Carla intanto ha frenato la sua iniziativa; abbandona la presa del mio clitoride, mi prende il polso della mano che ha nella vulva e comincia ad orientare il mio movimento per arrivare all’orgasmo; sfregandosi il clitoride e spingendo il mio polso ad entrare per una profondità che non avrei osato immaginare, dà dei colpi violentissimi, sempre più ravvicinati, finché spalanca la bocca quasi per urlare poi, resasi conto della situazione, si impossessa della mia bocca e quasi la divora lanciandovi dentro un urlo che mi attraversa le viscere fino alla vulva.
Resta così, succhiandomi l’anima dalla bocca, per alcuni secondi; poi si rilassa e riprende a masturbarmi delicatamente finché anch’io esplodo in un orgasmo violento e imprevisto, soffocandolo nella sua bocca.
Quando mi riprendo, mi volto a guardare i due a fianco e vedo il cerbero sfilare rapidamente il membro dal deretano, obbligare la rossa a girarsi piegata davanti a lui; in quella posizione, dà alcuni colpi di mano al suo membro ormai viola finché, di colpo, le spara in bocca e sul viso un torrente di sperma; la ragazza lo riceve quasi religiosamente, anzi si dà da fare a succhiare ancora il membro e a leccarlo coscienziosamente finché é del tutto netto e, finalmente, sgonfio.
I due se ne vanno immediatamente, uno dopo l’altro.
Noi rimaniamo ancora qualche momento, per fumare finalmente la sigaretta interrotta.
Carla mi ringrazia.
“Sei stata straordinaria.”
Mi dice.
“Ma allora … tu sei veramente …”
“Lesbica?! No … se vuoi puoi dire che sono … polivalente”
E si mette a ridere.
Mentre torniamo alle nostre scrivanie, mi sussurra.
“Se mai avessi voglia … fammi un fischio.“
In ufficio, la cosa che mi colpisce di più é il cambio di atteggiamento del cerbero nei confronti della rossa; ad opinione di tutti, la teneva puntata e ce l’aveva con lei.
E invece ….
Dopo gli eventi di fine settimana, i giorni successivi sembrano scorrere come un mortorio, senza emozioni o soprassalti.
Ma il venerdì sera, che già si preannunciava particolare, per lo meno, accade l’imprevedibile; prima di cena, Mario annuncia che domani mattina deve partire per un convegno organizzato dalla ditta e che si fermerà almeno fino a venerdì prossimo; quasi prevenendo richieste e desideri, comunica immediatamente che il viaggio é previsto per i soli dipendenti e che non sono accettati accompagnatori, familiari o simili; inutile dire che la spesa, per viaggiare a proprio carico, é del tutto spropositata, sicché sia io che Alberto dobbiamo restarcene a casa.
Lo sguardo d’intesa che ci scambiamo vale più dei salti mortali che volentieri avremmo fatto; una settimana tutta per noi!
Il sabato mattina ci alziamo presto e accompagno Mario all’aeroporto; al ritorno, mi ritrovo a ciondolare sola per casa, visto che Alberto ha all’Università un impegno irrinunciabile.
Torna per ora di pranzo e, prima ancora di aver chiuso la porta, mi ha già abbrancato per le spalle e ha stretto il mio sedere al suo bacino, facendomi sentire tutta la potenza del suo membro in erezione; evidentemente, per tutta la mattina non ha fatto altro che pensare a quando sarebbe tornato a casa.
Mi giro verso di lui e ci baciamo con frenesia; la sua lingua esplora ogni millimetro della mia bocca; ed io faccio altrettanto con la sua, mentre le nostre mani scompostamente si muovono a rovistare ogni parte del corpo, lui dedicandosi in particolare alle mie tette e al sedere, io sfregandogli il membro da sopra ai pantaloni.
In un attimo di resipiscenza, lo freno; abbiamo tutto il tempo, dopo; ed é il caso di pranzare da esseri umani, prima di abbandonarci alle nostre voglie.
Mangiamo abbastanza in fretta; ma é un bene che non ci siamo precipitati a letto; Mario telefona dall’albergo per annunciare che tutto si é svolto regolarmente e che il posto é favoloso.
Alberto ormai non regge più e mi si fionda addosso, abbracciandomi con foga e riprendendo là dove si era interrotto, vale a dire, da un bacio cannibalistico che mi aspira letteralmente l’anima dalla bocca, mentre la mia vulva comincia a inondarsi di piacere.
Mi sbatte letteralmente sul divano e mi si precipita addosso; comincia a baciarmi e a leccarmi da tutte le parti; sul collo, sul viso, nelle orecchie, poi giù sui seni, mentre mi solleva la gonna e si infila nello slip con le sue mani sapienti; avverto con un sussulto d’orgasmo il suo dito che mi si infila prepotente in vagina.
Il campanello di casa ci gela.
“Maledetti scocciatori!”
Penso; ma Alberto li manda apertamente a quel paese.
Guardo dallo spioncino e vedo … sorpresa!! il viso ridente di Carla che mi fa boccacce.
