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Col nero nei cessi
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Racconto11 min di lettura

Col nero nei cessi

Mi appoggio alle sue spalle e spingo l’inguine contro le sue natiche forti, masturbandomi su esse mentre masturbo lui con ambedue le mani.

geniodirazza
11 mesi fa · 2k letture · 1

Il mio occasionale amante ha una certa delicatezza e intende dedicarsi a me, prima che a se stesso: allunga una mano davanti a me e mi masturba dolcemente e delicatamente stringendo tra pollice e indice il clitoride che si esalta dal piacere e alla fine esplode in un orgasmo intenso; l’altra mano si è spostata dietro e mi accarezza le natiche, dentro le mutande, esplora il canale tra di esse e raggiunge il forellino segreto che titilla dolcemente, poi penetra delicatamente per qualche centimetro: la doppia sollecitazione, davanti e dietro, mi procura un piacere infinito che, dopo alcune decise spinte, fa esplodere un orgasmo che devo soffocare mordendomi la mano per non farmi sentire dal reparto vendite; mentre godo, favorita da lui che mi tiene stretta il sesso tutto, dal’ano al monte di venere, mentre scarico il mio orgasmo, penso al ‘maledetto’ e lo ringrazio mentalmente, perché, alla fine, tutto è andato come da lui previsto; poi mi dedico alla masturbazione di lui; sfilo il membro dalle cosce, mi giro, lo afferro con la mano destra e comincio a muoverla avanti e indietro ogni volta trovandomi a manipolare un organo più grosso, più lungo, più voglioso: pare che non voglia mai finire di gonfiarsi come sembra che il mio sesso non si stanchi di produrre umori vaginali che scorrono a fiumi. Il ragazzo mi blocca un’altra volta, prende l’altra mia mano e la porta sul membro, sotto la prima; mi solleva la gonna fino alla vita, infila le mani nelle mutande, ne porta una dietro, lungo le natiche fino al taglio fra le due, cerca il buchetto e lo penetra con un dito fino alle nocche, strappandomi gemiti di goduria; intanto, lascia scivolare l’altra verso il pube: le dita accarezzano le grandi labbra glabre, tumide, bagnate e le percorrono fino a trovare l’ingresso alla vagina; le dita entrano in due e, mentre una fa coppia col pollice a stringere e titillare il clitoride, l’altra sembra scavare alla ricerca del punto di esaltazione massima, poi si infila nella vagina e raggiunge quasi l’utero: un nuovo orgasmo, violento, quasi feroce, mi coglie all’improvviso e mi scatena un urlo disumano che tacito mordendo midi nuovo la mano rapidamente ritirata dal membro; 
mi lascia scaricare la tensione dell’orgasmo accarezzandomi dolcemente le tette ancora chiuse tra maglia e reggiseno; quando mi sono rilassata, prende la mia mano e la guida nella masturbazione; mi colloco alle sue spalle, afferro il membro a mano piena, mentre con l’altra accarezzo due testicoli come grosse prugne e duri di sperma trattenuta a lungo. 

Mi appoggio alle sue spalle e spingo l’inguine contro le sue natiche dure come l’acciaio, masturbandomi su esse mentre masturbo lui con ambedue le mani; regge a lungo, anche se geme continuamente di piacere, ed alla fine crolla incapace di resistere più a lungo: il getto di sperma che si scatena dalla sua verga sbatte con forza contro la parete più lontana ed solo il primo di una scarica di otto getti che costituiscono l’orgasmo più ricco ed intenso che si possa immaginare; prende della carta igienica, si pulisce, rimette l’asta nei pantaloni, apre cautamente la porta e sparisce; con tutta la calma del mondo, mi lavo l’inguine con le salviette umidificate; faccio un tampone con la carta igienica e lo inserisco nelle mutande per preservarle da ulteriori perdite di umori vaginali, che non smettono affatto di scorrere via: nell’antibagno, mi lavo il viso e mi rinfresco il trucco; esco soddisfatta. Mentre lascio il supermercato lo vedo al solito posto, gli vado vicino e gli passo quasi clandestinamente una banconota dicendogli di pagarsi un pranzo a nome mio; vuole sottrarsi e rifiuta: gli dico che torneremo a parlare e forse ci accorderemo per altre occasioni; accetta e mi ringrazia; sto bene e torno a casa felice; non ho neanche fatto la spesa che dovevo.

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