Mi ricordai che una mia cliente ed amica, Lorena, mi aveva accennato spesso a ‘seratine’ che col marito organizzava per altre coppie, al termine delle quali finivano a letto in quattro, scambiandosi partner; aveva detto che il loro amore ne usciva rafforzato e io, scettica, avevo pensato, sorridendo nauseata, che era solo libidine mascherata; ora sapevo che era vero e capivo anche che, avendomene parlato più volte, era chiaro l’intento di una serata a quattro con noi.
Poiché non riuscivo ancora a distinguere se fosse lei a puntare a mio marito o suo marito a puntare a me, ne parlai con Ettore che mi prese un poco in giro; mi disse scherzando che non aveva nessuna intenzione di innamorarsi dell’altra e che mi avrebbe uccisa se avessi perso la testa per suo marito; il problema era solo di compatibilità ‘a pelle’; se ci fossimo resi conto che una certa ‘chimica’ c’era, tra i quattro, noi ci saremmo amati anche con i cazzi alternati, lui in figa a lei e l’altro in figa a me.
Riuscivo finalmente a guardare con occhio diverso quello che avevo vissuto indirettamente, favorendo gli adulteri delle amiche nei camerini, ascoltando le confessioni di donne con amanti che riempivano vuoti lasciati dai coniugi, ascoltando racconti di serate allegre tra coppie che, lo sapevo per certo, si amavano anche scopando indifferentemente; mi chiedevo perché non avevo voluto seguire mio marito su quella strada; gli chiesi se ci si conosceva prima o se si accettava a scatola chiusa.
Mi sorrise con amore, mi assicurò che non mi avrebbe mai fatto un regalo se non fosse stato certo che fosse di mio gradimento; a conferma, chiese a Lorena se potevamo incontrarci per un caffè un pomeriggio, vista l’amicizia tra me e lei e la cordialità tra i nostri mariti; Lorena dovette cogliere qualcosa che mi sfuggiva e con gioia decise per quella stessa sera, un aperitivo prima di cena, in un bar elegante e discreto del centro.
Alla chiusura del negozio, Ettore era ad aspettarmi, mi abbracciò e mi baciò, per la prima volta dopo tanto tempo, con un amore che lessi immediato e coinvolgente; scusandosi se appariva troppo pedante, mi suggerì di comportarmi con la massima naturalezza ma di non meravigliarmi di niente; solo nel caso che qualcosa mi avesse turbato, potevo accusare un’emicrania e saremmo subito andati via; intrecciò la dita delle nostre mani; mi suggerì quel gesto come segnale che tutto andava bene.
L’ambiente era molto elegante; fummo dirottati ad un separé d’angolo, assai ben protetto, con un tavolino tondo ricoperto da una tovaglia che scendeva fino a terra; sedetti fra i due maschi con di fronte Lorena; dopo alcune banalità di prammatica, avvertii che la mano di Romolo, marito di Lorena, mi sfiorava il ginocchio; guardai Ettore; lui intrecciò le dita alle mie, sul tavolo; seppi che era l’avvio della conoscenza, mi rilassai e spostai il corpo verso Romolo.
Da alcuni movimenti, capii che anche tra Ettore e Lorena qualcosa stava accadendo e, in particolare, che lei aveva spostato una mano verso la patta di mio marito; mi fu chiaro che si valutavano le dimensioni in rapporto al proprio desiderio; presi la mano di mio marito, stavolta al riparo della tovaglia; allungai l’altra mano verso il cazzo dell’amico e mi trovai a massaggiare una massa notevole che indicava una stazza interessante, non credevo superiore a quella di Ettore ma decisamente grossa.
Essermi fatta scopare, anche violentemente, da due bull in un hotel anonimo mi era parso un peccato veniale, un capriccio da cancellare subito; assaggiare un cazzo da sopra a pantalone e boxer, di nascosto, coperta da una tovaglia, al tavolino di un bar, era la prima azione da adultera che sentivo di commettere; strinsi con forza la mano di mio marito e lo guardai con occhi da cane bagnato, come mi diceva quando avevo quello stato d’animo di colpa.
Spostò l’altra mano e mi carezzò il volto; sentii immediato l’odore del sesso di Lorena; stava già masturbandola, mentre Romolo ancora mi carezzava la coscia e scivolava appena verso l’interno; era chiaramente il punto di svolta; o decidevo di smettere e tornavo alle mie rivendicazioni, o aprivo un nuovo percorso; baciai mio marito sulla bocca e portai la mano di Romolo sulla figa, sopra il vestito; ci mise un niente a scivolare sotto la gonna e raggiungerla viva; Ettore ruppe l’incanto.
“Mi pare che la tua amica Lorena, fuori dai ruoli, sia molto più che amica!”
Gli fece eco Romolo.
“E Maria è assai più che una stilista, quando esce dalla boutique … “
Dopo due minuti stavamo organizzando la cena; rifiutai l’idea del ristorantino in campagna o dell’hotel in pedemontana, ambedue evidentemente con camere; dissi che mi sarebbe piaciuta l’intimità di una casa, la nostra o la loro; Ettore ci mise un niente a smontare tutte le obiezioni; io non potevo preparare una cena per quattro ma la trattoria sotto casa poteva mandarla già pronta e dovevamo solo apparecchiare.
