Mi chiamo Carlo, oggi ho cinquant'anni e sono un bisex convinto. Questa mia scoperta risale a tanti anni fa. All’epoca ero un militare arruolato nell’Aereonautica Militare, in un corpo speciale che si occupava della difesa degli aeroporti. Non so bene come c’ero finito, ma era dura veramente, guardie, esercitazioni, allarmi e marce erano all’ordine del giorno e la stanchezza la faceva da padrona. Ricordo una notte d’inverno, faceva un freddo tremendo, ero di guardia, avevo molto freddo ed ero stanchissimo. Me ne stavo rintanato in una buca circondata da sacchi di sabbia con due feritoie, ricoperta da una lamiera con sopra altri sacchi di sabbia, una leggera tenda copriva l’entrata. Dalle feritoie veniva molto freddo e fu quello il momento in cui commisi il primo dei due errori: mi misi seduto e chiusi gli occhi per alcuni secondi, almeno così credevo, invece mi addormentai profondamente. Improvvisamente una mano forte mi scosse dal sonno e fu grande lo stupore nel vedermi davanti il nostro sergente, con il mio fucile in mano. In un attimo, tutta la mia vita futura si delineò chiaramente. Processo per direttissima, il minimo due anni di carcere punitivo. Questo era già accaduto ad altri due soldati prima di me e il nostro sergente, un uomo alto, forte e muscoloso, dal carattere duro e taciturno, che comandava temporaneamente il plotone in assenza del nostro ufficiale, che si era ferito durante un’esercitazione, se ne stava in piedi davanti a me in silenzio.
«La prego non mi rovini».
Riuscii a dire con un filo di voce, carico di terrore. Lui rimase un attimo in silenzio, poi fece un profondo respiro e si avvicinò a me. Ora il suo corpo era a poca distanza dal mio viso, quando lui improvvisamente aprì i pantaloni e tirò fuori un membro grosso e lungo.
«Scegli!»
Mi disse con tono duro e deciso, avvicinando il suo corpo a poca distanza dalla mia faccia. Senza nessuna esitazione, afferrai quel cazzo, ancora molle, ma già di notevoli proporzioni, al punto che indice e pollice a malapena riuscivano a congiungersi. Tirai fuori la lingua e detti la prima leccata. Rimasi stupito dal fatto che era profumato, sì, sapeva di acqua e sapone, come se lo avesse lavato un momento prima. A quell’epoca ero già fidanzato con quella che sarebbe poi diventata mia moglie e le donne, in quegli anni, difficilmente ti facevano scopare, principalmente per paura di rimanere incinte, quindi, il miglior sistema per tenere a bada il fidanzato, era quello di fare pompini. Mi ero sempre chiesto cosa ci potesse provare nel leccare e succhiare, con estremo piacere, il mio cazzo e vedevo la gioia e la soddisfazione nell’ingoiare la mia eiaculazione; ora, per caso, avevo l’opportunità di togliermi questa curiosità. Cominciai a succhiare, leccare, quello splendido palo che mi stava lievitando tra mani e bocca, cercando di ripetere le stesse cose e gli stessi gesti che vedevo fare alla mia fidanzata su di me. Non m’importava nulla, né della situazione né di qualsiasi altra conseguenza: in quel momento volevo solo dare e ricevere piacere nel sentire quel membro in bocca.
«…mmmm…Che bocca di velluto!»
Il lungo gemito ed il commento espresso dal sergente, mi riempirono di gioia e soddisfazione e, allora, ho sollevato l’altra mano e slacciato i pantaloni, li ho abbassati insieme alle mutande fino a metà coscia, ritrovandomi in mano due palle grosse come uova d’oca dure, piene, che accarezzai soppesandole e lentamente feci scivolare le labbra lungo l’asta, giocando con la lingua lungo il frenulo fino ad arrivare a quelle due magnifiche sfere gonfie e pelose, che misi in bocca succhiandole una per volta. Ero sconvolto, eccitato al punto che sentivo il mio cazzo crescere nei pantaloni, mentre oramai le mie dita non riuscivano più a congiungersi da quanto era lievitato il magnifico membro che stavo segando quasi con devozione. Mi piaceva! Stavo facendo un pompino ad un uomo, e la cosa mi stava riempiendo di piacere. Lo sentivo gemere, assecondare i miei movimenti traendone molto piacere. Ad un tratto ho sentito la sua mano appoggiarsi sul mio capo, mentre lo splendido membro ha iniziato a gonfiarsi, la stessa cosa che succedeva a me quando stavo per sborrare in bocca alla mia fidanzata. Ho serrato le labbra intorno alla punta, frullando con la lingua in maniera molto veloce, succhiavo, pompavo e lo segavo sempre più forte. Improvvisamente ha emesso un lungo gemito e, un attimo dopo, un potente schizzo mi ha colpito il palato ed ho sentito un sapore agrodolce che mi è subito piaciuto. L'avevo appena assaporato ed ingoiato, che subito un altro schizzo più denso e corposo mi ha riempito la bocca. Ho gustato e ingoiato anche questo, subito seguito da un terzo, quarto e un quinto, sempre potenti, che mi hanno inondato la bocca. Era bellissimo: ho succhiato, leccato, ingoiato e spremuto fino all’ultima goccia di sperma, che quello splendido membro mi aveva riversato in bocca ed in gola; poi, con uno schiocco delle labbra, l’ho lasciato lucido e pulito, leccandomi le labbra. Ho sollevato lo sguardo ed ho visto il suo viso, nella fioca luce della notte, soddisfatto, rilassato. Mi ha restituito il fucile e si è riabbottonato i pantaloni.
