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Erotika
La prima volta di Anna
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Racconto20 min di lettura

La prima volta di Anna

Mario e Anna stavano insieme da più di venti anni. Erano considerati da tutti una bella coppia, allegri, dinamici, buoni sportivi stavano sempre insieme. Si erano conosciti una mattina sul treno delle sette, lei andava a scuola, frequentava il quinto superiore, lui in divisa dell’Aereonautica stava ...

pennabianca
3 anni fa · 773 letture · 0

«Dai scopami. Ho voglia di godere. Mio marito non mi scopa da giorni, è per questo che sono venuta in questa spiaggia di nudisti, per rimediare un cazzo che mi faccia impazzire.»

Anna pronunciò questa frase d’un fiato, incredula lei stessa, di come le parole le fossero uscite di bocca. Lui a bocca aperta la guardava, come se fino a quel momento non avesse veramente conosciuto questa donna, poi replicò.

«Certo che ti scopo. Vedrai che quando torni da quel cornuto, ti sentirai piena di sborra, ti avrò soddisfatto ogni voglia.»

Mentre parlava non toglieva gli occhi dal suo viso, che si illuminò nel sentire quella risposta.

A quelle parole, fece seguito un ritmo molto intenso e continuo, come amava scopare Mario. Lei ora voleva rompere gli indugi.

«Dai fammelo sentire fino in gola! Scopami come un vero toro! Dai che vengo!»

Urlò con tutto il fiato che aveva in gola. Lui la sbatteva con dei colpi tremendi, che scuotevano tutto il suo corpo, i piccoli seni, una seconda appena venivano sbalzati verso l’alto con forza. Il bacino urtava con un colpo duro contro il monte di Venere di lei, che finalmente si lasciò andare in un ulteriore urlo liberatorio. Rimase inerte come una bambola di pezza, incapace di avere una qualsiasi reazione, ma anche lui era arrivato al momento del suo piacere, la fissò negli occhi.

«Si eccomi, ti sborro dentro! Vengo così ti metto incinta, tanto c’è quel cornuto di tuo marito, che lo crescerà questo figlio.»

Le inondò la fica ben sapendo, che lei prendeva la pillola, ma era sempre un’emozione continuare il gioco. Le inondò veramente la fica. Una sua caratteristica, era la quantità industriale di schizzi, che lui aveva al momento dell’orgasmo. Passarono il resto della giornata distesi al sole. Lentamente lei riuscì a rilassarsi. Era piacevole sentire il sole accarezzarti la pelle, sentire il caldo sul seno, aprire le gambe sentire il caldo del sole, sulle grandi labbra della vulva aperta. Parlarono tantissimo, come era loro abitudine. Lui le chiese come mai aveva cambiato idea. Lei gli raccontò del programma, del fatto che lo amava, e che se lui era questo che voleva, pur non sapendo assolutamente, ne in che modo, ne dove, ne se poi ci sarebbe riuscita, però lo avrebbe assecondato, doveva solo avere un poco di pazienza. Mario l’aveva baciata e stretta forte a sé.

«Io pure non ho la più pallida idea di come, quando, e dove, una simile esperienza possa succedere, ma ti assicuro che avrò tutta la pazienza del mondo.»

Quel giorno lui la prese più volte. Lei non gli negò assolutamente nulla, sia il piacere di sentire il suo cazzo dietro, che una copiosa sborrata in gola, mentre lui la fece impazzire con la lingua. IL sabato successivo decisero di tornare lì. Avevano anche la domenica libera, parcheggiarono il motorhome nel parcheggio riservato, e nel pomeriggio andarono in spiaggia. Nonostante fosse solo maggio, la spiaggia era abbastanza affollata, questo rese Anna un poco nervosa, camminarono molto prima che lei si sentisse a suo agio. Piantarono l’ombrellone fra due grossi tronchi portati dal mare, poi si misero nudi. Poco dopo un signore si distese vicino a loro. Era alto, capelli e pizzetto bianco, era anziano, ma il fisico era ben curato. Lei per un momento rimase un poco infastidita, con tanto spazio proprio lì vicino a loro doveva sdraiarsi, pensò, ma il tizio non le dette nessuna importanza, era come se lei non esistesse, anzi, aperto un quotidiano si mise a leggerlo incurante del fatto che lei fosse nuda distesa a poca distanza da lui. Mario andò a fare il bagno, lei lo guardò allontanarsi nuotando dalla riva. Era tesa, un tipo nudo vicino a lei, lui che la lasciava sola, ma non accadde nulla. Una coppia giovane stava venendo verso di loro, ma dall’altra parte un tipo con dei grossi occhiali scuri passò fra lei, e il mare, lei si girò istintivamente a pancia in giù, quasi a volere offrire al tipo la minor vista del suo corpo nudo. Intanto l’altro continuava a leggere il quotidiano indifferente, lei si sentì punta nell’orgoglio, era una bella donna, e lui non la degnava di nota, si tirò su con le spalle appoggiata al tronco, il suo seno nonostante fosse piccolo era in bella mostra. Lui fece mezzo giro con il capo verso di lei, ma poi continuò a leggere. Indispettita scattò in piedi, andando verso il mare, nel preciso istante in cui la coppia passava. Loro le dettero un’occhiata, e passati oltre commentarono.

