Va avanti per un poco, spingendo la lunga asta fino in fondo; sento i colpi violenti sull’utero e quasi temo, ma Carla gode, assai evidentemente, per la penetrazione che subisce e per quella che impone a me; più volte ho la sensazione che soffochi un urletto nella mia vulva e molti umori cadono dalle pareti della vagina, segno evidente del suo piacere.
Ma Alberto deve essere davvero meritatamente famoso, nel giro di Carla, perché non ha nessun rallentamento; mantenendo una calma fredda, sfila il membro durissimo dalla vulva e appoggia il glande all’ano, un foro scuro e grinzoso che a me appariva stretto e inadatto a tanta potenza; ma Carla non é del mio stesso avviso, perché sposta le mani dietro la schiena, muove leggermente le natiche e le spalanca decisamente per aprirsi di più.
Alberto comincia a trapanarle il sedere con la stessa flemma, lentamente e dolcemente; Carla mi prende la testa e spinge la mia bocca contro la sua vulva per avere una doppia stimolazione.
Sono straniata da quanto avviene; nel giro di pochi giorni ho sperimentato del sesso quello che mai avrei immaginato.
Alla fine, Carla esplode con un urlo violento che nemmeno l’ostacolo della mia vulva riesce a frenare del tutto; dimenandosi dolcemente, mi versa in bocca un fiotto di umori e la sua lingua divenuta più dolce e umida mi penetra profondamente in vagina.
Si fermano un momento e si sdraiano al mio fianco, uno per lato.
“Ti sei spaventata?”
Mi chiede Alberto; Carla lo guarda come un marziano.
“E perché?!?”
“Beh … sai …”
Non sapevo da dove cominciare.
Alberto proclamò.
“Anna ha il sedere ancora vergine e vederti penetrata analmente l’ha spaventata perché temeva che ti facessi male.”
“Farmi male!?! Ma vuoi scherzare?? Pensa che io non ricordo niente di quando mi hanno sverginato … ma la prima volta che l’ho preso nell’ano … beh … quello è un momento da favola, non si dimentica mai … direi che è la cosa più bella che si possa fare, nel sesso. Anzi, visto che ci siamo, tu adesso ti fai sverginare il sedere ed io voglio esserci; sarà meraviglioso, indimenticabile … anche perché … il signorino qui farà le cose con tutta la dolcezza del mondo, più di quella che ha usato con me; e ho con me una cremina che non ti farà sentire affatto il dolore e per te sarà solo piacere”.
“Ma … hai visto che mazza? E hai visto il mio sederino?”
Sembro una bambina spaventata e, per qualche verso, lo sono davvero.
Quello di Carla sembra un giudizio scientifico.
“Si, ho visto; un sedere a mandolino ben conformato, sodo, appetitoso con due bei glutei morbidi ed un forellino roseo che sembra la vagina di una vergine intonsa; ma vedrai che, al momento e con i giusti aiuti, si aprirà ad accogliere il suo naturale dominatore; anzi, lo reclamerà fino in fondo.”
Non so assolutamente che dire e, per la verità, uno strano prurito ha cominciato a scuotermi l’inguine, non più solo in vagina ma anche laggiù, verso il forellino rosa che sembra palpitare di desiderio.
Carla si allontana ed Alberto viene a sistemarsi con la testa fra le mie cosce; mi lecca a lungo l’inguine, mi bacia tutto il ventre, sposta la lingua verso la vulva e si impossessa del clitoride; comincia la serie dei piccoli orgasmi che mi fanno grondare; Alberto mi prende le mani e le intreccia alle sue; il gesto da più forza al mio piacere e mi trasporta in una giostra di nuove emozioni; Carla rientra, Alberto prende due cuscini e me li sistema sotto al sedere, senza rallentare il ritmo della leccata; quando mi vede abbastanza sollevata, passa la lingua dalla vulva all’ano e comincia a leccarlo con diligenza, spinge la punta ed io mi sento penetrata per la prima volta, ma da un organo dolce e delicato che si apre la strada tra i tessuti vergini.
Sento ad un tratto un dito che si sostituisce alla lingua e comincia una penetrazione più violenta e più dura, ma comunque dolcissima, che accolgo godendone intensamente; subito dopo, le dita diventarono due ed io mio rendo conto che il mio ano non ha il rigetto che avevo sempre pensato, ma anzi si apre ad accogliere la penetrazione più forte; Carla interviene a frenarlo.
“Aspetta; ora facciamo le cose per bene”.
Lo costringe a sollevarsi e mi fa girare bocconi, togliendo i cuscini; mi viene dietro e comincia lei a leccarmi il buchetto, con molta saliva e con tanta dolcezza che quasi mi piace più della lingua di Alberto; sento poi che qualcosa di fresco mi viene spalmato sul buchetto e, subito dopo, qualcosa di più robusto si infila nel mio sfintere; penso alle dita di Carla che apre la strada alla penetrazione.
