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Erotika
Alberto e Mario
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Racconto78 min di lettura

Alberto e Mario

Problemi da risolvere in famiglia

geniodirazza
2 anni fa · 626 letture · 0

Le sue dita entrano nell’ano contemporaneamente e cominciano a premere per allargarlo; provo dolore e chiedo ad Alberto di fermarsi, perché mi fa male.

“Sei ancora vergine, lì?”

Mi chiede meravigliato; accenno di si con la testa; Alberto sembra non credere ad una verità per me semplice.

“Allora quella verginità me la prenderò io!”

Esclama con convinzione; scuoto la testa quasi spaventata.

“Non è possibile, ce l’hai troppo grosso.”

Sorride.

“Sarà tutto molto bello e farò con molta delicatezza”

Mi rassicura; probabilmente, la notizia del mio ano ancora vergine lo ha eccitato ancora di più; prende a cavalcarmi quasi con metodo, lentamente ma con decisione; ed io sento i turbini del piacere che si accavallano e mi travolgono.

Non so quante volte godo; finché, dopo l’ennesimo orgasmo, lo supplico di eiaculare.

“Posso dentro?”

Mi chiede.

“Si, non ci sono problemi”

Lo rassicuro; allora comincia una cavalcata quasi violenta che mi squassa tutta; perdo il senso della realtà, mi sento solo una grande vulva che sta per esplodere in un orgasmo violento; e lo accompagno con le viscere, con la mente e col cuore, quell’orgasmo incomparabile.

Esplodo come un vulcano in attesa da secoli, lo inondo dei miei umori e gli urlo addosso tutto il mio godimento.

Risponde con altrettanto entusiasmo, sbatte più volte con violenza la cappella contro il mio utero, che non dà più segni di sofferenza; ed alla fine esplode come un fiume in cui si sia rotta una diga; sento il suo sperma esplodermi dentro e scorrere nell’utero allagandomi tutte le pieghe della vagina.

Si abbatte su di me quasi come un corpo morto; per un attimo temo che ceda al sonno, come suo padre.

Ma é ben sveglio; semplicemente, si rilassa lentamente e il suo membro perde piano piano vigore, pur restando ancora fin troppo grosso, per me.

Mentre si sposta e si sdraia al mio fianco, mi dice.

“Sai, non è frequente avere un orgasmo simultaneo … e di questa forza, poi. A noi è capitato, la prima volta per giunta. E ti assicuro che è stata un’esperienza esaltante”.

Mi sento gratificata dal commento; dopo anni di ‘rito del sabato’ una grande copula è davvero meravigliosa.

Mi schernisco un poco, mi alzo, raccolgo la mia vestaglia e mi dirigo in bagno.

A mezzogiorno Mario rientra portando in trionfo le tre trote iridate che dice di aver pescato ma che tutti sappiamo acquistate alla rivendita annessa al laghetto di Pesca Sportiva che frequenta.

Mangiamo comunque di buon appetito e, dopo aver rigovernato, me ne vado a riposare; dormo per qualche ora, forse anche per le fatiche della mattina.

Mi sveglia un rumore sordo contro la parete e resto un po’ meravigliata perché, di solito, la domenica pomeriggio sono sola in casa.

Esco nel corridoio e noto la porta di Alberto semiaperta; spinta da curiosità, mi avvicino guardinga e sbircio all’interno. Non è solo, il maledetto; se ne sta inginocchiato sul letto, completamente nudo e col membro in piena erezione; accovacciata di schiena davanti a lui, anche lei completamente nuda, una bella ragazza pienotta e larga di fianchi, con la faccia schiacciata sul cuscino e le natiche protese all’indietro, in un’accentuata classica pecorina.

Alberto le sta accarezzando la schiena e fa scivolare le mani verso le natiche sode; le allarga delicatamente e si china in avanti a leccare; non ne sono certa, dalla mia posizione, ma la sensazione è che si stia dedicando al forellino posteriore; la bella sembra apprezzare il trattamento e si muove con gesti sinuosi, agita il bacino e lo invita ad insistere.

“Dai … così … non ti fermare”

Alberto porta in avanti le mani, le afferra le natiche e muove i pollici convergenti verso il centro dello spacco; adesso vedo con chiarezza che le infila i pollici nell’ano e lo forza ad aprirsi.

La ragazza sembra non avvertire altro che il piacere della manipolazione perché continua a gemere e a sollecitarlo ad andare avanti.

Alberto raccoglie le dita della mano destra a cuneo e comincia ad infilarle nel foro; quasi rabbrividisco al pensiero del dolore che può provocare una penetrazione così anomala e voluminosa; ma la ragazza continua solo a gemere e ad incitarlo ad andare avanti; vedo la mano sparire lentamente fra le natiche ed ho un brivido di dolore, anche se sono così distante.

