«Ti piace?»
«Sì, continua».
E ripresi a leccargliela. Mi alzai e la baciai di nuovo in bocca, poi le leccai il seno e le succhiai i capezzoli. Afferrai il mio cazzo in mano e lo puntai verso la sua fica.
«Aspetta» disse Irene, togliendosi i pantaloni per allargare meglio le gambe. Così potei infilarglielo dentro. Notai che aveva una fica molto stretta e feci un po' fatica. Forse le feci anche un po' male, ma emise solo un leggero lamento. Una volta entrato, cominciai a spingere prima lentamente e delicatamente, poi più forte.
«Ah! Ah!» erano gli unici versi che emetteva, misti tra sofferenza e goduria. Mentre la chiavavo, le ficcavo di tanto in tanto la lingua in bocca. Mi fermai e la baciai normalmente sulle labbra. Estrassi il cazzo dalla sua fica e dissi «Adesso prendilo in bocca». Mi guardò negli occhi e si inginocchiò davanti a me afferrandomi il cazzo e masturbandomi, poi lo prese in bocca e cominciò a leccarlo. Non era molto brava, ma le dissi il contrario per incoraggiarla. E infatti lo fece meglio. Poi lo succhiò, ma i suoi denti graffiavano il mio cazzo.
«Attenta! Così mi fai male!»
«Scusami» disse «ma come devo fare?»
A quell'età non sapeva ancora fare i bocchini?
Tentai di spiegarle come doveva mettere la bocca per non usare i denti sul mio povero cazzo.
«Sei più brava a leccare che a succhiare» le dissi «adesso leccamelo, poi migliorerai con i bocchini».
Riprese a leccarmelo ruotando con la lingua attorno alla cappella, poi leccando lungo l'asta fino alle palle.
«Alzati leggermente» le dissi «voglio infilartelo tra le tette».
Irene eseguì, abbassandosi il reggiseno, senza toglierselo. Strusciai il cazzo sul suo seno e poi lo infilai in mezzo alle sue tette, che lei strinse facendo assumere ad esse quasi la forma di un culo. Io feci avanti e indietro con il cazzo, mentre il mio corpo si accalorava sempre di più, anche considerando che qualcuno avrebbe potuto scoprirci.
«Sei bona» le dissi e mi fermai «adesso girati».
La ragazza obbedì. La feci appoggiare con le mani contro il muro e inarcare la schiena con il culo rivolto verso di me. Io mi abbassai e le aprii le chiappe leccandole l'ano, che in seguito stimolai e dilatai con le mie dita. Così mi alzai, con il cazzo dritto e duro, leggermente bagnato della sua saliva e del mio liquido pre-eiaculatorio e tenendole il culo aperto, le ficcai delicatamente e lentamente il cazzo dentro. La prima botta fu lieve, la seconda più forte.
«Ah! Ah!» esclamava Irene.
Dalla terza botta in poi fui più brutale e più veloce.
«Ah!Ah! Ah!Ah!» ripeteva Irene allo stesso ritmo delle mie inculate.
«Ti piace?»
«Sì, sì!» esclamava lei.
Mi piegai un attimo per baciarle la schiena nuda, ma immediamente ripresi a incularla. Andando col cazzo sempre più a fondo, cominciai a sentire la merda sul cazzo, ma me ne fregai e anzi la inculai più forte, finché dal suo culo non uscirono delle gocce di sangue. Nemmeno allora riuscii a fermarmi e siccome lei non diceva nulla, continuai, finché non sentii che stavo per sborrare.
Mi fermai ancora «riprendilo in bocca» dissi. Lei si giró, si inginocchio e leccò il mio cazzo, ricominciando a succhiare, stando attenta a non usare i denti.
Vide le gocce di sangue a terra, ma non se ne preoccupò.
«Ferma!» le dissi togliendole il cazzo dalla bocca «resta così, con la bocca aperta e la lingua di fuori».
Irene obbedì, io mi masturbai puntando il cazzo verso di lei, di tanto in tanto sbattendoglielo in faccia e strusciandoglielo sulla lingua.
« È meglio se chiudi gli occhi, non si sa mai dove posso schizzare».
Irene chiuse gli occhi e io mi masturbai più velocemente, guardando quella lingua che mi faceva arrapare di più.
«Ah sì! Sborro!» annunciai e vidi che aprì la bocca ancora di più.
«Sì, dai, sborrami in bocca» supplicò.
Sentii lo sperma pulsare nel mio cazzo e uscire dalla mia capocchia, che schizzava ovunque addosso alla ragazza. Le finì tra i capelli, in faccia e sulle tette. Puntai meglio il cazzo e le feci cadere molte gocce sulla lingua.
«Puliscilo» le dissi. Irene leccò la mia sborra con la lingua e certe gocce le rimasero attaccate alla bocca, colando fino al mento. Si pulì con la mano e con le dita, mentre con l'altra mano pulì il mio cazzo, gettando la sborra a terra. Si leccò la sborra che aveva sulle labbra e in faccia e la sputò. La cosa mi offese, avrei preferito che ingoiasse, ma non si può pretendere da tutte.
«Sei stata bravissima» le dissi.
«Anche tu».
Entrambi parlammo con un tono freddo, poco entusiasti. Lei cercò di ripulirsi col fazzoletto, sia la sborra che il sangue. Ci rivestimmo e, senza parlare, ritornammo ognuno a casa propria.
«Ci vediamo» le dissi davanti casa sua.
«Ciao» rispose lei.
Avevamo scopato ed era stato bello, ma in seguito avvertimmo nuovamente un vuoto e una malinconia, che soltanto una persona che ci piaceva davvero sarebbe stata in grado di colmare.
Non eravamo noi. Ora ci salutiamo di nuovo come due estranei. Non so, nè mi interessa, della sua vita sentimentale, ma io mi sento di nuovo triste e solo, ancora alla ricerca della mia anima gemella.
Ti è piaciuto?
Sono uno scrittore con varie pubblicazioni alle spalle, ma nessuna nell'ambito porno-erotico, anche se ne ho avuto sempre il desiderio: e allora eccomi qui con uno pseudonimo. Odio ogni forma di dominio, tranne nei giochi erotici. Sogno un mondo in cui non ci sia bisogno di etichettare la nostra sessualità e la si possa praticare senza limiti. Lasciate un commento sotto i miei racconti. Per racconti su richiesta a pagamento, contattatemi su [email protected] Potete trovarmi anche su Facebook con il nome Eddy Lanotte.
Altri racconti di Eddy Lanotte
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.