Poi Carla si sdraia accanto a me, supina, e scivola sotto il mio corpo in maniera da arrivare con la bocca alla mia vulva, che comincia a leccare; io mi trovo con la sua vulva in faccia e mi abbasso a leccarla anch’io; ma Carla mi ferma.
“Questo è il tuo momento mitico e il tuo interesse deve essere solo al tuo sedere, che sarà violato, e al membro che per primo lo sfonderà.”
Sento che Alberto si inginocchia dietro di me ed avverto la punta del suo membro che mi sfiora la vulva; penetra per un attimo in vagina, quasi una preparazione; poi accosta la cappella all’ano.
“Fai conto di andare di corpo e spingi per aprire lo sfintere.”
Mi stimola Carla; ed io lo faccio.
Sento l’asta di carne che preme le pareti del buchetto e le fa reagire; poi la mazza comincia una lenta penetrazione; non provo dolore, solo un lieve fastidio.
Quando però la cappella arriva a forzare lo sfintere, ho una fitta, urlo e mi blocco; Carla, sotto di me, mi accarezza e mi lecca più intensamente.
“Calmati, non reagire, rilassa i muscoli e vedrai che sarà semplice.”
Respiro a fondo, rilasso i muscoli dell’ano e sento che l’asta riprende ad entrare.
E’ una sensazione enorme, proprio come aveva assicurato Carla; sento quell’asta di carne penetrarmi le viscere intatte e godo ad abbracciarla con i muscoli del retto; più entra e più gioisco.
Non sono in grado di arrivare ad un orgasmo, tanto sono contratta; ma il piacere é infinito e indescrivibile.
Quando sento l’osso pubico di Alberto picchiare sulle natiche e i testicoli sbattere contro la figa, capisco che é entrato tutto, contro ogni mia paura; mi rilasso e comincio a godermi il membro, aiutato da Carla che mi stimola freneticamente la vulva con le sue linguate.
Poi Alberto comincia una vera e propria cavalcata; il suo organo si fa strada nella mia pancia e io lo sento fin nel cervello; gode intensamente e mugola, per dimostralo; ed io godo con lui, più di lui.
Non ce la faccio più, a resistere; urlando come un’ossessa tutto il mio piacere, esplodo in un orgasmo che non ho mai più dimenticato e che, come aveva detto Carla, non dimenticherò mai più.
Alberto, invece, quasi inossidabile, si ritrae dolcemente; Carla mi avverte.
“Quando esce, potrebbero darti fastidio, il vuoto improvviso e il risucchio; cerca di controllare.”
Ma è impossibile; e il membro esce con un suono triviale lasciandomi il corpo come svuotato.
Adesso ho veramente voglia di averlo nuovamente dentro, di consumarlo, di svuotarlo.
Ma i progetti di Carla non sono esauriti; appena é uscito, lo raccoglie tra le mani e se lo porta alla bocca per succhiarlo.
Ma Alberto ha deciso di sborrare dentro di me e la frena per non arrivare all’orgasmo; si sdraia e respira ritmicamente per riprendersi.
Carla mi viene vicino e comincia a leccarmi delicatamente il buchetto martoriato, accarezzandolo con dita delicate e massaggiandolo per ridargli tensione.
“Adesso però sarebbe bello se fossi tu a montarlo; finora è stato il maschio che ti ha cavalcato; adesso dovresti essere tu a farti possedere cavalcandolo.”
Il suggerimento mi piace; Alberto é steso sul dorso e il suo membro, ancora duro, si innalza superbo dal suo ventre; gli vado sopra, mi pongo a cavalcioni su di lui, guardandolo in viso, prendo in mano l’asta e comincio a dirigerla delicatamente verso il buchetto appena violato.
Stavolta tutto é molto semplice; abbassandomi lentamente, lo accosto e lo spingo dentro finché arriva allo sfintere; qui mi fermo perché ancora mi dà dolore; respiro a fondo, rilasso i muscoli e riprendo ad affondarlo finché non mi siedo completamente sul suo ventre; il mio sederino sembra perdersi nella sua struttura forte, ma io comincio a risucchiarlo dentro con tutte le mie energie.
Non so da dove mi derivi, ma all’improvviso mi trovo a massaggiare l’organo con i muscoli del retto, a succhiarlo e risucchiarlo come se fosse nella mia bocca, invece che nel mio ventre.
Mi procuro spasmi di piacere che non avevo mai conosciuto e gli strappo gridolini di goduria del tutto inaspettati.
“Se continui così, vengo.”
