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Racconto22 min di lettura

Ascoltandoti

Il sesso dalpuno di vista di un cuckold è riccodi sfaccettature

geniodirazza
1 anno fa · 694 letture · 0

Ebbe un orgasmo abbastanza forte e lui coprì l’urlo che le esplose dalla vagina e dalla bocca, baciandola con passione e scavando nella bocca con la lingua, mentre con le dita le ravanava nell’utero; al’improvviso, l’altra mano si abbassò lungo le natiche e penetrò nel solco, finché la punta delle dita sfiorò l’ano; per sicurezza, passò il medio sulle grandi labbra che ormai colavano a terra, si bagnò largamente degli umori vaginali, tornò all’ano ed entrò nel retto con decisione ma con dolcezza infinita; lei ebbe il suo secondo orgasmo e desiderava ormai essere penetrata per bene, sia in vagina che nel retto.

Ma la posizione di totale esposizione agli amici e il rischio di essere visti da tutta la sala gli suggerì di fermare il gioco, anche se era evidente che la sua mazza soffriva nello slip; le propose di andare da qualche parte a copulare, ma lei si oppose perché era venuta con un’amica e non intendeva lasciarla all’improvviso, per di più senza una meta sicura; l’amica proprio in quel momento si avvicinò; lui si staccò di colpo e si allontanò.

Valentina aggiunse che lo stesso, dopo la telefonata che lei aveva fatto a me, era tornato alla carica palpandola continuamente mentre fingeva di sfiorarla quasi per caso sotto gli occhi degli amici che si erano, evidentemente, annoiati della scenetta e gli dissero chiaro che non era cosa da fare; tornò a casa accompagnata dall’amica con tanto rimpianto di non avere portato fino in fondo la trasgressione.

Nei giorni seguenti avevo un’aria felice, con il pensiero costantemente rivolto a lei, soprattutto quando pochi giorni dopo mi confessò di essersi masturbata immaginandosi alla festa in mezzo a più ragazzi che giocavano con lei; aveva scoperto il piacere che provocavano queste situazioni e non voleva smettere.

A quel punto, mi sentii quasi autorizzato ad alzare l’asticella delle mie richieste; cominciai a focalizzarle, orientandomi decisamente verso la copula con un altro; Valentina però doveva avere qualche problema, in questa direzione, perché continuava a rispondere a tutte le mie sollecitazioni che non riusciva a lasciarsi andare, una volta perché non c’era la situazione giusta; un’altra, perché non voleva farlo con gli amici; io cercavo di essere dialettico ed insistevo, proponendole di tutto, fissare incontri tramite app, creare situazioni adatte, vestire sexy; lei mi raccontava tutto; trovava che tutto era sempre eccitante; era bello sentirle dire che parlava di sesso con gli amici o con ragazzi conosciuti da poco; ma sempre si frenava al limite, anche se avvertiva il feeling con qualcuno, perché non se la sentiva.

Viveva allora da sola in un piccolo bilocale, al piano terra di un palazzo di corte, ovvero con tutti gli ingressi interni al cortile, intorno al giardino; nella mia smania di convincerla a fare sesso con chiunque le capitasse a tiro, quando doveva restare in casa per cena, le chiedevo sempre di ordinare un pasto o una pizza da farsi portare a casa, e di provocare il fattorino per sollecitarlo a fare sesso; insomma, qualsiasi occasione sarebbe stata buona, a patto che mi rendesse partecipe, per lo meno piazzando lo smartphone in modo che io potessi assistere a quel che succedeva.

Questo fu un periodo nuovo, quello del voyeur alternativo, per cui io ero, anche se non presente, partecipe direttamente delle sue trasgressioni; nelle nostre videochiamate facevamo prove con i vestiti, quali erano più sexy, quali si sollevavano di più; sceglievamo quale abbigliamento avrebbe utilizzato; parlavamo di quel che avrebbe fatto, ovvero come si sarebbe spostata e piegata; e fantasticavamo anche che succedesse qualcosa di concreto; ma quest’ultima era una fantasia quasi irrealizzabile.

