Alberto la monta per qualche minuto con movimenti sempre più convulsi e contratti; quando mi accorgo che sta per esplodere, decido di tornare nella mia camera.
Mentre mi sdraio sul letto sento nettissime le urla dei due, perduti in un orgasmo stratosferico.
Resto a guardare il vuoto mentre, evidentemente, si riprendono; poi avverto i movimenti verso il bagno.
Mi porto la mano sul pube e comincio a carezzarmi, prima tutt’intorno poi sempre più intimamente, verso le grandi labbra e la vulva; quasi autonomamente, il mio dito medio scivola verso la rosellina dell’ano e comincia a fare pressione; sento che la carne cede, si dilata e si lascia penetrare dal dito.
Con un movimento che non mi era abituale, comincio a stimolare, con la stessa mano e contemporaneamente, il monte di venere e l’ano, strofino il palmo sul clitoride e spingo due dita sempre più nel retto.
L’orgasmo mi sorprende, mio malgrado, mentre sogno il membro di Alberto che si fa strada nel mio deretano.
Non so se sono svenuta, ma certamente sono caduta in un lungo deliquio da cui mi risveglio molto più tardi, quando ormai la casa è vuota.
‘Io lo odio, il lunedì’; la vignetta de ‘La settimana enigmistica’ mi torna prepotente in mente mentre mi avvio alla mia scrivania; l’ufficio non è il luogo ideale per iniziare una settimana, specialmente quando è popolato, come forse tutti gli uffici del mondo, di gelosie, invidie, piccoli rancori e pettegolezzi.
Ma oggi mi è particolarmente noioso, forse per via delle emozioni a catena che mi ha riservato il fine settimana; solo a ripensarci, mi sento bagnare tra le gambe.
La mia emozione non sfugge a Carla, la mia vicina di lavoro; su di lei corrono voci strane, pare che sia lesbica o, almeno, bisessuale, ma con lei ho un rapporto molto più cordiale e di fiducia che con altre, specialmente la rossa peperina tutta tette che, ultima arrivata, sembra voler ad ogni costo dare una scalata veloce e irruenta alla carriera.
Carla mi sorride affettuosa e mi fa.
“Hai un’aria strana, oggi; ti deve essere successo qualcosa … spero proprio che mi racconterai.”
Ammicca sorniona; mi schernisco.
“No, che vuoi … non incontrare traffico, trovare subito un parcheggio e cominciare una nuova settimana può anche darti un po’ di allegria.“
“Già … chiamiamola allegria.”
Ci si mette al lavoro e passano le ore del mattino.
All’intervallo, Carla mi prende da parte e mi sussurra.
“Adesso andiamo a farci una bella sigaretta in un posto che conosco solo io.”
Sapevo di un posto dove i fumatori accaniti si rifugiavano per sfuggire alla regole ferree dell’azienda, ma non avevo mai cercato di approfondire, visto che non sono poi accanita, come fumatrice; acconsento, comunque, e mi faccio guidare.
Attraversa un paio di corridoi, entra in un magazzino, lo passa ed entra in uno stanzino con un finestrino che, evidentemente, da direttamente sul cortile interno; accendiamo una sigaretta e cominciamo a fumare in silenzio.
Improvvisamente, la porta del magazzino grande si apre; in tutta fretta, Carla mi spinge nello sgabuzzino e accosta la porta, senza chiuderla; vediamo così la rossa peperina entrare furtivamente e sistemarsi presso uno dei tavoli del fondo, disgraziatamente assai vicino a noi; ci ritiriamo all’interno, ma si sta stretti, in due, e mi trovo addosso a Carla.
Intanto, la porta del magazzino si é ancora aperta e, assai più furtivamente, entra il ‘grande capo’, il cerbero da tutti temuto; senza una parola, si avvicina alla rossa, l’abbraccia e si lanciano in un bacio i cui risucchi giungono fino a noi.
Carla si accosta ancora per vedere e sento la durezza delle sue tette premermi le spalle mentre il suo bacino letteralmente si appiccica alle mie natiche.
Il cerbero, intanto, non ha perso tempo; con gesto deciso, si sbottona i pantaloni e tira fuori un membro di notevoli dimensioni; la rossa non si fa pregare e lo afferra tra le mani cominciando una masturbazione che fa assumere all’uomo tratti da smorfia, ad ogni stimolazione più acuta.
Carla, intanto, mi si è accostata ancora di più, se possibile, e il suo viso è contro il mio.
La rossa si abbassa lentamente, muove la mano un poco su e giù, accosta il viso, tira fuori la lingua e comincia a leccare sapientemente la cappella.
