Il grazie corale era segno di grande rispetto, di amicizia e di gratitudine. Il sabato arrivò anche prima di quanto volessi e, sin dal risveglio, la trovai una giornata sgradevole, così, senza un perché.
Ero a casa di Francesca, nel suo letto, ma lei non c’era; dal bagno sentivo lo scrosciare della doccia che mi diceva che stava mettendosi in ordine; io ne avrei fatto a meno; almeno il sabato e la domenica avrei preferito passarli a impigrire a letto, tutt’al più impegnandomi in qualche sana copula; ma gli impegni sociali, e formali, imponevano che ci mettessimo in tiro per questa serata speciale nella quale si celebrava un non so che, forse un bel niente.
Per tutta la mattinata non feci che assistere alle operazioni di maquillage di Francesca, che non mi concesse spazio nemmeno per una masturbazione, nemmeno per un bacio più intenso. Misi il broncio a bella posta ma non la intenerii; mi decisi ad entrare anch’io in bagno e passare tutte le forche caudine del giorno; doccia, barba, profumo, taglio delle unghie e tutte le torture che le donne inventano per se stesse e per i loro maschi. Finalmente ci vestimmo ma era già ora di andare in trattoria per non restare a digiuno.
Dopo pranzo, ci spettava un leggero riposo; inutilmente provai a solleticare il desiderio che c’era, si vedeva chiaro, esplodeva in tutti i gesti ma andava tenuto sacrificato perché eravamo impegnati a fare bella figura la sera dell’esordio ufficiale tra le coppie organizzate. Maledii Nicola e tutti quelli che avevano collaborato; ma alla fine dovevo proprio adeguarmi e riposare un poco. Mi svegliai in tempo per ripetere il rituale della vestizione, stavolta meno arzigogolato e più veloce, ed infine fummo pronti per la cena.
Breve corsa al solito locale, identiche affettuosità mentre mangiavamo di buon appetito. Poi di nuovo a casa, a rimetterci in sesto, a scegliere il vestito per la sera e a farci eleganti. Come al solito, era lei che sceglieva tra le cose più preziose di Carlo, che era sempre stato un vero dandy!, che non aveva voluto dare via e che ora pretendeva che io adottassi quasi per continuità ideale tra lui e me.
Anche all’Università, quando ce n’era bisogno, erano Carlo e Francesca a vestirmi e farmi bello per le grandi occasioni. L’arrivo alla villa fu piuttosto deludente; una ricchezza volgare e smaccata, sbattuta in faccia senza dignità, uno spreco folle di soldi per statuine, fuochi effimeri e decorazioni di dubbio gusto dal cancello per tutto il viale fino alla facciata imitazione palladiana in cemento armato; il massimo della cafonaggine!
Non mi ricordavo quasi niente di questo proprietario ex compagno di studi; poi ritrovai, dietro la faccia classica del parvenu senza dignità, i tratti di un arrogante personaggio senza qualità, neppure allora, che cercava ad ogni costo di entrare nel ‘giro’ di quelli bravi. Quando incontrai Nicola, gli trasmisi tutto il mio disgusto in un solo sguardo. Si mise a ridere.
“Perché con due professioni parimenti servili, io devo sempre adattarmi e tu ti permetti il lusso di sputare su tutto?”
“Nico, tu sei sempre stato un pompiere, io un desperado. Non si cambia, col tempo; siamo gli stessi!”
Mentre parlavo con lui, vidi quasi sullo sfondo, sul bordo di una piscina decisamente kitch, la cara Mirella che si strusciava addosso ad un ragazzotto palestrato; per fortuna, la deformazione professionale mi aveva fatto portare una microcamera capace di registrare video e foto per molto tempo; ebbi l’opportunità quindi di cogliere il momento in cui lei sfilava il sesso dal costume, lo prendeva in bocca e cominciava a succhiarlo; registrai perfino l’eiaculazione sulle tette.
Subito dopo, fu lui che le spostò semplicemente lo slip del bikini per piantarle il membro in vagina. Ed io registrai. Nicola si sentì in dovere di spiegare.
“E’ Roberto, il figlio di Antimo e di Concetta; lei non puoi averla dimenticata!”
Mi battei sulla fronte.
“No. Non dirmelo! Proprio il figlio di Concetta!”
“Si, lei non so chi sia, ma so che si frequentano da un anno circa.”
“Da un anno e due mesi, per la cronaca!”
“E tu che ne sai?”
“Perché lei fino a stamane era la mia compagna!”
“No! Che casino. E ora?”
“Ora, niente. Va tutto benissimo!”