Non posso lasciarla fuori; per telefono le ho detto dell’assenza di Mario e, senza dubbio, pensa sia simpatico incontrarci.
Infatti …
“Ciao, ho pensato di passare a prenderti per un giro al nuovo Centro Commerciale”
Dice garrula, entrando; ma il mio volto scarmigliato e gli abiti sgualciti, ad una esperta come lei, dicono fin troppe cose; guarda con curiosità Alberto, che cerca di ricomporsi e mi guarda con aria interrogativa.
“Quello è Alberto, il figlio di Mario.”
Dico quasi farfugliando, decisamente in imbarazzo.
Sembra sovrappensiero.
“Alberto!?! Ho l’impressione che tu sia quello che fa stare tanto bene le donne …”
“Mi conosci forse?”
Si irrigidisce Alberto a cui la situazione non garba affatto.
“No; ma conosco Nicoletta e Alberta ed Elvira e tante altre che hanno cantato meraviglie delle tue capacità di fare star bene una donna …”
Lo scontro di fioretto comincia ad intrigarmi; Alberto abbassa un poco gli occhi; sembra colto in fallo.
“Questa è Carla, la mia collega ed amica … forse te ne ho parlato qualche volta”
Fra i tre, io sono certamente quella più a disagio.
Carla sembra decisa a prendere in mano la situazione e a gestirla a suo modo e suo vantaggio.
“Forse ho interrotto un momento delicato …”
Comincia; Alberto non le consente il protagonismo che l’altra reclama.
“Si mi hai impedito di far star bene anche Anna.”
La risposta é volutamente aspra; ma Carla non si scompone.
“Mi dispiace avervi interrotto; d’altronde, un bravo figlio deve saper sopperire alle defaillance di un padre distratto.”
Il discorso prende una piega che non mi piace, ma non so come uscirne; ci pensa Alberto che mi viene dietro e mi abbraccia abbrancandomi per le tette; Carla non fa una piega; anzi, mi abbraccia a sua volta, da davanti, e mi passa le mani dietro la schiena per andarle a posizionare direttamente sul pacco di Alberto
“Hai degli ottimi argomenti di benessere”
Commenta; Alberto ribatte con prontezza.
“Provare per credere …”
Carla chiude l’argomento.
“Non rifiuto mai un invito così bello”
E mi bacia sulla bocca.
L’immagine di due donne che lesbicano davanti al suo membro fa salire enormemente di giri il giovane maschio che, rapidamente, si abbassa il pantalone della tuta, mi solleva la gonna e infila la sua enorme mazza fra le mie chiappe; Carla, dall’altra parte, infila una mano fra le mie cosce, afferra l’asta e la dirige direttamente tra le grandi labbra, senza penetrarmi ma facendomi stimolare il clitoride dalla cappella.
Intanto, continua a baciarmi sul viso e nelle orecchie; ad un certo punto, osservo che si allunga, dietro la mia testa, a baciare Alberto sulla bocca e a frullargli in bocca la lingua, come io avevo sperimentato che sapeva fare.
Dopo qualche minuto del trattamento ricevuto, la mia figa entra in bollore e comincia a grondare; i due se ne accorgono e scherzano un poco sulla mia velocità a scaldarmi.
Carla rompe gli indugi, scioglie il doppio abbraccio e ci prende per mano.
“Dov’è il letto grande?”
Andiamo in camera da letto e ci arriviamo che siamo praticamente nudi; Carla mi spinge riversa sul letto e viene a posizionarsi su di me, con la testa affondata fra le mie cosce; sento la sua lingua che mi lubrifica l’interno delle cosce e va ad impossessarsi della vulva; prima una lunga leccata alle grandi labbra che mi provoca piccoli orgasmi, poi si apre la strada fra le piccole labbra finché conquista il clitoride, lo stringe in bocca e comincia a succhiare, mentre si muove su di me fino a farmi arrivare davanti alla bocca la sua figa pelosa.
E’ la prima volta che lecco una donna e credevo che non mi sarebbe piaciuto; invece l’odore di sesso, la morbidezza dei tessuti, il calore della vulva mi stimolano a fare quello che nessuno mi aveva mai spiegato; ripetendo su di lei i gesti che aveva fatto con me, prendo a leccare l’interno delle cosce, mi soffermo a lungo tra i peli alla ricerca delle piccole labbra e, quando le raggiungo, aggredisco d’impeto il suo clitoride che mi appare come una piccola verga in erezione; comincio a succhiarlo come facessi veramente una fellatio.
A quel punto, nel mio quadro visivo appare l’enorme mazza di Alberto; ce ne eravamo per un attimo dimenticate, ma lui é lì a reclamare la sua parte, si é piazzato fra le cosce di Carla e il membro punta direttamente alla vulva; lo percorro tutto con la lingua, mentre la penetra con lentezza esasperante; e me lo gusto tutto, mentre mi dedico anche al clitoride che si é ancora più gonfiato.
