Mario e Anna stavano insieme da più di venti anni. Erano considerati da tutti una bella coppia, allegri, dinamici, buoni sportivi stavano sempre insieme. Si erano conosciti una mattina sul treno delle sette, lei andava a scuola, frequentava il quinto superiore, lui in divisa dell’Aereonautica stava tornando per una licenza. Lei si era innamorata subito di quel ragazzo in azzurro, lui non riusciva a toglierle gli occhi di dosso, mora, con una capigliatura molto bella e vistosa, aveva attirato subito la sua attenzione. Quattro chiacchiere sul treno, poi arrivati alla stazione avevano lasciato sia il suo zaino, che la sua valigia al deposito bagagli e via, di nuovo in treno fino al lago. La giornata era rimasta indimenticabile. L’anno dopo erano sposati. Dieci mesi dopo lei metteva al mondo Michele. Da quel giorno il tempo era volato. Lei si era dedicata al figlio, faceva la casalinga a tempo pieno. Lui impegnato in un buon lavoro, che gli rendeva bene, anche se lo costringeva spesso ad assentarsi da casa. Erano due persone che all’aspetto fisico ci tenevano, sport, lunghe camminate, avevano fatto in modo che lui, pur non essendo un super palestrato, avesse un bel fisico. Lei quando accompagnava il figlio a fare sport, si ritagliava sempre un’oretta anche per lei. La gravidanza poi non aveva quasi lasciato il segno, era a vederla una bella donna, ma devotamente fedele, non aveva avuto altro che lui nella vita. Erano passati in fretta venti anni. Quando meno se lo sarebbero aspettato, Michele si fece accalappiare da una ricca ragazza australiana, che studiava storia dell’arte a Firenze. Non l’aveva mollato più, e se lo era portato a casa, dove i genitori di lei ne erano entusiasti. Lui laureato con 110 e lode, aveva subito trovato lavoro, lei aveva aperto una galleria d’arte molto fiorente. Si erano sposati, quando lei si era resa conto di essere incinta. Da quel giorno erano passati tre anni. Mario e Anna sembravano molto felici, un poco dispiaciuti per la lontananza, ma contenti della situazione del figlio. Apparentemente tutto filava liscio, ma nella realtà erano diventati un poco strani. Si sentivano arrivati, come se raggiunto lo scopo, un figlio, un buon matrimonio, un nipote, li facesse sentire come se ora la vita non ci fosse più nulla di interessante da desiderare. Sessualmente parlando, lei era vergine quando lo aveva conosciuto, mentre lui era un poco più esperto, col tempo avevano raggiunto una bellissima intesa. Lei devota a lui, gli aveva lentamente concesso tutto, anzi col tempo era diventata molto esperta. In particolare quando gli praticava certi lavoretti di bocca, che lui apprezzava e ricambiava con lunghi preliminari, molto graditi da lei. Ora però, le loro scopate avevano uno strano sapore di noia, monotonia, che lo rendeva poco appagante. Se pur sempre bello, il sesso era diventato meccanico, privo di fantasia. Mario ne era consapevole, e dentro di sé cercava di trovare la soluzione, mentre lei sembrava non accorgersene di questa reciproca insoddisfazione. La sera lei si distendeva in poltrona a guardare la tv, mentre lui, da tempo aveva trovato un diversivo, navigare su internet. Una volta lei lo vide segarsi mentre guardava un film porno, rimase molto male, ma non disse nulla. Nel suo essere donna, e soprattutto semplice casalinga, non riusciva a capire come il suo uomo trovasse eccitante un porno. La seconda volta che lo vide andò su tutte le furie
«Ma sei proprio un porco depravato e maiale!»
Lo apostrofò duramente. Lui rimase un poco sorpreso dall’eccessiva reazione, ma lasciò perdere. Alcune sere dopo mentre facevano l’amore, lei stava godendo bene. Lui sembrava avere un qualche cosa di più quella sera. Mentre la prendeva distesa di lato da dietro, portò una mano sul viso di lei, cercò di infilarle un dito in bocca, e gli parlò sottovoce.
«Chiudi gli occhi, immagina di succhiare un altro cazzo.»
Lei si bloccò di colpo, accese la luce, e con occhi di fuoco lo aggredì verbalmente.
«Porco maiale sudicio che non sei altro, ma per chi mi hai preso? Guarda che non sono una troia di quelle che guardi nel pc, io certe cose non le faccio chiaro? Come puoi chiedermi di succhiare un altro in tua presenza, ma che ti dice la testa?»
