Le nere previsioni si avverano regolarmente; non appena le condizioni economiche lo consentono, prendono in centro un appartamento sufficiente a loro quattro e finalmente Roberta si può sentire libera a casa sua; il fatto che Osvaldo non sia mai in casa non le fa più né caldo né freddo; anzi, l’incuria totale di lui le consente di accampare i motivi più strani, dalla salute dei bambini agli impegni di preparazione delle lezioni, per evitare di dormire insieme.
Peggio ancora, per lui, assai rapidamente riesce ad imporsi per la qualità della preparazione e per l’entusiasmo nell’insegnamento fino a diventare punto di riferimento per i colleghi e per gli studenti; la risposta piccata di suo marito è l’accentuazione dei comportamenti selvatici che lei osserva indifferente, dal suo posto di osservazione di individuo asessuato e impermeabile a sentimenti ed emozioni; questo scatena ancor più la rabbia di lui.
Il culmine della perversione Osvaldo lo raggiunge quando punta il suo interesse su Ofelia, la Dirigente Scolastica, una donna di oltre sessant’anni, rimasta volutamente nubile per mantenere fede al suo desiderio di affermarsi nel lavoro; avendo capito che un maschio non avrebbe mai accettato di essere subalterno ad una donna di forte carattere, ha imparato facilmente a gestire la sua sessualità cercandosi giovani amanti occasionali fuori territorio, per non dare adito a scandali.
Lei è da decenni che occupa quel posto direttivo; era lì anche quando arrivò Osvaldo, supplente alle prime armi, mentre Roberta affrontava con successo gli esami di maturità; parteggiò per la povera ragazza quando lui la mise incinta e l’abbandonò, anche se formalmente la sposò per schiavizzarla al suo piacere smodato; ed era ancora lì quando i ragazzi frequentarono il Liceo per andare a farsi onore all’università
Di quella donna, testimone vivente della sua storia, a lui interessa, molto più della copula in se, la possibilità di possedere e, se gli dovesse riuscire, di dominare la personalità decisamente forte e capace di ribaltare le sue convinzioni di individuo alfa; per questo, la tampina a lungo, pazientemente, finché non riesce a trovarla da sola, particolarmente accesa e disponibile, nel sancta sanctorum del suo studio di Dirigente.
Ofelia è reduce da una lotta strenua coi sindacati, da un lato, e col Ministero, dall’altro lato, per affermare il suo diritto ad organizzare attività didattiche extracurricolari; lo stress della vicenda l’ha caricata allo spasimo e pagherebbe per avere sottomano uno dei bull da cui si fa possedere quando è in quello stato; ma non è possibile; gli appare come un regalo del caso l’ingresso di Osvaldo, del quale sa perfettamente la carica irrefrenabile della passione belluina.
Decide di ‘farselo’ seduta stante; eventuali voci si sarebbero perse nel mare di quelle che correvano su di lui; ma, come per tutti i bull, ha esattamente l’intenzione di usarlo, umiliarlo e cacciarlo via; chiude a chiave la porta e mette in atto tutta la sua lunga esperienza di amante provvisoria per affascinarlo finché lo cattura col mezzuccio banale di farsi trovare con la camicetta aperta sul seno; quando le mette le mani sui fianchi, si limita a sporgere indietro il sedere fino a incontrare il sesso già duro.
Lo bacia con tutto il repertorio dei leccamenti che possiede per lunga elaborazione; lo inchioda col sedere alla scrivania e fa in modo che la mazza le titilli la vulva grondante già di piacere; a lui non riesce di spostarla di un passo per portarla sul divano che sa utile a copulare; lei gli prende la testa e se la porta su un seno che ha fatto ‘sfuggire’ dalla camicetta; gli blocca la testa a farsi succhiare i capezzoli fino a quando, per due volte, uno per seno, ottiene un orgasmo.
Solleva la gonna fin sui fianchi e porta una mano di lui ad afferrare la vulva da sopra il filo di stoffa del perizoma; lui si lancia in una masturbazione in cui è maestro e lei si prende in rapida successione due orgasmi violenti che soffoca con la bocca sul suo collo, in un bacio umido e sensuale che manda il maschio ai pazzi per l’intensa emozione; finalmente lo spinge verso il divano e lo obbliga a sedersi.
Salita con le ginocchia sulla seduta, gli pianta sul viso il ventre asciutto e morbido, obbligandolo a gesti a leccare profondamente e lungamente; è il cunnilinguo più bello che ricordasse e lo obbliga a succhiare, mordere, ingoiare e stimolare finché non si abbatte su di lui quasi priva di forze; Osvaldo non sa se godere intensamente per la copula con una donna così calda ed improvvisamente disponibile o preoccuparsi perché la virago lo sta apertamente dominando.