Mi scuote un fremito e la bocca mi si apre per la meraviglia; Carla, temendo che stessi per parlare, mi accosta un dito alle labbra; per rassicurarla, lo prendo leggermente tra le labbra, ma lei interpreta diversamente il gesto perché comincia a farmelo scivolare fra le labbra come un piccolo membro che mi penetrasse in bocca.
Per un attimo penso di respingerla, ma poi la scena che si svolge sotto i miei occhi, il ricordo del giorno precedente ed una certa curiosità mi inducono ad accettare la carezza; Carla ne approfitta per far scivolare una mano sulle mie natiche, sollevare la gonna e infilare la mano negli slip, che sono già bagnati.
Il cerbero, intanto, ha cominciato a possedere la rossa nella bocca, geme, si contorce e la sollecita a succhiare; la rossa si da ben da fare, mentre una sua mano, scivolata fra le cosce, evidentemente aggiunge il suo personale piacere.
Carla intanto mi prende per le spalle, mi fa girare e mi bacia sulla bocca; é una sensazione nuova e violenta, per me che non ero mai stata baciata da una donna; ma non posso fare a meno di apprezzare la sua abilità nel roteare la lingua intorno alla mia, perlustrarmi tutta la cavità, tutti i denti, e giocare a penetrarmi in bocca come se stessi attuando una fellatio; decido di ricambiare e mi dedico anche io alla perlustrazione della sua bocca; le nostre lingue si intrecciano avvinghiandosi e comincio a sentirmi scorrere tra le cosce gli umori del godimento.
Il cerbero ha sottratto il membro dalla bocca della rossa, l’ha fatta girare ed appoggiare coi seni sul tavolo; sollevata la gonna, senza neppure abbassarle il sottilissimo perizoma, non ce ne sarebbe stato neppure bisogno, ha messo a nudo le sue natiche piene e rotonde; adesso si é inginocchiato e, con le testa affondata tra esse, lecca con gusto vulva ed ano, aspirando rumorosamente.
Il rumore della succhiata accentua le nostre voglie; Carla mi tira fuori le tette e comincia una lunga e lenta suzione leccando tutta la mammella e soffermandosi sui capezzoli che succhia come un bambino; sta ben attenta, però, a non fare nessun rumore.
Presa dalla situazione, anche io afferro i suoi seni e comincio a palparli; ma non ho molta autonomia di movimento, in uno spazio assai stretto e con lei che mi succhia i capezzoli.
Allora abbasso una mano sull’orlo della sua gonna, la porto in alto e mi infilo tra le cosce fino al tanga, quasi inesistente, che non copre niente della vulva carnosa e pelosa; col dito medio mi apro un varco tra i peli fino alle grandi labbra, sposto le piccole labbra e le stringo tra le mani il clitoride; ha un sussulto di piacere e quasi mi morde un capezzolo.
Avverto che é letteralmente allagata di umori e che la sua vulva é ben più ampia e cedevole di quanto pensassi; stringo le punte delle dita fino a creare una sorta di cuneo e comincio a infilarlo nella vagina; la mano entra per intera, quasi fino al polso, forse per la mia costituzione minuta; comincio ad esplorare il suo canale vaginale mentre con il polso strofino il clitoride contro l’osso pubico.
Il trattamento la fa andare in solluchero; per ricambiare, infila una sua mano fra le mie cosce, si accosta allo slip e fa entrare un dito nella mia vulva; poi, tra pollice ed indice, comincia un sapiente massaggio del clitoride.
Mentre mi abbandono in estasi al suo massaggio, ho tempo di dare uno sguardo ai due che, nella sala vicina, hanno cominciato una copula a dir poco travolgente; il cerbero ha infilato il membro profondamente nella vulva, fino a far sbattere i testicoli contro le piccole labbra, e la monta come un animale; la rossa, con una mano infilata tra le cosce, aiuta la stimolazione.
Intanto, Carla non smette di massaggiarmi il clitoride, mentre mi bacia il viso, gli occhi, la bocca, mi morde un lobo ed entra nel padiglione dell’orecchio con la punta della lingua provocandomi sensazioni mai avute; io spingo la mano su per il canale vaginale e la struscio violentemente sul clitoride; ogni tanto mi fermo a ricambiare i suoi baci e le carezze.
Intanto, i due hanno cambiato registro; ora il cerbero punta il membro, duro come non mai, all’ano della rossa, che si é sdraiata completamente sul tavolo, con le gambe appoggiate al collo di lui, e usa ambedue le mani per divaricare le natiche e allargare il foro per favorire la penetrazione.
Entra di colpo, in una volta sola, e la ragazza non riesce a reprimere del tutto un urlo; lui le tappa per un attimo la bocca, poi corre ad impossessarsi delle tette che usa come leva per spingere il membro violentemente nell’ano, quasi volesse farci entrare anche i testicoli, che comunque battono direttamente sulle natiche.