Arrivò Francesca che era andata a prendere da bere.
“Mario, ma quella tipa che fa sesso così platealmente …?“
“Si, Francesca, è Mirella … “
“Ah, quanto ti capisco!!!!”
Nel corso della serata, ci muovemmo tra gruppo e gruppo; qualcuno venne a chiedere a Francesca se si univa a quelli che volevano tirare fino a lunedì la festa andando al mare. Francesca mi prese per un braccio e rispose.
“No, grazie. Noi andiamo a casa tra poco.”
Non ebbi il tempo di interloquire.
“Mario, maledetto architetto, perché ti nascondi?”
“Oh, Dio, Concetta, piccola mia.”
Francesca trattenne il riso.
“Piccola? Forse, rispetto ad una portaerei, ci può stare!”
Una massa di carne enorme, sotto forma di un donnone, mi avvolse in una nuvola di grasso.
“Maledetto traditore, dove eri finito? Io ti sapevo in America!”
“Si qualche anno fa! Ora sono in Italia.”
“E questa bellissima ragazza è la tua compagna?”
“Beh, ancora non l’avevamo annunciato; ma come al solito tu anticipi i tempi. Si, questa è Francesca, forse la ricordi come la vedova di Carlo … “
“Oh, Dio, si carissima, sapessi che dolore! Adesso state insieme? Sono felice; siete sempre stati un trio di persone meravigliose. Sono proprio contenta.”
Ormai non la fermava nessuno.
“Conosci mio figlio? Lui è Roberto.”
“Io non conosco lui, ma credo che lui sappia tutto di me soprattutto le corna.”
“Oh bella, ma tu di quelle non sei specialista? Quelle che abbiamo fatto a mio marito erano le tue prime?”
“No, non erano le prime e non sono state le ultime, puoi giurarci. Il guaio è che adesso è il tuo figlioletto ad essere convinto di averle fatte a me! Dove scappate ragazzi? Non vedete che noi le cose le affrontiamo lealmente? Possibile che siete capaci solo di tendere imboscate o esibirvi sul palcoscenico?”
“Ma che dici? Quest’imbecille avrebbe fatto le corna a te? Deve essere ben cretina quella che si fa possedere da una simile nullità!”
Fortunatamente venne attirata da qualche altra novità e andò via.
“Cara Mirella, vedo che la vacanza non ha motivazione valida. Se lunedì non sei in ufficio alle otto e trenta sarò costretto a licenziarti.”
La frase piombò come un colpo di mortaio nella festa. Nico reagì per primo.
“Mario, che dici?”
“Che la signorina Baldi, archivista di quarta classe del mio studio, ha chiesto una licenza speciale che le è stata negata. Correttamente l’avverto che, dati i precedenti, se non si presenta in ufficio, sarà licenziata.”
“Avvocato, può fare queste minacce una persona?”
Mirella si era rivolta a Nicola.
“Quali minacce, signorina? Lei è una dipendente dello studio dell’architetto? E’ vero che ha chiesto una licenza e non l’ha avuta? Se lei non si presenta in servizio, puntualissima, lunedì mattina, l’architetto ha non solo il sacrosanto diritto di licenziarla, ma ha addirittura il dovere di farlo perché, se le perdona questo, gli altri dipendenti si possono ribellare. Se non ho capito male, lei finora ha reso poco allo studio, perché era l’amante del titolare. Ma ora le cose sono cambiate; o lei lavora o lui la licenzia.”
Mirella era stralunata e se ne andò a coda ritta. Concetta mi afferrò per un braccio.
“Mario, perdonami, tutto potevo pensare tranne che quell’imbecille di mio figlio mi mettesse in questa situazione di difficoltà. Spero che non penserai male di me.”
“Concetta, l’unica cosa che devo pensare di te l’ho detta una decina di anni fa. Sei stata la mia nave-scuola, mi hai aperto gli occhi sul mondo e te ne sarò sempre grato. Non è l’arroganza di un ragazzo che può rovinare un’amicizia vera. E io sono ancora e sempre tuo vero amico.”
“Grazie, Mario. Spero di rivederti.”
“Chissà …!”
La festa si trascinò stancamente tra i vari tentativi di ‘animare’ la compagnia ed eravamo quasi decisi, io e Francesca, a sgattaiolare alla chetichella per rifugiarci nella nostra casa, nel nostro letto, nel nostro amore. Ma Nico ne aveva ancora una da parte. Con il classico gesto delle tavolate contadine, chiese l’attenzione di tutti picchiando col cucchiaino su un bicchiere, entrò una ragazza semivestita e recò uno scatolino.
