Da bruco a farfalla
La fragilità connaturata agli anni ‘difficili’ è la leva che muove certe scelte giovanili quasi sempre sbagliate e da correggere nel tempo; per le ragazze di una certa generazione, l’impatto particolare è quello col sesso, la grande incognita degli anni tra i sedici e i diciotto; a Roberta capita la ‘sbandata’ per il presunto principe azzurro che individua in Osvaldo, un insegnante alla sua prima esperienza in un liceo.
Ha solo diciotto anni ed è completamente immersa nello studio, in parte perché deve affrontare la maturità; in parte per le pressioni di una madre ipercattolica fino ad essere bigotta, rigorosa e imperiosa come un ‘sergente di ferro’; in parte anche per una personale abitudine alla diligenza e all’attenzione che le hanno consentito un percorso esemplare per tutto il cursus scolastico, dalle elementari al liceo.
Crede di vedere in Osvaldo il principe dei suoi sogni, anche letterari, e perde completamente la testa; quando le propone di vedersi una sera, deve frenare il cuore che rischia di scoppiarle perché il suo ‘idolo’ l’ha degnata di un invito; si precipita ad accettarlo e non oppone nessuna resistenza; non ha nessuna difficoltà a portarla nell’appartamentino che ha preso in affitto, a sfilarle le mutande e a sverginarla in un colpo.
Si rende conto che per lei è in assoluto la prima volta che ha a che fare con un sesso, che non ha preparato la cosa nemmeno con un qualsiasi approccio e che senza problemi è venuto in vagina; il giorno seguente, naturalmente, è già in caccia di altre donne più disponibili e meno impegnative; a lei riserva qualche blanda carezza e l‘assicurazione che è sempre nel suo cuore.
La notizia che il ciclo non le è venuto arriva come una bomba; sua madre si lancia in una delle filippiche che caratterizzano i suoi scatti d’ira; suo padre si limita e commentare che vanno riparati i danni più che scovate le colpe; Osvaldo trema anche fisicamente quando valuta l’impatto che può avere sulla sua carriera ‘l’oltraggio’ recato ad una delle famiglie più in vista ed autorevoli della città.
La coscienza di ‘averla fatta fuori dal vaso’ e di avere messo a repentaglio tutte le sue ambizioni professionali lo induce a farsi avanti e ad affermare che intende riparare, com’è abitudine a quel tempo, sposandola immediatamente; sua madre adotta subito la soluzione del matrimonio riparatore, per non essere costretta al dilemma dell’aborto; suo padre conviene che è un percorso praticabile, a patto che non distrugga le speranze, di lei ma soprattutto del genitore, che si laurei.
Li prendono nella loro casa che avrebbe potuto contenere anche molte famiglie contemporaneamente, si danno da fare per sostenere la nuova famiglia, in difficoltà specialmente dopo la nascita di Nicola, Nico per sua madre, e con il solo stipendio di suo marito, per qualche tempo supplente senza garanzia di continuità, e con la necessità che lei si dedichi allo studio per laurearsi in Lettere ed insegnare come suo marito, professore di matematica.
Sono anni non facili per Roberta, costretta a fare la pendolare tra il piccolo centro e la città sede dell’Università; fortunatamente, è anche sede del Tribunale più vicino; i viaggi che almeno uno dei suoi genitori, ambedue avvocati, deve fare quasi quotidianamente per il lavoro le tornano utilissimi per andare e venire a prendersi cura del figlio senza doverlo affidare totalmente ad una baby sitter o ad una tata.
Il problema vero è rappresentato dai rapporti sessuali tra i coniugi; in una camera che ha in comune una sottile parete con quella dei suoi genitori, è impensabile fare rumori che possano tradire movimenti lussuriosi; teme che sua madre dia in escandescenze se verificasse che fanno sesso; neanche il matrimonio, per quel che ne sa, la induce a transigere; la situazione perennemente tesa favorisce le ‘fughe’ di Osvaldo che è in casa quasi solo di notte.
Impara lei, ed obbliga suo marito, a copulare col minimo rumore del letto e a non emettere nessun suono al momento dell’orgasmo; a lei riesce decisamente facile, perché non ha mai avuto occasione di provocare rumori ambigui; le pochissime volte che si è trovata, quasi involontariamente, a masturbarsi, è avvenuto in bagno, mentre si lava la vulva sul bidet e lo fa con tale prudenza che nessun lamento le esce dalla bocca.
