo splendido cazzo. L’ufficiale ha sbarrato gli occhi. Era rosso di rabbia e, quando stava per tuonare contro di lui, Giovanni ha estratto dalla tasca della divisa un mazzo di foto, dove si vedevano chiaramente le cose che aveva fatto il tenente durante la notte.
«Scegli! Ma fai bene attenzione; come saprai il nostro comandante ha perduto un figlio di quindici anni per colpa della droga e, per lui, è un fastidio anche vederci fumare una semplice sigaretta, quindi: cosa pensi ti farebbe, se sapesse che ti fai queste canne?»
Stefano, così si chiamava il tenente, era rimasto a bocca aperta, incapace di proferir parola, mentre il cazzo di Giovanni, a due cm dalle sue labbra, erano l’alternativa a tanti guai; quindi, lo ha afferrato con la mano destra e se lo è infilato in bocca, succhiandolo, prima timidamente, poi sempre più convinto, fin a che, dopo una lunga pompata, Giovanni gli ha riversato in gola tutta la sua sborra e lo ha costretto ad ingoiarla. Da quel momento la nostra vita è cambiata radicalmente: per noi quattro, il piacere è stata una costante. Giovanni, una settimana dopo, ha rotto il culo a Stefano, mentre io scopavo con Luca. All’inizio Stefano ha fatto un po’ di resistenza, ma, dopo due o tre volte, si è lasciato inculare tranquillamente, mentre succhiava il mio o il cazzo di uno di noi tre. Da quel giorno, non ci sono stati più problemi; avevamo sempre incarichi tranquilli e licenze premio, a volontà. Poi, come tutte le cose belle, arrivò la fine; giunti quasi al congedo, Giovanni e Stefano organizzarono una festicciola per me e Luca, cui ebbero a partecipare anche il capitano medico che, nel frattempo, era entrato nel nostro giro, con anche due giovani reclute, che avevano fatto la mia stessa scelta e che, quindi, avrebbero preso il posto di Luca. Abbiamo passato una serata bellissima, ricca di piacere, orgasmi, pompini e inculate a volontà. Poi io e Giovanni ci siamo immersi nella vasca da bagno; lui era sdraiato dietro di me, che ero disteso in mezzo alle sue cosce, con le mie spalle appoggiate al suo torace. Sentivo il suo pene premere contro la mia schiena, mentre lui mi accarezzava il petto e con la bocca mi vellicava il collo dietro la nuca.