Una volta sdraiati sul divano, lui cerca di imporre il suo desiderio e cerca di spogliarla; lei risponde con forza e si sfila il perizoma, ma solleva solo fino alla vita la gonna, si stende e lo costringe a tornare a leccarla; solo dopo il secondo violento squirt si decide a sistemarsi carponi, ma gli impone ancora di leccare, senza penetrarla; lui riprende a leccare, mordere e titillare tutto l’apparato, dal monte di venere attraverso il perineo fino al coccige.
Mentre passa la lingua a larghe spatolate sul sesso, la infila più volte nella vagina, molto accogliente, e nell’ano decisamente spanato, dilatato e sensibile; ripromette a se stesso che l’avrebbe penetrata analmente, a conclusione della copula; un attimo dopo, quando lei lo costringe a ritirarsi e si sdraia supina, capisce che potrà fare solo quello che lei gli consentirà; si inginocchia fra le sue cosce punta la cappella alla vagina e la penetra fino all’utero.
La cavalca a lungo, convinto di possederla; ma Ofelia è rotta ad ogni esperienza e ci mette poco a bloccarlo e ad imporgli il ritmo della copula preferita, lenta, misurata, goduta centimetro per centimetro; lo succhia coi muscoli della vagina e dell’utero e lo porta più volte al limite dell’orgasmo; quando si sente stanca dei suoi orgasmi, lo lascia fare per un attimo e lui, dopo pochi colpi, esplode nell’utero una lunga eiaculazione.
Mentre si ricompongono, gli dice chiaro che è stato un episodio da dimenticare, che ha avuto bisogno di uno stallone e che ha usato opportunamente lui; gliene dice di tutti i colori sui suoi comportamenti specie con la moglie, donna dolcissima e sensibile; quando lui le obietta che ‘un patata lessa a settimana è già troppo’ gli suggerisce di stare attento al comandamento evangelico che suggerisce di fare attenzione all’ira dei buoni.
Difatti, l’interesse primario di Roberta sono i figli, che assiduamente segue e controlla con affetto e intelligenza, e la didattica dell’istituto alla quale è chiamata spesso a dare il suo contributo; qualche anno dopo, quando ha 34 anni e i figli, Nico che ne ha 15 e Franchino 14, frequentano già le prime classi dello stesso istituto, arriva un ‘suggerimento’ autorevole dal Ministero perché vengano organizzati nel liceo, come in tutti gli istituti d’Italia, dei corsi di perfezionamento nell’uso del computer.
A tenerli è stato chiamato un giovane di una cittadina vicina, che ha un laboratorio specializzato nei nuovi media, è consulente di Tribunali ed Enti vari ed è riconosciuto come una piccola autorità nel campo; Fernando è un gran bell’uomo, di poco più giovane di lei, forse due anni, con un fisico modellato nel marmo e con due occhi azzurri e profondi che le si infiggono nel cuore; per la prima volta, Roberta si sente scuotere dallo sguardo di un uomo e ne è sconvolta.
La sua professionalità le impone di seguire con attenzione le lezioni e le dimostrazioni seguenti; Fernando è rimasto assai colpito dalla bellezza di lei, non solo quella del fisico, ma dell’intelligenza e della sensibilità; trovarsela davanti, al primo banco, come l’eterna secchiona, diventa un motivo per passarla tutta ai raggi ics ed innamorarsene senza volerlo né accorgersene; sa solo che parla a lei come se fossero soli in una stanza vuota e non in un’aula affollata.
Arriva il giorno in cui devono mettere la parola ‘fine’ all’esperienza didattica; Roberta si intrattiene nella sala delle lezioni con un sentimento strano di desiderio e di disagio; l’idea che non avrà più occasione di guardare con ammirazione quell’uomo che le ha sconvolto tutti i parametri, la fa stare persino male; lui si accorge del disagio; sa che è l’ultima occasione per un gesto forte che racconti il sentimento che ha cullato nel tempo e che lo brucia.
Le passa la mani intorno la vita e la stringe a se; non reagisce male, come aveva temuto, ma si appoggia quasi fosse un approdo alle sue voglie nascoste; la ruota nel suo abbraccio e la bacia con tutta la passione che il momento gli suggerisce; lei è incerta e resta a labbra strette; lui le forza delicatamente e la lingua penetra in bocca, la perlustra tutta e succhia come un piccolo fallo; Roberta sente il corpo sciogliersi, il ventre si carica di voglia ed esplode.