Le nostre case non distavano molto; alla fine, se non si fermavano a dormire da noi, potevano tornare anche a piedi; avremmo organizzato per un sabato sera per avere un giorno libero davanti; tutti i discorsi vertevano su una cena tra amici, ma la mia mano era già entrata nel pantalone di Romolo e stringeva il suo cazzo duro e grosso come me l‘ero immaginato, mentre due dita mi titillavano il clitoride e mi costrinsero a manovre per soffocare gli orgasmi.
Le dita dell’altra mia mano erano intrecciate a quelle di Ettore e sentivo passare un’energia amorosa che sembrava partire dalla mia figa al cazzo di Romolo; da lui, alla figa di Lorena titillata da Ettore e al cazzo di quest’ultimo che lei masturbava; il percorso si concludeva nelle dita intrecciate tra noi; mi sentivo stordita e meravigliata di una verità tanto semplice che per anni avevo ignorato; avrei voluto dirlo a voce alta a mio marito; dovetti aspettare che ci salutassimo.
A casa, rinviai la cena perché avevo bisogno di sesso; lo spinsi sul letto, gli dissi con le labbra sulle labbra tutto quello che mi era passato per la testa e gli chiesi di scoparmi, con foga, con passione, e di metterci dentro solo quel poco d’amore che le dita intrecciate potevano significare; mi zittì con un bacio che mi soffocò e mi inondò la bocca con la lingua, con cui giocò a lungo, facendomi versare fiumi di orgasmo arretrato.
Poi mi montò addosso e mi scopò, ancora vestiti tutti e due, sussurrandomi che era solo l’anticipo sull’amore che pretendeva di avere e di dare a me quella sera; sentivo il suo cazzo assai più duro e voglioso di come mai fosse stato; la mia figa si dilatò da sola, non solo lo accolse con una pioggia di umori, ma se lo tenne stretto dentro come cosa sua e incedibile; era il mio cazzo, l’avrei dato in prestito, per amore, ma restava mio finché ne avessimo avuto la forza; sborrammo insieme, forse troppo presto.
La serata si annunciò splendida; avevamo fatto l’amore, la sera prima, ed Ettore era stato delizioso; era durato molto a lungo e si era risparmiato, sborrando un sola volta, in gola, perché glielo avevo chiesto; in compenso, mi aveva preso in tutti i modi, aveva tenuto il cazzo in figa per lunghe ore e mi aveva inculato alla grande, da tutte le posizioni; aveva goduto tra le mie tette e mi aveva fatto andare ai pazzi leccandomi senza stancarsi, figa e culo, capezzoli e viso.
Io mi ero scatenata a prendere il suo cazzo in bocca fino a soffocarmi, passandomelo per tutta la bocca, su tutto il viso, su tutto il corpo; lo sentivo come una protesi che tornava a sollazzare i punti erogeni con grande amore, prima che con grande abilità; lo amavo mentre lo scopavo a cavallerizza, gli sparavo addosso amore ad ogni squirt che mi provocavano i suoi titillamenti, le sue carezze, le sue scopate in ogni dove; mi fermò alle due, perché avevamo una lunga serata, in previsione.
Passai la giornata a far provare modelli, a suggerire e modificare, con la testa alla grande scopata che mi attendeva e all’amore che avrei cementato con Ettore, libera finalmente dall’oppressione di uno stupido desiderio di vendetta; il più grande assillo, alla fine, fu come vestirmi per la cena; optai per un abito di mia creazione, che si richiamava alla vestaglia da camera, da sfilare solo sciogliendo una cintura, senza intimo, da stordire chiunque avesse aperto il nodo; Ettore mi guardò estasiato.
Lui, dopo la mattinata passata per obbligo in ufficio, aveva impiegato il pomeriggio a concordare col trattore la cena a base di crostacei e frutti di mare, particolarmente afrodisiaci secondo l’opinione corrente; aveva scelto con cura i vini, il dolce, la frutta e tutto quello che poteva rendere la cena indimenticabile; fu una vera sorpresa per me, vedermi consegnare le ceste con tutto pronto; dovetti solo scegliere le tovaglie più belle, le posate più pregiate e i piatti di ceramica da tempo disusati.
Aggiunsi qualche candela, per fare atmosfera e guardai orgogliosa il risultato; baciai Ettore che aveva ideato la soluzione; mi invitò a calmarmi perché, se lo avessi eccitato, non ci sarebbe stata cena; ironizzai sui suoi anni e gli chiesi se volesse aggiungere alla tavola qualche pastiglia blu; mi afferrò per i fianchi e mi fece sentire sulla figa la sua mazza durissima.
“Non vuoi lasciare niente per Lorena?”
“Sarà lei che lascerà tanto che ti sventrerò, quando andranno via! … se dico che ti amo, mi perdoni?”
“Te lo impongo! E ti dico che amo te, non solo i due ragazzi che abbiamo dentro!”
