Una sera venne giù dal cielo una vera tormenta d’acqua, che rivelò il motivo per cui la radura da noi scelta era vuota; incassata com’era, divenne un piccolo lago che sommerse la tenda e i suoi abitanti; ci precipitammo a soccorrerli e portammo nel furgone Linda e il bambino zuppi d’acqua; Milos arrivò da una delle sue scorribande solo qualche tempo dopo, si fece una sonora risata, scolò l’ultimo quarto di una bottiglia di vino e cominciò a palpare Erika che dovette allontanarlo con una certa energia.
Linda aveva uno sguardo di fuoco.
Il giorno seguente tutto era tornato alla normalità e il sole splendette nel cielo e sui nostri rapporti.
Raccolsi delle patelle dagli scogli e mi diedi da fare per preparare una salsa per gli spaghetti; di fronte alla meraviglia di Linda, mi sentii in dovere di invitarli a cena per assaggiare il mio capolavoro.
Non avevamo neanche finito di cenare, che già Milos era totalmente ubriaco e aveva ripreso i suoi tentativi con Erika che si difendeva egregiamente; Linda mi disse, in inglese naturalmente, ‘ora io voglio!’; non colsi subito, per la mia scarsa dimestichezza con la lingua; lei sorrise e a gesti mi chiese di portare nella sua tenda il piccolo Daniel addormentato; finalmente realizzai.
Tutto quello che succedeva in quei giorni era, per la mia cultura di piccolo provinciale al limite del perbenismo, quanto meno stravolgente; entrai nella tenda col bambino in braccio e, mentre Linda lo sistemava, la cinsi da dietro prendendole in mano i seni sodi e pieni.
Non disse una parola; si girò verso di me e incollò alla mia bocca la sua, in un bacio che mi lasciò stordito per intensità ed abilità di manovra della lingua; era veramente un’artista del bacio e a me non restò che lasciarmi andare alla sua passione e alla sua abilità, che non si limitava solo alla tecnica del baciare.
Spingendomi dolcemente, mi stese supino sulle coperte che coprivano il terreno e cominciò a possedermi, letteralmente; mi montò sopra, tenendomi le mani imprigionate al di sopra della testa, e cominciò a percorrere il mio corpo con baci brevi e stuzzicanti che mi colpivano all’improvviso in ogni dove, sul collo e sui capezzoli, sul ventre e sotto le ascelle; ero eccitato come non mai e il mio membro ritto e duro come l’acciaio le carezzava la parte bassa della schiena.
Senza spostarsi ma solo sollevando il bacino, impugnò tra le cosce la mia asta e la diresse verso la vulva; di colpo, si abbassò e mi fece sprofondare fino all'utero con un leggero gemito di dolore.
Intanto, dondolava la testa facendomi accarezzare il ventre dai suoi lunghi capelli con l’effetto di un titillamento estremamente eccitante.
Non mi muovevo di un millimetro, affidato completamente a lei ed alla sua voglia.
Ma più volte mi parve di vedere le stelle tanto era intenso il piacere che mi procurava; una lunga abitudine all’interruzione mi mise in condizione di frenare l’orgasmo all’ultimo momento bloccando anche i suoi movimenti, specialmente perché non sapevo se usava contraccettivi e, da quella posizione, non ero certo di poter ritrarmi al momento opportuno.
Glielo dissi, con termini approssimati e impropri; capì, senza dubbio, perché mi disse solo.
“Attenzione, per favore.”
Stanco allora di essere totalmente nelle sue mani, le dissi che non avevo bisogno di una professoressa di sesso ma che volevo amore; si fermò interdetta, smontò e si stese a fianco a me.
Cominciai a baciarla anch’io su tutto il corpo, soffermandomi a lungo sui capezzoli che mi affascinavano, maturi e duri com’erano; sentii più di una volta piccoli orgasmi che la scuotevano.
Quando arrivai all’inguine, evitai volutamente la vulva e le baciai le gambe e le cosce fin quasi ai piedi, per risalire di colpo e tuffare il viso nella peluria folta dell’inguine; catturai il clitoride e mi diedi a succhiarlo e mordicchiarlo finché non sentii che, quasi urlando di piacere, mi scaricava in bocca un lunghissimo orgasmo.
Quasi svuotata, si abbandonò sotto di me e andò rilassandosi con fremiti sempre più lenti e dolci che le agitavano il ventre.
Mi sdraiai a fianco a lei; e Linda poco dopo riprese l’iniziativa, stavolta evidentemente con meno attenzione alla tecnica e con più passione; scosse a lungo i capelli solleticandomi tutto il corpo, poi cominciò a leccarmi e baciarmi dal collo all’inguine, finché prese in bocca l’asta e cominciò a leccarla e succhiarla con passione e tecnica raffinata.
Mentre godevo come non mi era mai capitato e ricorrevo a tutta la mia forza mentale per non eiaculare poiché non volevo che il piacere si concludesse e avesse fine, sentimmo all’esterno uno scalpiccio, rumori volgari ed il vociare di Milos; divenni di ghiaccio, preso da autentico terrore, e mi preparai ad uno scontro che non si sarebbe mai potuto prevedere a mio favore.
Ma Linda mi mise una mano sul viso per rassicurarmi e la spostò subito dopo sulla cerniera che chiudeva l’accesso alla tenda; non capivo niente e non sapevo neppure cosa pensare.
L’uomo, all’esterno, tentò una, due volte di aprire la cerniera, poi rinunciò e, borbottando evidentemente bestemmie e improperi, si allontanò; io ero ancora in pieno incubo; e forse si vedeva anche al buio il mio aspetto terrorizzato.
Linda mi disse solo.
“Tu non sai niente del socialismo nel mio paese.”
Ed era vero.
Tentai di riprendere il mio vigore sessuale, anche se mi pareva piuttosto difficile; e Linda cominciò a darsi da fare per rianimare il mio sesso abbacchiato.
Ma non aveva molto successo.
Quando sembrava che il mio terrore si fosse acquietato e stessi per riprender vigore, dall’esterno giunse la voce dura e violenta di Erika che chiedeva.
”E allora?!?! Non vi bastano due ore?!?!? Avete proprio bisogno di tutta la notte?”
Mi gelai … irrimediabilmente; Linda se ne accorse, si staccò, mi baciò lievemente sulla bocca e mi sussurrò.
“Cattiva sorte.”
Il giorno dopo partirono in fretta; Milos era scuro come un cielo in tempesta, Linda sorniona e giuliva, scherzò con me durante tutti i preparativi e, aperto il cofano della macchina, mi fece cenno di accomodarmi; Erika rise e, indicando la mia conformazione minuta, fece capire a gesti che ci sarei entrato, fisicamente e mentalmente; e forse veramente mi dispiaceva che la storia fosse finita così in fretta.
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