«Da oggi, ogni volta che ne avrò voglia, tu sarai a mia disposizione! Sono stato chiaro?»
Mi ha detto con voce calma, ma perentoria. Ha voltato i tacchi e se n’è andato. Appena rimasto solo, mi son reso conto che ero ben sveglio, che non sentivo più freddo ed ero ancora molto eccitato e consapevole di aver vissuto un’esperienza davvero bella. Il mio cazzo duro mi faceva male nei pantaloni, l’ho tirato fuori e mi sono segato furiosamente, fin quando ho sentito il mio piacere esplodere. Raccolto tutto il mio sperma nel palmo della mano, l’ho portato all’altezza della bocca ed ho sentito lo stesso odore; estratta la lingua, ne ho assaggiato il sapore: era identico! Ho leccato la mia mano e l’ho ripulita di ogni singola goccia del mio piacere, rimanendo affascinato dall’emozione e dalla sensazione provate. Nelle due settimane seguenti, è venuto a trovarmi altre quattro volte e, sempre, abbiamo ripetuto lo stesso rituale: lui in piedi, io che lo succhiavo, lui veniva, io ingoiavo, poi lui se ne andava, io mi segavo e leccavo la mia stessa sborra. Era diventato un piacere particolare, unico, incredibile per me, che continuavo a ripetermi di esser etero, anche se, durante il giorno, osservavo quell’uomo, la cui presenza mi riempiva di intime emozioni. Poi, per alcuni giorni, è sparito e, quando è tornato, mi ha convocato nel suo ufficio e mi ha detto:
«Vieni con me».
Siamo saliti sopra una Jeep e ci siamo recati al magazzino, dove siamo stati accolti da Luca, il furiere, un ragazzo della mia stessa età, ma dalla forma fisica e dall’aspetto dolce e gracile. Appena entrati nel suo ufficio, Luca si è inginocchiato davanti al sergente, di nome Giovanni, e subito gli ha aperto i pantaloni e si è messo a succhiargli cazzo, mentre io li guardavo affascinato. Era meraviglioso e incredibile vedere con quanta facilità la sua bocca riusciva ad infilarsi dentro quello splendido palo che, dopo poche leccate, era già al massimo della sua potenza. Con un cenno della testa, Luca mi ha invitato a unirmi a lui e così, insieme, ci siamo messi a leccare e succhiare quella meraviglia della natura, fra i gemiti e sospiri di Giovanni, che ora aveva appoggiato le sue mani sopra ciascuna delle nostre teste, quasi a volerci tener fermi per far scorrere le nostre bocche avanti e indietro sul suo meraviglioso gioiello. Quando stavo con le labbra sulla punta, improvvisamente Luca ha unito la sua bocca alla mia in un meraviglioso bacio. Dopo un attimo di stupore, ho risposto con ardore, intrecciando la mia lingua alla sua, mentre con la mano continuava a segare il cazzo, divenuto sempre più duro. Dopo un attimo di stupore, ho risposto con ardore intrecciando la mia lingua alla sua, mentre con la mano continuava a segare il cazzo sempre più duro. Luca si è alzato in piedi, si è abbassato i pantaloni e si è appoggiato alla scrivania, mentre io ero rimasto a leccare il palo di Giovanni, il quale ha messo della saliva sulle dita ed ha lubrificato il didietro di Luca, poi ha appoggiato la punta del suo cazzo sul foro anale del furiere che, con le mani, stirava le chiappe in fuori per aprirsi meglio. Lentamente, ho visto sparire quei circa venti cm di carne, dalla grossa circonferenza, dentro il foro anale di Luca, il quale, a bocca aperta, spingeva il suo corpo contro l'inguine del sergente.
