«Io ti ho sempre amato, Gabriele» confessò la ragazza con gli occhi pieni di lacrime «dal primo momento che ti ho visto, da quando papà ci presentò. Ti prego, amore mio, non scacciarmi».
Gabriele non sapeva che dire, era frastornato, tremava. Si guardò intorno, senza sapere nemmeno lui cosa stesse cercando.
Laura appoggiò le mani sui pantaloni del fratello che, appoggiato al muro, non poteva più indietreggiare. Non oppose più resistenza, nemmeno quando lei riprovò a baciarlo.
Gabriele era alto quasi un metro e ottanta, con un fisico snello; i capelli biondo scuro rasati e la barba di un giorno; gli occhi castani. Indossava un giubbotto nero di finta pelle e dei jeans blu stretti, dai quali si vedeva la forma del suo bellissimo culo e anche del pene: quest’ultimo non molto grande, a giudicare dal volume che la protuberanza formava nei pantaloni.
Anche Laura aveva i capelli biondo scuro, lisci e lunghi fino alla metà della schiena, tendenti al castano, così come il colore degli occhi. Benché il viso fosse leggermente scarno, i lineamenti erano molto delicati, di carnagione chiara, la pelle liscia. Lungo entrambe le orecchie, dei begli orecchini di vario tipo. Un anello nel naso e una collana con una pietra nera di forma ottagonale.
Laura era alta circa un metro e settanta, magrolina, ma con tette abbastanza prosperose e un bel culetto a mandolino, intrappolato nei jeans, anch’essi blu, ma più chiari rispetto a quelli del fratello, attorno ai quali c’era una cintura a borchie. Indossava un giubbotto verde pisello di velluto di cotone.
I due si stavano ormai baciando da alcuni minuti, con gli occhi chiusi e il cuore che palpitava. Lei continuava a mantenergli il cazzo che, sotto i pantaloni, continuava a gonfiarsi. Finalmente, la ragazza si decise ad abbassare la zip del fratello. Si inginocchiò e allargando l’apertura, vide che il fratello indossava degli slip bianchi, che lei cominciò a leccare, bagnandoli. Con le sue piccole dita, abbassò anche le mutande del fratello, tirandogli fuori il cazzo. Appena lo vide, le venne l’acquolina in bocca, tirò fuori la lingua leccandosi le labbra e guardò il fratello negli occhi: le donne sanno che gli uomini amano essere guardati negli occhi quando fanno le troie con loro.
Il cazzo era bello dritto, sottile e non molto lungo, contornato da rossicci peli pubici abbastanza folti, ma non eccessivi.
Laura lo scoprì e vide la sua cappella rossa. Cominciò a masturbarlo delicatamente, coprendo e scoprendo la cappella con la mano. Poi lo prese in bocca, succhiandolo e facendo con la testa su e giù. Gabriele si rese conto che gli piaceva molto vedere sua sorella in quella posizione e comportarsi in quel modo.
La ragazza si mise a fare dei giochini con la lingua, leccando la cappella in vari modi, in senso orario e antiorario, velocemente e lentamente, passando a leccare l’asta fino ad arrivare alle palle, che erano belle gonfie. Laura trattenne i coglioni in bocca per un bel po’ e si sentì il suono del risucchio. Risalì con la bocca sulla punta del cazzo e ricominciò a succhiare.
L’uomo le afferrò la testa e la spinse con più forza verso di sé, quasi come se volesse farle ingoiare il cazzo. La ragazza emise un gemito per il riflesso del vomito. L’uomo perse il controllo e sborrò nella bocca della sorella.
«Ah sì, che bello» disse lui. Lei, un po’ delusa, arretrò con la testa, poi però si rese conto che non poteva sprecare il prezioso liquido del suo amato fratello. Così gli ripulì il cazzo con la lingua e ingoiò tutta la sborra, guardandolo ancora negli occhi. Con quello sguardo sembrava dirgli “vedi? Ingoio la tua sborra perché ti amo, lo capisci che ti amo?”
Ma Gabriele, dopo aver sborrato, si sentì come se avesse appena riacquisito la lucidità: fu avvolto da un senso di colpa e di vergogna.
«Che cosa abbiamo fatto?» disse con gli occhi sgranati.
«Niente, tesoro. Ti ho fatto solo un pompino, tutto qui, non è nulla di male, dai».
Gabriele si sentì ancora più confuso e sebbene restassero quelle brutte sensazioni, si sentì leggermente più tranquillo grazie alle parole rassicuranti della sorella.
«Hai sborrato presto perché sono stata brava, vero?»
Dopo quella domanda, Gabriele decise di liberarsi di ogni tabù: mentre il cazzo diventava di nuovo duro, la guardò negli occhi e, cambiando completamente atteggiamento ed espressione, disse «sei stata fantastica».
Lei sorrise, sollevata e fiera «Sì, però, a me non basta. Io ho proprio voglia di chiavare con te».
«Andiamo a casa mia» propose Gabriele «se ti chiama tua madre, le dici che sei da me. Sono tuo fratello e non può proibirti di dormire da me».
«No, a lei fa piacere».
«Bene».
S’incamminarono per le strade deserte e desolate, con il cuore in gola ogni volta che udivano il rumore di un’auto, con il timore che potessero essere gli sbirri. Per fortuna erano solo automobili di civili. Si chiedevano che cosa dovessero fare di così importante per violare il coprifuoco, o se fossero soltanto persone che avevano bisogno di un giro in automobile. Nei momenti più tranquilli, la dolce sorellina si voltava a sorridere al suo amato fratello. Egli era imbambolato e al contempo arrapato. Non vedeva l’ora di fotterla davvero.
Arrivati finalmente nell’appartamento di Gabriele, egli aprì la porta e, da galantuomo, fece entrare prima lei. Chiuse la porta dietro di sé e abbracciò la sorella, baciando le sue dolci labbra. La strinse a sé, cingendola alla vita e facendo combaciare il cazzo sulla fica. Poi spostò le sue mani sul culo della sorella, stringendo le sue belle chiappe.
«Ti amo» disse lei, a un tratto. Lui non rispose, ma ricominciò a baciarla, questa volta per tutto il corpo. Ora la spogliò, abbassandole i pantaloni e privandola del suo perizoma nero. La fica era ricoperta di un bel cespuglietto nero. Gabriele gliela baciò in modo compulsivo, finché non cominciò a leccargliela. Questa volta fu lui a guardarla negli occhi da quella posizione: per vedere quanto stava godendo. Ed effettivamente, la ragazza aveva assunto un’espressione estasiata: con la bocca aperta e gli occhi chiusi, la testa all’indietro.
«Ah sì, amore mio» ansimò lei «oh sì, fratello mio, ti amo. Quanto è bona la tua sorellina? Quanto è zoccola? Dillo!».
«Tanto» rispose Gabriele, ricominciando immediatamente a leccare, fino a infilare la lingua nella fica della sorella.
«Quanto mi ami?» domandò ancora Laura.
«Tantissimo» rispose lui, che si stava gustando quel delizioso frutto proibito. Gabriele si alzò, con il cazzo duro e dritto. A Laura sembrava addirittura più grande di come era prima, quando gli aveva fatto il pompino.