«Accidenti che fisico!»

Sentì il commento della ragazza condiviso dal compagno, guardò ancora verso il tizio che ora non leggeva più, ma osservava incuriosito, lei raggiunse Mario con poche bracciate, lo attirò a se, lo stuzzicava sott'acqua, a lui cresceva il cazzo.

«Dai fermati, mi fai avere un’imbarazzante erezione. Che figura ci faccio quando esco.»

Ma lei continuò, allora lui si avviò verso la riva, il tutto seguito dallo sguardo del tizio che a quel punto, si alzò e andò verso il mare. Anche lui aveva una discreta erezione, lei ne fu compiaciuta, e per affondare il colpo, si piegò a 90 gradi per raccogliere l’asciugamano. La visione del suo magnifico fondo schiena non doveva essere passata inosservata. Quando si girò per distendersi, vide il tizio che si toccava un cazzo in piena erezione. Da quel momento per il resto della giornata lei continuò spiare il tizio che manteneva una discreta indifferenza. Poi una ventata più forte fece volare il giornale dell’uomo, che finì tutto fra le loro mani.

«Scusi.»

Disse il tizio. Mario nel restituire il giornale incominciò a parlare con lui, di tutto, e alla fine dopo aver dato a lei un’occhiata, lo invitò a sdraiarsi lì con loro. Lui si presentò, si chiamava Paolo, psicologo in pensione anticipata. Aveva cinquantacinque anni, vedovo da sei, aveva deciso di smettere di lavorare. Si era comperato un camper nuovo, e con esso girava il mondo. Lei si sentiva a suo agio, lui non era affatto invadente, non la fissava, ma era affabile, divertente, tanto che alla fine si resero conto di essere rimaste le uniche persone della spiaggia, si avviarono al parcheggio, dove Mario avvicinò il loro motorhome al camper di Paolo. La cena la organizzarono insieme, seduti fuori dai veicoli. Mangiarono insalata e prosciutto con il melone, il tutto annaffiato da un bianco leggermente frizzante, che non li ubriacò, ma sciolse molto la tensione che c’era in lei. Parlarono di tutto, e poi immancabilmente il discorso finì sul sesso.

«Tu e tua moglie avete mai avuto storie, come dire, particolari?»

Chiese Mario. Lui sorrise.

«Sapete, voi due mi ricordate, io e mia moglie tanti anni fa. Allora il nudismo era una cosa rara, lo si poteva fare solo in Corsica. Fu là, in quella terra, che io e lei avemmo per la prima volta uno scambio, anzi per essere precisi un triangolo con un singolo conosciuto in quel posto.»

Mario guardò verso Anna, si intesero al volo. Fu lei a chiedere.

«Come fu? È stato difficile?»

Lui sorrise e cominciò a raccontare che non fu facile. «La prima volta che si fa l’amore in tre o con altre persone, deve essere fatto bene, con i modi, i tempi giusti, nella situazione giusta, altrimenti si ottiene l’effetto contrario. Il singolo conosciuto lì era esperto. Facemmo un piccolo gioco e la cosa divenne subito facile e molto appagante per tutti.»

Anna lo guardò, e chiese come era questo gioco. Lui diede uno sguardo, e sorridendo spiegò le regole del gioco.

«È semplice potremmo farlo anche ora.»

Loro si diedero un’occhiata complice poi lei chiese come fare.

«La cosa è semplice. Io e voi due ci mettiamo comodi. Poi io incomincio a toccare lei. A quel punto basta che uno dei due dice basta, e il gioco finisce lì. Fino a quel punto io vado avanti. Deve essere una cosa voluta, non imposta, ne da uno, ne dall’altro, altrimenti non è più divertente.»

Anna guardò Mario, c’era in lei il desiderio di provare, lui fece un cenno d’assenso.

«Ok, proviamo andiamo dentro il nostro camper che ha un matrimoniale molto spazioso.»

In un momento si ritrovarono dentro e nudi. Mario rimase in piedi, mentre Anna era distesa sul letto con Paolo vicino a lei.

«Allora, è chiaro che potete dire basta quando volete.»

Disse Paolo, guardò verso Mario, lui annui, poi si girò verso Anna. Lei visto il gesto di Mario gli sorrise. Dentro di lei pensava tanto lo ferma, sono sicura che quando vede che lui va troppo nell’intimo, lui lo ferma. Mario guardava Anna, e pensava la stessa cosa. Paolo incominciò ad accarezzarla, con gesti lenti, molto semplici ma continui. Non toccava nessuna zona erotica in particolare, accarezzava il suo corpo, le cosce, lei sentiva uno starno languore. Dentro di lei c’era un vero e proprio conflitto, fra la decisione di dire basta, e la voglia di dimostrare a Mario che lo avrebbe accontentato. Ora le carezze di Paolo, gli stavano facendo uno strano effetto, si sentiva eccitare, lentamente quella mano le procurava un piacere sottile, istintivamente divaricò le cosce, ma lui non si decideva a toccarle, ne i seni, ne la fica, mentre lei sentiva inumidirsi. Guardò ancora verso Mario. Lui le sorrise.

Prima di andare avanti…

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