Nei giorni successivi, con l’assegno regalato dal suocero, comprò l’appartamento per la ‘sua’ famiglia, due camere, un salone, cucina e bagno per loro due soli; vi trascorreva gran parte della giornata; dalla moglie legittima si affacciava una volta ogni tanto, mediamente ogni due o tre giorni per un’ora, quando era certo che non fosse a letto a farsi sbattere dal suo amante; si limitavano a parlare di scadenze e di bollette, senza nessuna divagazione in frasi di affetto o temi personali.
La madre di lei, unica depositaria del segreto, taceva molto opportunamente; il padre si crogiolava nella convinzione che la figlia fosse sistemata e che, in fondo, gli costasse solo il contributo che, regolarmente, versava sul loro conto comune, senza curarsi di sapere l’uso che ne facevano; non sapeva, e non gli interessava sapere, che ‘suo genero’ era diventato il braccio destro della padrona della ditta dove lavorava e che andava accumulando un grosso capitale all’estero.
Quando, dopo alcuni mesi, Erika fu certa di essere incinta di lui, Gigi decise che avrebbe smesso di lavorare da dipendente; usò i soldi accumulati nel conto off shore per acquistare un terraneo che ospitava un negozio da parrucchiere, rilevandolo proprio dal suocero legittimo, e ottenne anche la licenza di esercizio; intestò tutto alla compagna, madre di suo figlio, ed avviò un ardito progetto per diventare a sua volta imprenditore, forte dell’esperienza maturata al seguito di Monica.
Trovò in Erika, già pregevole compagna di vita, una socia perfetta, capace di gestire con lui e di sostenere gli arditi entusiasmi per arrivare a costituire un’impresa edile che presto si conquistò spazi nel mondo del lavoro; Marisa continuava a guidare il suo atelier e a vivere un vita da single libertina e smodata con il supporto dei soldi che il ‘paparino’ elargiva senza problemi; l’unica che soffriva la situazione senza nessuna possibilità di intervento era sua madre, la sola a sapere che Gigi aveva un figlio.
Era questo il discrimine che avrebbe potuto rompere gli equilibri; la vita di Erika e Gigi era ormai una realtà lampante cui nessuno più faceva caso; la condizione abnorme di lei che viveva con l‘amante di turno mentre lui aveva una dimensione anche sociale assai invidiata, con la donna che era evidentemente quella del cuore, non stimolava neanche più il pettegolezzo che all’inizio era circolato, del cornuto contento.
Marisa neppure si rendeva conto che il suo marito anagrafico si prendeva, sì, le presunte corna perché non l’aveva mai neppure toccata e non viveva con lei; ma non aveva neppure idea che lui avesse già un’altra famiglia radicata, con un bambino che già gattonava sui tappeti davanti ai genitori innamoratissimi; la sorpresa, anzi la mazzata, le sarebbe arrivata più presto di quando avrebbe potuto solo immaginare.
La prima occasione fu quando si incontrarono in un ristorante, lei con l’amante di turno e lui con Erika moglie alternativa; la ‘moglie per legge’ chiese a lui chi fosse quella donna; lui si limitò ad indicarla come un’imprenditrice con la quale aveva un rapporto di affettuosa amicizia; gli rise in faccia e presentò il suo stallone che riempiva le sue notti e il suo letto; i sorrisi degli amici intorno la insospettirono e cercò di approfondire.
Appurato che Erika era la donna che conviveva con suo marito da anni, sentì il sangue andarle alla testa e apertamente minacciò che gliel’avrebbe fatta pagare; neanche quando ne parlò, al telefono, con sua madre, volle convincersi che aveva innescato lei un’escalation che poteva distruggerla; sua madre si limitò a raccomandarle di non sollevare uno scandalo perché, se suo padre avesse conosciuto la verità, per lei sarebbero stati dolori.
Decise di seguire una strategia diversa; invitò il marito legittimo a pranzo e si intrattenne con lui in un colloquio dove l’ipocrisia si leggeva anche nei vestiti che indossava; decisa a mettere in atto la sua nuova tattica, parlò con lui a lungo toccando argomenti mai discussi e cercando piuttosto di scandagliare i punti deboli del suo comportamento; in particolare gli contestò che si era arreso troppo presto alla cacciata dal talamo e di essersi costruito una realtà a suo danno.
