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Erotika
Francesca
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Racconto24 min di lettura

Francesca

Due ragazzi e una ragazza sono amici da sempre; Franceca e Carlo si sposano; il terzo rimane al palo; si consola con amorazzi finchè una in particolare cerca d intortarlo; la sopporta per un po', poi è costretto a scaricarla perchè lei è irrefrenabile e incontentabile. Si ritrovano alla fine, lui e Francesca, per la morte imrovisa di Carlo, e finiscono per creare una solida coppia di innamorati.

geniodirazza
1 anno fa · 719 letture · 0

Le labbra di Francesca sapevano di violetta, di erba recentemente tagliata, di rosa, di miele, di quanto di più bello si possa immaginare; e mi trovai a succhiarle, a divorarle, a catturarle nella mia bocca quasi per impossessarmi della sua anima. E mi trovai altrettanto catturato dentro di lei, non solo nella bocca ma in tutto il corpo, forse in tutta l’anima, con una violenza stupida, ottusa, meravigliosa. Forse avevo anche voglia di possederla, di fare sesso con lei; e forse anche lei provava la stessa emozione.

Ma non ne avevamo il coraggio.

“Ti ricordi quella sera al rifugio?”

“Quando dovemmo dormire nello stesso sacco a pelo perché ci avevano lasciati soli ed io non trovai il coraggio nemmeno di baciarti?”

“Si … credi che riusciresti ancora a dormire con me senza cercare di forzarmi a fare l’amore?”

“Io so che lo farei. Perché?”

“Perché sento di volerti; perché so che solo con te potrei fare l’amore dopo la morte di Carlo; perché tu e Carlo eravate così vicini che farlo con te sarebbe quasi farlo con lui. Ma ho paura; ho paura di calpestare la sua memoria e proprio col suo amico migliore; e ho paura che, se mi innamoro, poi non avremo più scampo.”

“Io e Carlo non abbiamo mai avuto paura l’uno dell’altro, soprattutto in ordine ai sentimenti; e nessuno dei due ha mai cercato scampo da qualche pericolo. Io ti amo e sono pronto ad assumermi il rischio di amarti, così come mi assumo la responsabilità di denudarmi e denudarti nello stesso letto senza che questo impegni altro o incida su altro.”

Francesca si stava già spogliando ed io facevo altrettanto. Quando me la trovai nuda davanti, ebbi un momento di languore, al limite dello svenimento; era bellissima, armoniosa, elegante, perfetta, quasi angelica. Mi guardava quasi con la stessa ammirazione e ci trovammo stretti tra le braccia; non potei evitare che una violenta erezione le mandasse il membro contro il pube e la sentii fremere; la baciai e la accarezzai dolcemente sui seni, sul ventre.

“Prendimi, ti voglio.”

“Ti amo!”

Riuscii a rispondere; e fummo sul letto; io ero dentro di lei, anzi nel paradiso terrestre a cogliere la mela proibita. Passarono alcune settimane, durante le quali vivevo le notti a casa di Francesca e le giornate nello studio dove Mirella continuava a non lavorare, nonostante i richiami dell’impiegato addetto che l’avvertì che era a rischio di licenziamento per assenteismo. Nella casa che era stata la nostra, ormai non ci andava più nessuno, avendo Mirella preso l’abitudine di passare le notti chissà dove.

Una mattina chiese, molto formalmente, di essere ricevuta e mi avvisò che le sue carte di credito non funzionavano più e che dovevo rinnovarle.

“Le mie funzionano e bastano quelle.”

“E io?”

“Tu hai un conto?”

“No”

“E allora, come puoi avere delle carte di credito?”

“Avevo le tue.”

“Avevi!? Adesso non le hai più. Se hai bisogno di soldi, impara a guadagnarli.”

“Va bene, venderò qualche gioiello.”

Le chiesi se aveva risolto i problemi con l’impiegato incaricato dei rapporti con il personale; mi rispose che non gliene fregava di essere licenziata. Inutile cercare di farle capire che perdeva qualunque diritto; non le interessava. Approfittai del momento per avvertirla che stavo per dare in affitto l’appartamento dove vivevamo, per evitare inutili spese.

“Credevo che ci vivessi tu!”

“Il che significa che non ci sei più andata.”

“Non ho motivi per andarci!”

“Allora, lo do in affitto.”

“Aspetta. Ma se io non trovo chi mi ospita?”

“Non posso essere io a risolvere i tuoi problemi. Dipende dal rapporto che hai adesso con i tuoi amici.”

“Niente di serio. Tutto quello che è stato non aveva niente di serio. Se tu fossi più ragionevole, capiresti che è stata solo una vacanza che mi sono presa … “

“Dopo solo due anni di convivenza, tu già da uno hai decine di amanti … Bella lunga e articolata, questa vacanza!!!!”