Alberto intanto ha spostato la mano sinistra sul davanti e si capisce che sta conquistando la vulva; dai movimenti capisco che la sta stimolando da tutte e due le parti; e dalle reazioni della donna si vede che le sta provocando un piacere intenso, infinito; esplode con un piccolo urlo in un primo orgasmo.

Alberto, allora, accosta all’orifizio la sua bestia ed io temo di sentire la donna urlare di terrore; invece, spinge verso di lui il fondoschiena e si fa penetrare fino ai testicoli; vedo nettamente i peli del pube andare a solleticare la rosa dell’ano.

“Il tuo sfintere è un tunnel ferroviario; potrebbe entrarci di tutto.”

La frase di Alberto mi colpisce come una frustata, mentre lo guardo inorridita estrarre la sua mazza da quel piccolo foro, ormai aperto come una caverna, e rinfilarlo subito dopo, con un colpo solo.

La ragazza invece scoppia in una leggera risata.

“Spero che dopo quello che abbiamo fatto non ti aspettassi un buchetto ancora vergine!”

“Invece un ano da sverginare è proprio quello che sogno, adesso …”

“Allora devi essere un po’ pedofilo.”

Scherza la ragazza.

“Perché?”

“Perché, oggi come oggi, per trovare una vergine, anche solo di sedere, devi rivolgerti ad una bambina di otto - dieci anni … e anche bruttina!”

Scherza la ragazza; Alberto comincia a colpire con forza il deretano spalancato davanti ai suoi occhi e vedo la sua mazza abbattersi tremendamente in quelle viscere, talvolta uscendo del tutto per rientrare di colpo.

Ho l’impressione che abbia fatto in modo da mettermi a spiare e che ora stia parlando a me.

La ragazza invece sembra godere intensamente del trattamento; una sua mano si è infilata tra le cosce e va a titillare la vulva per accentuare il piacere.

Alberto si muove abilmente nel suo sedere, alternando colpi violenti a penetrazioni delicate che scatenano il piacere della donna e la portano più volte all’orgasmo.

Commenta la ragazza.

“Vedo che ti stai dando da fare; se lo fai perché pensi al tuo ano vergine, mentre mi monti, non mi dispiace affatto … l’importante è che mi fai godere come una pazza”.

I loro discorsi mi sconvolgono, anche perché ormai è chiaro che quella ‘lezione di coito anale’ è tutta per me; ed io ho la sensazione, addirittura fisica, che quel membro meraviglioso si stia aprendo la strada nelle mie visceri, che mi stia sconvolgendo gli ormoni e mi stia scatenando una tempesta di voglia e di piacere; porto la mano sulla mia vulva infiammata e comincio a carezzarla seguendo il ritmo che loro impongono al rapporto anale; Alberto sembra farsi serio e riprende a montare con molta passione; passa le mani intorno ai fianchi e va a prendere le tette della ragazza; tenendole artigliate ambedue, spinge il bacino a penetrarla con forza, mentre lei affretta il ritmo della masturbazione e maltratta violentemente la vulva penetrandola con le dita, strizzando il clitoride, godendo continuamente.

Credo che sia ormai allo stremo.

Difatti, comincia a supplicarlo di concludere perché il didietro le duole e le brucia.

Ma Alberto non se ne dà per inteso; anzi, estrae del tutto il bastone dall’ano, le accarezza dolcemente la vulva spostando la mano di lei e si abbassa a leccarla.

Stavolta è chiaro che le sta leccando decisamente la vulva; memore di quello che si prova quando Alberto ti lecca, ho un sussulto più violento e rischio di farmi sorprendere, quando l’orgasmo mi colpisce; ma riesco a trattenermi.

Alberto, intanto, si è rialzato ed ora accosta la sua mazza indefettibile alla vulva della ragazza; comincia a penetrarla lentamente, delicatamente.

“Come lo immagini questo didietro vergine?”

La ragazza sembra divertita dalla situazione ed ha evidentemente deciso di provocarlo, eccitarlo per farsi possedere con più forza.

“Innanzitutto, più piccolo del tuo, più raccolto … mi deve stare tutto nel ventre, quando ci entro“

La ragazza muove volutamente le anche e si vede che il massaggio fa il suo effetto sul membro del maschio.

“Poi deve avere un foro che è una rosellina di colore delicato, con piccole pieghe intorno che si aprano come un fiore.”

E’ decisamente il mio, il didietro a cui pensa.

“Sei un vero poeta!”

Ironizza la ragazza.

“E come pensi di fartelo?”

Incalza lei.

“Nella maniera più semplice e dolce possibile …”

E’ la risposta; intanto, Alberto continua a martellare nella vulva e, quasi per farla tacere, le procura contrazioni sempre più violente che la portano ad altri orgasmi.

Alla fine, estrae l’asta dalla vulva, la riposiziona sul deretano e l’avverte.

“Siamo al giro finale … adesso voglio eiaculare e farti godere come non hai mai fatto.”

La ragazza riporta la sua mano sulla vulva e si lascia andare ad una lunga manipolazione.

Prima di andare avanti…

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