Vai al contenuto
Erotika
Cene con orgia
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Racconto43 min di lettura

Cene con orgia

Lei ha una buon e salda attività; lui gode a tenere i pantaloni abbassati con chunque; lei si fa invitare a cene speciali che culminano in orge e scopa con bull e con il marito; lui se ne rende conto e fanno chiarezza.

geniodirazza
1 anno fa · 784 letture · 1

Quando feci penetrare il cazzo in bocca stringendolo con la lingua contro il palato e tenendo saldamente in mano il grosso della mazza fuori dalla bocca, ebbe smorfie di piacere, forse al ricordo dei pompini miei o di altre sue amanti, ed espressioni preoccupate, quando vide tutta la mazza entrare nella gola fino ai peli del pube; sussultò, quando manifestai difficoltà di respirazione; seguì con interesse tutta la succhiata e la scopata in gola.

Il bull si fermò e mi bloccò, quando evidentemente la pressione dell’orgasmo fu troppo alta perché non poteva sborrare prima dell’ora concordata; mi spinse indietro delicatamente, mi trascinò verso il fondo del letto, divaricò le gambe, spinse indietro le ginocchia a spalancare la figa; in ginocchio al mio lato, si abbassò a leccare le grandi labbra e infilò la punta della lingua nella vagina; mi contorsi e vibrai tutta; esplosi in un orgasmo, perché mi aveva succhiato il clitoride.

Mi leccò a lungo, dolcemente e delicatamente con l’intenzione di farmi sballare succhiandomi tutto, e in particolare il clitoride; quando, con una sorta di cronometro incorporato, si rese conto che si avvicinava la conclusione, mi fece stendere supina in mezzo al letto, divaricò le gambe coi suoi piedi, prese in mano il cazzo, appoggiò la punta alla vagina e cominciò una lentissima penetrazione; non vedevo il viso di mio marito, se non da uno specchio dell’armadio.

L’unica cosa che poteva ammirare da vicino era il mio culo con l’ano che pulsava dal desiderio, la figa spalancata e piena di quella enorme mazza che vi si muoveva avanti e indietro regolarmente, e i coglioni che pendevano battendo sull’ano; la scopata fu regolata a puntino coi tempi e fu lenta, cadenzata, provocatoria di infiniti piccoli orgasmi, per larga parte; spesso il ritmo diventava quasi violento, mi picchiava forte sull’inguine e sull’utero; io godevo e urlavo ad ogni colpo.

Mio marito seguiva tutto come calamitato dalla visione e partecipava al godimento, sia mio che del bull, agitandosi sulla sedia come per un fuoco di Sant’Antonio che gli impedisse di stare fermo un momento; aspettava, con noi, il momento dell’esplosione della borrata nella mia figa; arrivò, di colpo, con un urlo animalesco del mio stallone che mi riversò nell’utero una fiumana di caldo sperma; io urlai fino al cielo il mio orgasmo ed Ettore sembrò rilassarsi felice sulla sedia.

Il ragazzo, dopo qualche momento per riprendersi ancora piantato nella mia figa, alla fine si sfilò, andò verso il bagno; sentii che si sciacquava, uscì, si rivestì in fretta ed andò via; Ettore se ne stette per un poco seduto; evidentemente aspettava che mi andassi a lavare; io mi crogiolai un poco nel piacere dell’orgasmo, poi mi distesi languida; si decise e montò sul letto, cercando di accostarsi; mi salì sul corpo, ma lo respinsi indietro e lo feci scivolare in basso finché la testa non fu all’altezza della figa.

Spalancai le gambe e sollevai le ginocchia; gli presi la testa e premetti la bocca sulla figa; cercò di resistere, ma gli avvolsi le gambe intorno alla testa, in una presa che avevo imparato dalle arti marziali; rimase qualche minuto pressato, a bocca chiusa, sulla figa; non ci eravamo detti una sillaba e non azzardavo di farmi riconoscere dalla voce; finalmente sentii la punta della lingua sfiorare le grandi labbra, poi le piccole, poi il clitoride; ebbi un brivido di piacere ma strinsi la testa.

Capì e finalmente sentii la punta della lingua varcare la vagina; gli presi le tempie e lo guidai finché la lingua scivolò in vagina e raccolse tutto lo sperma e gli umori che avevo scaricato nell’orgasmo; si rassegnò e allentai la presa, prese fra le labbra il clitoride, lo strinse tra i denti e cominciò il suo inconfondibile titillamento che tanto piacere mi aveva dato negli anni ‘buoni’; lo ricevetti con passione e in un pochi colpi esplosi uno squirt che gli finì in gola; bloccai la testa e glielo feci ingoiare.

Era chiaramente incerto tra il piacere dell’orgasmo, che aveva innescato anche la sua eccitazione massima, e la ripugnanza a bere lo sperma di un altro; forse valutò che era valsa la pena e mi scivolò addosso fino a sovrapposi a me; mi sarei aspettata che mi succhiasse i capezzoli; ma non mi baciò neppure, forse perché mi aveva visto ingoiare il cazzo; mi penetrò in figa in un sol colpo, quasi con violenza, e mi montò a lungo; frenò non so quante volte l’orgasmo ma non uscì dalla figa.

