L’intrigo così elaborato, a cui la sua coscienza si ribellava, fini per affascinare anche Gigi, dopo che una rapida indagine lo convinse che Marisa aveva una vita già definita con amanti che si succedevano con una certa frequenza; l’ipotesi di creare una dimensione parallela, conquistando anche il cuore di Erika, finì per avere il sopravvento; nello stesso periodo giunse l’invito a cena di Monica; la decisione venne fuori naturalmente.
Lo spirito economicistico del ragioniere contribuì non poco a convincerlo; alla trattativa col padre di lei per gli accordi matrimoniali, si presentò un uomo determinato a trarre il meglio dalla situazione che, apparentemente, lo riduceva al ruolo di cornuto contento predestinato; l’unica che aveva coscienza dell’inghippo, sua madre, tremava al pensiero di quello che il capriccio della figlia poteva scatenare.
Il primo ostacolo fu il rifiuto di Marisa a trasformare la ‘sua’ casa nella ‘loro’ casa; cosciente del ruolo marginale che intendeva assegnare al marito, si rifiutò di cedere metà del possesso; suo padre si vide costretto a promettere al futuro genero un assegno di importo pari al valore dell’appartamento; la figlia non fece obiezioni; a lei interessava solo conservare la totale disponibilità della garconnière in cui intendeva continuare a ricevere i suoi amanti.
Tra gli altri accordi, era previsto un sostanzioso contributo mensile per la coppia, che avrebbe versato su un conto da aprire in comune a firme disgiunte; Marisa avrebbe potuto fare aggio anche su un conto personale, frutto del lavoro nell’atelier di cui diventava titolare; allo stesso modo, Gigi manteneva il conto personale su cui incidevano le sue entrate per il lavoro in azienda; di lì a poco, intensificando il rapporto con Monica, avrebbe costruito un suo personale patrimonio in una banca off shore.
La sorpresa, prevedibile forse, attese Gigi quando si ritirarono nell’albergo dove era stato deciso che avrebbero trascorso la prima notte di nozze; quando entrarono nella suite prenotata, trovarono ad attendere l’amante di turno di Marisa che indicò al neo marito, per dormire, il divano del salotto, perché lei avrebbe copulato col suo amante; a lui era proibito anche toccarla; solo nelle carte sarebbe stato suo marito; per il resto, rimaneva un estraneo.
Scese nella hall e trovò la madre di lei che cercò di avviare un discorso di scuse per spiegare l’atteggiamento della figlia; la mandò al diavolo, stizzito, e telefonò ad Erika; le accennò la situazione che si era determinata; la risposta lo lasciò di sasso.
“Amore, lo avevo previsto; prendi un tassì e vieni a casa mia; celebreremo la vera notte di nozze, siine certo.”
La ‘suocera’ aveva intuito e si nascose in un angolo a piangere; si sentì in dovere di consolarla.
“Signora, lei non ha nessuna colpa; va benissimo così; sposati per la legge, liberi di fatto; vado a costruirmi la mia famiglia.”
Erika lo aspettava, come promesso; ed era già ampiamente predisposta ad accoglierlo nel suo letto e nel cuore; lo ricevette a braccia aperte, coperta solo da una vestaglia semitrasparente per offrirsi tutta e disponibile; lui la abbracciò con tutto l’amore che aveva fino a quel momento soffocato dentro di se; il bacio che li incollò era l’esplosione di una passione che avevano per lungo tempo inutilmente represso.
Prima di varcare la soglia della camera, lui volle prenderla in braccio; lei si schernì e gli fece osservare che quel gesto era riservato a spose vergini; lei non lo era da tempo; lui si limitò a dire che, se lei voleva sposarlo, lui lo faceva così, violando con lei il talamo nuziale, visto che quello era il giorno del suo matrimonio.
“Gigi, se le cose vanno come tu vuoi ed io spero, avrai la moglie più attenta e fedele; se davvero desideri costruire la famiglia alternativa, io sono anche disposta a darti un figlio; sappi solo che accetterò malvolentieri che tu dorma con lei o ci faccia l’amore; quello lo voglio solo per me.”
“La mia sposa sei tu; forse non ti sarò sempre fedele; ma non ti tradirò mai con la moglie anagrafica; quella si faccia i cavoli suoi, per usare un eufemismo; mia moglie sarai tu e ti darò tutto quello che meriti.”
La adagiò su letto e si spogliò; tolse a lei la vestaglia e la ammirò a lungo nella sua nudità; era veramente bella, la sua Erika, con un corpo statuario ed un viso dai tratti nobili, eleganti e raffinati; si portò sopra di lei e la baciò a lungo su tutto il viso; sentì il seno prorompente premergli sul torace, ma volle che fosse davvero la consumazione di un rito, senza altri gesti di passione; avrebbero avuto tempo per conoscere dell’amore fisico tutte le sfaccettature.