“Sei diventato bigotto?”

“Hai mai letto la ceramica dietro la porta?”

“Si, la lealtà; ma una trasgressione non può essere leale!”

“La conseguenza la conosci … “

“Ne riparleremo?”

“Quando?”

“Boh … non so … uno di questi giorni …”

A pranzo, mi incontrai con Francesca nella solita trattoria e la trovai con Nicola, un avvocato della cerchia dei compagni di università. Dopo i convenevoli, Nicola ci invitò ad una festa che un nostro collega ed amico organizzava nella sua villa in collina.

“La solita esibizione volgare di soldi a go go!”

Commentò acida Francesca.

“Franci, se non ti va, non andiamo!”

“No, saremmo noi a passare per snob. Invece tu mi ci porti e, al primo cenno di noia, mi strappi via, mi porti a casa e mi fai fare l’amore per tutto il week end.”

Nicola era sbalordito.

“Ma, allora … voi …?”

Francesca lo fulminò.

“Stiamo insieme. Beh?!?! Non credo che Carlo avrebbe voluto che diventassi monaca.”

“No, Francesca, non fraintendere; lo trovo meraviglioso e, poiché ho conosciuto Carlo e Mario, so per certo che lui stesso ti avrebbe chiesto di continuare la storia d’amore con Mario. Ne sono felice. E se non vuoi venire alla festa, il primo a esserne felice sono io.”

“Grazie, Nicola; sei un amico. No, verremo, saremo innamorati come siamo veramente e non ci cureremo del mondo. Diciamo che sarà l’annuncio in società del nostro amore.”

Nicola ci salutò e ci lasciò soli; pranzammo serenamente come sempre e, prima di salutarci per tornare al lavoro, chiesi.

”Per quando è questa festa?”

“Per sabato. Dice che forse si trasferiranno per prolungarla fino a domenica; ma noi torneremo a casa nostra a fare l’amore.”

“Franci, ho sentito male o hai detto casa nostra?”

“Perché? Tu non la consideri ancora casa nostra?”

Il bacio che le stampai in mezzo alla strada era l’unica risposta che potessi dare.

“Attento! Ci guardano!”

“Attenzione! Io amo questa donna. Io vorrei che questa donna fosse la mia compagna.”

“Smettila di vendere padelle! E vai a lavorare. I ponti ti aspettano!”

Appena misi piede nello studio, mi trovai circondato dalle ragazze di studio con sorrisi a trentadue denti che si complimentavano e facevano auguri.

“Scusatemi; ma voi sapete di chi parlate?”

Una mi ribatté.

“E’ la bellissima signora che vende abiti da sposa. Come mi piacerebbe comprarlo lì, il mio!”

Non obiettai; poi, nel mio ufficio, da solo con Stefania, chiesi cosa volesse dire la ragazza. Mi spiegò che Lucia aveva fissato il matrimonio di lì ad un mese e che stava sbattendosi per trovare il necessario, compreso l’abito da sposa; qualunque ragazza della città avrebbe desiderato comprarlo in quella boutique, ma i prezzi non erano per impiegate. Preso da curiosità telefonai a Francesca e chiesi il prezzo abbordabile di un abito; mi rispose che, ovviamente, ce n’erano per tutte le tasche.

Le chiarii che una delle ragazze che avevano festeggiato il nostro bacio stava per sposarsi e che le colleghe volevano fare una colletta per comprarle l’abito bello. Chiesi a Stefania che somma potevano mettere insieme; mi disse che gli impiegati puntavano in tutto ai duemila euro. Francesca, che ascoltava, commentò che erano pochini.

“E se raddoppiassi la somma?”

“Allora mandami qua anche tutto lo studio e sicuramente troviamo qualcosa di opportuno.”

Stefania mi guardò interrogativa.

“Signorina, lo studio non abbandona gli impiegati. Voi arrivate a duemila, lo studio integra a quattromila, avverti le ragazze e prendetevi un’oretta per scegliere l’abito.”

Quello che si scatenò è indicibile. Dopo un’ora, rientrarono le ragazze con disegnata sul viso la felicità pura, sembravano gettare petali al mio passaggio. Per compensare, tardarono la chiusura di un’ora; quindici minuti dopo, con aria veramente regale, entrò Francesca.

“Tu certi scherzi sei pregato di non farli più; non ho bisogno della tua pubblicità perché i miei abiti sono bellissimi.”

Mi baciò con affetto e, rivolta alle impiegate.

“Ragazze, credo che un gesto così non si sia mai visto; nessun datore di lavoro si è mai occupato del matrimonio di un’impiegata. Per rafforzare il senso di quello che è successo, per ciascuna di voi realizzeremo un fazzolettino speciale che lasci un ricordo di questo evento. E adesso, liberatemi l’architetto perché muoio di fame.”

Prima di andare avanti…

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