«Ti piace?» domandai con una voce da troia arrapata.
«Sì, puttana!» rispose Alfonso spingendo la mia testa verso il suo cazzo «continua».
Avevo come la sensazione di aver scambiato il mio corpo con una di quelle troie che mi chiavavo: ed era bellissimo!
«Oh sì, dimmelo ancora che sono troia».
«Puttana!» esclamò Alfonso, sempre più arrapato.
«Ah sì, sono la tua puttana, la tua troia!» esclamai masturbandolo con sempre più vigore. Avrei voluto farmi sborrare subito in bocca, ma volevo che mi inculasse prima. Gli sputai sul cazzo e subito dopo raccolsi di nuovo la mia saliva, ingoiandola. Gli ripresi il cazzo in bocca e me lo infilai fino in gola, quasi soffocando, per imitare le pornostar che tanto piacciono sia a lui che a me. Mi alzai da terra con un movimento molto femminile e facendo una smorfia simile a quella che fanno le donne arrapate e vogliose. Lo guardai negli occhi e mi venne voglia di baciarlo. Ci provai, ma mi respinse «No, questo no!» esclamò!
«E dai!» insistetti toccandogli il cazzo. Questa volta non seppe resistermi e si lasciò baciare sulle labbra. Aprì persino la bocca e gli infilai la lingua dentro. Lo strinsi forte a me facendo combaciare i nostri cazzi. Lo baciai sul collo e poi mi voltai, mettendomi a pecora: «mettimelo in culo» lo invitai.
Puntò il cazzo nel mio culo peloso ed avvertii un brivido di piacere già mentre cominciava a entrare con la cappella. «Vai, più dentro, vai, porco!»
Sentivo tutto il cazzo scivolare dentro. Ho un buco abbastanza largo, forse perché per anni me lo sono masturbato con le dita e con oggetti. Ma niente equivale alla bellezza di un cazzo.
«Sì, dai, fottimi! Fottimi il culo!» ripetevo per eccitarlo. Lui mi chiavava sempre più forte.
«Troia! Puttana!» esclamava. E più mi diceva quelle parole, più godevo, perché capivo che lui stava godendo grazie a me.
«Sì, sì, continua» ripetevo per incitarlo e io lo sentivo sempre più dentro e mi piaceva sempre di più.
«Ma che cazzo è questa roba!» sentimmo gridare a un tratto, mentre la porta si spalancava e Maria entrava.
Ci staccammo all'improvviso, terrorizzati.
Maria restò con gli occhi sgranati, immobile, dopo quella scena cui aveva assistito. La maledissi mentalmente, perché probabilmente mancava poco a far sborrare Alfonso. E io la sua sborra la desideravo da tanto.
«Che cazzo sta succedendo?» disse Maria con un filo di voce, sull’orlo del pianto. Eravamo nudi e suo marito me lo stava mettendo in culo, perciò non potevamo inventare scuse.
La donna si sedette e si mise una mano sulla fronte. A me si era seccata la saliva, che fino ad allora era stata invece abbandonante e densa per l’eccitazione.
«Oh mio Dio! Voi due siete froci e scopate insieme».
«No, non è così!» si affrettò a precisare Alfonso, fissato con quelle sciocche idee sulla virilità.
«Ah no? E non lo stavi mettendo in culo al tuo amico? Ho le allucinazioni?»
«Sì, ma non per questo…»
Maria lo zittì con un gesto della mano e chinò il capo.
Io la osservai e vidi che era bona come me la ricordavo: capelli neri, lunghi e lisci, occhi azzurri, e labbra carnose, fisico longilineo, tette prosperose e delle bellissime gambe che mostrava sempre, grazie al fatto che indossava sempre gonne corte. A far risaltare la bellezza delle sue gambe e delle sue cosce, i tacchi alti. Quel pomeriggio, indossava un vestitino nero succinto. Mi resi conto che quell’imbarazzo, quei giudizi e quei sensi di colpa e di vergogna erano in contrasto con i miei princìpi libertini e non dovevano assolutamente sopraffarmi. Mi alzai con decisione e mi avvicinai a Maria.