Come se si fossero accordati dopo lunga discussione, si trovarono a convergere su una determinazione banale, all’apparenza, ma sostanzialmente fondamentale; il loro amplesso sarebbe stato quello di due freschi sposi che decidono di fondersi, la prima volta, su un talamo che sperano essere quello del loro amore incontaminato; lei gli allargò le braccia e lo accolse nella sua passione.
Appoggiò delicatamente il sesso fra le cosce, lo appuntò alla vagina; le prese il volto tra le mani e la baciò a lungo, su tutto il viso, quasi per imprimersi i tratti nella memoria; lei si lasciò andare al languore, mai provato prima, di quella dolce manifestazione di affetto, si sentì sciogliere dentro e avvertì che tutto il suo apparato sessuale partecipava alla dolcezza di quel contatto; agitò i fianchi per quel che le consentiva il corpo di lui sul suo e fece in modo che il sesso avanzasse dentro di lei di qualche millimetro, forse, ma lasciando in giro un piacere assai intenso che veniva dai muscoli vaginali contratti.
L’amplesso procedette così, per millimetri e piacere diffuso, lungo tutto il canale vaginale finché la cappella urtò la cervice; entrambi sentivano che il possesso si faceva reale e concreto, che si appartenevano per scelta e per determinazione; lei gemette per diversi piccoli orgasmi che le bruciavano il cervello e le facevano perdere il senso delle cose; lui si sentiva liquefare ed annullare nel corpo di lei che amava alla follia; si sentirono pieni quando la mazza fu dentro fino all’utero.
Non si mosse a cavalcarla; si adagiò sul suo corpo e ripresero a baciarsi con passione mai provata prima; sentiva la vagina di lei contrarsi e stimolare il piacere nell’asta che si gonfiava per afflusso di sangue; lei non riusciva a distinguere quanto il suo canale attivasse muscoli per risucchiare dal batacchio lo sperma che voleva la inondasse oppure se fosse la mazza, gonfiandosi, ad eccitare il suo piacere portandolo all’orgasmo; urlarono insieme godendo in simultanea; si abbandonarono al languore.
“Deve essere questa la petite mort di cui parlano … “
“Io non so nemmeno di cosa parli; ma se devo morire adesso, lo faccio con tantissima gioia; sognavo di averti e ti sento mia.“
“Ti sbagli, amore; sei tu che sei mio; sono io che ti tengo in me.”
“Non importa; so che siamo felici, che stiamo bene insieme; sei tu l’amore, la compagna, la moglie perfino … “
“Non ho nessuna voglia di legare questi momenti ad un certificato; ti sento mio, dentro, col cuore, col cervello; solo alla fine, col sesso; quello puoi anche regalarlo in giro, non si consuma; ma quest’amore così intenso, così bello, così nostro, non deve mai essere toccato da niente; promettimi che sarà sempre e solo mio … “
“Te l’ho promesso nel momento che sono entrato in te; e manterrò; ma tu devi consentirmi di creare un nostro nido d’amore e di viverlo con me ogni giorno della nostra vita, anche quando non ci ameremo più come adesso … “
“Fai quello che ritieni giusto; io quest’amore non lo cambio più; avessi ancora decine di stalloni, ti amerei sempre con questa intensità; la smania degli amanti non mi ha mai sfiorato e credo proprio che non mi nascerà adesso che ne ho uno meraviglioso, oltre a un amore intangibile … “
Passarono la notte intera a fare l’amore; si lasciarono andare a tutte le manifestazioni e a tutte le espressioni del sesso e del piacere; Erika, più smaliziata, gli chiese tutto, la fellazione perfino ardita, considerata la sperequazione tra la mazza e la gola non profonda; il cunnilinguo più raffinato che gli insegnò garbatamente a realizzare indicando i movimenti e i punti di massimo piacere; pretese anche che le violasse l’ano, perché una verginità la prendesse, quella notte magica da ‘luna di miele’.
Lui imparò tutto quello che ignorava, mise in atto tutto quello che aveva sognato a cominciare dalle prime pulsioni sessuali; imparò a conoscere il corpo di lei e se ne impresse i movimenti per amarla sempre con quella intensità; nel giro di una notte costruirono una sintonia a letto che li avrebbe accompagnati sempre e si addormentarono felici di essersi incontrati anche sul terreno spigoloso del piacere fisico che si trasformava, per loro, in amore completo.