Ipocritamente, oltre alla relazione con Erika di cui era ormai a conoscenza, gli rimproverò anche quella con la titolare della sua ditta, Monica, dalla quale era derivato il benessere di cui godeva; considerata la fanciullaggine delle motivazioni che proponeva, Gigi si limitò a deriderla semplicemente; perse ancora di più le staffe e lo accusò di avere voluto lui quella situazione perché era un cuckold bisessuale e aveva costretto lei, anima candida, a fare la scelta delle famiglie divise.
Le contestò sarcastico che poteva chiamare a testimone persino sua madre, che lei l’aveva cacciato dalla camera la sera del matrimonio; tutto il personale della reception aveva sentito i loro colloqui; le fece presente che suo padre era l’unica persona, in tutta la regione, ad ignorare il suo comportamento negli anni; se fosse stato messo al corrente, poteva stare certa che sarebbe ricorso ai suoi metodi arcaici per punirla.
Lei lo sfidò a creare lo scandalo; certamente sarebbe finita male, ma lui non se la sarebbe cavata, nel terremoto che la situazione rischiava di scatenare; ‘muoia Sansone con tutti i Filistei’ fu l’ultima minaccia, con la quale intendeva metterlo all’angolo; intanto, elaborava tra se e se la convinzione che poteva ancora obbligarlo a dichiararsi cuckold e bisex portando la vicenda tutta a suo vantaggio.
Lui notò che aveva montato un impianto di telecontrollo che copriva tutto l’appartamento; si annotò il nome della ditta; grazie alle aderenze che aveva nel settore, riuscì a farsi creare una app con cui poteva tenere la moglie sotto controllo ventiquattrore al giorno; avendo deciso di chiedere la legalizzazione della separazione di fatto e il divorzio, sapeva che quei documenti avrebbero pesato molto nel momento in cui avesse presentato l’istanza e sua moglie si fosse opposta.
Continuando testardamente la sua opera di demolizione del marito, Marisa dopo qualche settimana lo invitò ancora a casa sua con la scusa di un chiarimento tra di loro; Gigi ci andò abbastanza sereno; appena entrato, scorse in poltrona il suo amante vestito solo di un paio di slip che facevano vedere netto il grosso fallo che esibiva; compreso che aveva deciso di incastrarlo, azionò dal telefonino la ripesa; vide il led della web cam accendersi e inviò il segnale per seguire la registrazione da remoto.
Lei prese con una mano l’amante e con l’altra lui, avviandosi alla camera; invitò Gigi a sedersi su una delle poltrone ai piedi del letto; si spogliò e spinse l’amante sul letto.
“Adesso, caro il mio maritino, io e Thomas faremo tutto quello che la fantasia sessuale ci suggerirà; tu te ne starai su quella poltrona e farai quello che un bravo marito cuckold dovrebbe fare, guardare voglioso e non azzardarsi neppure a toccarsi; quando avrà finito con me, Thomas si occuperà anche del tuo didietro e ti sfonderà come sei abituato a fare; alla fine, tornerai da me e ti consentirò di essere il marito cornuto e contento che dovevi essere già da due anni a questa parte.”
Lui guardò in giro e vide i led accesi delle videocamere nascoste; aprì il telefonino come per controllare qualcosa e si accertò che la ripresa della camera fosse nitida; si sedette con aria sottomessa al posto indicato e lei passò dalle minacce ai fatti; salì sul letto e accostò la bocca al fallo, notevole, al quale si capiva che era largamente abituata, da come lo prese fino in gola in un solo colpo, senza dare nessun cenno di fastidio o di difficoltà.
“Guarda che significa fare sesso con una mazza meravigliosa!”
Non obiettò e portò la mente lontano, al suo bambino che in quel momento si godeva le coccole della sua mamma, alla sua Erika che, lo decise in quel momento, doveva sposare a costo di portarla davanti al sindaco con una pistola alla tempia; lo squallore del comportamento della moglie solo per legge lo induceva a vedere nella madre di suo figlio la compagna ideale per una vita serena; pensò per un attimo anche a Monica, ma la cancellò per non eccitarsi.
Marisa intanto si era scatenata nella più lussuriosa fellazione che a lui fosse mai capitato di vedere, anche in video; la sua bocca assorbiva l’enorme mazza fino a che le labbra affondavano nei peli del pube; leccava goduriosamente l’asta per tutta la lunghezza; passava lunghi minuti e lambire e leccare la cappella che faceva ruotare nella bocca usando il palato e la lingua; scendeva fino ai testicoli e, dopo averli leccati, li prendeva in bocca uno per volta.