Una sera, la sollecitai per l’ennesima volta e cercai di dirigerla; lei aveva ordinato una pizza e io con decisione le proposi di ricevere il ragazzo in abbigliamento sexy; mentre noi discutevamo, lui arrivò; lei, in fretta e furia, andò ad aprire così com’era vestita; ebbi la sensazione che avesse molti dubbi a fare quel gioco che a me piaceva molto; subito dopo, si era pentita, perché lui era un bel ragazzo e lei si doleva di non averlo provocato.

Questo nuovo gioco però la intrigò immediatamente, al punto che, successivamente, quando si creò di nuovo la stessa situazione, la mia ragazza accolse il fortunato fattorino con indosso un babydoll nero, senza reggiseno e con il perizoma; mi raccontò tutto, subito dopo; mi disse che era un ragazzo giovane, che l’aveva guardata con molta libidine e che si era sentita assai desiderata.

Fece una terza volta questo gioco; ma il maledetto telefono cadde e mi ritrovai solo ad ascoltare; li sentii parlare e ringraziare e poi dovetti accontentarmi del racconto di Valentina che diceva come avesse dato modo al fattorino di guardare tra le sue preziose gambe; la mia eccitazione, in questo caso, si scontrò con la delusione per non aver visto niente; lei, mentre cenava, mi disse che era eccitatissima e avrebbe potuto avere rapporti con chiunque per quanto era esaltata, a tratti i suoi pensieri cadevano su uomini maturi che vedeva passare dalla sua abitazione, ma restavano solo pensieri.

In quel periodo, Valentina era spesso con un vicino di casa e suo fratello; mi diceva sempre che non era interessata al vicino con cui parlava sempre, bensì al fratello più piccolo; entrambi vivevano in una casa condivisa; passavano molte sere a chiacchierare; io ogni volta speravo che succedesse qualcosa di intrigante, inutilmente; Valentina mi spiegava che in tutti i modi provava a provocare il vicino più piccolo ma lui sembrava non capire, forse per soggezione al fratello maggiore; in pratica, la eccitava vantandosi delle sue doti; ma non faceva mai il passo decisivo per copulare.

Il tempo passava, era inizio maggio, Valentina, parlando con i due fratelli, si era trovata ad invitarli a cena, i miei pensieri volarono subito verso la perversione; il sogno era sesso con tutti e due; lei invece si bloccava; mi diceva chiaramente che con il fratello grande non avrebbe mai voluto; inutile dire che era forte il mio sospetto che mi seguiva finché si trattava di parlare; ma quando si doveva agire, qualcosa la frenava.

Quel giorno ordinò la cena e io, assai determinato, la sollecitai più volte a provocare il fattorino e poi restare senza intimo anche a cena con i vicini; ci pensò a lungo, quasi stesse meditando finalmente una decisione per accontentarmi; poi scelse di seguire le mie indicazioni; mi avvertì che la provocazione ci sarebbe stata solo se fosse stata sola; di fronte ai vicini, non l’avrebbe fatto.

Eravamo pronti; lei indossava un vestito elasticizzato che poteva tirar su senza problemi, tacchi 12 e tanta voglia; per fortuna, il fattorino arrivò prima dei vicini; Valentina posizionò il telefono in modo che potessi vedere tutto; io, mentre andava alla porta d’ingresso, ripetei più volte.

“Alza di più, alza di più, tutto fuori quando ti pieghi.”

Arrivò il fattorino; lei aprì, con il vestito già sollevato al punto che quasi mezzo sedere era in vista; il fattorino era un ragazzo sui 25 anni circa, forse meno, bassino e molto solido; dalla mia prospettiva, vedevo la porta d’ingresso e la cucina a lato; Valentina prese, sull’uscio della porta, due buste con i cibi, si voltò e andò nell’altra stanza, dove c’era il soggiorno/camera da letto, a lasciare le buste; vidi il ragazzo, rimasto solo nell’inquadratura, sporgersi per guardarla.

Valentina tornò, chiese se c’era altro; il ragazzo rispose di no; lei allora gli disse di aspettare per la mancia; si voltò verso la telecamera, dando un’occhiata verso me, e si piegò a 90 gradi sparendo dall’inquadratura; vidi il ragazzo con la bocca aperta e sorridente che ammirava lo spettacolo che gli veniva offerto; Valentina tornò verso lui, che nel frattempo era entrato in casa e aveva poggiato la borsa termica sul mobile della cucina/ingresso.

Prima di andare avanti…

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