Infuriata si girò dall’altra parte, e per alcuni giorni gli tenne un muso pazzesco. Era come se lui, gli avesse chiesto chissà quale sacrificio. Per circa due settimane lei, cercò di evitare di andare a dormire insieme a lui. O prima lei, o prima lui, e quando l’altro entrava nel letto, l’altro fingeva di dormire. Poi una sera lei era distesa in poltrona, faceva zapping con il telecomando, quando trovò un programma che parlava di coppie, di sesso fra coppie, di scambi, e tante altre cose tutte connesse alla vita a due. Avvicinò la poltrona per seguire meglio il programma. La conduttrice intervistava uno psicologo, che cercava di spiegare per quale motivo fra le coppie c’era la necessità di arrivare a questi diversivi. Lui la prese un poco alla larga, ma poi in definitiva arrivò alla conclusione, che dopo tanti anni di matrimonio il desiderio scemava, ucciso dal fatto che entrambi soggetti si sentivano sicuri. Non dovevano far altro che allungare le mani, e trovare sempre, o quasi il partner disponibile, quindi c’era la certezza di avere, che rendeva, alla fine superfluo ogni sforzo di sembrare diversi. Poi era la volta del sessuologo, che aggiungeva che anche con il tempo la stimolazione cambiava. Sapere con certezza dove il partner trova maggior piacere, col tempo rende tutto più facile, ma anche più monotono. Rimettersi in gioco, anche con la semplice fantasia, rende un rapporto fresco, vivo, sempre giovane. Evitare i luoghi comuni, cercare sempre di diversificare, anche il modo, il luogo, dove si consuma il rapporto, rende lo stesso diverso, più intrigante. Essere complici, era, a detta di lui, fondamentale. Arricchiva qualunque rapporto, anche quelli più datati. Anna era attentissima, l’argomento le piaceva tantissimo. Quando la parola passò ad una coppia scambista con il volto coperto da una mascherina, lei rimase a bocca aperta. La donna asseriva di adorare il suo uomo, di sentirsi sua anche quando altri maschi la prendevano, o lui si dava da fare con altre. Di amarlo per il piacere, che lui desiderava lei provasse, fra le braccia di altri, o altre indistintamente. Non erano in discussione i sentimenti, anzi era una vera prova d’amore, il desiderare che lei godesse, anche e più, di quanto lui fosse in grado di farle provare. Poi fu la volta che a parlare era un singolo. Raccontava che vi erano tantissimi uomini che impazzivano di piacere, nel vedere la propria donna posseduta con forza e passione da altri uomini. Volevano essere umiliati, sottomessi, per sentirsi felici. Vi erano poi anche donne che, durante il giorno erano abituate al comando, ma fra le lenzuola volevano essere trattate da schiave, umiliare, e sottomesse. Anna quella notte quasi non riuscì a chiudere occhio. Combattuta fra sensi di colpa nei confronti di lui, la paura di non avere il coraggio di assecondare i desideri di Mario. In fondo, lui le aveva solo chiesto di immaginare di farlo, ma anche questo le sembrava una cosa difficile. Il giorno dopo, quando Mario tornò dal lavoro, lei gli chiese se gli sarebbe piaciuto andare al mare con il camper. Non era ancora estate, ma l’aria era caldissima. Lui rimase un poco sorpreso, ma visto il “disgelo” di lei, non volle perdere questa occasione che si presentava. Il mattino successivo, era un mercoledì, lui non lavorava, si recarono nella spiaggia dove andavano sempre, ma era tutta un fermento di operai che preparavano le strutture per l’imminente estate, quindi andarono più a sud. Si ritrovarono in una spiaggia che Mario aveva visto su internet, era un’oasi del WWF, un lago dietro, e una lunghissima spiaggia selvaggia davanti. Camminarono per più di un km, erano i soli esseri umani della spiaggia. Mario ad un certo punto piantò l’ombrellone e si mise nudo. Lei rimase un poco indecisa, poi lo imitò, erano soli, e non era proprio la prima volta, anche l’anno prima in Corsica, in una spiaggia deserta, lei si era denudata, ma sempre al riparo di due grosse rocce. Rimasero un poco a prendere il sole. Lui la invitò a fare il bagno, lei sollevò la testa, nessuno né a destra, né a sinistra, si avvicinò all’acqua, si tuffo di corsa nel mare. Lui la raggiunse, si abbracciarono, e furono baci, carezze. Lei continuava guardarsi intorno, erano sempre soli. Cominciò a rilassarsi, a dedicarsi al piacere che lentamente lui, le stava procurando, immersi nel mare. Lui aveva il sesso duro ed eretto, lei sentiva le mani di lui infilarsi in ogni sua apertura, poi lentamente tornarono verso riva. Era eccitatissima, lui la distese sul bagnasciuga, ed entrò con decisione dentro di lei che emise un lungo gemito di piacere.
«Dai...mi piace.»
Lo stringeva a sé. Erano sparite le paure, non si guardava più intorno, ora c’era solo lui e lei. Mario la scopava con impeto, e passione. Non era un super dotato, il suo cazzo era assolutamente nella norma, ma lo sapeva usare benissimo. Lei questo lo aveva sempre apprezzato molto. Nel momento in cui stava godendo, Anna prese la mano di Mario, infilò due dita in bocca, incominciando a succhiarle, come se stesse facendo il più bel pompino della sua vita. Lui rimase basito, era chiaro che lei aveva intenzione di giocare. Ma come muoversi? Dopo la passata esperienza, si rese conto che un movimento errato, una frase sbagliata, e tutto sarebbe andato a puttane. Anna percepì l’indecisione del suo uomo.