«Tuo marito ha ragione. Qui nessuno di noi è “frocio”, come dici tu. Parola orribile, tra l’altro. Non siamo omosessuali, perché io ti chiaverei proprio in questo momento, cara Maria!» e cominciai ad accarezzarla, baciandola sul collo.
«Ma che diamine fai?» esclamò Alfonso.
«Dimostriamo alla tua signora che non siamo omosessuali» dissi io e baciai Maria sulla bocca.
«Che ti viene in mente?» fece Maria, sconvolta. Le misi una mano sotto la gonna accarezzandole le cosce, continuando a baciarla e masturbandomi con l’altra mano.
«Vieni qui, Alfonso» ordinai. Alfonso si mosse lentamente verso di me. Non era molto sicuro di ciò che stavamo facendo, ma comprese che coinvolgere sua moglie era l’unico modo per cancellare l’imbarazzo da quella situazione.
Maria sembrava molto confusa, non sapeva che fare, non aveva la forza di resistere né di dire nulla.
Mi rivolsi di nuovo ad Alfonso, puntando il culo verso di lui, mentre leccavo le labbra di Maria.
«Il mio culo reclama ancora il tuo cazzo» dissi al mio amico «ricominciamo da dove eravamo rimasti». Alfonso me lo rimise tutto in culo, facendo sbattere le sue palle sulle mie chiappe.
«Hai visto tuo marito come mi chiava?» dissi a Maria, accarezzando ancora le sue cosce e questa volta anche il suo culo. Mi sentivo una vera troia a farmi fottere da suo marito davanti a lei. Le presi una mano e la misi sul mio cazzo.
«Tuo marito mi incula» le dissi «io potrei inculare te». Maria alzò lentamente per guardarmi, come se soltanto in quel momento si stesse riavendo. Io lo capii e, allungandomi verso di lei, la bacia in bocca. Questa volta, frastornata, sembrò ricambiare il bacio. Ne fui felice e mi masturbai. Suo marito ed io cambiammo posizione: mi sedetti sul suo cazzo per continuare a prenderlo dentro.
Afferrai la testa di Maria con tutte e due le mani e la abbassai sul mio cazzo «prendilo in bocca!»
La donna lo fece, ma senza succhiare né leccare. Il mio cazzo si indurì di più e cominciai a sbatterglielo in faccia e sulle labbra.
«Dai, succhia!» ordinai «succhia mentre tuo marito mi incula!»
La donna mi guardò di nuovo in faccia e si morse le labbra. Così compresi che aveva finalmente deciso di lasciarsi andare. Aveva uno sguardo che sembrava dire: «Ora ti faccio vedere io chi è la vera troia!»
Riabbassò lo sguardò sul cazzo e, prendendolo in mano, cominciò a succhiarlo.
Che bella sensazione farmi inculare dal mio amico mentre sua moglie me lo succhiava!
«Oh sì! Vi adoro!» esclamai eccitatissimo. Alfonso mi fotteva sempre più forte quasi fino a farmi male l’ano.
«Oh sì! Sborro!» gridò Alfonso. Mi voltai a guardarlo sorridendo maliziosamente, per farlo venire prima. E infatti sborrò nel mio culo!
Com’era bello sentire il suo liquido che attraversava le mie viscere! Alfonso uscì dal mio culo e mi puntò il cazzo in faccia, che io gli pulii con la bocca e la lingua, ingoiando la sua sborra e passandomela anche un po’ sulle labbra. Feci cenno a Maria di fermarsi un attimo. Misi le mani sulla sua bocca, aprendogliela e le sputai dentro la sborra di suo marito.
«Adesso baciami, Maria» le dissi. Maria si avvicinò al mio volto e mi baciò. La feci alzare e le chiavai la fica. Mi misi le mani nel buco del culo da cui raccolsi le ultime gocce di sborra di Alfonso e le portai un po’ alla mia bocca e un po’ alla sua, baciandola di nuovo.
«Tuo marito ti ha fatto le corna con me. Ora anche tu devi farle a lui, ed io sono qui a chiavarti davanti a lui».
