«Ti prego, prendimi anche dietro, ma cerca di esser delicato, perché lì praticamente sono vergine. Quel fesso di mio marito ci si è provato solo una sera a mettermelo dentro, ma avendo sentito che provavo dolore, ha immediatamente desistito, lasciandomi con la voglia di provarlo anche dietro. Considera questo come un dono che ti voglio fare e che, spero, ti sia gradito.»
Lui mi ha abbracciato da dietro, ha continuato a baciarmi sul collo e poi lentamente è scivolato più in basso; la sua bocca si è incollata alla mia rosellina e la sua lingua si è insinuata dentro, leccandola, così da rendere quel foro più morbido, più rilassato e pronto a ricevere quella splendida mazza, che sicuramente mi avrebbe fatto male, ma anche riempita d’orgoglio per il fatto di poterlo accogliere tutto dentro. Dopo aver indugiato a lungo all’ingresso del mio culo, egli ha cominciato a spingere il suo splendido membro, dopo averlo lubrificato dentro la mia figa, affinché fosse impregnarlo degli umori che continuavano a sgorgare da essa e, man mano e con un movimento lento, ma deciso, ha iniziato a penetrare dentro di me. All’inizio pensavo che il mio culo non volesse cedere, ma, quando la punta è riuscita a vincere la resistenza dello sfintere, per un attimo, ho sentito dolore e, poi, di proposito ha spinto il mio corpo indietro, affinché la penetrazione fosse totale e completa. Lui non si è fatto cogliere impreparato e, sentendo il mio corpo in movimento, con un affondo secco e deciso è entrato tutto dentro di me. Per un momento mi è sembrato come se mi stessero spaccando in due, non tanto per il dolore, ma per quella sensazione di fastidio che stavo provando nel sentirlo dentro di me. Contemporaneamente la sua mano è scivolata fra le labbra della mia figa ed ha iniziato subito a masturbarmi intensamente, mentre il suo membro restava immobile, piantato dentro di me. Le sensazioni di piacere, che le sue dita mi davano davanti, hanno presto contribuito a lenire la sensazione di fastidio che provavo nel sentirlo tutto dentro nel culo e, di conseguenza, mi son accorta che ero io stessa a muovere il mio corpo avanti/indietro, dando ritmo all’inculata, mentre lui contribuiva a limarmi il buchetto, in maniera sempre più decisa e completa. È stato molto bello sentirmi squassare il culo da quella splendida mazza e, ad un certo punto, ho pure goduto quando lui, dopo avermi scopato a lungo, si è ben piantato dentro di me, riversandomi nell’intestino tutto ciò che era ancora rimasto, all’interno delle sue palle. Un’ondata di calore mi ha invaso le viscere, facendomi godere all’istante. Siamo rimasti a lungo distesi, poi, dopo essere scivolato fuori da me, ci siamo recati in bagno e, insieme, siamo entrati sotto la doccia per eliminare le tracce del nostro piacere. Nonostante avessi goduto ripetutamente, non riuscivo a staccarmi da quel corpo che mi aveva reso totalmente femmina, facendomi godere e provar brividi e sensazioni per me ancora sconosciuti. Mi sono ricomposta e rivestita, poi lui mi ha riaccompagnato a casa. Sdraiata nuda nel mio letto, ho ripensato alle emozioni provate e ancora sentivo, dentro di me, brividi di piacere che quell’uomo, per merito della sua esperienza, era stato capace di instillarmi. Dopo circa un’ora, quando stavo per addormentarmi, ho sentito rientrare mio marito che cercava, in qualche modo di spogliarsi, evitando di far rumore. Ho finto di dormire, poi, quando ho capito che si era addormentato, sono andata in bagno, perché avvertivo ancora colare il piacere di Paolo dalla mia vagina. Seduta sulla tazza, mi sono ancora accarezzato la figa e, ad occhi chiusi, ho ripercorso ancora i momenti di piacere che avevo vissuto con il mio primo amante. Il giorno successivo, come al solito, Marco si è alzato per andare in bici, e, stranamente, non ha voluto far sesso, anzi se ne è andato senza far rumore, e la cosa mi ha incuriosito; quando, per far la doccia, ho deposto i miei panni nella cesta di quelli sporchi, ho notato un dettaglio che, in un certo senso, ha fugato ogni mio dubbio sul fatto che mio marito potesse avere un’altra donna. La sua camicia, nell’angolo in basso, vicino all’ultimo bottone, era sporca di fondotinta e, forse, vi era anche qualche traccia di rossetto. Allora ho chiuso gli occhi, ho fatto un respiro profondo e, dentro di me, ho deciso che, da quel momento in poi, Paolo era stato il primo, ma non sarebbe stato l’unico dei miei amanti.
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