Con Osvaldo, se si esclude il primo ed unico amplesso prima del matrimonio, quello in cui è rimasta incinta, non ha più occasione di copulare prima di sposarsi; dopo, lui si limita a penetrarla velocemente, a muoversi un minimo dentro di lei e ad eiaculare nell’utero il suo sperma; poi si gira su un fianco e dorme, a volte rumorosamente; fino all’epoca dei fatti, non ha mai avuto un orgasmo; quindi neanche sa esattamente cosa sia godere con un maschio.
Lui deve adeguarsi suo malgrado alle sue paure; ospiti e parassiti dei suoi, non hanno neppure voglia di avanzare proteste; quello che lui perde in casa, con la moglie legittima, lo riconquista facilmente con i suoi svolazzamenti tra colleghe, alunne e madri disponibili; anche sua moglie sa che ha una sorta di piccolo harem da cui attinge per i suoi bisogni sessuali; ‘l’incidente’ con lei è nato così, da una copula casuale nel suo sfarfalleggiare tra femmine.
Inoltre, la pressione bigotta di sua madre l’ha quasi convinta, che sia connaturato al matrimonio che il marito abbia libertà di copula e che la moglie debba rimanere fedele all’unico maschio concessole; per ovviare alle immancabili frecciate ironiche, quando si trova in sala insegnanti a passare un’ora di intervallo, evita qualunque accenno a sesso o alla vita matrimoniale; fuori dalla scuola, non ha quasi relazioni e quindi non ci sono problemi.
Questa situazione assurda viene caricata di più dalla nascita del secondo figlio, a poco più di quindici mesi dal primo, per la sua fatale ignoranza e per la superficialità di suo marito che si rende conto di avere commesso un gravissimo errore solo quando lei non può più abortire legalmente; due bimbi piccoli a meno di ventuno anni, con una laurea da perseguire, rappresentano una prigione inevitabile che la taglia fuori da ogni comunicazione.
Il quadriennio tra i suoi 18 e i 21 anni è quello che Roberta etichetta, su suggerimento del suo amato Leopardi, dello ‘studio matto e disperatissimo’ cui è quasi obbligata, per sua natura, dall’urgenza di laurearsi, di dedicarsi ai figli e di corrispondere a troppe attese, del padre, della madre e di suo marito per motivazioni e interessi diversi; se non impazzisce, è perché da sempre tenace e determinata.
Perde però qualunque fiducia in sua madre che vede presto dispotica e dittatoriale; non si cura più di suo marito; subisce la copula fredda e distaccata che reclama, ma senza brividi; sa di essere quasi asessuata ma dirotta sui figli e sullo studio il suo amore, la sua passione e l’interesse; per quello che la riguarda, lui può anche copulare con le sue amanti davanti a lei; guarderebbe oltre, come fossero trasparenti, per vedere solo Nico, Franchino e la letteratura.
In qualche modo, si sente come un baco chiuso nel bozzolo, tagliato fuori dal mondo; ha coscienza di molte cose ormai; suo marito non l’ha mai amata; anche la copula iniziale è stata solo un momento di fregola per una ‘nuova’ e il matrimonio è stata una riparazione ‘dovuta’; a sua madre vuole e deve sottrarre ad ogni costo la guida dei figli per non vederli crescere baciapile e talebani; un minimo di affetto conserva per suo padre, razionale e pacato; ma non prova entusiasmi.
Purtroppo per lei, il suo personale calvario non ha termine nemmeno con la laurea; a quello, segue il periodo doloroso delle supplenze in scuole ed istituti talvolta lontani; sono sette o otto anni di fatiche disumane; percorre non sa più quante migliaia di chilometri, si sposta affannata da una scuola all’altra ed affronta rischi inenarrabili per essere ogni sera a dare la buonanotte ai suoi bambini; le copule che Osvaldo pretende sono un fastidioso tributo al suo sacerdozio a Priapo.
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Finalmente, quando ha ormai quasi trent’anni, il suo sogno culmina nell’assegnazione definitiva, di docente di ruolo di italiano e latino, nel Liceo dove ha studiato e dove ha conosciuto suo marito; vorrebbe brindare, comunicare con qualcuno la sua gioia infinita per avere raggiunto un traguardo che da sempre è nei suoi sogni; ma suo padre si limita ad un caldo sorriso, a un abbraccio e a sincere congratulazioni,
Sua madre sembra quasi offesa perché si rende conto che, con due stipendi, sua figlia e suo genero possono prendere un appartamento separato e sottrarle la cura e l’educazione dei piccoli che vorrebbe avviare alle sue convinzioni bigotte; Osvaldo è il più infastidito perché teme, e ne ha ben donde, che la moglie nello stesso liceo può essere un serio ostacolo alle sue tresche amorose e, con la sua diligenza e volontà, può affermarsi nell’ambente più di lui, che c’è entrato quando lei era studentessa.