Non poteva neanche immaginare quanto godessi, mentalmente, di averlo obbligato a succhiare lo sperma di un altro e gli umori miei insieme; non capiva che gli orgasmi che si susseguivano nascevano dal mio cuore, dal ricordo di un ragazzo di vent’anni che mi riempiva figa e cuore proprio con quel cazzo; il mio amore per il ‘mio’ Ettore a quel punto esplodeva in tutta la sua forza; era il mio amore che mi stava scopando, non la montagna di fango che l’aveva soffocato.

Sentivo che era quasi orgoglioso di provocarmi tanto piacere; non sapeva che la mia gioia nasceva da una piccola parte di quello che era diventato, da quel ragazzo che non avrei mai buttato con l’acqua sporca; amavo in lui quello che mi aveva saputo dare; sapevo anche che se avessi parlato in tempo, non mi sarei trovata a dover fingermi estranea per riprendermi nel corpo quel cazzo che mi aveva fatto donna; ma, intanto, mi accontentavo di amare il ragazzo che mi amava tanto.

Esplose troppo rapidamente, per i miei gusti; quando si scavallò e si adagiò al mio fianco, mi precipitai in bagno, espulsi sperma e orina nel water, mi lavai sul bidet, tornai in camera, ripresi i miei vestiti, li indossai e scappai via senza dargli il tempo di obiettare; lo lasciai che ancora si gustava il languore di un orgasmo che finalmente ci trovava soddisfatti, per me molti anni dopo che avevamo fatto l’amore con passione l’ultima volta, prima della visita del ginecologo.

Tornata a casa, feci una doccia per liberarmi da scorie e odori delle scopate, indossai il ‘pigiama da massaia’, nascosi nell’armadio il vestito ‘da scopata’ e mi misi a letto, con l’orecchio teso ai rumori; passò molto tempo, prima che arrivasse, forse perché si era fermato a chiedere notizie a Floriana ricevendo poche informazioni utili; lo sentii entrare, andare sotto la doccia per ripulirsi anche lui delle scorie e venire in pigiama verso il letto.

Forse per un senso di responsabilità, tentò un timido approccio per scopare; fingendo una voce assai assonnata gli dissi che poteva ritenersi soddisfatto delle scopate fatte nel dopocena e mi lasciasse dormire perché ero stanca; e lo ero davvero, dopo una maratona a cui da anni non mi sottoponevo; ci girammo di schiena e dormimmo; prima di crollare, sognai le scopate fatte col mio giovane marito che mi lasciavano sempre distrutta; una montagna di fango le sommerse anche nel sogno.

Con mia somma sorpresa, una mattina lo vidi entrare nella boutique con un collega che conoscevo; sapevo che aveva una storia con una mia amica, annoiata di suo marito; vista la dimensione e l’allestimento dei camerini di prova, dotati di ampi divani, mi aveva chiesto di lasciarla scopare una volta con la scusa di un prova d’abito; era già capitato, con la mia complicità; non me l’ero sentita di dirle di no; quello che non sapevo, era che il suo amante fosse collega e amico di Ettore.

Quando gli chiesi cosa ci facesse in un posto che lo riguardava solo per le carte di credito che usava senza criterio, mi rispose che non aveva potuto lasciare uscire l’amico da solo per motivi burocratici; anziché aspettarlo al bar, saputo che veniva al mio negozio, ne aveva approfittato per incontrarmi; osservò, naturalmente, che era assai sorpreso che, con il mio puritanesimo, mi prestassi a favorire certi amori illeciti.

“Ettore, ma hai dimenticato il campo sportivo?”

“Oh, dio, quello dove non avevamo macchina e spiavamo quelli in macchina mentre ci masturbavamo in piedi? … non mi dirai che anche qui fai il giochetto dei guardoni per masturbarti insieme a qualcuno!”

“Si, con quel cornuto di tuo nonno! Visto che ormai il cazzo è un accessorio fuori dalla mia portata, faccio la guardona e mi masturbo, ma solo perché ormai non si scopa più … “

“Mi faresti dare un’occhiata? Dai, solo così, per gioco, senza malizia … “

Mi lasciai convincere e lo portai nel mio ufficio, accesi il computer riservato e apparvero i due che, in piedi davanti al divano, si divoravano in un bacio sensualissimo; lui le stava sfilando il vestito e rapidamente mise a nudo due tette da sballo, gonfie e tese, con aureole evidenti e ben disegnate e con capezzoli grossi e ritti; il commento di Ettore fu istantaneo.

“Cazzo, che tette meravigliose!”

Si beccò all’istante un pizzicotto sul braccio.

“Imbecille, da quanto tempo non osservi le mie? Sono altrettanto belle, ma per te sono come le sedie, ti ci siedi senza guardarle.”

“Perdonami, hai ragione, è stata una gaffe terribile; anche senza analizzare, si vede che sei molto più bella.”

“Non commettere una gaffe ad ogni pezzetto che ammiri!”

Lui si era lanciato su quelle tette e se ne cibava con l’ansia di chi è a secco, con la gioia del bimbo affamato; lei aveva più chiaro il senso del tempo tiranno, si tirò via il vestito e restò in intimo; la mano di Ettore mi scivolò sul culo; lo lasciai fare; mi piaceva sentire che almeno quella emozione gli era rimasta; allungai la mano e gli aprii la patta; il cazzo era duro come acciaio e pronto alla sega; non ci pensai un attimo a cominciai a menarlo.

Pagina 2 di 6 · 0%
1

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista